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    Question Che ne pensate di Radovan Karadžić

    Radovan Karadzic, un ricordo

    In un momento in cui il mondo esulta per la cattura del "criminale" Karadzic, penso sia onesto proporre un'immagine di "minoranza" dell'uomo.
    Nei primi anni '90 ebbi l'occasione di parlargli molte volte. In una affrontai il tema dei crimini di guerra di cui era accusato. Gli dissi "neanche mia moglie mi crede quando le dico che non mi sembri un criminale"; lui mi rispose che nei primi giorni della guerra civile "cittadini uccisero altri cittadini", e che nessuna autorità era abbastanza forte da fermare il massacro. Quando lui prese in mano la situazione i massacri furono fermati. Per dare a mia moglie un messaggio concreto della sua buona fede mi consegnò un documento in cui mi permetteva di attraversare le linee serbe con bambini musulmani da portare in Italia per cure.
    Quando i croati sfondarono il fronte occidentale migliaia di profughi serbi stavano scappando dai territori invasi. C'era una ragazza croata con un tumore in fase terminale che voleva morire tra le braccia di sua madre, abitante a Banja Luka. Per una croata viaggiare contro la corrente dei serbi in fuga era un grosso problema, e nemmeno importanti organizzazioni internazionali erano riuscite ad aiutarla. Io chiesi aiuto a Karadzic e lo ottenni. Degli amici veneti e triestini la misero su di un aereo per Belgrado; qui venne presa in carico da miei colleghi serbi che la nascosero per una notte in un ospedale, quindi iniziò il suo viaggio verso Banja Luka in una ambulanza messa a disposizione dai serbo-bosniaci. Io la precedevo di qualche chilometro per trattare il suo passaggio ai vari posti di blocco. La ragazza era molto coraggiosa e strinse la vita tra i denti, rifiutandosi di morire prima di aver visto sua madre. Alla fine arrivò a casa della madre e poche dopo ore morì come aveva chiesto. I serbo-bosniaci mi diedero una medaglia quale segno di riconoscenza per aver dato loro l'occasione di mostrare la loro vera natura.
    Prima che la guerra volgesse in favore dei croati e dei musulmani la sacca di Bihac era assediata dall'esercito di Mladic e la gente stava per morire di fame.
    Io fui contattato da alcuni membri del Quinto Corpo d'Armata musulmano per una missione di soccorso alla popolazione di Bihac. Avevano riempito due camion con cibo, in particolare zucchero, ma non sapevano come passare attraverso le linee serbe. Nemmeno l'ONU era riuscita ad ottenere i permessi.
    Io offrii una cena a Zagabria ad un membro dello stato maggiore croato e ottenni da lui il permesso di passare attraverso il territorio croato, fino al confine di Moscenica con la zona occupata dai serbi.
    Arrivai poi a Pale di sera e chiesi di parlare con Karadzic; era occupato con il Gruppo di Contatto europeo, e mi fu chiesto di aspettare. Nell'attesa molto lunga fui invitato a cena in una sala piena di soldati e funzionari del governo serbo-bosniaco. A metà della cena mi accorsi che i presenti si irrigidivano, mentre alla mie spalle la voce di Karadzic: "cosa vuoi questa volta?" Io riuscii a malapena ad ingoiare un grosso boccone e balbettai: "i bambini di Bihac stanno morendo di fame, tu non li lascerai morire, vero?"
    Karadzic sospirò e mi diede il permesso di passare con i camion, ma mi raccomandò di fare attenzione perchè "quelli erano terroristi". Io ebbi il coraggio di rispondergli "è proprio quello che dicono di te".
    Così fui in grado di guidare i due camion con targa croata con due autisti musulmani attraverso la Croazia e la Republika Srpska. Nessun osò torcere un capello ai miei autisti. Ebbi solo un problema con un funzionario dell'ONU che mi denunciò per violazione dell'embargo contro la Serbia, avendo io una tanica di benzina in macchina...
    Poi i due camion riuscirono a passare dentro la sacca di Bihac, altri camion li seguirono nelle settimane seguenti, poi i musulmani cercarono di rapirmi, ma questa è un'altra storia.

    Quando il Tribunale dell'Aja emise il primo mandato di cattura contro Karadzic la motivazione era quella di essere stato il comandante in capo dell'esercito serbo che si era reso responsabile di quei crimini. Chissà se qualcuno ricorda che una settimana prima di Srebrenica il giornalista del Piccolo di Trieste, Maranzana, aveva scritto un articolo in cui definiva Karadzic un presidente ormai praticamente spodestato (da Mladic, per ordine di Milosevic?) quasi prigioniero nella sua residenza di Pale. La mia impressione è che il Tribunale, in ossequio a chi pagava lo stipendo ai suoi giudici, abbia emesso il mandato di cattura un po' frettolosamente, inventandosi gli unici crimini di cui Karadzic poteva certamente definirsi innocente.

    Io non so se Radovan abbia rubato da bambino la marmellata o se abbia mai ordinato di uccidere qualcuno nella sua vita; posso solo testimoniare che l'uomo che io ho conosciuto mi ha sempre concesso di aiutare bambini di entrambe le fazioni senza alcuna discriminazione. Non ebbi mai l'impressione di parlare con un mostro.


    Marino Andolina
    pediatra (Trieste)



    Coord. Naz. per la Jugoslavia <jugocoord@tiscali.it>






    La parola a Radovan Karadžić


    Per gentile concessione dell'autrice, Jean Toschi Marazzani Visconti, sono disponibili sul nostro sito internet - alla pagina http://www.cnj.it/documentazione/karadzic.htm - alcuni estratti dal suo libro "Il corridoio". Si tratta di brani di interviste a Radovan Karadžić, effettuate tra il 1993 ed il 1996, che consentono al lettore di farsi un'idea della personalità e della ideologia del leader politico dei serbi di Bosnia senza dover passare attraverso i filtri e i veri e propri insulti usati in queste ore dai mass-media nostrani in occasione della cattura di Karadžić a Belgrado.
    Dalle parole di Karadžić emerge un quadro sicuramente sorprendente, tanto nella scoperta di ciò su cui si può essere d'accordo, quanto nei punti di disaccordo che ciascuno di noi può avere rispetto a certi aspetti delle posizioni di Karadžić. Un quadro comunque profondamente diverso, e per certi versi persino ribaltato, rispetto a quello dipinto dal giornalismo di guerra dei paesi della NATO. (a cura di AM per il CNJ)







    Sugli schieramenti internazionali:


    ... Molte volte siamo stati sorpresi dal comportamento degli americani. Prima di tutto, quando hanno riconosciuto la dissoluzione della Jugoslavia e hanno sostenuto la secessione unilaterale di Slovenia e Croazia. Avevamo sperato che gli Stati Uniti rispondessero negativamente alle secessioni unilaterali. Ora Washington sta aiutando i musulmani a continuare la guerra con la promessa che i risultati saranno riconosciuti. Anche i serbi hanno diritto agli stessi riconoscimenti. Siamo con le spalle al muro, non abbiamo altra scelta che difenderci.


