User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 11
  1. #1
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
    Mentioned
    111 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Pat Buchanan, vecchio cuore della destra americana



    Se c'è un uomo che ancor oggi incarna fedelmente gli ideali della destra americana questi è Pat Buchanan, repubblicano conservatore da sempre e oggi coscienza critica di un partito allontanatosi sempre più dalle tradizionali linee seguite al tempo di Nixon e Reagan, dei quali il vecchio Pat è stato fedelmente al servizio.
    In questi tempi dove è facile smarrirsi nelle paludi del trasformismo politico, il buon Pat rappresenta quell'ancora a cui aggrapparsi per non perdere di vista in contenuti della vestra vera, che in America è attualmente rappresentata dal gruppo intellettuale dei paleoconservatori.
    In questa intervista del 2006 vi è tutto il pensiero di Pat Buchanan dalla difesa dei valori tradizionali al trauma di una nazione ormai sfigurata dai flussi immigratori che minano ogni lealtà interna e impediscono la coesione nazionale. La sincerità con la quale Buchanan sente la perdita della "sua" America è drammatica e insieme commovente. Non è più tempo di vecchi miti ed eroi. La Vecchia America non esiste più e noi che da lontano l'abbiamo tanto amata non possiamo che piangerla con te, caro, vecchio Pat...

    Florian



    DIECI DOMANDE A PAT BUCHANAN

    di Jeff Chu


    Non apologicamente conservatore e infallibilmente provocatore, Pat Buchanan è stato a sparare da destra per la maggior parte degli ultimi quattro decenni. Nel suo nuovo libro, Stato d'emergenza – in uscita questa settimana - il politico e l’onnipresente sapientone si confronta con ciò che egli chiama l’immigratoria "invasione e conquista dell’America". Buchanan, 67 anni, ha parlato con Jeff Chu di TIME dell’identità americana, del perché i conservatori perderanno le guerre culturali e delle ricompense per essere un amante dei gatti.

    Gli Stati Uniti sono in uno stato di emergenza?

    Se non otteniamo il controllo dei nostri confini e fermiamo la più grande invasione nella storia, vedo la dissoluzione degli Stati Uniti e la perdita del Sud-Ovest americano - culturalmente e linguisticamente, non politicamente – a vantaggio del Messico. Potrebbe diventare una parte del Messico nel modo in cui il Kosovo è ora una parte di Albania.

    L’hai paragonata all’ondata immigratoria dei Visigoti che saccheggiarono Roma. E’ giusto?

    La mia previsione è che l'America non sarà più una nazione, ma assomiglierà più all'Impero Romano - un conglomerato di razze e culture tenute insieme da un regime. La nazione nella quale sono cresciuto era culturalmente unita, anche se era razzialmente divisa. Parlavamo la stessa lingua, avevamo la stessa fede, ridevamo dinanzi agli stessi comici. Eravamo un’unica nazionalità. Si è finito di esserlo quando si sono avute centinaia di migliaia di persone intenzionate a mantenere la loro propria cultura, la propria lingua, la loro proprie lealtà. Che cosa abbiamo in comune che ci rende individui americani? È semplicemente la cittadinanza? O è sangue, suolo, storia ed eroi?

    Il tuo discorso alla Convenzione Repubblicana del ’92 mise un'altra guerra culturale all'ordine del giorno. Che la sta vincendo?

    Non è una battaglia di destra e sinistra, ma di giusto e sbagliato. Che cosa crediamo riguardo all'aborto? Che cosa crediamo sui diritti dei gay? La sinistra ha trionfato nel cogliere le vette della cultura - i media, Hollywood, la comunità accademica - ed è ferocemente competitiva nell’agone politico. Non credo che uno con le posizioni di Bill Clinton avrebbe potuto essere eletto nel 1972, diciamo. E non avremmo discusso del matrimonio gay negli anni ‘70. La gente avrebbe detto, "Siete matti?"

