PADOVA
La Spa degli appalti in mano ai partiti
Nove indagati per truffa all'Unione europea
SEBASTIANO CANETTA
ERNESTO MILANESI
PADOVA
Dieci milioni di euro in appalti «addomesticati», grazie ad un giro virtuale di perizie e fatture. L'inchiesta del pm Federica Baccaglini (supportata dalla Guardia di finanza, con gli uomini del maggiore Antonio Manfredi) ha scoperchiato definitivamente il «giro» di affari e politica, di interessi e poteri, di imprenditori e funzionari legato a Cosecon. La sigla era nata con il consorzio fra comuni per lo sviluppo del Conselvano, ma si è trasformata in una specie di holding con società d'ogni tipo.
Nella Bassa padovana,
la cura della storica depressione economica passava per un'intesa bipartisan degli amministratori pubblici. Una galassia di società, sul confine fra pubblico e privato. E di nuovo la gestione dei finanziamenti dell'Unione europea e della Regione, che la procura considera truffaldina. Il faldone dell'inchiesta è infarcito di documentazione, ma anche di eloquenti intercettazioni telefoniche.
Il 20 luglio sono scattati sei arresti e la notizia ha fatto tremare le vene ai polsi a più di qualcuno, fra Venezia e Padova. Si tratta di Roberto Dalla Libera, direttore generale di Cosecon Spa; Andrea Breda, capo dell'ufficio tecnico e Silvia Ginasi, responsabile delle gare d'appalto sempre di Cosecon. In manette, mentre stava per imbarcarsi verso Santo Domingo, il dirigente della Regione Luigi Destro. Infine, due imprenditori: Paolo Garofolin e Francesco Gerotto, costruttori di provincia. Sono accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato e dell'Ue, concussione, falsità ideologica e materiale. Tutti e sei sono stati scarcerati giovedì dal tribunle del riesame di Venezia.
Indagati a piede libero, invece, tre professionisti che hanno diretto i cantieri Cosecon: Mauro Sarti, Francesco Calgaro e Andrea Fochesato. Sono l'ex assessore Ds all'urbanistica di Cadoneghe, il segretario amministrativo provinciale dell'Udc e il figlio del «superconsulente» della Provincia, dove sta per scadere il secondo mandato del forzista Vittorio Casarin.
Un quadro imbarazzante: Cosecon Spa appaltava urbanizzazioni per conto dei comuni.
Gare con differenti vincitori,
sulla carta. Peccato che poi arrivasse sempre lo stesso sub-appaltatore (Garofolin) a trasformare i cantieri in una partita di giro.
Una sorta di «pizzo» reso meno mafioso da gare, delibere e perizie regolarmente certificate. Ma con i boss di provincia che godevano di protezioni e tacite connivenze grazie ai funzionari e ai professionisti legati a filo doppio con i partiti. L'operazione delle fiamme gialle produce l'eco di una bomba: Cosecon Spa è la maxi municipalizzata dei servizi, partecipata da 91 comuni padovani (su 104), dalle Province di Padova e Venezia, e foraggiata da Veneto Sviluppo, la finanziaria della Regione.
Gli arrestati non sono anonimi funzionari: Dalla Libera è il deus ex machina del vecchio Consorzio diventato Spa; l'unico, da Conselve fino a Cona, in grado di garantire continui finanziamenti per trasformare i campi in capannoni e immobili. Luigi Destro, invece, è il prototipo del conflitto d'interesse da sottobosco: dirigente della Regione e consulente di fiducia dell'impresa Garofolin; è stato capo del genio civile di Padova, ma anche assessore ai lavori pubblici a Cartura; responsabile tecnico-amministrativo nel collaudo di importanti infrastrutture, tra cui il cavalcavia Sarpi-Dalmazia a Padova e il ponte di Calatrava a Venezia.