    ... Per la prima volta il nazismo croato ha avuto più alleati di noi. Noi serbi, non la mia gente o il mio partito, noi serbi in generale siamo stati accusati di essere un paese bolscevico, comunista, nazionalista, le etichette sono state cambiate continuamente. La verità è che ci troviamo sul cammino della Germania verso l’Est. Abbiamo protetto l’Europa dall’Islam come nel Medioevo e proteggiamo i paesi dell’Est dalla Germania. Il nostro destino è quello di trovarci in una posizione geopolitica molto difficile.




    Su chi ha incominciato la guerra e perchè:


    ... durante la Conferenza di Lisbona prima della guerra (1991). C'eravamo accordati su una confederazione in Bosnia-Erzegovina. Tutte le tre parti avevano accettato. Poi l'Ambasciatore statunitense Zimmermann consigliò Alija Izetbegović di rifiutare. Ecco perchè abbiamo avuto la guerra. Due anni di tragico conflitto per ritrovarci nella stessa condizione: tre repubbliche. Tutto poteva essere raggiunto senza guerra, ma i musulmani sono stati consigliati di rifiutare la soluzione politica. L'Ambasciatore Zimmermann ne ha tutta la responsabilità. Come anche i Signori Genscher e Mock, insieme ad altri politici europei.


    ... Questo è esattamente quello a cui mira Alija Izetbegović: che due milioni di serbi si rifugino in Serbia. Questi due milioni di abitanti in più creerebbero gravi problemi sociali per la differenza di abitudini, mentalità e per la loro rabbia e povertà. Sarebbe una catastrofe per la Serbia. E' stupefacente che la dirigenza jugoslava non realizzi che è la Jugoslavia che vogliono distruggere, non la Repubblica Srpska o la Krajina.


    ... Se gli Stati Uniti fossero favorevoli alla pace, potrebbe realizzarsi in poche settimane. Siamo stati spesso molto vicini alla soluzione, poi qualcuno suggeriva ai musulmani di abbandonare le trattative. Tutto dipende dall'America. ... La Bosnia poteva sussistere solo come parte della Federazione Jugoslava.


    ... Prevedo la presenza della NATO per molto tempo. Noi siamo le vittime di questo tipo di gioco politico. La guerra nella ex Jugoslavia, non è scoppiata contro la volontà della Comunità Internazionale, ma per sua decisione. Questo è molto grave per noi. Comunque posso affermare che, durante i quattro, cinque anni di guerra, i generali delle Nazioni Unite arrivavano con pesanti pregiudizi nei nostri confronti, ma nel giro di un mese comprendevano chi è chi in questa guerra. Molti di loro sono stati rimpiazzati, perchè acquisivano troppe informazioni e diventavano favorevoli alla nostra causa.


    ... la Repubblica Srpska non è il risultato dei nostri atti. Ci era stato offerto di costituire la nostra unità etnica in Bosnia tre settimane prima dello scoppio della guerra. Il 18 marzo 1991, durante la Conferenza di Lisbona avevamo accettato di firmare l’accordo sulla Bosnia composta da tre Stati etnici. Il trattato era stato accettato dai musulmani, dai croati e dai serbi. Poco più tardi i musulmani rinunciarono all’accordo e iniziarono la guerra, la sera del 4 aprile, qui a Sarajevo. Sebbene prima avessimo subito alcuni arresti a Bijeljina e attacchi da parte dell’esercito musulmano regolare a Kupres e Bosanski Brod, loro diedero inizio al conflitto in Sarajevo nella notte fra il quattro e il cinque, alla fine del Ramadam, il mese sacro.




    Sui retroterra ideologici dei diversi nazionalismi:


    ... Il signor Izetbegović vestiva l’uniforme nazi-tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale. Esistono delle foto, articoli di giornali e sappiamo che è stato giudicato colpevole da un tribunale per aver fatto parte del gruppo dei giovani nazisti musulmani, Handžar, il cui modello spirituale era il Muftì di Gerusalemme, Mohamed Amin al-Husseini. Nel 1991 ha pubblicato a Sarajevo una “Dichiarazione Islamica“ nella quale auspicava che l’Islam si estendesse dall’Indonesia all’Europa. Noi serbi conoscevamo anche il signor Tudjman e le sue insegne ustascia e la stessa retorica della Seconda Guerra Mondiale. Oggi, noi proteggiamo la democrazia dal nazismo croato e l’Europa dal fondamentalismo islamico incombente, ma siamo i “criminali”.




    Sul Kosovo:


    ... Sappiamo che appena la pace avverrà, gli Stati Uniti inizieranno a creare fastidi in Kosovo. ... Chiunque abbia interesse a destabilizzare i Balcani e l’Europa inizierà con il Kosovo.




    Leggi tutto: http://www.cnj.it/documentazione/karadzic.htm

  2. #2
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    da Forum Belgrado Italia

    Arrestato a Belgrado il leader serbo bosniaco R. Karazdzic

    22/07/2008

    E’ di queste ore la notizia dell’arresto dell’ex Presidente della Bosnia Serba R. Karazdzic, avvenuta in un momento particolare della vita politica serba, molto probabilmente uno dei prezzi stabiliti a Bruxelles dall’Unione Europea e dalla NATO, con l’egida dell’illegale Tribunale USA dell’Aja, per il nuovo governo serbo, il quale, sostenuto, finanziato e controllato dall’occidente, deve ora ripagare i suoi padroni, svendendo la dignità e la storia nazionale del proprio popolo. Ora Karadzic, poi toccherà al Generale Mladic e come atto finale ci sarà la resa e la consegna definitiva del Kosovo.

    Così la Serbia sarà finalmente “civilizzata, “europea”, “liberata”, seppur immiserita, umiliata, devastata socialmente e violentata nella sua dignità nazionale.

    Il problema non è, come ci vogliono far credere, legato ai presunti crimini di guerra avvenuti quasi sicuramente su entrambi i fronti, come inevitabilmente avviene nei processi di conflittualità e guerra fratricida. Il problema vero e centrale, che la disinformazione strategica cerca di nascondere e occultare, è quale potenza, per propri interessi strategici, ha progettato, finanziato e favorito quei processi devastanti e distruttori. Quelle leadership occidentali dovrebbero quindi andare sul banco degli imputati della storia, come facemmo con il Tribunale R. Clark per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia, che condannò storicamente e moralmente gli allora leader europei e statunitensi.

