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Discussione: www.la stampa.it

  1. #1
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Oggi la fiducia
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    La manovra economica approda in Aula alla Camera per la terza lettura. Le commissioni congiunte Bilancio e Finanze della Camera hanno licenziato lo stesso testo approvato dal Senato la scorsa settimana. Il governo ha posto la fiducia e oggi pomeriggio si vota, ma le polemiche tra maggioranza e opposizione non si placano. A tenere banco è ancora una volta la norma sui precari, sulla quale l’ufficio studi di Montecitorio ha sollevato dubbi di costituzionalità. Lo scontro si apre dopo che l’ufficio studi della Camera presenta la relazione per analizzare le modifiche sulla manovra economica apportate dal Senato.

    Il documento poi si sofferma sull’articolo 21, proprio quello in merito alla norma sui precari: «Sembra opportuna un’attenta valutazione della distinzione introdotta dalla norma in esame, alla luce del principio di ragionevolezza di cui all’articolo 3 della Costituzione». Dall’opposizione si leva la voce della vicepresidente dei deputati del Pd, Marina Sereni:«Tagli e attacchi ai deboli. Il governo ha sbagliato tutto. Nel mirino la scuola, la sanità, gli enti locali e i deboli in generale» e, nell’annunciare «il nostro fermo no» aggiunge: «E per finire si colpiscono i precari con una norma sulla quale i tecnici della Camera già esprimono dubbi di costituzionalità». Gli fa eco il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro: «la norma antiprecari è incostituzionale, iniqua, ingiusta, immorale» e, in merito alla manovra spiega: «È una manovra che ha tolto ai poveri e ha dato ai ricchi. Non ha eliminato gli sprechi, ma ha colpito nel mucchio quelle fasce deboli della società che non hanno la possibilità di difendersi». Difende le modifiche al testo il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone: «Governo e maggioranza hanno già positivamente corretto le norme sui precari.

    Non mi pare che vi siano altri motivi di preoccupazione, nonostante qualche lettura giornalistica che viene fatta di osservazioni e note del Servizio studi della Camera», mentre per Roberto Cota, capogruppo della Lega a Montecitorio «la manovra è perfettamente costituzionale taglia le spese inutili ma ora bisogna che arrivi il federalismo perchè consente di mantenere sul territorio risorse mirate».

  2. #2
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    Aleksandr Solzenicyn
    ». Così riassume la personalità di Aleksandr Solzenicyn il maggiore cremlinologo degli Stati Uniti, lo storico di Harvard Richard Pipes, che oltre ad averlo conosciuto ha più volte intrecciato con lui vivaci duelli culturali.

    Chi erano i tre differenti Aleksandr Solzenicyn?
    «Tutti e tre i Solzenicyn ebbero un carattere molto forte. Il primo e più noto è stato sicuramente il coraggioso combattente che si è distinto per la denuncia severa del comunismo, disposto anche ad affrontare il gulag pur di sfidare il regime di allora, che in molti consideravano onnipotente e intoccabile. Il secondo fu il romanziere di meritata fama internazionale e il terzo il pensatore nazionalista russo, politicamente vicino a una visione autocratica e antidemocratica della Russia, ostile alle liberalizzazioni. I primi due Solzenicyn erano a mio avviso assolutamente preferibili al terzo, e più recente».

    Quanto contò la pubblicazione di Arcipelago Gulag nella demolizione del mito del comunismo reale?
    «Contò molto in Europa, soprattutto nei circoli intellettuali francesi che fino agli anni Sessanta mitizzavano il modello sovietico. Negli Stati Uniti quel libro non ebbe grande eco, in Russia pochi seppero che l’aveva scritto». In cosa fu più coraggioso nella sfida al regime sovietico? «Andò lui stesso in un gulag, pagò di persona la scelta di denunciare il dispotismo della dittatura sovietica. Poi accettò l’esilio, distaccandosi dalla terra che sentiva parte integrante della sua identità. Fece scelte coraggiose, che diedero lo spessore di quanto l’identità russa fosse oppressa dal comunismo. La sua delusione venne quando tornò dall’esilio in Russia. Pensava che lo avrebbero accolto come un eroe...».