    Pensi che il matrimonio legale per gay sia inevitabile?

    I tradizionalisti hanno ancora il sopravvento, ma non c'è dubbio che la tendenza sta facendo il suo corso. E non è un corso conservatore.

    I conservatori possono vincere le guerre culturali?

    Quelli di noi sulla destra hanno perso terreno dagli anni ‘70 e '80. In ultima analisi, possiamo vincere? Credo che ci sarebbe bisogno di una riconversione del paese ad un punto di vista tradizionalista, cristiano - e non mi pare stia accadendo.

    Hai corso tre volte per la Presidenza, l’ultima volta nel 2000. Lo farai nuovamente?

    Il popolo americano ha parlato in merito alla questione. Ma ho amato fare campagna elettorale. Ovunque tu vada, mi dicevano, "Vai, Pat, vai!" E' come nei play-off della NFL, e tu sei il capitano di una delle squadre. Ma come disse una volta Enoch Powell [politico britannico], "Tutte le esperienze politiche finiscono con un fallimento."

    Come giudichi il Presidente Bush?

    Su alcune cose - la Corte suprema, i tagli fiscali – gli dò un A-Plus. Sulla politica estera, dargli un incompleto. Se non migliora, sarà un fallimento. Non credo che l'interventismo sia il modo per affrontare il problema della montante rivoluzione islamica. Siamo visti nel Medio Oriente come un potere imperiale che impone regimi corrotti e dà a Israele i mezzi necessari per fare ciò che ha fatto in Libano. Il Presidente è assai vituperato.

    Suona un po' come Cindy Sheehan!

    Chiunque conosce Pat Buchanan sa che non si hanno rapporti con Cindy Sheehan qui. [Risate]

    Mi ha sorpreso di leggere che l’associazione per i diritti degli animali PETA ti ha conferito un premio lo scorso anno.

    Sono sempre stato un amante dei gatti, e la mia rivista ha presentato un paio di articoli che dicevano: "Fermiamo le crudeltà verso gli animali." Sono sempre stato disgustato da questo, anche se non sono un vegetariano.

    Confesso di pensare sempre che Pat Buchanan sembri prendere le cose in modo molto serio. Cosa ti fa ridere?

    Leggere i giornali. Tante assurdità e cose senza senso stanno accadendo.



    TIME, 20 agosto 2006
    traduzione di Florian

    L'intervista originale è presente al sito:
    http://www.time.com/time/magazine/ar...229098,00.html

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    uruguayo
    Data Registrazione
    04 Apr 2009
    Messaggi
    7,474
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Siamo visti nel Medio Oriente come un potere imperiale che impone regimi corrotti e dà a Israele i mezzi necessari per fare ciò che ha fatto in Libano. Il Presidente è assai vituperato.
    Ah. Non è così o sono io che mi trovo in MO?

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Sono sempre stato un amante dei gatti

    Ottimo.

  3. #3
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
    Mentioned
    111 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da teo scarpellini Visualizza Messaggio
    Ah. Non è così o sono io che mi trovo in MO?

    Non comprendo questo tuo post. Buchanan ha criticato senza appello Bush in mille occasioni... dunque?

  4. #4
    uruguayo
    Data Registrazione
    04 Apr 2009
    Messaggi
    7,474
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    dunque?
    Non è che "sono visti". Sono un potere imperiale che impone regimi corrotti e dà a Israele i mezzi necessari per fare ciò che ha fatto in Libano.

  5. #5
    Libertarian
    Data Registrazione
    20 Mar 2008
    Messaggi
    3,882
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    L'unico Buchanan che mi piace è James M.

  6. #6
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
    Mentioned
    111 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da teo scarpellini Visualizza Messaggio
    Non è che "sono visti". Sono un potere imperiale che impone regimi corrotti e dà a Israele i mezzi necessari per fare ciò che ha fatto in Libano.
    E' la stessa cosa che pensa Buchanan. Una sua famosa frase (riferita ali Stati Uniti) è appunto: "Una Repubblica non un Impero".
    Ci sono mille ragioni plausibili perchè tu possa polemizzare con Pat, ma perchè aggrapparsi a questa?

