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  1. #1
    Tyr
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    Predefinito Sfatiamo I Luoghi Comuni Sui Meridionali

    Apro il thread per postarci dentro le notizie che sfatino i luohi comuni sui meridionali dimostrando che non sono luoghi comuni ma realtà.
    Dopodichè li facciamo leggere ai settentrionali che ancora pensano che i merdionali siano in massima parte persone per bene.

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  2. #2
    Tyr
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    MARCA DI VERONA E AQUILEIA
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    Truffa alla sanità in Sicilia
    Oltre mille persone coinvolte
    Scoperta maxi truffa in Sicilia. Una parte consistente della popolazione di Rosolini, un centro a sud di Siracusa, godeva di prestazioni sanitarie gratuite pur non avendone diritto. Sono 1.150 la persone che la guardia di finanza di Noto ha individuato e denunciato con l'accusa di truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale e falso; e tra questi finti poveri c'erano anche due persone con redditi accertati, affermano gli inquirenti, da mezzo milione di euro ciascuno ma che dichiaravano di essere indigenti. Il sistema utilizzato è quello delle false autocertificazioni sulla condizione patrimoniale, lo stesso che già sei mesi fa, sempre nel Siracusano, ha portato alla denuncia di altre 310 persone. Tra i nuovi segnalati c'è di tutto: professionisti, impiegati, artigiani e commercianti.


    (21 Maggio 2007)
    Fonte: rai international; http://news.international.rai.it/new...ra.php?idn=951

    Meridionale: uomo senza onore, nè dignità.

  3. #3
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    Il Comune chiama precari per i bus. «Faranno i corsi» Palermo: assunti 110 autisti senza patenteDestinati alla municipalizzata dei trasporti: non hanno mai fatto l'esame per guidare i mezzi pubblici

    PALERMO - Domandina facile facile: cosa deve avere un autista? La patente, direte voi. Esatto. Ma non a Palermo. Non sotto elezioni. L'assessore al personale ha fatto assumere infatti all'azienda dei trasporti 110 conducenti. Tutti e 110 ignari di come si debba guidare un autobus. «Impareranno», ha risposto a chi si scandalizzava: «Questione di pochi mesi». Giusto il tempo di incassare il voto riconoscente dei beneficiati alle prossime «comunali». E se poi non imparano a guidare? Boh...
    Il protagonista della storia si chiama Alberto Campagna, ha 53 anni, un diploma di perito industriale, i capelli radi tirati all'indietro e un paio di baffi alla Pasqualino Settebellezze. Ricordate quando Silvio Berlusconi scese in campo dicendo che Forza Italia era una «nave di sognatori» carica di «uomini nuovi alla politica» e «campioni nelle proprie professioni» e decisi a «sradicare il clientelismo»? Ecco, lui gestisce quel sogno a modo suo. Consigliere comunale azzurro dal 1997, ha ottenuto dal sindaco Diego Cammarata un mucchio di deleghe: «Risorse umane, Servizi demografici, Postazioni anagrafiche, Rapporti col consiglio comunale, Attività Socialmente Utili e Risorse non Contrattualizzate». Traduzione: è assessore al personale assunto e a quello da assumere. Possibilmente accontentando innanzitutto gli amici e gli amici degli amici.
    La prima ad essergli riconoscente, in verità, è stata la moglie. Si chiama Cinzia Ficarra, è stata assunta negli uffici dell'ex «Municipalgas» e ha visto il suo nome al centro delle prime polemiche intorno al marito e ai suoi sistemi di gestire le antiche municipalizzate piuttosto lontani dallo «sradicamento del clientelismo». Era il settembre dell'anno scorso e dopo un lungo braccio di ferro il consigliere comunale diessino Davide Faraone aveva ottenuto finalmente l'elenco di centinaia di persone assunte all'Amg (gas), all'Amat (trasporti urbani), Amap (acqua), alla Sispi (sistemi informatici), Amia (servizi di igiene e rifiuti). Si capì allora perché quell'elenco fosse stato tenuto segreto per mesi e mesi con una motivazione ridicola («c'è la privacy...») rimossa solo da un intervento dell'authority che aveva spiegato come fosse assurdo invocare la segretezza in una materia come quella.