    E invece?
    «Non avvenne nulla di tutto questo. Nel complesso fu poco ascoltato. Negli ultimi tempi le librerie rimandavano alle case editrici le copie invendute dei suoi romanzi».

    Perché il declino di popolarità dopo il ritorno in patria?
    «Adoperava una lingua con termini oramai in disuso, parlava di un tempo passato mentre le nuove generazioni guardano in avanti. Era diventato una sorta reliquia nella Russia contemporanea».

    Come nacque l’impegno politico nazionalista?
    «Iniziò dopo il ritorno in Russia. Solzenicyn parlava di nazionalismo e identità panrussa con accenti critici sulla democrazia di tipo occidentale. Ricordo che nel 1994 lesse un mio libro sulla Russia post-comunista e mi scrisse in proposito una nota per accusarmi di voler ridurre l’orso russo a un fenomeno da baraccone. Era contrario a una Russia vicina all’Occidente».

    Da dove veniva la critica al modello democratico?
    «Dalla profonda convinzione che l’Occidente sia una società che penalizza gli aspetti più umani degli individui e della collettività. Lo disse con chiarezza durante un discorso a Harvard pronunciato negli anni Settanta durante il periodo nel quale viveva esule negli Stati Uniti. Solzenicyn non amava l’Occidente, non lo comprendeva e lo considerava come un modello ostile alla Russia. Questa interpretazione conflittuale del rapporto fra Russia e Occidente lo ha portato a essere sempre più freddo verso il modello di democrazia che, seppur imperfetta, i russi si sono dati dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica».

    Maurizio Molinari

  3. #3
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    Il ministro dell'Economia: entro dicembre via al federalismo
    PAOLO BARONI
    ROMA
    La manovra per il ministro dell’Economia è un dossier già chiuso. Bruciando i tempi il governo ha infatti già varato ad agosto anziché a dicembre la correzione dei conti, non per un anno ma addirittura per tre come stanno facendo anche in Francia. Decreto blindato, inemendabile, per «mettere in sicurezza il bilancio dello Stato» come ripete da settimane Giulio Tremonti. Perché «non si può avere il vincolo esterno dell’Europa, dei mercati, della crisi, e all’interno quella “autonomia” che pur in presenza dell’articolo 81 della Costituzione ha portato l’Italia da avere il terzo debito pubblico del mondo».

    In questa logica la prossima legge Finanziaria sarà molto diversa dalle precedenti: pochi articoli e le tabelle coi saldi. La Finanziaria, dal rigore di bilancio alla agenda di Lisbona per l’Italia (piano per il nucleare, piano casa per i giovani, liberalizzazioni, ecc.) sta già tutta nel decreto che oggi riceve l’ultima fiducia. Di qui in avanti terreno sgombro. «Settembre - spiega il responsabile del Tesoro - per questo governo non si chiama più Finanziaria ma federalismo». Ovvero, «il» banco di prova per un intera classe politica. A cominciare dalla «sinistra governista».

    Ministro, domenica su «la Stampa» Luca Ricolfi sosteneva che l’attuale classe politica è fatta di «anatre zoppe». Non ce la farà.
    «Ricolfi ha conoscenze ornitologiche certamente superiori alle mie. Proverò tuttavia a formulare un’ipotesi scientifica alternativa: supponendo che il mondo politico possa essere diviso, suddiviso e classificato come il mondo delle anitre, possiamo identificarvi due famiglie. La prima è fatta dai politici che hanno determinato la dinamica politica».