    La vicenda di R. Karazdzic, leader in quel momento storico del popolo serbo bosniaco, è interna agli eventi tragici delle guerre jugoslave e là deve trovare una risposta, che dovrebbe avere però come obbiettivo una pacificazione storica (sicuramente molto difficile) tra le genti bosniache. Ma questo certamente non interessa ai politici occidentali, che hanno fomentato attraverso fantocci fanatici locali il dispiegarsi sanguinoso delle guerre balcaniche. Le responsabilità legate a quei fatti devono essere valutate e giudicate non dai finanziatori e approfittatori occidentali di quelle guerre, ma dagli organismi politici e giurisdizionali di quei paesi.

    Con quale coraggio si parla di giustizia, quando criminali accertati come Alija Izetbegovic, ex leader fondamentalista bosniacoeaizzatore dal 1941dell’odio etnico e religioso, non è mai stato giudicato; o Naser Oric, capo delle bande terroristiche musulmane bosniache, che scatenò il terrore intorno a Srebrenica prima della sua caduta, vergognosamente assolto nei giorni scorsi dal cosiddetto Tribunale dell’Aja. Per non citare i kosovari A. Ceku, H. Thaci o R. Haradinaj , che sono addirittura diventati capi di governo o ministri vezzeggiati dall’occidente, riconoscente per il lavoro di pulizia etnica svolto nel Kosovo. Solo quando l’occidente intraprenderà un processo di accertamento della verità storica uguale per tutti, significherà che starà lavorando per cercare e favorire la pace, la giustizia e la convivenza tra i popoli.

    Da parte nostra continueremo a lavorare per cercare la verità storica perché solo attraverso essa ci può essere giustizia, in caso contrario si perpetueranno e favoriranno l’odio, il fanatismo e le sopraffazioni.

    Alleghiamo qui due articoli che possono aiutare ad avvicinarsi alla verità, non quella dei media occidentali, asserviti nella loro stragrande maggioranza agli interessi strategici e geopolitici dell’occidente liberista, ma due documenti storici: il libro “Il corridoio” di J. Toschi Marazzani Visconti; e la testimonianza diretta e vissuta in prima persona dal Prof. M. Andolina (Responsabile dell’Associazione umanitaria internazionale “Fondazione Lucchetta”, uno dei più noti chirurghi trapiantasti internazionali e grande ambasciatore di pace nei teatri di guerra)




    Jean Toschi Marazzani Visconti: “Il corridoio, viaggio nella Jugoslavia in guerra”

    Segnaliamo l’uscita di questo importante e prezioso testo di una rara figura di giornalista qual è l’autrice, una attenta osservatrice delle tragiche vicende jugoslave e delle distruzioni collaterali.
    Un lavoro di documentazione che, soprattutto nella parte relativa alle vicende della regione Krajina e della Bosnia Erzegovina, va finalmente a colmare un vuoto di informazione e documentazione, con precisione, dettagli e particolarità conoscitive, non fondate sugli assiomi culturali e politici, con cui, in questi anni la propaganda di guerra targata NATO, aveva sapientemente drogato e permeato “ penne e cervelli”, sia di giornalisti che di osservatori, oltre che della stragrande maggioranza del movimento per la pace in generale, che, sulle vicende jugoslave si è più spesso trovato a fianco di “letture” e “proposizioni” geopolitiche funzionali ai piani egemonici dell’imperialismo, invece che degli interessi reali dei popoli. Questo molto spesso per “ignoranza” storica o di conoscenza diretta degli avvenimenti.

    Il valore di questo libro sta proprio in questo punto fondamentale: a differenza di molti esperti, conoscitori, studiosi o analisti che studiano, analizzano, discernono a mille o più chilometri di distanza, seduti davanti a Internet o con documentazioni di “riporto”, l’autrice affronta le vicende con cognizione di causa, abbinando documentazioni ufficiali, interviste, riferimenti pubblici, con sue testimonianze dirette fatte sul campo, con i protagonisti diretti.
    E come sempre tutto questo è il miglior servizio che si possa fare, per far emergere la verità e stimolare riflessioni e conoscenza.

    Un lavorio serio, dettagliato, intelligente, anche discutibile in certe letture, perché coraggioso nell’affrontare contraddizioni, tragicità, complessità, insite in tutte le conflittualità, mai riconducibili a schemini o formule meccaniche di analisi e interpretazione. Quasi mai JTMV si lascia a andare a interpretazioni soggettive, personali; in ogni passaggio cerca di “fornire” chiavi di lettura e comprensione, mantenendole sempre in quadri generali, in dinamiche internazionali, sia storicamente che geopoliticamente. E questo è il vero lavoro di INFORMAZIONE ( l’autrice non è una militante politica), questo è il più grosso servizio che si può fare alla causa della verità e della giustizia; altrimenti si finisce nel campo dei “tifosi”, pro o contro ma senza alcuna possibilità di incidere, di relazionarsi fuori da coloro che già sono schierati..

    In questo testo JTMV fornisce strumenti di riflessione, di conoscenza, di sapere documentato, stimola il lettore all’approfondimento, non alza bandierine o tesi precostituite, non ricerca consensi, fornisce materiale storico, spesso inedito, a ciascuno poi raggiungere una propria conclusione.
    Le vicende relative alla pulizia etnica della popolazione serba, avvenuta nella Krajina e nella Slavonia ad opera delle milizie croate ustascia, è da sempre documentata e provata, ma è stata scientificamente censurata in tutti questi anni, qui trova la possibilità di conoscerla.

    Anche nel processo di secessione della Bosnia Erzegovina, ci sono state dinamiche e passaggi “pianificati e pilotati” in luoghi molto lontani da Sarajevo e dalle genti jugoslave; questo libro rompe il letale e complice silenzio e fornisce molti elementi, per chi non è “pre schierato” a priori o in malafede, per avvicinarsi a “scomode” verità, anche per l’opinione pubblica occidentale.
    Per più di 40 anni in Bosnia hanno vissuto i Bosniaci, non erano divisi etnicamente in croati, musulmani o serbi, nel senso che l’appartenenza etnica non aveva nessuna incidenza nel campo della società civile, dei rapporti sociali, in quello giuridico o dei diritti sanciti.

