Il 20/06/07 due fondi di Bear Sterns rischiano la chiusura a causa di titoli garantiti da prestiti ipotecari. Dopo 365 giorni di rassicurazioni sulla limitatezza del fenomeno si hanno banche chiuse o salvate con soldi pubblici, esecuzioni ipotecarie raddoppiate, crolli in Borsa e svalutazioni come se piovesse.

Ufficialmente è una peste diffusa dal mercato dei mutui sub-prime. A giugno (fonte Bloomberg) le svalutazioni effettive e presunte superavano $ 170 miliardi: le 16 maggiori banche mondiali hanno perso in Borsa $ 900 miliardi (da $ 2122 a 1212 miliardi di capitalizzazione), circa il valore stimato dell’intero mercato sub-prime ($ 1000 miliardi); l’ultimo fallimento in ordine di tempo è quello di IndyMac, terzo fallimento della storia USA, con mezzo miliardo di dollari in depositi ormai persi; nei primi sei mesi del 2008 sono fallite più di mezzo milione di società negli USA; adesso si ritengono a rischio FreddieMac e FannieMae, colossi parastatali USA detentori o garanti di metà mercato ipotecario USA “pesanti” quanto il 38% del PIL, scoperti esageratamente sotto-capitalizzati (o ultra-indebitati, direi); ora si parla pure di “contagio” in Europa, con scricchiolii che si vanno avvertendo anche per carte di credito e credito al consumo.

C’E’ QUALCOSA DIETRO? - Si dice che questo è conseguenza dell’effetto moltiplicativo dell’impacchettamento reiterato di un originale (e limitato) letame sub-prime in prodotti strutturati poi venduti in tutto il mondo. Certamente la distruzione di liquidità bancaria per un settore in difficoltà diventa scarsità di capitale anche su altri settori, creando quindi fenomeni di “contagio” moltiplicati dalla “leva” della riserva frazionale bancaria; ma il sistema è stato generosamente oliato dalle Banche Centrali, che hanno pure assorbito parte dei titoli strutturati più puzzolenti (qui uno spunto di riflessione), e comunque il mercato originale della crisi era “marginale”. Tutto questo giustifica, dopo un anno, il permanere di paure di un “rischio di controparte” sull’interbancario, che va spingendo in alto i tassi? O non ci sono solo i sub-prime?

FONDAMENTA CROLLATE - Il mercato sub-prime è l’anello più debole del mercato ipotecario, il primo che ha risentito di un deterioramento più generale di tutto il castello di carte eretto su credito creato dal nulla dalle Banche Centrali (Fed in primis) Dopo un anno mi pare chiaro che non si tratti di un effetto a catena partito da un’ala debole del castello: sono tutte le fondamenta ad essere marce. Per stimolare i consumi, nella sciocca ipotesi che avrebbero trascinato il PIL, si è elargito credito a iosa (e a prezzo politico); ora è chiaro che il debito accumulato è “troppo” rispetto alla capacità del sistema di creare ricchezza, e i primi settori a cedere sono quelli più marginali e rischiosi. Se il fenomeno si espande è perché ovunque esistono condizioni di fragilità (pure nei bilanci di FreddieMac e FannieMae appunto). E il sistema è debole (negli USA più che in Europa) non per un virus improvviso ma perché il Ciclo Economico alla fine prevale su qualsiasi illusione. Un anno fa ha cominciato a concretizzarsi il fallimento dell’idea consumo=PIL. Non erano solo sub-prime, era un castello di carte che ha cominciato a cadere.

COME FINIRA? - Da una posizione di forza relativa l’Europa, con la BCE, sta forse cominciando a aiutare la “pulizia” del mercato alzando i tassi. Gli USA sembrano più incerti sul da farsi, appunto perché più fragili. Entro 90 giorni IndyMac dovrà essere venduta o liquidata, e paradossalmente sarebbe meglio fallisse del tutto, perché un nuovo salvataggio pubblico sarebbe solo nuove carte per un castello malconcio, nuove carte che amplificheranno il tonfo finale. Continuare a parlare di crisi “sub-prime” è un modo dei policy-maker di sviare responsabilità che stanno tutte nelle fondamenta del loro pensiero; questa è una crisi “prime”.

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