    Qualche esempio?
    «Senza gerarchie, in ordini diversi, Berlusconi e Bossi». E la seconda famiglia quale sarebbe? «Quella dei politici-istituzione, che identificano la politica nelle istituzioni e l’istituzione nella politica: istituzione-Costituzione, istituzione-Parlamento, istituzione-governo, istituzione-partito. L’Italia è sempre stata un grande laboratorio politico e non è per caso ma pour cause che in Italia che convivono insieme le due specie».

    La seconda però è più....«europea».
    «Questo è vero ma solo in termini convenzionali. Non è vero nel vivo della storia e non è vero nel tempo presente: dappertutto in Europa si nota l’assenza o si chiede la presenza di leader popolari, di figure carismatiche. Quando si rileva che la politica in Europa non ha allure, non ha spirito, non ha leadership questo si vuol dire: che servono anche i capi carismatici, che servono i politici della “prima specie”».

    Stando a Ricolfi Berlusconi e Bossi sarebbero però fuori gioco.
    «E’ vero l’opposto. Berlusconi e Bossi, i politici della prima specie, vivono solo per le riforme. La sfida, la questione che pone Ricolfi, non mi pare tanto sulla capacità riformista della specie “prima” ma sulla concorrente e pur necessaria capacità riformista della specie “seconda”. Uno che se ne intendeva, avendo vissuto dall’interno la rivoluzione francese, il giurista Emmanuel Sieyès, sosteneva che le riforme si fanno solo per linee di rottura, con le rivoluzioni e con le guerre: “il potere costituito non sarà mai potere costituente”. La sfida che abbiamo è quella di rovesciare questo postulato, di dimostrare che anche il potere costituito può essere costituente. Per verificarlo non è necessario andare molto indietro nel tempo, è sufficiente partire dalla Bicamerale di D’Alema del ‘97».

    Sono passati più di 10 anni e quei lavori finirono in nulla.
    «In senso storico 10 anni sono un tempo breve. E quella Bicamerale non ha fallito, all’opposto ha iniziato il processo riformatore».

    Al centrodestra non è andata meglio: il referendum del 2006 ha bocciato le vostre riforme...
    «Vale lo stesso, perché le nostre riforme sono state riprese in forma costituente e condivisa nella “bozza Violante” e nei programmi elettorali tanto del Pdl quanto del Pd. Dunque non sono stati due fallimenti, ma due passaggi interni ad una dialettica che si sviluppa fisiologicamente nella sequenza tesi, antitesi sintesi. Dieci anni non sono il tempo sbagliato, sono il tempo giusto».

    Ora in agenda ci sono appunto le riforme costituzionali ed il federalismo, come si procede?
    «Il Parlamento sta partendo dalla “bozza Violante”, con la riforma dei poteri del governo e del Parlamento, una riforma che è necessaria per rendere più forte ed efficace la governance dell’Italia. Il testo incontra ormai solo un limite nel passaggio al Senato, un limite non di tipo politico - destra e sinistra sono d’accordo - ma “identitario”: sarebbe proprio il Senato a dover votare sulla sua propria trasformazione in una Camera federale con funzioni e competenze diverse dalle attuali. Penso si possa confidare tutti sul senso di responsabilità di senatori eletti in base a programmi elettorali che, sia a destra che a sinistra, prevedevano proprio questo tipo di riforma».

    Poi c’è il federalismo. Altro passaggio non da poco...
    «Se la prima è un’ipotesi di “riforma” costituzionale, questa seconda è un’ipotesi di “attuazione” costituzionale: il federalismo fiscale è infatti presupposto dall’articolo 119 della Costituzione, e l’articolo 119 è fuori discussione. Compresa la garanzia di unità e di equilibrio rappresentata dai due fondi finanziari di perequazione e solidarietà. Per noi il federalismo è un modo di raddrizzare la pianta storta della finanza pubblica. Con gradualità e responsabilità».