    In tutti questi 40 anni nessuno aveva mai denunciato l’esistenza di campi di prigionia, né violenze o stupri in bordelli adibiti ad uso delle bestialità criminali. Le donne croate, musulmane o serbe non erano costrette a vagare con i propri bambini in braccio, attraversando ponti costruiti per unire le genti, per cercare scampo da guerre, morte e atrocità, con pochi fagotti, tanto terrore e senza più alcuna speranza in un futuro vivibile e dignitoso; cercando solo un qualsiasi tetto o riparo, una qualsiasi elemosina, una qualsiasi forma di sopravvivenza. I ragazzi e gli uomini croati, musulmani o serbi, lavoravano, studiavano, vivevano nella ricerca di costruire un proprio futuro migliore, non dovevano uccidere per non essere uccisi; costruivano ponti e case, non le distruggevano o bruciavano.

    Eppure nelle capitali dell’occidente “democratico” teorizzavano che prima quei popoli erano stati infelici, oppressi, soggiogati per 40 anni !? E ora come stanno questi popoli, dopo questi “liberi”, “democratici”, ALLUCINANTI ( per tutti, al di là delle etnie…) 13 anni ?! Dopo aver vissuto anni di violenze, di lutti, di violenze dispiegate, di campi profughi, di sopravvivenza primordiale e di disperazione, senza più le proprie case, le proprie famiglie distrutte o devastate, senza più la propria terra e le proprie radici, con la propria dignità violentata …ORA SONO FELICI ?!
    Quando la guerra era in corso, (…in troppo pochi…) abbiamo cercato di arginare, contrastare le loro menzogne, falsità, assurdità, perché ritenevamo che questo impegno fosse il miglior servizio alla lotta per la pace contro la guerra…poi è calato su queste genti e quelle terre il silenzio, l’oblio dell’indifferenza. Questo lavoro di JTMV aiuta a capire chi ha diretto e voluto questa guerra e a chi è servita: tra tante incertezze o dubbi, una cosa è certa NON certo ai popoli jugoslavi.

    Un libro che propone un pezzo di storia, dove si sono sperimentate e attuate metodologie di disinformazione scientifica e pianificata, che sono riuscite a fare sì che 40 anni di pace, sviluppo e libertà, si sono trasformati in un tempo di buio, decadenza, regresso; mentre una guerra folle e insensata, che ha causato orrori, morte, miseria, è stata “gestita mediaticamente” come passaggio di progresso ed evoluzione; dove, ovviamente, da una parte vi erano i “buoni” e dall’altra c’erano, geneticamente, i “cattivi”. E questo è stato il tragico e orrido scenario che sta come sottofondo, come lettura ufficiale ( anche a sinistra), di quei terribili anni ed eventi.

    Con questo libro l’autrice aiuta a mettere in guardia dai pericoli insiti in dinamiche orchestrate dai poteri forti imperialisti ( Kosovo e Iraq sono stati i passaggi successivi), per perseguire i loro interessi geopolitici o geostrategici, un pericolo che da qualsiasi punto si può provocare e sviluppare tragedie di proporzioni internazionali e di carattere storico, con ferite e ripercussioni insanabili per generazioni.
    L’invito è di leggere, far leggere e circolare il più possibile questo testo, insomma di “usarlo” come strumento di informazione e documentazione sulle questioni jugoslave.

    Come SOS Yugoslavia e Forum Belgrado Italia, faremo in modo di contribuirne alla diffusione più ampia, c’è anche la disponibilità dell’autrice a fare presentazioni e serate ove sarà possibile e utile. Chiunque sia interessato ad averne più copie per la diffusione ci contatti e gliele forniremo.

    “ …Vincerete, ma non convincerete. Anche se vi rimane il potere di chiamare bianco ciò che è nero e nero ciò che è bianco. Il potere di trasformare…un ricercatore della verità in un impostore; un rifiuto di prendere posizione in un partito preso; e chi dubita e diffida delle verità troppo semplici in un credulone. Bella impresa non c’è che dire. Effimera, ma voi andrete fino in fondo, ormai avete preso gusto alla velocità. Ma ricordatevi bene: anche se li assassinerete sul piano fisico e morale, l’anima degli uomini che rifiutano di sottomettersi è immortale…” ( R. Debray)

    Enrico Vigna – Portavoce del Forum Belgrado Italia

  3. #3
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    Ecco del materiale interessante; anche io comincio a credere che Karadzic non sia poi così un criminale come ci propinano, ma è troppo presto per sbilanciarmi devo informarmi meglio..( il contesto è complesso e io non ne so un emerito cazz..)

    http://www.comedonchisciotte.org/sit...wtopic&t=11242

    l'autore di questo scritto consiglia anche un libro:
    "Sappiano le mie parole di sangue" di Babsi Jones ( facilmente reperibile anche se è identificato come " romanzo")

    ecco una sintesi esaustiva del contenuto:

    "Una reporter italiana decide di rimanere a Mitrovica, nel Kosovo, nella settimana in cui la popolazione serba viene evacuata, prima dell'arrivo delle milizie albanesi. Dalla città fantasma la reporter scrive al suo direttore lettere che non verranno mai pubblicate. La sua, infatti, è una posizione controcorrente: è filoserba, antislamica,antioccidentale, decisa a fare piazza pulita delle falsificazioni e delle versioni di comodo che presentano i serbi come gli eterni cattivi, meritevoli dei bombardamenti umanitari che gli piovono addosso. Le lettere diventano questo "quasiromanzo": "quasi" perché la materia della narrazione deriva dall'esperienza diretta di Babsi Jones nei Balcani."



    Rabbrividisco..R.Debray, quel R.Debray? Il Regis traditore e revisionista?Quella specie di Depardieu mancato? Solo sentirne il nome mi fa venire l'urticaria..

    Comunque complimenti a Outis che ha messo su una bella domanda e mi ha fatto trovare lo stimolo per cercare di capire oltre la " verità ufficiale" ( molto spesso ufficiale e verità suonano come un ossimoro quando si parla di USA e loro alleati)

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Santucho Visualizza Messaggio


    Rabbrividisco..R.Debray, quel R.Debray? Il Regis traditore e revisionista?Quella specie di Depardieu mancato? Solo sentirne il nome mi fa venire l'urticaria..

    Mi interessa sapere su cosa si basa questa tua animosità verso Debray, che pur non essendo il massimo non è neanche il minimo (da sottolineare appunto la sua coragiosa presa di posizione anti-conformista sulla questione serba).

  5. #5
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    TRA EST E OVEST di G.P.