    La lista degli assunti, arruolati nelle ex municipalizzate per chiamata diretta e senza concorso, era infatti zeppa di amici politici, candidati trombati da risarcire con uno stipendio pubblico, segretari e funzionari di partito da sistemare. E poi mogli (quella di Campagna), figli (come Giuseppe e Tania Tito, rampolli di quello che allora era il presidente dell'Authority sulle aziende municipali per poi diventare addirittura il «difensore civico» comunale nonostante la legge escludesse chi era stato come lui candidato alle elezioni!) e sorelle, cognati, nuore, generi, cugini... Una schifezza. Che infangò soprattutto i partiti della Casa delle Libertà, da Alleanza Nazionale all'Udc, ma che lasciò qualche schizzo di fango anche sulla sinistra per il sorprendente inserimento, tra i raccomandati che avevano trovato una sistemazione, di Tiberio, il figlio di Francesco Cantafia, già segretario della Camera del lavoro e poi deputato regionale della Quercia. E che costrinse la magistratura, seppellita sotto una catasta di lettere e di esposti, ad aprire un'inchiesta. Insomma: che qualcuno approfittasse in modo indecente della libertà concessa alle nuove SpA municipali di potersi muovere sul fronte delle assunzioni senza quel minimo di rigidità (concorsi, documenti, graduatorie...) imposto dalla legge agli enti pubblici, era già chiaro da un pezzo. Né i siciliani si facevano illusioni su una svolta liberale, pulita, meritocratica.

    Tutto già visto. Troppe volte. Basti ricordare le recenti, incredibili, assunzioni al 118 di autisti delle ambulanze del tutto ignari delle strade e di portantini così inesperti, sciatti e incapaci da rovesciare i malati dalle barelle o peggio ancora decisi a presentare subito dopo l'assunzione certificati medici attestanti che come portantini non potevano portare nulla perché affetti da questa o quella invalidità. Una storia come quella accaduta all'Amat e raccontata ieri sulle pagine locali da «Repubblica», però, non si era mai vista neppure in Sicilia, dove una settantina di Lsu sono stati assunti un anno fa per «contare i tombini e le caditoie, cioè le feritoie nei marciapiedi che permettono il deflusso delle acque piovane» e dove Totò Cuffaro si fa vanto nella biografia ufficiale curata da Francesco Foresta di avere stabilizzato (cioè assunto definitivamente) 55 mila precari.

    A metà febbraio, con una lettera ufficiale ai vertici di Palazzo delle Aquile, cioè del Comune, il presidente della società dei trasporti Sergio Rodi aveva segnalato l'urgenza di tappare i buchi lasciati negli organici dal pensionamento di oltre un centinaio di autisti. Buchi che impedivano all'azienda di svolgere la sua funzione. Va da sé che in qualunque altro posto al mondo avrebbero fatto un bando: «A.A.A. Azienda comunale trasporti cerca 110 autisti, indispensabile la patente D». In qualunque posto, ma non a Palermo alla vigilia delle elezioni comunali che vedranno lo scontro tra Diego Cammarata e il suo predecessore Leoluca Orlando. E così la giunta comunale ha deliberato l'assunzione di 110 precari dei quali non uno, neanche per sbaglio, ha la patente D (la più difficile da ottenere) richiesta per guidare i pullman pubblici. Di più: ha scritto nero su bianco che «nel periodo di addestramento e dunque nella fase antecedente il conseguimento della patente di guida richiesta, i lavoratori selezionati saranno utilizzati come lsu presso l'Amat». E se qualcuno non ce la facesse a passare l'esame o non avesse alcuna voglia di mettersi al volante? Amen, ha risposto Alberto Campagna: «Perché dovremmo assumere nuovo personale quando abbiamo ancora gli lsu da stabilizzare? Abbiamo fatto una promessa a questi lavoratori precari: abbiamo assicurato loro che sarebbero stati assunti. Dobbiamo rispettare la parola data». E meno male che non c'erano da assumere ingegneri chimici, urbanisti o chirurghi: l'attesa che si laureassero sarebbe stata più lunga...

    Gian Antonio Stella




    Corriere d S

    04 maggio 2007

  4. #4
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    Sviluppo Itaglia = Sviluppo Parenti
    In Calabria l’agenzia conta 34 assunti tra figli, fratelli e consanguinei. Di destra e di sinistra


    «Sviluppo Parenti»: tanto varrebbe chiamarla così, la società Sviluppo Italia. Almeno in Calabria. Tra i dipendenti di quella che doveva essere una specie di nuova Iri «ma più moderna, agile ed efficiente» per rilanciare il Sud attirando investimenti esteri, figurano infatti decine di figli, cognati, sorelle, cugini e parenti vari di politici, sindacalisti, giudici. Assunti senza concorso, per chiamata diretta. E decisi a sostenere bellicosamente d'essere stati assunti per brillanti meriti professionali.