I dialoghi al cellulare dipingono l'impresario edile Garofolin neanche fosse uscito dalle pagine di «Gomorra». Da Torreglia, sui Colli Euganei, ha costruito un piccolo impero monopolizzando appalti. Oltre al «giro Cosecon», costruisce piste ciclabili grazie alla Provincia e incassa gli incarichi dell'Ater per il Peep del quartiere Torre a Padova. L'ingegner Breda, che curava gli aspetti tecnici della truffa, è il supervisore del cogeneratore ad olio vegetale (costo 9 milioni di euro) che sorgerà a Conselve nonostante l'opposizione dei residenti. Le 75 pagine dell'ordinanza firmata dal pm Federica Baccaglini tracciano la parabola della «cupola» che ha governato l'urbanizzazione nei comuni di Cona, Vescovana, Stanghella, Conselve e Boara Pisani. La procura ha messo a nudo il sistema per dirottare le gare dei piani di insediamento produttivo della Bassa all'impresa di Garofolin: otteneva tutti i cantieri con i subappalti. Il «vero» vincitore della gara si rifaceva gonfiando i costi delle varianti ai progetti, spesso nemmeno eseguite, ma comunque certificate dal comitato d'affari decapitato dalla magistratura. In buona sostanza, Cosecon «espropriava» i comuni e con i finanziamenti di Bruxelles progettava, costruiva e vendeva insediamenti. A beneficio delle imprese amiche e con il drenaggio di soldi pubblici. Dalla Libera & C disegnavano, a propria misura e oltre il lecito, lo sviluppo del «meridione» del Nord Est:
energia,
formazione,
edilizia,
banda larga, con un occhio di riguardo alla
gestione dei rifiuti.
Nella galassia delle partecipazioni Cosecon spicca Trasporti Ecologici Srl (ora Progetto salvaguardia ambiente), discussa capofila della filiera dei rifiuti che termina alla Star Recycling, la scandalosa fabbrica della «monnezza». E' la ricicleria nella
zona industriale di Padova dove
25 facchine magrebine della cooperativa Centro Lavoro erano costrette a raccogliere i rifiuti speciali a mano, tra scarti ospedalieri e carcasse di animali.
Nata come consorzio per lo sviluppo del Conselvano nel 1967, la municipalizzata della Bassa ha smarrito per strada la pubblica utilità e rivestito i più comodi panni del comitato d'affari. Lo denunciò per primo Alessandro Naccarato, diventato deputato Pd. «Alcuni amministratori locali e della Provincia hanno costituito una rete di società per delegare ai privati il governo del territorio e la gestione dei servizi pubblici. In molti casi le società sono state amministrate da sindaci, assessori, ex sindaci, ex assessori dei comuni soci, in modo da far coincidere, in palese violazione della legge, il ruolo di controllori e controllati.
I risultati sono drammatici: servizi di scarsa qualità, costi elevati, società a partecipazione pubblica piene di
debiti che gravano sui Comuni soci,
privati che hanno comprato a prezzi stracciati aree strategiche».
Non si salva nemmeno la Regione che ha dato il nulla osta a Destro per le consulenze, nonostante il funzionario fosse già stato arrestato per la truffa dei «sabbionanti», che rubavano la terra nei canali con la scusa di riqualificare gli argini. Neppure gli ex Ds escono immuni dallo scandalo che affonda le radici negli anni 90. Lo testimonia il tentativo di rilancio di Trasporti ecologici, comprata a prezzo «gonfiato» da parte degli amministratori di Tribano, legati a doppio filo all'ex sindaco Natalino Zambolin. Gli occhi li hanno chiusi un po' tutti: le pallottole inviate ai magistrati che indagavano sulle cessioni sospette e i bossoli ai costruttori «ribelli» forse non facevano notizia quanto «l'emergenza sicurezza».
Avevano fatto appena più rumore la svendita di Apga (ceduta ad Acegas-Aps per un quarto del valore reale) e il tentativo di «riciclare» Energycom, scatola vuota con quote prossime allo zero, non avendo i comuni mai ratificato le concessioni per veicolare il metano. Perfino l'acquisto di Trasporti ecologici (operazione al vaglio della magistratura che ha rinviato a giudizio 15 persone) aveva prodotto un polverone rapidamente rarefatto.
Adesso Comuni, Provincia e Regione si preoccupano di tagliare i «rami secchi», di tornare alla vocazione iniziale, di «ripulire» il management. Per il momento, in liquidazione c'è Cosecon formazione lavoro che contava di replicare nella Bassa i corsi finanziati dall'Europa. Rispunta comunque la sigla Dieffe scarl, una cooperativa della Compagnia delle Opere. Ritornano i nomi di Graziano Debellini, Fabio Di Nuzzo e Alberto Raffaelli: tutti indagati nell'ambito del filone veneto dell'inchiesta «Why not?» che, nonostante tutto, potrà proseguire con i necessari approfondimenti.
Per Cosecon l'unica certezza è il cambio di nome. Da settembre diventerà Attiva, ma parte già con 5 milioni di euro di passivo.