  7. #7
    uruguayo
    Data Registrazione
    04 Apr 2009
    Messaggi
    7,474
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Ci sono mille ragioni plausibili perchè tu possa polemizzare con Pat, ma perchè aggrapparsi a questa?
    La mia era una domanda, mi fa piacere che, parlando, sia un isolazionista.

  8. #8
    Anarcocapitalista
    Data Registrazione
    02 Feb 2007
    Località
    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
    Messaggi
    11,362
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    E' la stessa cosa che pensa Buchanan. Una sua famosa frase (riferita ali Stati Uniti) è appunto: "Una Repubblica non un Impero".
    Ci sono mille ragioni plausibili perchè tu possa polemizzare con Pat, ma perchè aggrapparsi a questa?
    Se ci sono due cose che mi stanno sulle palle di Buchanan sono il suo contratualismo privo di fondamenti etici e la sua religiosa difesa dello Status Quò.

  9. #9
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
    Mentioned
    111 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    BUCHANAN AVEVA VISTO GIUSTO


    "L'America scelga: Repubblica o Impero del mondo"

    Intervista con Pat Buchanan, il politico più scomodo dell'America contemporanea. Corservatore ma critico della politica estera Usa, spara a zero contro i "poliziotti del pianeta".

    di Alberto Mingardi

    MILANO - L'anno scorso, ai tempi di quella faticosa campagna presidenziale, del continuo ping pong fra Bush e Gore, delle bandierine al vento e dei colpi bassi fra un leader e l'altro, in America non c'erano solo loro, i due contendenti. C'era almeno un terzo candidato, lasciato in disparte, oscurato dalle telecamere dei grandi media forse, eppure era lì, non poteva non esserci, a recitare quella parte scomoda che gli Usa assegnano agli uomini di pace e di buon senso, da Adlai Stevenson in poi.
    Pat Buchanan, all'anagrafe Patrick J. Buchanan, classe 1938, è sulla scena politica da tempo, è un mastino americano, di grande intelligenza e di poca fortuna. E' stato senior advisor di tre presidenti, i "suoi" tre presidenti: dal '66 al '74 fu una delle pochissime persone a stare accanto a Richard Nixon, senza mollarlo alle prime avvisaglie di diffoltà. "Un amico", dice. Poi è stato assistente particolare di Gerald Ford. Poi consigliere per la comunicazione per Ronald Reagan, che è come dire preparatore atletico di Fiona May. Un repubblicano tutto d'un pezzo, insomma. Ma è un amore finito. Nel 1991, Buchanan sfida George Bush per la nomination presidenziale. Corre in trentatré stati, raccatta tre milioni di voti ma non bastano per fermare l'inarrestabile avanzata del vice di Reagan. Che è il primo a sventolare la nuova formula magica, "nuovo ordine mondiale", che a Pat incute più paura che rispetto. Qualcosa si rompe, e Buchanan l'anno scorso tenta di espugnare la Casa Bianca, ma è un altro partito, è un'altra bandiera: piglia i resti del "Reform Party" di Ross Perot e lo traghetta mesto verso l'oblio. Il risultato è miserrimo, però lui è lì, sulla breccia, e davanti a due oratori spenti come Bush e Gore, in televisione fa la sua figura, gonfia il petto, è lui l'ultimo erede - nel testa a testa fra due figli di papà - di un'America di cui essere orgogliosi.
    A ventitre anni era fra gli editorialisti più letti d'America, a sessantatre fa ancora parte del club, UsaToday e Rolling Stone non si fanno problemi a pubblicare questo monumento alla destra, un'altra destra, fuorimoda magari, ma vera. Come quel nome da modernariato, The American Cause, che Pat ha appiccicato alla sua associazione, un network di circoli culturali, il sogno di un giornalista più che di un politico.
    Buchanan è un uomo che non diventerà mai Presidente, sono facile profeta, ormai ci ha fatto il callo, e gratta gratta non è quello il suo obiettivo. Vuole solo una risposta. La domanda è diventata il titolo di un suo libro A republic or an empire?, siamo una repubblica o un impero?, forza America rispondi. Nell'attesa, Pat Buchanan sta scrivendo un nuovo saggio, s'intitola Death of the West, la morte dell'Occidente, che è fortina come espressione, soprattutto in questi tempi di conflitti e di classifiche fra civiltà. "Eppure non dobbiamo nasconderci una verità: le nazioni occidentali hanno fallito nel loro compito fondamentale, perpetuare la nostra civiltà, garantire un futuro alla Cristianità... nel mio libro cerco di capire perché".