    Che la società, al di là della pomposità manageriale della «mission» dichiarata («L’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa è impegnata nella ripresa di competitività del Paese, in particolare del Mezzogiorno») sia diventata un carrozzone non è una novità. Lo sostiene il Sole 24 Ore che ne ha chiesto la chiusura perché «sbaraccare sarebbe un segnale di svolta più forte di qualunque riforma annunciata». E lo ha ammesso perfino l’amministratore delegato Domenico Arcuri: «Ho ereditato una farsa, una società con una struttura così elefantiaca che al cospetto la General Motors si intimorisce». Basti ricordare che, in attesa del drastico riordino annunciato, il gruppo è oggi un arcipelago di 181 società dotato di 492 amministratori, in larga parte legatissimi alla politica. Nelle sole «controllate» siedono 168 consiglieri di amministrazione, 93 sindaci e 78 membri degli organismi di vigilanza per un totale di 339 persone. Quanto ai dipendenti, sono 1.719, organizzati in maniera folle: il 63% negli «staff» e solo il 37% nelle «linee», da dove vengono i ricavi. Per non parlare delle gerarchie che, come ha scritto sul quotidiano economico Nicoletta Picchio riprendendo la denuncia dello stesso Arcuri, sono eccentriche: «Un dirigente governa due quadri, tutti e tre comandano 5 impiegati».

    C’è poi da stupirsi se, stando ai dati Luiss Lab, Sviluppo Italia ha attratto investimenti stranieri nel triennio 2003-2005 per un totale di 297 milioni di euro contro i 760 veicolati in un solo anno, nel 2005, dalla omologa di Dublino che potremmo chiamare «Sviluppo Irlanda»? Dentro un quadro come questo, che ha spinto i vertici a giurare su una svolta netta con una riduzione del personale degli «staff» dal 63 al 20 per cento, un taglio di 601 dipendenti e una radicale ristrutturazione delle strutture periferiche, la Calabria merita una messa a fuoco. Se la Sicilia ha due sedi a Palermo e Catania, la Puglia una più due «incubatori» e la Campania ancora una più due «incubatori», l’assai meno popolata Calabria ne ha cinque. Quattro sedi a Cosenza, Crotone, Reggio e Vibo Valentia più un «incubatore» a Catanzaro. Come mai? Tutto «merito», dicono affettuosi gli amici e critici gli avversari, di quello che è stato il patriarca calabrese della società: Francesco Samengo. La cui biografia merita qualche riga perché rappresenta plasticamente le contraddizioni della macchina pubblica. Venti anni fa venne infatti passato allo spiedo dagli ispettori mandati dall’allora governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi a capire come diavolo avesse fatto la «Carical» (Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania), a lungo feudo della Democrazia cristiana e pilastro d’una politica spendacciona e clientelare, a inabissarsi in una voragine di mille miliardi di debiti. Saltò fuori di tutto. Mutui accordati per pagare assegni protestati. Altri accordati accendendo due o tre ipoteche sulla medesima casa. Conti in rosso da incubo tollerati in base a «una buona impressione soggettiva ». Fidi da tre miliardi di lire dati per «finanziamento campagna pesche e pomodori » a un tipo che assicurava (e nessuno controllò se fosse vero) che avrebbe avuto un contributo europeo. Prestiti astronomici concessi «in attesa incasso contributo della Regione Calabria» nonostante fosse stata accertata «l’inesistenza della contabilità interna» del cliente. Una gestione scellerata. Che sfociò in un tormentone processuale evaporato tra rinvii e assoluzioni, rinvii e prescrizioni. E in una causa civile, con richiesta di danni per 80 milioni di euro, contro vari amministratori tra i quali appunto Samengo. Allora ras della banca a Cassano Jonico. Dove una casalinga (Angelina Lione) era arrivata ad avere un mutuo dando in garanzia «costruzioni abusive» e a ottenere finanziamenti vari, secondo Bankitalia, «denunciando un patrimonio netto di 4,3 miliardi esistente solo nella sua mente». Altri, in Paesi seri, sarebbero stati spazzati via. Samengo no. E dopo qualche anno di apnea, grazie all’appoggio dell’Udc («io non ne so niente di niente», giurò Giulio Tremonti) si ritrovò nel 2002 promosso ai vertici nazionali di Sviluppo Italia da quello stesso Stato che da lui avanzava i soldi della Carical. Bene.

