La preghiera di Ataturk
Maurizio Blondet Avi, (1882-1943), giornalista sionista, figlio del linguista che restituì ad Israele l’ebraico come lingua moderna e quotidiana (1), scrive nella sua autobiografia in ebraico il seguente episodio.
Una sera dell’autunno 1911, mentre si trovava nella hall dell’Hotel Kamenitz a Gerusalemme, il proprietario dell’albergo gli indicò un capitano turco che sedeva ad un tavolino davanti a una bottiglia di arrack: «E’ uno dei più importanti ufficiali dell’esercito turco». Si chiama Mustafa Kemal, lo informò il padrone. Scrive Ben-Avi: «Voglio conoscerlo, dissi, perchè fui colpito dallo sguardo penetrante dei suoi occhi verdi».
Gli incontri furono due, innaffiati di abbondanti sorsi di arrack e la conversazione avvenne in francese, la lingua diplomatica dell’impero ottomano. Nel 1911 Gerusalemme era ancora una città ottomana.
http://www.effedieffe.com/content/view/4113/176/
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