    E qui da dove si comincia?
    «Questo è un caso in cui il discorso sul metodo è importante come quello sul merito. Metodo, per cominciare, significa costruire una base di dati statistici condivisi. E questa non è tecnica, è politica».

    Dei numeri si può fare un uso politico.
    «Questo è invece un caso in cui l’aggettivo cancella il sostantivo: i numeri sono numeri, e di numeri politici non ne esistono. Una base di numeri-numeri potrà essere costruita alla Camera usando i Servizi parlamentari, l’Istat, la Ragioneria dello Stato, le competenze e le conoscenze delle Regioni. Una volta costruita una base di dati condivisi la politica si svilupperà nella forma delle sue naturali opposizioni dialettiche ma utilizzando la base statistica e non al suo interno».

    Tempi?
    «Una sessione parlamentare settembre-dicembre contiene un arco temporale sufficiente tanto per mettere insieme una “data room” quanto per formulare su questa base le grandi scelte di principio. Scelte sulle quali sembrano per ora maggiori le convergenze delle divergenze. La mia impressione è che sul federalismo tra il disegno di legge del governo e quello dell’opposizione, entrambe ancora in bozza, ci sia una fortissima convergenza. E, se per noi il federalismo fiscale è un obiettivo fondamentale, non credo che dal lato della sinistra debba o possa valere la ragione speculare e contraria: siccome è bene per noi allora è bene per l’opposizione bloccarlo. Solo perché va bene a noi....non mi pare una grande dialettica politica».

    Il Pd però quest’autunno vuole scendere in piazza...
    «In piazza contro la globalizzazione? Dopo averla loro stessi scatenata? O contro la pioggia, che non dipende dal governo? Gli italiani sono saggi ed hanno appena dimostrato di esserlo in cabina elettorale. Non sono io a dover o poter scrivere l’agenda della sinistra, ma credo che dopo la rottura appena fatta dalla “sinistra antagonista”, che ora inizia una propria avventura politica autonoma, per la sinistra “governista” non ci sia alternativa diversa da quella riformista. Proprio quella sul federalismo fiscale potrà essere una occasione di discussione su temi reali, su temi vicini alla vita quotidiana degli italiani. Da questo punto di vista le architetture costituzionali generali possono anche sembrare metafisica. Diversamente le scelte sul federalismo fiscale, sulle cose tassate e sulle cose amministrate, sugli immobili, sulla sanità, sono quelle che interessano i cittadini in presa diretta».

    Ma in concreto gli italiani cosa ci guadagnano: meno tasse, più efficienza, ospedali migliori?
    «Non c’è chi ci guadagna e chi ci perde, ma tutti ci guadagnano. I livelli di assistenza per esempio saranno garantiti e non ridotti. Per inciso: in troppe parti del Mezzogiorno i livelli di assistenza sanitaria sono già drammaticamente bassi. Ma questo avviene non a causa della ridotta quantità dei fondi pubblici disponibili ma, all’opposto, a causa di una cattiva amministrazione che sempre più si identifica nella opacità con la illegalità. All’opposto il federalismo è trasparenza. Nel Mezzogiorno il federalismo fiscale non avrà tanto l’opposizione degli elettori quanto della malavita elettrice».

    ]

  4. #4
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    Danko, aprire una discussione e mettere tre argomenti diversi non credo sia proficuo...

  5. #5
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    Voglio provare a fare una cosa nuova,una sorta di mini rassegna stampa quotidiana,3 titoli al giorno tratti solo da La Stampa,magari io mi dedico esclusivamente ai titoli de La Stampa,magari tu a quelli di Liberazione e via discorrendo...che ne pensi?ovviamente giro la domanda agli altri compagni...se la risposta è positiva possiamo dare inizio ai lavori se no non fa niente...naturalmente in caso di risposta affermativa invitiamo i compagni seri ad infischiarsene altamente di provocatori et simili...(a quelli ci penserà DOLMEN!!)...la natura tecnica dei lavori consiste nell"intervenire dialetticamente nei vari temi affrontati escludendo video et simili...