    Ricostruito il quadro, il giornale La Provincia Cosentina ha sparato nei giorni scorsi a tutta pagina un’inchiesta di Gabriele Carchidi. Con un elenco di 34 «assunzioni clientelari riconducibili ai politici di destra e sinistra, uomini di legge e dirigenti ». Figli, nipoti, cognati, cugini... Ed ecco Nerina Pujia, figlia del potente ex parlamentare della Dc Carmelo. Carlo Caligiuri, figlio dell’ex consigliere regionale diessino Enzo. Cecilia Rhodio, figlia dell’ex presidente regionale democristiano Guido. Paola Santelli, sorella dell’ex sottosegretario alla Giustizia e oggi deputata azzurra Jole. Marco Aloise, candidato sindaco per An a Paola nel 2003. Luigi Camo, figlio dell’ex senatore ulivista Geppino, oggi presidente della Sorical. Giovanna Campanaro, nipote dell’ex deputata democristiana e oggi «loierista» Annamaria Nucci (ora assessore comunale a Cosenza) e dell’ex assessore regionale Giampaolo Chiappetta.

    E poi ancora Andrea Costabile, nipote dell’ex assessore regionale e attuale senatore Udc Gino Trematerra. Ed Emilio De Bartolo, assessore comunale diessino di Rende, figlio dell’ex assessore ed ex preside della Facoltà di Economia all’Unical Giuseppe. E Giada Fedele, moglie del casiniano vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Occhiuto. E Sandro Mazzuca, assunto con la moglie Fausta D’Ambrosio per la felicità dello zio acquisito Pino Gentile, consigliere regionale azzurro. E Antonio Mingrone, nipote dell’ex deputato forzista G. Battista Caligiuri. EGiovanna Perfetti, figlia dell’ex consigliere regionale buttiglioniano Pasqualino. E via così. Qualcuno, seccato, s’è precipitato a precisare. Paola Santelli assicura che l’assunzione è precedente all’elezione della sorella Jole in Parlamento. Il senatore mussiano Nuccio Iovene che suo fratello Daniele lavorava da anni «alla Società per l’imprenditoria giovanile» assorbita da Sviluppo Italia. Altri hanno fatto spallucce. Macché scandalo, così fan tutti...

    Gian Antonio Stella

    04 agosto 2007

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  5. #5
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    "Le cifre condannano il malcostume del sud ma non si avverte nemmeno un cenno autocritico"

    Secolo XIX 08.08.2008

  6. #6
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    Esaurita la prima fase di indagine: un pensionato su
    quattro non è in regola. In Campania i più "furbi"

    Controlli del Tesoro:
    36.000 falsi invalidi



    ROMA - Due anni di indagini, 145.000 verifiche e ora spuntano i primi risultati, inquietanti: su quattro persone che percepiscono l'assegno di invalidità uno non è in regola con la legge. Cioè il 25 per cento del totale non ha diritto a percepire la pensione. Sono questi i dati che emergono dalla prima fase di indagini avviate dal ministero del Tesoro che ha già disposto la revoca di 36.000 assegni su un totale, come detto, di 145.000 verifiche.

    In testa alla speciale classifica per regioni c'è la Campania (oltre 36 per cento il rapporto revoche-verifiche), davanti a Sicilia, Umbria e Calabria, tutte ben al di sopra del 30 per cento. I controlli hanno già fatto risparmiare allo Stato circa 200 miliardi e nel 1998 ne porteranno altri 200 grazie alla nuova tornata di verifiche prevista dall'ultima Finanziaria. Non solo: le revoche hanno causato un doppio effetto: da una parte si è giunti praticamente alla "crescita zero" delle pensioni d'invalidità (su 1.400.000 invalidi civili in Italia l'aumento annuale degli assegni è di circa lo 0,5 per cento contro il 16 per cento di solo qualche anno fa), dall'altra si sono praticamente annullati i casi di certificazione totalmente falsi.

    La Direzione Generale Servizi Vari si appresta ad affrontare il nuovo piano di altre 100.000 verifiche da effettuarsi entro il 1999. Spiega il direttore del servizio del ministero del Tesoro, Michelangelo Bergamini: "La percentuale di revoche sulle verifiche si aggira attorno al 24,8 per cento, mentre si stanno effettuando verifiche anche su circa 11.000 persone che non hanno ancora presentato l'autocertificazione. I casi eclatanti, come le pensioni erogate a favore di soggetti deceduti, sono comunque pochissimi: spesso la revoca scatta molto perché la certificazione delle invalidità è sballata. Non si tratta di veri e propri furbi, di finti malati - aggiunge Bergamini - molto spesso è la percentuale di invalidità certificata dalle aziende sanitarie a non essere. Un esempio: può essere fissata all'80 per cento mentre è solo il 50 per cento; a quel punto interveniamo noi del ministero".