    Prima di fare qualche riflessione sulle “scaramucce” geopolitiche tra Usa e Russia, vorrei dire qualche parola sull’arresto del leader serbo bosniaco Karazdzic, poiché i media occidentali hanno già scritto la sentenza che il Tribunale Internazionale (AJA) ratificherà nei mesi a venire, dopo che il governo filo-occidentale serbo avrà aderito al piano europeo-americano “criminali in cambio dell’ingresso in Europa”.
    Non è da escludere che Karazdzic possa fare la fine di Milosevic, alla cui morte naturale è difficile credere. Milosevic fu dipinto come un nuovo Hitler e gettato dai media in pasto ad una pubblica opinione ampiamente ammaestrata, al solo fine di spianare la strada ai bombardamenti americani, complice il governo italiano del fidato amico degli Usa Massimo D’Alema.
    La tecnica di coprire di discredito il leader di un paese non allineato, attivando i meccanismi infami dell’ideologia dei diritti civili violati, è nota a tutti. Il pubblico è molto sensibile a questi argomenti, basta mostrare reiteratamente sui giornali o in televisione brandelli di abiti frammischiati a resti umani o la terra rimossa di qualche fossa comune (anche se scavata all’abbisogna come insegnano i fatti di Timisoara) per convincerlo che l’intervento umanitario è giustificato .
    Non voglio entrare nemmeno nel merito dei presunti crimini di guerra (ove essi fossero realmente tali, ma data la fonte di tanto sdegno, anche in questo caso, il dubbio è più che lecito) commessi da Karazdzic - le televisioni di tutto il mondo hanno mandato, in questi ultimi giorni, le immagini di cimiteri sconfinati, con lapidi bianche (quanto mute), per accrescere il disprezzo dell’opinione pubblica nei confronti di costui - ma è sempre meglio specificare che i fatti contestati si sono svolti durante una guerra fratricida, le cui responsabilità attraversano l’oceano e s’incontrano con la sempiterna supinità dell’Europa, la quale non mosse nemmeno un dito onde evitare che le “sponde” iugoslave si separassero.
    Definire e chiarire, appunto, il contesto che concatena i singoli episodi non è un elemento per decolpevolizzare gli attori materiali e i capi di quel conflitto (in guerra nessuno è mai innocente), tuttavia, le responsabilità vanno soppesate sulla bilancia della storia. Karazdzic non è oggi sul banco degli imputati perché colpevole di genocidio (sebbene questa sia la versione accreditata), il leader serbo-bosniaco è messo alla sbarra poiché recalcitrante all’ordine democratico-occidentale che ha il potere di stabilire chi ha ragione e chi ha torto, chi sono i buoni e chi i cattivi, cosa è giusto e cosa è sbagliato, sulla base dell’unico elemento che ha davvero valore in questa fase storica, l’accettazione dell’ordine democratico-occidentale.
    E se si analizzassero con cura i fattori che fecero precipitare la situazione nella ex-Yugoslavia, tanto che persino la semantica fu scossa dalla guerra esitando il termine atroce, quanto esplicativo, di “balcanizzazione”, oggi, di fronte al Tribunale severo e altero della Storia (e non dinanzi a quello farsesco dell’AJA), dovrebbero esserci seduti interi governi e Paesi che sfruttarono fazioni ed etnie per raggiungere i loro scopi di dominio dell’area balcanica.
    Diversamente, non si capirebbero i verdetti di assoluzione pronunciati, sempre dall’AJA, per criminali come Oric o per gli attuali leader kosovari (vedi Thaci), benché la stessa Carla Del Ponte, già procuratore del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Yugoslavia, abbia rivelato le atrocità commesse da questi uomini contro la minoranza serba, con tanto di traffico internazionale di organi.

    Detto ciò, io nutro pochi dubbi sugli organi internazionali che si ergono a difensori della legalità planetaria, distribuendo patenti di dittatori e di criminali ai nemici. Svelato il gioco dei due pesi e delle due misure qualsiasi persona di buon senso (che almeno non si sia fatta mandare il cervello all’ammasso dal circuito mediatico occidentale) saprà valutare quello che stiamo dicendo.

    http://ripensaremarx.splinder.com/po...E+OVEST+di+G.P.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da orkonner Visualizza Messaggio
    Mi interessa sapere su cosa si basa questa tua animosità verso Debray, che pur non essendo il massimo non è neanche il minimo (da sottolineare appunto la sua coragiosa presa di posizione anti-conformista sulla questione serba).
    Ti esplico subito il mio pensiero su questo figuro; non prendo posizione contro il Debray che cerca di chiarire la questione serba, lungi da me: Io aborro il Debray " guerrigliero" in Bolivia, quello che d'accordo coi suoi avvocati disse tutto quello che sapeva sul Che e sulla composizione della guerriglia; non fu certo lui a dire ai boliviani che Guevara era lì ( c'erano già state diserzioni da parte di due uomini portati dal dirigente dei minatori Moises Guevara) ma comunque diede un suo contributo e lasciò cadere la colpa su Ciro Bustos già impiegato dal Che in appoggio alla guerriglia argentina dell'EGP ( quella dove morì. tra i tanti, il fondatore di Prensa Latina, Jorge Masetti) e di quella peruviana nella zona del Rio Madre de Dios ( dove morì , tra gli altri, il poeta Javier Heraud). Basti vedere il bellissimo documentario di Tarek Saleh e Eric Gandini " Sacrificio , chi ha tradito Che Guevara" dove appare chiaro il profilo di Regis Debray... In seguito all'esperienza di Nancahuazu ( come se nn bastasse) Debray ha attaccato ingiustificatamente il Che, Castro e il processo rivoluzionario. Fu lui a descrivere Guevara come un masochista allucinato e Castro come un reuccio feudale, quasi a voler reprimere un suo senso di colpa.

    Questa , sia chiaro, è una mia posizione personale e non pretendo che sia condivisa da te; tuttavia esigo che tu non mi offenda così come hai fatto con altri utenti del forum in precedenti occasioni.

  7. #7
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    UNA LETTERA DALLA SERBIA








    Monty Python Balcan circus
    Ovvero il caso Karadzic visto dall'altra parte dell'Adriatico
    Barbatovac, Serbia, 27.07.2008

    Quando i diplomatici britannici vi fanno i complimenti per l'eccentricità e i Monty Python vi invidiano il Dr 3D Karadzic (Dragan David Dabic, la nuova identità dell' ”eroe”), significa che il vostro paese è un luogo decisamente non noioso. L'esatto contrario della promessa dell'oramai ex primo ministro Kostunica, che la sera che prese il potere dopo aver buttato giù Milosevic, nel lontano 5 ottobre del 2000 disse davanti alla folla: “Vi prometto una Serbia normale. Una Serbia noiosa”.
    Intendeva dire, un paese dove i problemi maggiori saranno legati al lavoro, alle ferie, ai flirt sotto l'ombrellone. Non ha mantenuto la promessa Kostunica. Ancora i giornali di mezzo mondo hanno parlato di Belgrado, stavolta in chiave turistica: i lovely and iresisteble Balcans rappresentano un luogo ideale per il tihovanje (la via trascendentale per il raggiungimento del nirvana, della pace assoluta, tramite le pratiche di raccoglimento esercitate dai preti ortodossi nei monasteri di Hilandar e Ravanica), per l'energia quantica umana e per i genocidi fuggiaschi.