    Mr. Buchanan, lei viene da destra, ma è il critico più acceso di una certa politica estera che gli Stati Uniti hanno perseguito in passato...

    Mi lasci chiarire. Io ero e resto un "cold warrior" orgoglioso, ho dato il mio supporto a ogni grande iniziativa anticomunista, da JFK a Reagan. E credo che il mio Paese si meriti una difesa che non sia seconda a nessuno, e che ci permetta di rispondere in modo risoluto a ogni attacco contro i cittadini americani. Però...

    Però?

    Però oggi l'America deve fare una scelta, è in ballo il nostro destino. Vogliamo essere una repubblica, quella repubblica sognata dai Padri Fondatori, oppure un impero? Vogliamo davvero diventare il poliziotto del mondo, impelagandoci in questioni che non ci riguardano per poi pagarne le conseguenze, come le abbiamo pagate l'undici settembre?

    E della guerra in corso, in Afghanistan, cosa dice?

    L'attacco alla Twin Towers non poteva non avere una risposta. Certo, all'interno della Casa Bianca vi sono tendenze opposte: chi vuole effettivamente dar corso alla giustizia, e chi invece coltiva il sogno di una guerra globale. Auguriamoci che il Presidente continui ad ascoltare Colin Powell, una voce quantomai preziosa per l'America, che consiglia moderazione e calma.

    Ci sono anche altre voci, il partito dei guerrafondai...

    Sì, io li chiamo i vulcaniani, sono i portabandiera dell'imperialismo etico nel Partito Repubblicano e, adesso, alla Casa Bianca. Senz'altro il più potente è Paul Wolfowitz...

    Il vice-segretario alla difesa?

    Lui. Per darle un'idea del tipo: come analista di Bush il Vecchio, Wolfowitz nel 1992 scrisse un libro bianco consigliando di dichiarare guerra alla Russia e spedire 24 divisioni Nato a "liberare" la Lituania, nel caso la Russia non ne riconoscesse l'indipendenza. Un altro è Richard Perle, oggi analista di Whitehouse, e membro importante della brigata "radiamo al suolo Baghdad". Un altro, è il segretario alla sicurezza nazionale di Bush padre, Brent Scowcroft, che neanche un anno fa voleva spedire truppe americane come polizia di pace, un vigile urbano fra Siria e Israele.
    Nessuno di questi "vulcaniani" realizza la verità fondamentale che quando esplode una bomba, non è solo una spia rossa che si accende al Pentagono, c'è della gente che muore.
    Lei fa riferimento a delle azioni di politica estera che hanno finito per costituire il "movente" della strage dell'11 settembre. Bin Laden ne ha stilato un lungo elenco, al primo posto: le sanzioni all'Iraq. E' d'accordo con l'ex segretario di Stato Madeleine Albright, che sosteneva che queste sanzioni fossero legittime e giuste?
    Credo che ogni nostro atto di guerra debba essere conforme alla tradizione giudaico-cristiana, la quale ci ha lasciato in eredità il concetto di "guerra giusta". Ora, bisogna avere l'onestà intellettuale di ammettere che le sanzioni sono un atto di guerra, puro e semplice, perché negare il cibo a delle persone innocenti mi sembra francamente lo stesso che sganciar bombe sulla loro testa...