    (19 marzo 1998)
    Fonte: La Repubblica, http://www.repubblica.it/online/fatt...lsi/falsi.html

  7. #7
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    "Liste assenteisti più lunghe al sud"

    Sole 24 Ore 05.09.2007

  8. #8
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    L'economia sommersa (fonte Censis, 1999, link: http://www.censis.it/277/372/4974/51...70/content.ASP
    di Giuseppe Roma - Editori Laterza
    20 Novembre 2001
    Nota: non è che il Friuli ci faccia una bellissima figura (tab. 4), complimenti a Veneto e Lombardia.



    Comunicato stampa
    Il sommerso cresce più del PIL ufficiale


    In tutta l'area dell'euro il sommerso cresce più dell'economia ufficiale.In particolare nei Paesi che, per ragioni diverse, hanno più difficoltà a rimuovere le rigidità e i costi provenienti da un sistema di protezione sociale molto pesante, come Germania ed Italia, il ricorso al lavoro nero tende a crescere.
    Le stime ufficiali valutano pari al 14,7% la quota del Pil (al 1999) derivante da attività che sfuggono al fisco o impiegano lavoro irregolare. Sulla base di indagini recenti, effettuate dal Censis, a tale quota va aggiunta un'ulteriore componente, non osservata dall'Istat, pari al 5,1% del Pil, e ciò porta le attività economiche sommerse a costituire in Italia una quota che rasenta il 20% (per l'esattezza 19,8%).
    Ove ulteriori verifiche portassero a una conferma di una produzione sommersa pari a oltre 59miliardi di euro (oltre 115.000 miliardi di lire), esclusa dall'attuale calcolo del Pil, si riprodurrebbero le condizioni che, per ben due volte negli ultimi venticinque anni, hanno portato ad una rivalutazione dei nostri conti.
    Con le politiche per l'emersione si tenta il recupero delle attività irregolari.Il significativo abbattimento per tre anni degli oneri contributivi offre al Sud quella riduzione del costo del lavoro più volte richiesto, mentre la dichiarazione da parte delle aziende della pregressa irregolarità rappresenta per i lavoratori l'inclusione entro norme di tutela, seppur stemperate da una incombente licenziabilità.
    Sono state effettuate prime proiezioni relative al potenziale gettito di questo provvedimento che dovrà contribuire a contenere il disavanzo a partire dal 2002. La base di partenza non può che essere la segmentazione dell'economia sommersa.
    Il disegno di legge si rivolge principalmente a imprenditori emersi con dipendenti irregolari, tuttavia il sommerso si compone di:
    - imprese a regolarità limitata (evasione parziale e elusione fiscale, uso scorretto della flessibilità e dell'outsourcing, fuori busta ecc.) (le volpi);
    - imprese con regolarità strettamente necessaria (iscrizione registro ditte e partita Iva) con una notevole quota di dipendenti in nero ed una rilevante evasione fiscale (i camaleonti);
    - unità produttive piccole (attorno ai 5 addetti) ad elevato grado di occultamento totale, collocate in luoghi di lavoro impropri e difficilmente individuabili (le talpe);
    - micro-imprese o unità di lavoro individuali con, ma più spesso senza partita Iva, in aree ad elevata volatilità dei settori più disparati dalle nuove tecnologie ai servizi domestici (il formicaio).
    Per passare dalle tipologie alle quantità si fa fondamentalmente riferimento alle stime ufficiali sul lavoro non regolare e recentemente (giugno 2001) aggiornate dall'ISTAT.
    Ogni progetto di emersione presuppone una seppur minima organizzazione aziendale (un imprenditore più o meno regolare con lavoratori irregolari): il modello di riferimento resta il piccolo capannone manifatturiero o artigiano.
    In realtà anche i dati ufficiali evidenziano una situazione ben diversa. Infatti, anche se consideriamo le unità lavorative (ovvero la standardizzazione di tutti gli effettivi rapporti di lavoro in unità teoriche equivalenti ad un lavoratore a tempo pieno) troviamo come settori maggioritari i servizi domestici (17,2% del totale), i trasporti (12,0%), l'agricoltura e pesca (11,9%) e il settore alberghiero e dei pubblici esercizi (11,4%). Questi primi quattro settori per importanza superano abbondantemente la metà dei lavoratori irregolari, mentre l'industria manifatturiera pesa per l'8,6% e le costruzioni, con solo il 6,9% del totale, risultano evidentemente sottovalutate (tab.1).
    Il lavoro irregolare (misurato in termini di posizioni lavorative e cioè di relazioni attive o di contratti di lavoro impliciti o espliciti) è prevalentemente dipendente, infatti gli irregolari sono per il 79,9% dipendenti e il 20,1% indipendenti. Anche su questa valutazione ufficiale si evidenzia una sottostima in quanto sembra poco realistico che solo il 10,4% degli indipendenti presenti condizioni di irregolarità.
    Precedenti indagini, riconfermate in una verifica più recente, hanno portato il Censis a stimare in 5milioni i lavoratori sommersi; su incarico del Ministero per il Welfare, il Censis ha avviato un nuovo sistema di stima che porterà in primavera ad una misurazione più precisa ed attuale.
    Il sommerso cresce più dell'economia ufficiale: fra il 1992 e il 1999 le unità di lavoro irregolari sono aumentate dell'11%, il tasso di irregolarità del lavoro dipendente è salito dal 21,4% al 23,7% con agricoltura e pesca, edilizia e trasporti in maggiore espansione, mentre i comparti dell'industria manifatturiera vedono andamenti costanti o in diminuzione (tab. 3).