    La notizia dell'estate è decisamente questa: Radovan Karadzic è stato arrestato. Non potrebbe che essere una svolta per la giustizia. Tutto il mondo politico si è congratulato con la Serbia per il suo coraggio. I serbi hanno reagito bene (tranne qualche cameraman del b92 contuso, e, vedremo domani la manifestazione indetta dal partito radicale contro il “regime di Tadic”, in realtà in sostegno di Karadzic), il momento politico per voltare pagina è maturo, se pur con un equilibrio estremamente fragile. Il presidente Tadic ha compiuto il lavoro del suo predecessore Djindjic e ha mostrato una maturità politica eccezionale. Anche i macchiavellici italiani lo invidierebbero! Quello che stona è la poca chiarezza dei fatti. Se David Dabic è stato aiutato a nascondere Radovan Karadzic e lo è stato in maniera organizzata, per anni, cosa è cambiato nel frattempo nei rapporti serbo-americani che possa aver cancellato l'accordo scritto Karadzic – Holbrooke?

    A portare all'attenzione della stampa l'esistenza di un accordo segreto sulla scomparsa di Karadzic è l'ex ministro degli Interni serbo Vlado Nadazdin, secondo il quale si tratta di un accordo firmato nel 1995, prima della Conferenza di Dayton. Nadazdin conferma di aver visto con i propri occhi quel documento, che fu firmato a Sarajevo o a Pale da Richard Holdbrooke, vicesegretario di Stato e plenipotenziario dell'amministrazione Clinton nei Balcani, ma stranamente l'accordo originale è scomparso poco dopo dagli archivi del Ministero degli Interni.
    L'accordo precisa che Karadzic avrebbe dovuto dare le dimissioni dalle sue funzioni all''interno del governo e del partito, e che non ha avuto alcun ruolo determinante nella guerra di Bosnia Erzegovina per quanto riguarda la dislocazione dei civili e le decisioni militari. Era stato stabilito che avrebbe lasciato la politica e non avrebbe rilasciato interviste, né scritto su questioni politiche, o preso parte a movimenti politici. Secondo l`accordo doveva lasciare la Repubblica Srpska, come territorio della Ex Federazione della Jugoslavia, senza che venisse perseguito come sospetto di crimini di guerra. Esplicitamente venne scritto che il Tribunale dell'Aja non era competente per ciò che riguardava Radovan Karadzic, e che il governo americano si sarebbe impegnato a non influire sulla gestione del partito SDS, nè sul suo scioglimento, né sulla sua autonomia.
    Allo stesso tempo Karadzic avrebbe ottenuto 600 mila dollari per la sua sicurezza, e sei agenti che avrebbero dovuto provvedere alla sua sicurezza per conoscere sempre ogni suo movimento. Nadazdin ha tuttavia ripetuto che bisogna chiedere a Holdbrooke dove si trovi ora questo accordo. L'attuale ministro degli Interni, nonché il segretario del partito di Milosevic, lo SPS, Ivica Dacic, balbettava la presenza degli servizi segreti stranieri nella localizzazione di Karadzic e nel suo arresto e non gli passava per la testa di dare le dimissioni nè di vergognarsi per tale atto. Con fierezza però ha affermato che il ministero degli Interni non ha partecipato al suo arresto.

    Mentiva sulla data dell'arresto che secondo lui e tutti gli altri rappresentanti delle istituzioni serbe è avvenuto il giorno 21.07.2008 mentre secondo il legale di Karadzic è avvenuto il giorno18.07.2008. Restano quindi 3 giorni di vuoto. Chi lo ha arrestato e dove è stato tenuto in questi 3 giorni? Si susseguono le notizie di ogni genere su tutti i media nazionali e internazionali: l'accusa pesante del Tribunale penale internazionale (genocidio, crimini contro l'umanità), la si dà per una condanna scontata e certa. Si bara ancora con le cifre inesatte (viene accusato per 200 mila morti in Bosnia quando il Centro per la documentazione di Sarajevo riporta la cifra di 98 mila morti di tutte le nazionalità), si ritorna alla retorica antiserba nello stile perfetto degli Anni '90, si spettacolarizza l'evento trasformandolo, come giustamente dice l''accusato, in farsa.
    Si tirano fuori le testimonianze da ogni dove, sulla presunta amante, si scopre che la nuova identità è appartenuta al soldato morto, si costruisce e ricostruisce la nuova vita del ex presidente della Republika Srpska e non si capisce più dove finisce la menzogna e dove inizi la verità e il contrario. Esercitava persino in Austria ed in Italia, dicevano i giornali, per poi scoprire che non era Karadzic ma un sosia, un tale Petar Glumac con il doppio passaporto, croato e serbo, di incredibile somiglianza con il Dr Dabic-Karadzic, fiero dell'opportunità offertagli per aumentare i suoi introiti. Karadzic come la matriosca: una, cento, mille identità in un uomo solo.

    Ora ci aspettiamo quella che sfoggerà al Tribunale dell''Aia, dove anche lui ha detto che vuole difendersi da solo. Il nostro “eroe”, che immaginavamo sulle montagne rocciose del Montenegro che sfuggiva ai potenti mezzi della NATO saltando da roccia in roccia, con il petto villosso ed il kalashnikov a tracolla, mangiando radici e bevendo rugiada, lo abbiamo ritrovato nella soap-opera come il paramedico che cura l'impotenza!

    Cosa realmente sappiamo di Karadzic? Certamente gli abitanti di Sarajevo non hanno mangiato i fiori dal balcone per bizzaria nei lunghi anni d'assedio, ne i musulmani bosniaci si sono ammazzati da soli a Srebrenica. Queste cose sono accadute e ora abbiamo l'eccezionale opportunità di sapere come sono realmente andate. Abbiamo l'opportunità di stabilire la giustizia per quelle vittime e per i loro famigliari. Di stabilire le responsabilità di ciascuno nella catena di comando. Di fare i conti collettivamente sulle vite rubate agli altri e sugli anni rubati a noi. Almeno ufficialmente. Il Tribunale Penale Internazionale per l''ex Jugoslavia ha finalmente l''opportunità di esercitare un processo vero, di ripristinare la fiducia degli abitanti dell''area ex YU in questa istituzione, così necessaria, perché forse possibile strumento per la riconciliazione fra i martoriati popoli.