    Insomma, le abolirebbe?

    Le rispondo così. L'Iraq un tempo era il Paese più avanzato del mondo arabo, quanto a scienza e medicina. Oggi, i dottori iracheni non possono nemmeno leggere le pubblicazioni scientifiche di medicina; perché i giornali medici sono sotto embargo. La leucemia infantile, che in America si cura nel 70% dei casi, in Iraq è sinonimo di morte certa. Le siringhe disponibili sono talmente poche che vengono usate e riusate. Persino le borse di plastica per il sangue non passano l'embargo. Secondo le stime più attendibili, ogni mese 5000 bambini iracheni muoiono per l'impatto delle sanzioni sulle risorse idriche, sulla sanità, sulla dieta, sulla ricerca scientifica. Si muore per dissenteria, per colera e per malnutrizione.
    L'Onu parla di 60000 bambini che muoiono ogni anno, sono 600000 dal 1991: se queste stime fossero esatte, significherebbe che sono più i bambini iracheni morti in dieci anni che tutti i nostri soldati morti in azione nel ventesimo secolo. Woodrow Wilson diceva che le sanzioni erano un rimedio "silenzioso, pacifico e mortale". Oggi, dovremmo correggerlo: sono un'arma silenziosa per la distruzione di massa visto che le vittime sono sempre i deboli, gli ammalati, le donne e i bambini. E' giusto che gli americani vibrino di disgusto vedendo i terroristi arabi sgozzare dei bambini israeliani. Ma che cosa credete che pensino gli arabi vedendo le sanzioni americane fare strage di bambini iracheni ogni giorno che passa?".

    Non crede, però, che una revoca dell'embargo potrebbe risolversi in un gigantesco favore a Saddam Hussein?

    Che Saddam sia un tiranno non ci sono dubbi. Non ci sono dubbi che abbia fatto del male al suo popolo e sia impegnato nella costruzione di armi pericolosissime. Ma le sanzioni hanno cambiato qualcosa? Non l'hanno neppure scalfito, se ci interessa colpire Saddam dobbiamo prendere atto che le sanzioni non funzionano, e contribuiscono semplicemente a uccidere degli innocenti e ad impoverire il popolo iracheno. Anziché renderlo più forte, e far sì che si ribelli al suo duce. No, una politica che uccide tanta gente non può essere giusta, non può essere morale.

    Se fosse lei il Presidente, quale sarebbe la sua strategia per la pace in Medio Oriente?

    Confesso che ero molto speranzoso sulle possibilità della pace prima che il generale Rabin, che conoscevo da quando ci incontrammo per la prima volta nel '67, dopo la guerra dei sei giorni, quando Rabin, dicevo, era ancora in vita.
    E adesso non smetto di sperare, ma purtroppo non mi sembra probabile che israeliani e palestinesi arrivino a un accordo sulla West Banck e Gerusalemme, un accordo che vada bene per entrambi. E' un conflitto che non può finire fino a che uno Stato Palestinese non deterrà un pezzo di Gerusalemme e la potrà definire la sua capitale. Ne parlavo con l'allora primo ministro Peres una volta, era l'82 o l'83, e gli chiedevo se credeva potessero trovare una soluzione a questo problema. Peres mi rispose che era possibile, e credo che sia ancora un suo convincimento - ma non supportato dalla volontà politica generale.
    George W. Bush sembra aver aperto una nuova stagione politica di dialogo con la Russia. Lei è stato uno degli architetti della "distensione" nixoniana, e poi ha partecipato ai faccia-a-faccia fra Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov. Quale dovrebbe essere la politica degli Stati Uniti nei confronti della Russia?
    Quando Reagan arrivò alla Casa Bianca, nella sua prima conferenza stampa dichiarò politicamente che i russi, nei negoziati, si riservavano sempre il diritto di mentire, di ritrattare e di rubare. E quindi li definì, l'espressione è ormai sui libri di storia "l'impero del male'. Ma quando Ronald Reagan lasciò Washington, lui e Gorbaciov avevano camminato l'uno affianco all'altro nella Piazza Rossa. E Reagan era diventato un eroe per i russi, e per i popoli dell'Est in generale, con la caduta del muro di Berlino. Credo che sia una delle nostre priorità tornare ad avere una buona relazione con la Russia, ricucendo quei rapporti che Clinton aveva raffreddato. E' un grande paese e un grande popolo, cui dobbiamo rispetto.