    A PUGNO CHIUSO!!

  6. #6
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    ...mmm...penso che sia comunque preferibile discutere per temi rispetto a riportare articoli da ogni quotidiano. Senti gli altri.

  7. #7
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    Va bene andiamo per Temi,aggiudicato...

  8. #8
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    Nel primo giorno dei sindaci-sceriffi
    anche l'alt a chi fruga nei cassonetti
    + Chiamparino: ora dateci le risorse L. POLETTO


    Il plauso di Alemanno: stretta contro i commercianti abusivi. Alassio sulla scia di Venezia: basta vucumprà
    ROMA
    Sono positivi i primi riscontri da parte dei sindaci delle grandi città riguardo ai nuovi poteri contenuti nel decreto firmato dal ministro Maroni in materia di sicurezza. Quella annunciata da Gianni Alemanno, un provvedimento anti-rovistaggio nei cassonetti, è una delle prime «ordinanze creative». Ma ci sono già anche altri colleghi del primo cittadino di Roma che annunciano misure contro il degrado e la criminalità diffusa.

    Il sindaco di Alassio, prendendo esempio da Venezia, ha già firmato un’ordinanza "anti-vucumprà" (divieto di trasporto di mercanzia in borsoni e sacchi di plastica e di utilizzo di furgoni come deposito merce). Un doppio stop a venditori abusivi e graffitari, viene dal sindaco di Massa Roberto Pucci: «Firmerò - spiega - un’ordinanza che prevede l’installazione di telecamere nei punti più nevralgici e decideremo con la prefettura eventuali altre iniziative».

    Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona, parla di nuovi interventi per arginare il fenomeno della prostituzione e il dispiegamento di "assistenti civici" con funzione di controllo, in aggiunta ai 75 soldati inviati dal ministro La Russa. Per «tutelare il decoro», anche il primo cittadino di Padova, il democratico Zanonato, intende multare i clienti di prostitute che intralciano il traffico. «Lo stesso - continua - vale in caso di immobili occupati, di aree invase da ambulanti, o di zone rese invivibili dalla presenza di clandestini».

    Ma c’è anche chi, a prostituzione e accattonaggio, intende aggiungere la battaglia contro lo spaccio di stupefacenti: è il caso di Torino, dove al Tossic park oggi controllato dall’esercito, si aggiungono locali notturni e bar "piazze dello smercio". «Abbiamo raccolto tutte le segnalazioni di polizia, vigili e carabinieri - afferma il sindaco Chiamparino - in cui si dice che in quei posti si spaccia droga. Ecco, adesso stiamo lavorando per riuscire ad intervenire in modo serio contro di loro».

    Chiamparino, tuttavia, pur apprezzando il decreto, chiede più risorse: «È inutile concedere più poteri ai primi cittadini se poi mancano gli uomini alle forze dell’ordine, oppure non c’è la benzina per far girare le volanti della polizia. Il problema è che senza soldi non si fa nulla». Qualche riserva anche dal sindaco di Genova, Marta Vincenzi, che spera che le nuove risorse non sostituiscano quelle già promesse per il Patto sulla sicurezza, e da Massimo Cacciari, primo cittadino di Venezia, che commenta:«Non ci sono novità.

    Non ci hanno appuntato nessuna stella da sceriffo sul petto. Se non ci danno uomini e mezzi andremo avanti, come fatto fino ad oggi, tra sussurri e grida». Toni polemici, infine, da parte di Adriana Scaramuzzino, vice di Sergio Cofferati a Bologna, la quale ha parlato di «una logica da anni ’30 che non è al passo con la democrazia. Nel momento in cui si ha solo un’impostazione di questo tipo e non si fronteggiano i problemi dando delle alternative significa che stiamo precipitando velocemente verso uno Stato di polizia».

 

 

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