    Fin ora così non è stato. I criminali come il bosniaco musulmano Naser Oric ed l''ex primo ministro albano-kosovaro Ramush Haradinaj sono stati assolti, accolti a casa come degli eroi. I serbi dopo queste sentenze hanno completamente perduto ogni fiducia, anche se in tanti, soprattutto filoeuropei, l'hanno avuta. L'intero governo serbo si è dichiarato contrario a queste due sentenze, persino il sempre proocidentale e proatlantico partito liberal-democratico. Continuano a credere che il Tribunale sia un'istituzione creata per processare il popolo serbo come l''unico colpevole della sanguinosissima guerra civile degli anni 90. Abbiamo le importantissime reazioni dalla parte dei politici bosniachi: il presidente Haris Silajdzic ha già dichiarato “che gli accordi di Dayton andrebbero rivisti” nel tentativo, sempre più insistente da parte muslulmana, di annulare l''entità serba di Bosnia, la Repubblica Srpska. Il primo ministro serbo di questa entità, Dodik ha già denunciato che è un bene che Karadzic sia stato arrestato e che sia processato all''Aia perché “finalmente possa finire l''accanimento contro la Republika Srpska ed i suoi abitanti e si possano stabilire le responsabilità individuali e non collettive per i crimini commessi”. Così, invece di placare gli animi, i fantasmi con l'arresto di Karadzic sono usciti fuori tutti. Gli anni di progetti ed i milioni di euro sulla riconciliazione fra le popolazioni di Bosnia sembrano essersi volatilizzati.

    La ciliegina sulla torta è la dichiarazione di Paddy Ashdown, l'ex Alto rappresentante delle Nazioni Unite per la Bosnia, che butta la benzina sul fuoco: “L'UE deve impedire la disgregazione della Bosnia e Herzegovina che non è mai stata più vicina alla spartizione di ora!” In altre parole ordina all''UE di anulare l''entità serba. Non si rende conto Ashdown, che con questi toni accende l''ennesima miccia nei Balcani. Perché ora la questione cruciale è un altra: la sentenza a Karadzic, di sicuro già scritta, potrà finalmente essere la prova della colpa collettiva dei serbi per poter ergere la definitiva sentenza che finora il Tribunale non è mai riuscito ne con Milosevic ne con Seselj. Per potersi finalmente scrollare di dosso le proprie responsabilità che pesano come un macigno sull''Occidente atlantico. Per poter dichiarare: “La Serbia è colpevole tutta e l''annullamento della Republika Srpska, lo scippo del Kosovo e l''intervento umanitario del 99 sono le giuste conseguenze”.

    Una cosa però, vorrei sottolineare: è giusto che siano presi tutti i criminali di guerra. Ma non è giusto che quelli che ci hanno sempre rifornito di armi e di acciaio dall''Europa, siano gli stessi che possano accusare il mio popolo tutto, ora e per sempre. Per ogni goccia del sangue sparso sulle montagne della Bosnia, l''Europa segnalava un più o un meno e se poco, poco ci fermavamo prontamente stavano lì ad aizzarci, ad affilarci i coltelli ed a indirizzarci quando e contro chi utilizzarli. Scrivevano i loro piani di pace dopo aver provocato la guerra, mandavano i loro ambasciatori sui carri armati per misurare se i cadaveri sono morti umanamente e regolarmente –ecco, loro non hanno il diritto di giudicarci. Perché gli altri cadaveri, quelli sulle strade di Nis, di Grdelicka klisura, della bambina Milica di Belgrado morta sul vasino mentre faceva la pipi'' dalla scheggia di bomba umanitaria, ci hanno mostrato che l''Occidente non possiede tali bravure linguistiche, salti tecnologici ed i conti bancari che la sua civiltà della forza possa far diventare più giusta e diversa dalla banda degli assassini di massa come Karadzic e Mladic, Oric, Gotovina e Haradinaj. Il tentativo quindi, di far passare il mio popolo colpevole per ogni sorta del male, portando sulla propria coscienza decine di migliaia di morti dei Balcani e del mondo, è profondamente ingiusto.

    I giudici che questa coscienza dovrebbero avere, non hanno il diritto di trovare nel nome del mio popolo il soggetto dell''odio impunito, liberati dalla maschera ipocrita del politically correct, trovando in serbi e solo in serbi la giustificazione per la propria violenza. Gli assassini nel nome della misericordia (“Angelo misericordioso” fu il nome della campagna contro la Serbia) e nel nome di solo a loro conosciuti valori, non hanno il diritto di giudicarci, anche se con la loro forza se lo possono permettere. Noi però, abbiamo il diritto di accettare questa loro sentenza, qualunque sia la nostra debolezza? Credo che la società serba sia profondamente divisa su questo. La maggior parte delle persone che conosco consegnerebbe Karadzic se il Tribunale fosse uno strumento di giustizia e non degli USA e dei paesi dell''UE per punire la Serbia. Al contempo, stufi di essere in ostaggio, stufi dell''isolamento eterno e perdutamente innamorati dell''Occidente (amore non ricambiato, ma si sa, sono quelli gli amori che contano!), accettano malvolentieri, ma accettano, questo baratto uno per tutti! Siamo consapevoli di averlo venduto. La cosa più triste è che in pochi pensano sia giusto farlo per le vittime. Perchè, al di là della retorica opportunistica, i serbi, come anche i croati ed i bosgnacchi, (gli albanokosovari mancano totalmente di autocritica), sono per la maggior parte convinti che “anche gli altri lo hanno fatto”. Forse ci vorrà ancora del tempo perchè ciascuno davvero, fino in fondo si assuma le proprie responsabilità. Senza forzatura alcuna, senza le imposizioni. Perché ciascuno arrivi da solo, attraverso un processo lungo ed intimo, a casa sua, fra i suoi familiari, la dolorosa presa di coscienza. In questo senso, se il passo per arrivare a questo sia l''arresto di Karadzic e speriamo anche di Mladic, ed il loro giusto processo, individuale e non collettivo, io credo che abbiamo il dovere di accettare la sentenza. Sperando che prima o poi la giustizia arrivi anche ai vari Blair, Clinton, D''Alema, Albright. Monty Python Balcan Circus potrebbe anche risultare eccitante ed eccentrico. Non nella vita reale o almeno, non per tutta la vita. Desideriamo vivere in un paese noioso.



    Jasmina Radivojevic





    http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=90&ID_articolo=285&ID_sezione =163&sezione=

  8. #8
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    L'ARRESTO DI RADOVAN KARADZIC



    DI JOHN LAUGHLAND
    Voltaire.net


    L’arresto di Radovan Karadzic giunge quasi esattamente sette anni dopo la
    prima comparizione di Slobodan Milosevic davanti al Tribunale Penale
    Internazionale per i crimini nell’ex-Jugoslavia, all’Aja, il 3 luglio 2001.
    L’incarcerazione di Milosevic fu, come oggi quella di Karadzic, il diretto
    risultato di un cambio di governo a Belgrado: così come l’arresto di
    Karadzic è avvenuto subito dopo la formazione, l’8 luglio scorso, di un
    governo filo-europeo e filo-occidentale, anche quello di Milosevic, nell’aprile
    2001, fu la conseguenza diretta della vittoria del Partito Democratico (il
    cui leader è ora Presidente della Serbia) alle elezioni parlamentari del
    dicembre 2000.