    In agricoltura diminuiscono le posizioni lavorative totali ma quelle irregolari crescono dal 52% al 63%; anche il tessile-abbigliamento vede una diminuzione complessiva ma l'irregolarità resta stabile; situazione stazionaria nel settore del legno e arredo, dove si registra il più elevato tasso di irregolarità dell'industria manifatturiera pari al 16,4%, stabile in tutti gli anni '90; crescono, invece, le posizioni lavorative nella meccanica e cala il tasso di irregolarità dal 5% al 4,4%; in calo l'occupazione nelle costruzioni ed in aumento i dipendenti irregolari nel '99 pari almeno al 22,2%. Nell'industria si può concludere che il calo occupazionale, derivante da crisi nella competitività, produce un allargamento del lavoro nero. I servizi, in crescita quanto a posizioni lavorative, registrano un livello relativamente costante dell'irregolarità con punte massime dell'82,4% nel lavoro domestico (ma qui non sono estranee al fenomeno le norme restrittive sull'immigrazione), nel settore turistico con il 61,5% e dei trasporti pari al 42,7%, l'unico in cui il sommerso aumenta significativamente la sua quota percentuale nel decennio. Il trasporto è anche quello che ha un tasso di irregolarità elevatissimo anche fra i lavoratori autonomi pari al 55,7%, perfino superiore a quello dei dipendenti.
    All'articolazione settoriale corrisponde una forte differenziazione territoriale. Dal punto di vista localizzativo il sommerso si concentra in aree a forte asimmetria rispetto ai tradizionali insediamenti produttivi e gli stessi confini amministrativi. La direttrice napoletana - casertana, ovvero il comprensorio pugliese Salentino (da Mesagne-Francavilla Fontana a Corsano, Casarano), le diverse realtà siciliane come Mazzara e Trapani, Gela o l'area etnea sono altrettanti ambiti territoriali dove si intreccia economia emersa e in nero, in taluni casi sommerso ed economia criminale. Volendo riporatare a livelli più generali la mappa regionale del rischio di sommerso emerge con chiarezza una predominanza meridionale ed in particolare di Calabria, Sicilia e Campania che, fatto 100 l'incidenza media del sommerso in Italia, superano abbondantemente del 50% il valore di riferimento nazionale; si tratta di tre regioni in tendenziale ulteriore espansione quanto ad economia sotterranea. Seguono Basilicata (indice 140), Puglia (indice139) e Molise (indice 138) tutte regioni tendenti alla stabilità. All'estremo opposto si trovano regioni come il Veneto, Lombardia e Trentino Alto Adige, con una tendenza in forte crescita per quanto riguarda il sistema lombardo (tab. 4).
    La connotazione meridionale per il sommerso degli anni 2000 è confermata dalla proiezione sulla realtà familiare del lavoro precario ed irregolare: sono, infatti, 3milioni950mila pari al 16,7% le famiglie con almeno un componente che percepisce un reddito precario o in nero. Ammontano a 600mila le famiglie che vivono di solo lavoro nero, ma se a questi nuclei si aggiungono anche quelli dove i redditi sommersi si combinano con le pensioni minime, magari di invalidità, si sale a 1milione270mila nuclei pari al 5,9% (tab. 5).
    In questo contesto, non sembra agevole prevedere se i provvedimenti per l'emersione avranno successo: le ragioni fondamentali che inducono ad emergere sono essenzialmente centrate sul timore di essere sanzionati, anche se una quota significativa di imprese si ritiene abbia anche l'esigenza di emergere per poter crescere (tab.6). Le principali ragioni di diffidenza riguardano più strutturalmente la stessa capacità di sopravvivere nella normalità: ciò dipende, infatti, da una possibilità di competere e stare sul mercato che, per l'impresa sommersa, resta spesso un miraggio.
    "E' indispensabile accompagnare gli automatismi degli sgravi fiscali e contributivi, con un'azione di verifica e sostegno alle condizioni di sviluppo dell'impresa e dell'area", ha commentato Giuseppe Roma, esponendo i risultati dello studio, "altrimenti anche questo tentativo, come i precedenti si può prestare a distorsioni e forse deludenti risultati.
    In definitiva, nei diversi settori di attività gli incentivi per l'emersione potranno interessare lo strato intermedio del sommerso, il sommerso di lavoro presente in aziende con livelli organizzativi strutturati, già avviate verso una logica di mercato. La convenienza contributiva e fiscale dovrà combinarsi con il nuovo rapporto di lavoro che si istaurerà con i dipendenti regolarizzati, visto che il lavoro irregolare oltre ad essere meno costoso è soprattutto estremamente flessibile. Difficilmente potrà riguardare piccole aziende per le quali la regolarizzazione a regime (dopo il triennio di riduzione) porterebbe a un incremento dei costi valutabile pari all'87% a fronte di ricavi "bloccati" da una committenza che paga poco più di 1 euro una cravatta (rivenduta in negozio a 30-50 euro), 3-4 euro una camicia o 25 euro un cappotto".
    "Pertanto", ha concluso Roma "l'emersione si profila innanzitutto sui dipendenti della prima categoria (sommersi in aziende emerse), ma non è da escludere che attecchisca soprattutto fra i lavoratori autonomi, come ulteriore spinta all'individualizzazione del lavoro".
    Il libro di Giuseppe Roma, L'economia sommesa, Editori Laterza, verrà presentato oggi a Roma, presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, da Giuseppe De Rita, Mario Baldassarri, Alfredo Reichlin, Tiziano Treu, Pasquale Viespoli.

