Prima di allontanarmi per il riposo estivo, lascio questo scritto che apre una nuova discussione. Lo lascio qui perché, credo, nel mondo cattolico il "senso della Tradizione" non è per nulla chiaro e scontato.
Per Tradizione non intendo solo il nucleo del messaggio evangelico ma anche le cosiddette tradizioni ecclesiastiche, liturgiche e così via.
Rimango sempre impressionato nel constatare la resistenza clericale fatta dinnanzi alla prassi liturgica tradizionale (la cosiddetta "messa di Pio V").
Secondo me chi vi si oppone non è solo polarizzato in un certo stile impresso dopo il concilio vaticano secondo; sotto questa reazione intuisco una opposizione al concetto di tradizione tout-court, a quanto essa presuppone e a quanto questa richiede.
Un culto, una dottrina, un dovere morale che precede ognuno, è stato codificato prima di ognuno, che si vive e si trasmette, trova indisposti tutti quelli (e sono realmente molti) per i quali il fatto religioso dovrebbe essere lasciato ad una certa misura di spontaneità e ad una certa personale innovazione permanente, a infiniti adattamenti. L'innovazione poi, guarda caso, stempera sempre in misura crescente la testimonianza evangelica, la coerenza e l'impegno ascetico.
Constato, così, che tra colui che incarna una tradizione religiosa e chi vi si oppone c'è una situazione spirituale diametralmente opposta: uno è a 180° rispetto all'altro. Il primo è realmente "figlio" e trasmettitore di chi lo ha preceduto, il secondo è in una condizione spiritualmente scismatica rispetto al primo. E' scismatico anche se non lo sa e nessuno, probabilmente, glielo dirà. Che autenticità si può trovare in questi ultimi? Quale insegnamento, quale stimolo?
Mentre scrivo queste righe, rivedo il clero che ho conosciuto, rivedo uomini realmente di "tradizione" con una identità chiara e definita e altri che in più punti l'hanno rotta o rovinata, vittime di un concetto vitalistico ed evoluzionistico di fede.
Ricordo la definizione popolare di "prete moderno" dietro alla quale pare non esserci proprio un complimento data ai preti "spiritualmente scismatici".
Il più grosso problema, quello che sta alla base di tutti i problemi nell'attuale congiuntura storica, è, in fondo, il senso di "Tradizione", di Tradizione vivente che è venuto meno in buona parte della Chiesa occidentale.
E' da questa base che si dipartono i più angoscianti problemi, come quello della secolarizzazione del clero che sta pure alla radice del disorientamento e della mancanza d'identità del clero odierno e, di riflesso, di buona parte del laicato cristiano. A partire da qui appassisce ogni "virtù di religione" e si diffonde l'attuale senso di vuoto spirituale del quale facciamo esperienza quotidiana.




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