    L’arresto dimostra che il potere politico è profondamente sensibile ai
    procedimenti penali: come avvenne con Milosevic, tale arresto è
    evidentemente la conseguenza del fatto che gli appoggi di Karadzic hanno
    perso potere a Belgrado. Ma tale verità si applica anche al TPIJ, che alla
    fine di giugno ha liberato Naser Oric, il comandante bosniaco musulmano di
    Srebrenica, il cui esercito usò la copertura della zona di sicurezza ONU per
    condurre incursioni notturne contro i villaggi serbi dei dintorni, nei quali
    commise numerose atrocità contro i civili. La liberazione di Oric è giunta,
    anch’essa, dopo l’assoluzione, nell’aprile scorso, dell’ex-primo ministro
    kosovaro e capo dell’UÇK [Esercito di Liberazione del Kosovo, NdT], Ramush
    Haradinaj, nonostante il tribunale, nel suo decreto, abbia sottolineato che
    diversi testimoni dell’accusa sono stati misteriosamente assassinati prima
    di potersi recare a testimoniare all’Aja.

    Molti Serbi, dunque, saranno convinti che il TPIJ abbia fondamentalmente un
    orientamento anti-serbo. Ma la maggior parte di loro ha anche subito
    quindici anni di ostilità da parte dell’Occidente in generale, tanto da aver
    probabilmente deciso che «se non li puoi battere, allora meglio stare dalla
    loro parte»: ecco il motivo per cui i Serbi hanno votato per un presidente
    filo-europeo in febbraio e per un governo filo-europeo in maggio. Essi, o
    per lo meno i loro leader, sono giunti alla conclusione che Karadzic dovesse
    essere sacrificato per un interesse superiore, quello nazionale, che dal
    loro punto di vista significa adesione all’Unione Europea e alla NATO. L’annessione
    della Serbia in queste due strutture, ora inevitabile, porterà semplicemente
    a compimento il progetto geopolitico occidentale nei Balcani.

    Quindi, anche ammesso che il TPIJ sia anti-serbo, ciò che importa è
    individuare il punto chiave dell’agenda politica dello stesso tribunale,
    vale a dire la giustificazione della nuova dottrina occidentale di ingerenza
    militare e giudiziaria. Secondo questa dottrina, la forza militare può
    essere impiegata contro uno Stato qualora il suo governo violi i diritti
    dell’uomo. I Serbi sono appunto il popolo nei confronti del quale è stata
    testata questa politica.

    Per quanto tale politica possa esercitare un grande richiamo superficiale,
    dal momento che nelle guerre dei Balcani sono state indubbiamente commesse
    delle atrocità, la sua ipocrisia risiede nel fatto che né la NATO né una
    qualsiasi altra potenza occidentale abbiano tentato di raccogliere un vero
    sostegno internazionale, per esempio attraverso l’elaborazione di un
    trattato internazionale o con la riforma della Carta dell’ONU che,
    attualmente, impedisce una tale ingerenza. Questa politica è stata
    semplicemente annunciata unilateralmente.

    Storicamente nessun processo penale nei confronti di un capo politico è mai
    sfociato in un’assoluzione, sebbene la tradizione abbia preso il via nel
    lontano 1649, con il re d’Inghilterra Carlo I. Questo perché l’incriminazione
    di un ex-sovrano è un mezzo per dimostrare che un nuovo regime è al potere,
    e, ancor più, per togliere legittimità a quello precedente. Nel caso di
    Karadzic non andrà diversamente. Per formare il proprio convincimento, il
    TPIJ commette numerose violazioni dei maggiori principi di procedura legale
    e, in particolare, ha elaborato una teoria della responsabilità talmente
    ampia che, di fatto, si chiede agli accusati di provare la propria innocenza
    di fronte alla presunzione di colpa. Anche se non esiste nessuna prova che
    Karadzic abbia ordinato di commettere dei crimini di guerra, egli sarà
    perseguito sulla base del fatto che avrebbe potuto e dovuto sapere. Il TPIJ
    si comporterà in questo modo perché l’orientamento politico a monte del
    processo contro Karadzic stabilisce che costui, in quanto presidente
    serbo-bosniaco, non era altro che un criminale; dunque l’intervento della
    NATO contro i Serbi di Bosnia nel 1995 rappresenta non un atto di
    aggressione alla luce del diritto internazionale, ma piuttosto un’azione
    giustificabile.

    La logica testata nei Balcani nel 1995 e nel 1999 (quando la NATO attaccò la
    Jugoslavia per la questione del Kosovo) è stata applicata in modo molto più
    drammatico quando gli Stati Uniti e la Gran Bretagna dichiararono di avere,
    essi soli, il diritto d’imporre delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza
    dell’ONU all’Iraq. Questa guerra – legittimata in seguito anche da un
    processo politico – ha fino ad oggi consumato quasi un milione di vite umane
    e gettato un’intera regione in un caos apparentemente senza fine.

    È giunto il momento, per il mondo intero, di riflettere seriamente sul
    pericolo rappresentato dall’introduzione del diritto penale nelle relazioni
    internazionali.



    John Laughland
    John Laughland è stato amministratore fiduciario del British Helsinki Human
    Rights Group, associazione che studia la democrazia e il rispetto dei
    diritti dell’uomo negli ex-paesi comunisti, e membro di Sanders Research
    Associates. Attualmente è direttore delle ricerche presso l’Institut pour la
    Démocratie et la Coopération.




    Fonte: www.voltaire.net
    Link: http://www.voltairenet.org/article157811.html

    Traduzione a cura di MoMa per www.comedonchisciotte.org

  9. #9
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    Un grandissimo Patriota Serbo, difensore della Civiltà Europea dalla minaccia islamica manovrata dai potentati americano-sionisti che si sono ben serviti dei narco-trafficanti albanesi. Onore.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Evoliano Visualizza Messaggio
    Un grandissimo Patriota Serbo, difensore della Civiltà Europea dalla minaccia islamica manovrata dai potentati americano-sionisti che si sono ben serviti dei narco-trafficanti albanesi. Onore.
    veramente le milizie del suo sodale Mladic furono armate dal mossad..
    Karadzic? un fascista, un criminale, un imperialista, protetto vergognosamente dalla CIA

 

 
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