    Tab. 1 - L'articolazione settoriale del lavoro irregolare
    Settori
    Migliaia di unità di lavoro
    %
    - Servizi domestici presso famiglie
    598,2
    17,2
    - Trasporti e comunicazioni
    419,8
    12,0
    - Agricoltura e pesca
    417,2
    11,9
    - Alberghi e pubblici esercizi
    397,0
    11,4
    - Attività immobiliari, noleggi e attività professionali
    376,0
    10,8
    - Commercio all'ingrosso, dettaglio e riparazioni
    333,2
    9,6
    - Industria manifatturiera
    299,1
    8,6
    - Costruzioni
    241,0
    6,9
    - Servizi sociali e pubblici
    171,2
    4,9
    - Altri settori
    233,3
    6,7
    TOTALE unità di lavoro irregolari
    3.486,4
    100,0
    Fonte: elaborazione Censis su dati ISTAT, 2001

    Tab. 3 - Le tendenze al sommerso nel lavoro dipendente
    Tasso di irregolarità
    Tendenza
    '92
    '99
    - Agricoltura e pesca
    51,5
    62,5
    á
    - Industria manifatturiera
    6,1
    6,2
    =
    - Tessile e abbigliamento
    9,5
    10,2
    =
    - Legno
    16,1
    16,4
    =
    - Prodotti di minerali non metalliferi
    7,3
    8,7
    á
    - Meccanica
    5,0
    4,4
    â
    - Costruzioni
    18,0
    22,2
    á
    - Commercio (ingrosso, dettaglio, riparazioni)
    15,0
    16,1
    á
    - Alberghi e pubblici esercizi
    62,5
    61,5
    =
    - Trasporti
    36,0
    42,7
    á
    - Servizi di intermediazione
    21,1
    23,2
    á
    - Attività immobiliari, noleggi e professionali
    28,3
    29,4
    á
    - Altri servizi
    22,4
    24,8
    á
    - Servizi domestici
    81,3
    82,4
    á
    Totale dipendenti
    21,4
    23,7
    á
    Legenda
    á irregolarità in crescita
    = irregolarità stabile
    â irregolarità in diminuzione
    Fonte: elaborazione Censis su dati ISTAT, 2001

