San Elia il Giovane e San Filareto con-padroni del Sacro Monastero ortodosso di Seminara
“Brevissima” VITA DEL NOSTRO SANTO PADRE ELIA detto il Giovane
Elia nacque ad Enna e li visse sino alla prima giovinezza, abbandonandola quando la città subì l’assedio dei Saraceni e da loro conquistata nell’859; cadde comunque nelle loro mani e fu venduto schiavo in Africa ad un ricco mercante ( dove subì la stessa sorte del nostro patriarca Giuseppe con Putifar). Liberato in seguito, si mise a predicare il Vangelo a rischio della propria vita e convertì molti ( facendoli battezzare di notte dai sacerdoti).Qui viveva ed operava il pio Vescovo Pantoleone. Il nostro santo Padre Elia vedeva sempre una colomba bianca posarsi sul capo del pio Vescovo Pantalone, quando questi celebrava i Divini Misteri. Costretto a fuggire, si rifugiò in Palestina, infatti arrivò a Gerusalemme nel mese di Aprile ( 878?) dove ricevette l’abito monastico dal patriarca di Gerusalemme Elia . Visitò Antiochia, il Giordano, il Monte Tabor ed il Luogo detto dei Dodici Seggi. Quindi si recò al Sinai dove trascorse tre anni in un monastero. Quindi passò ad Alessandria, poi in Persia, ad Antiochia ed infine in Africa. Dopo la caduta in mano degli arabi di Siracusa (878), Elia che era ritornato in Sicilia, si recò a Palermo per rivedere la vecchia madre; da lì passò a Taormina ( dove ebbe la tremenda visione della caduta della città e la morte dello stratega Barsacio) dove si associò il monaco Daniele, il quale diventò compagno delle sue peregrinazioni, emulandolo nelle sue virtù. Partitosene navigò verso il Peloponneso. Sostò vicino Sparta in una grotta adiacente il tempio dedicato ai Santi Anargiri Cosma e Damiano, dove guarì molte persone possedute dal diavolo e qui seppe della tremenda conquista subita da Taormina. Ricercando l’esichia, partiro da li e si recarono a Butroto nell’Epiro. Qui subirono il carcere a causa della diffidenza e della cattiveri del governatore, ma furono liberati da intervento divino.
Quindi passarono a Corfù e da qui in Calabria. I nostri padri pervennero al luogo, detto delle Saline ( vicino Reggio Calabria nella zona di Seminara ) , che era stata rivelato da Dio al nostro santo padre, quando questi si trovava ad Antiochia, dove fondarono il Santo monastero ( 900 – 901 ) . Un giorno, trovandosi, come di consueto nel tempio del Santo megalomartire Pataleimon, vide due uomini somiglianti i Santi Pietro e Paolo che lo spronarono a compiere un viaggio a Roma. Qui visitò le tombe dei Santi Apostoli e dei martiri, ma non fu ricevuto dal “ miserabile Stefano, che allora reggeva il timone della Chiesa di Roma … …..tucoushs apwnato timhs para tou proedrou Stefanos de hn o qaymasios outos o thnikauta thn twn Pomaion phdalioucwn ekklisian sumbainousan ecwn ths ierosunhs kai thn politeian ”. Un giorno, mentre si trovava a Reggio, mentre si compiva l’ufficio del mattutino, si avvicinò al primo dei sacerdoti della chiesa, di nome Demetrio, e gli disse: “ Benedicici, o Vescovo… Euloghson hmas, w episkope ”. Dopo non molto tempo, Demetrio, recandosi a Costantinopoli ed incontrando il patriarca ( Stefano I ?) venne eletto vescovo della Santa Chiesa di Corfù, succedendo al celebre Pacomio.
Minacciato dalle incursioni saracene fu costretto a lasciare il monastero e a recarsi prima a Patrasso in Grecia, dove liberò dalla possessione del maligno quattro persone. Saputo del ritiro dei mussulmani dalla regione di Reggio, fece ritorno al monastero. Un giorno, mentre era immerso nella meditazione con il volto rivolto verso la Sicilia, si mise a piangere e disse al discepolo Daniele: “ porta, figlio mio, il turibolo e facciamo una preghiera funebre ( euchn epitaffion ), perché mia madre, Diletta a Dio, ora si è separata dal corpo ed è andata dal Signore. Dopo alcuni giorni, gente di palermo vennero al monastero ed annunziarono la morte della madre del santo. Quindi a causa di una nuova incursione di Mussulmani Elia dovette lasciare il monastero e si rifugiò a Santa Cristina. Facendo nuovamente ritorno al monastero, ricevette la visita del comandante della flotta navale imperiale, Michele ( Charactos? ) il quale era amico del Santo chiese se l’impresa che si accingeva ad intraprendere andasse a buon fine. Il Santo Monaco ordino che tutti facessero penitenza, e si astenessero da fornicazione ed azioni turpi; solo allora Dio sarebbe stato benevolo.
Lo stratega Michele ubbidi e la vittoria arrise ai Cristiani ortodossi.
La fama della sua meravigliosa attività, predicazione e dei numerosi miracoli, giunse anche in Oriente, per cui l’imperatore Leone VI il Filosofo (866-911) lo invitò a Costantinopoli.
Ancora una volta, l’ormai anziano Elia si mise in viaggio, ma non riuscì a giungere a destinazione; arrivato a Tessalonica, l’antica Salonicco, nella Macedonia, si ammalò e qui morì il 17 agosto del 904.
Il suo corpo fu trasportato dal fedele monaco Daniele Alle Saline presso Palmi e secondo il suo desiderio, tumulato nella chiesa del monastero, che come già detto prese il suo nome, al quale due secoli dopo si aggiunse quello di S. Filareto l’ortolano , altro monaco siculo-greco.
Ebbe culto pubblico, fino alla fine del secolo XVIII, cioè finché restò l’edificio del monastero, poi abbattuto; una sua reliquia si venera a Galatro (Reggio Calabria) dove pure esisteva un monastero greco a lui intitolato.
Oggi il santo monastero è risorto ed è abitato da monache ortodosse




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