    Mi sembra che invece lei sia più critico rispetto alle aperture ai cinesi...

    Guardi, io sono una di quelle dieci persone ancora in vita che accompagnarono Richard Nixon nel suo primo viaggio in Cina (anche se Henry Kissinger mi avrebbe volentieri lasciato a Shangai, dopo la mia "performance" diplomatica in quel viaggio). Riguardo la Cina, credo che sia necessario abbandonare certe visioni bidimensionali. Quella che la Cina è un grande mercato e quanto è bella la Cina. E quella per cui c'è ancora il "pericolo giallo". La Cina del dopo-Tienamen è diventata sempre più bellicosa, e sempre più indifferente agli sforzi diplomatici americani. I leader cinesi ci hanno preso in giro sui diritti umani dei dissidenti religiosi. Inoltre, stanno dando fondo alle loro finanze per potenziare i propri arsenali.
    Certo, dopo la visita di Bush cambia tutto. Ma consiglierei al Presidente di ricordare che la nostra più grande arma è che dall'integrazione economica fra i nostri due paesi dipende il fallimento o la resurrezione della Cina. Bisogna tenere aperta la porta, ma anche stare attenti a quello che succede in organizzazioni come il WTO, dove i cinesi stanno giocando duro per ottenere sussidi e prebende a spese dell'economia americana. Henry Kissinger ha ragione su una cosa, ristabilire il contatto è sacrosanto, ed è stato fatto, ma non dobbiamo cedere su temi importanti, avere garanzie precise per Taiwan e per il rispetto delle libertà fondamentali.

    Un'ultima domanda Buchanan, ci spieghi la sua America.

    La mia visione, il mio sogno dell'America è quello di una repubblica che ha riconquistato ogni traccia della sua sovranità perduta, della sua indipendenza, della sua libertà.
    Una repubblica e non un impero, una nazione che non dichiara guerra a meno che non sia attaccata e, se deve andare in guerra, lo fa solo dopo una dichiarazione del Congresso. Non a comando del presidente. Io non sono un imperialista, non sono un interventista, non sogno né l'egemonia né l'isolamento per il mio paese. I simply believe in America first, last and always. Non sono un cittadino del mondo, come diceva Clinton di sé. Perché essere cittadino americano è un onore più grande. Facendo un brindisi, John Adams, il grande bostoniano, una volta si ritrovò a gridare: "indipendenza, ora e per sempre!". Ecco, questa è la mia America.

    (15 DICEMBRE 2001)



    Questa intervista non è attualmente disponibile su Internet e proviene dall'archivio privato del sottoscritto, che l'ha riproposta integralmente senza alcuna manomissione.

  10. #10
    Forumista senior
    Data Registrazione
    31 May 2009
    Messaggi
    1,441
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ciao Florian, come mai il logo di v-dare, think tank (o che si voglia) anarchico, se non erro...

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. La carica assassina della destra americana
    Di Monsieur nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 15-09-10, 17:13
  2. Pat Buchanan, vecchio cuore della destra americana
    Di Florian nel forum Conservatorismo
    Risposte: 41
    Ultimo Messaggio: 09-08-08, 15:11
  3. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 29-09-06, 00:51
  4. I libri all'indice della destra americana
    Di Arthur I nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 03-06-05, 18:42

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226