    Tab. 4 - Indice regionale di rischio di economia sommersa

    1999
    N° indice Italia= 100
    2001
    Valutazione tendenziale
    Calabria
    200
    ­
    Sicilia
    163
    ­
    Campania
    156
    ­­
    Basilicata
    140
    ¯
    Puglia
    139
    =
    Molise
    138
    =
    Sardegna
    126
    =
    Valle d'Aosta
    126
    ¯
    Friuli
    119
    ¯
    Abruzzo
    103
    ­
    Italia
    100
    Lazio
    98
    ­
    Liguria
    98
    =
    Umbria
    97
    ­
    Toscana
    85
    ­
    Emilia Romagna
    83
    =
    Piemonte
    79
    =
    Marche
    78
    ­
    Trentino Alto Adige
    72
    ¯
    Lombardia
    69
    ­­
    Veneto
    66
    ­

    Legenda:
    ­­ aumento sostenuto
    ­ aumento
    = stabile
    ¯ in discesa
    Nota L'indicatore è costruito con la combinazione dell'indice di discrepanza redditi/consumi, incidenza dell'occupazione irregolare e le valutazioni di testimoni territoriali
    Fonte: valutazioni Censis su dati Istat, Bankitalia e Svimez, 2001

    Tab. 5 - Nuclei famigliari per fonti di reddito

    %
    Lavoro precario
    2,8
    Lavoro stabile e lavoro precario
    8,7
    Lavoro precario e pensione/indennità
    3,1
    Lavoro stabile, lavoro precario e pensione/indennità
    2,2
    Lavoro stabile e regolare
    45,1
    Lavoro stabile e pensione/indennità
    15,7
    Pensione/indennità
    22,5
    Totale
    100,0
    Almeno un reddito da lavoro precario
    16,7
    Almeno un reddito da lavoro stabile
    71,7
    Almeno un reddito da pensione/indennità
    43,5
    Totale
    100,0
    Fonte: indagine Censis, 2000


    Tab. 6 - Le principali ragioni per emergere da parte delle imprese

    %
    Evitare le sanzioni previste per l'evasione fiscale e contributiva
    53,9
    Uscire da una condizione di incertezza e di rischio
    51,6
    Poter avvedere alle agevolazioni e agli incentivi per le nuove assunzioni
    35,9
    Applicare forme di flessibilità nei rapporti di lavoro
    29,7
    Poter programmare le strategie di sviluppo aziendale
    23,0
    Il totale è superiore a 100 perché erano previste più risposte
    Fonte: indagine Censis, 2000

    Tab. 7 - Le principali ragioni di resistenza dell'emersione

    %
    La scarsa efficacia dei controlli
    62,4
    I risparmi per il più basso costo del lavoro rispetto a quello previsto dai contratti nazionali
    48,7
    La possibilità di ridurre la presenza fiscale e contributiva non pagando tutte le tasse
    47,6
    L'emersione non risolve le difficili condizioni economiche in cui opera l'impresa
    11,8
    Il totale è superiore a 100 perché erano previste più risposte
    Fonte: indagine Censis, 1999










  9. #9
    Non si fitta ai terroni.
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    Galasso non è ottimista, ma non intende ’parlare d’altro ’. In alcuni dei saggi e delle conferenze raccolti in questo volume (Il Mezzogiorno da ’questione’ a ’problema aperto’, Piero Lacaita editore) l’allievo di Benedetto Croce diventa puntigliosamente ’statistico’. La Lombardia e il Veneto, da soli, producono più valore aggiunto dell’intero Mezzogiorno. Il contributo del Sud all’interscambio del Paese si aggira intorno all’11%. Le regioni meridionali ospitano un terzo della popolazione italiana, ma le spese per cinema, teatro e musica sono pari soltanto al 18% di quelle della nazione.
    Gli esercizi alberghieri del Veneto sono oltre duemila, ma quelli dell’intero Mezzogiorno soltanto 3200. Se a questi dati aggiungessimo quelli sulla disoccupazione, il lavoro nero, l’abusivismo edilizio, l’evasione dell’IVA o, più semplicemente, del canone radiotelevisivo, il quadro sarebbe ancora più scoraggiante. Galasso non appartiene alla grande famiglia meridionale dei ’vittimisti’ ed è convinto - come Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti e Rosario Romeo - che l’Unità abbia rotto l’isolamento in cui il Mezzogiorno era precipitato nel corso della sua storia. Ma non può fare a meno di constatare che esso resta, a quasi un secolo e mezzo dall’unificazione della penisola, il ’malato d’Italia’.


    Da ’Il Corriere della Sera’ di sabato 28 gennaio 2006
    13/02/2006 Il grande sonno del Mezzogiorno. Fortuna oppure sciagura nazionale il Sud non interessa più gli italiani. [di Sergio Romano]

  10. #10
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    Esempio di spazzatura inviata dal nord a causa della collusione delle fabbriche settentrionali con la mafia e la camorra.

 

 
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