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Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: Invettiva reazionaria

  1. #1
    Nostalgico
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    Predefinito Invettiva reazionaria

    INVETTIVA REAZIONARIA


    Su POL si imparano tante cose. Ad esempio, che a seconda dell’interlocutore che hai di fronte, la tua persona può essere considerata in modi diversi, addirittura opposti. Poichè sono reazionario d'indole e conservatore – a volte – per necessità, mi è capitato di essere etichettato – da destra – come un neoconservatore e un neofascista. Ma io che nel mio piccolo ho provato a conoscere entrambi i soggetti in questione, posso ben dire quanto siano distanti da me.
    Il neoconservatorismo tacciato tout court di conservazione è in realtà un’utopia progressista che ha sostituito Karl Marx con John Locke, il vecchio e inservibile trotzkysmo con il più rampante capitalismo democratico. In politica estera è un tentativo di recuperare il vecchio imperialismo britannico ottocentesco di matrice più liberale-fabiana che torista volto alla causa di un progressismo cosmopolita che il caso ha voluto sbandasse a destra per compiacere Israele in seguito al tradimento alla causa operato dalla Nuova Sinistra.
    Diversamente, il neofascismo è un insieme composito di pulsioni e culture assai diverse le une dalle altre, in cui spiccano tendenze mazziniane, anarcoidi e repubblicane – dunque non certo regressiste. Accanto a queste si combina una tensione spiritualista che ha come fine ultimo lo sviluppo di un "uomo nuovo".
    Per queste ragioni il sottoscritto è stato riconosciuto troppo liberale per i fascisti e troppo fascista per i liberali, indigesto persino a quel mondo cattolico che si accontenta oggi di conservare un riformismo liberale che un tempo avrebbe bollato di eresia.
    Il motivo per cui tra i forum di POL una casa per il pensiero reazionario non c’è è che la massima parte degli utenti, ciascuno dal suo legittimo punto di vista, vuole andare avanti, guardare avanti, mostrando in ragione della loro giovane età di avere una rimarchevole fiducia nell’avvenire. Siano essi cristiani, atei o neopagani, tutti costoro sono continuamente presi dal “che fare?”, ovvero dal problema di dare una risposta ai problemi che affliggono il mondo attuale. E se una risposta, malgrado tutto l’impegno profuso, non fosse possibile?

    Dopo essermi a lungo illuso dell’esigenza di porre un freno politico alla degenerazione in corso, mi sono infine convinto che i partiti sono parte integrante di questo processo degenerativo e che possono offrire solo dei risibili palliativi. Il problema riguarda l’uomo democratico e l’attuale sistema costruito a sua misura e somiglianza è marcio in tal misura che pensare di risanarlo dall’interno, attraverso un semplice maquillage è veramente da ingenui. Questo sistema è arrivato al punto tale da essere incapace di mutare rotta da sé, per cui può essere salvato solo dall’esterno, in seguito ad uno shock così grave che metta in ginocchio il presente stato di cose e consenta alla ruota di ripartire dal giusto verso. Un miracolo, o giù di lì.
    L’uomo contemporaneo non è l’eterna vittima di corrotte élites internazionali come ai populisti di sempre piace pensare, salvandosi così la coscienza. Tra élites e popolo, tra governanti e governati, la differenza è solo quantitativa e non qualitativa. Questa massa di ipocriti ha bisogno di uno Stato che impedisca ai migliori di primeggiare e garantisca alla vanità generale un immeritato posto al sole. L’uomo democratico merita questa decadenza che ha favorito con le sue mani e le sue rivoluzioni e i suoi attuali borbottii circa le deviazioni perverse del progetto globalista e l’angoscia provata per gli effetti del nichilismo suonano oltremodo falsi e meschini. Per questo ultimo uomo di Nietzsche, nella sua ultima versione “bo-bo”, borghese bohemien, questo stato di cose va bene, benissimo, solo che non gli basta mai, tutto si rivela inutile e noioso per la sua infinita brama consumatrice. La verità è che quest’uomo è perduto e la politica per vezzeggiare i suoi umori amorali si è perduta anch’essa con lui.

    Non si può combattere i fini della rivoluzione con i mezzi della rivoluzione stessa. Chi in buona fede ha tentato questa pericolosissima strada ha fallito, aiutando inavvertitamente la rivoluzione a compiere ulteriori passi in avanti verso l’agognata meta. Adesso viviamo in una fase di stallo, che ad alcuni può persino sembrare di regresso. Tuttavia è un’illusione, è già accaduto in passato infatti che le forze sovversive si quietino ogni tanto al solo fine di riorganizzarsi e quindi ripartire con ancora più determinazione e violenza. Se negli USA verrà eletto a novembre Barack Obama gli otto anni di Bush Jr. saranno stati nient’altro che un breve periodo di transizione di cui l’opposizione si è fortemente giovata per rilanciare ora la sua azione devastatrice con maggiore successo.

    Per combattere la Rivoluzione servirebbe altro che la politica. Servirebbe un’autentica disobbedienza civile di fronte a tutto ciò che alimenta questa sovversione, ovvero il sistema consumistico e l’ideale cosmopolita. Destra (consumi) e sinistra (scambi interculturali) alimentano entrambe questa globalizzazione che pretende di annullare ogni distinzione naturale di religione, razza, sesso, cultura. E’ una folle ricerca dell’egualitarismo su basi sempre più estese e radicali, compiuta sotto le insegne rispettabili e rispettate della civiltà e della tolleranza. C’è chi dice che è un progetto massonico, ma di certo anche la Chiesa Cattolica ha le sue chiare responsabilità.

    Poichè un reazionario non crede nel progresso in quanto tale, men che meno in ciò che oggi vien sbandierato per tale, io piuttosto mi auguro il regresso. Perchè per l’uomo d’oggi, che non arriva alla fine del mese, non è vero che ci vuole più ricchezza, ma più miseria. Perchè è falso che vi sia povertà oggi, in Occidente, dove siamo tutti straordinariamente ricchi di futilità che ingombrano il nostro presente sviandoci dagli aspetti più veri dell’esistenza. Automobili, telefonini, navigatori cellulari... capi d’abbigliamento firmati, abbonamenti a tv via cavo, il digitale terrestre. Quintalate di giornali con gadget allegato. Eppoi viaggi, specialmente quei last minute che si concedono tutti quelli che hanno la presunzione di “conoscere” dal basso della loro colossale ignoranza... Gli stessi, non contenti, si rammaricano del prezzo del pane che sarebbe aumentato, ragion per cui non lo comprano, poverini – viceversa quello dei dolciumi è sceso, sarà per questo che diventiamo tutti così incredibilmente grassi? (D’altronde, c’è un conservatore americano, Dineshl D’Souza, un indiano naturalizzato, che ha scritto di aver sempre voluto vivere in un Paese in cui i poveri sono grassi...)

    Il materialismo consumista si alimenta di visioni futuriste e di scoperte tecnologiche, ragion per cui, in una prospettiva autenticamente reazionaria, andrebbero disincentivate gli uni come le altre. Il sogno impossibile è poter tornare a vivere in una società agraria, pre-industriale, che disconosca gli attuali stili di vita e questo sistema economico basato sui consumi. Non è infatti il capitalismo in quanto tale ad essere un male, ma è l’edonismo a pervertire gli animi spingendo all’emulazione e alimentando al parossismo l’invidia sociale.
    Il mondo dovrebbe tornare ad essere diviso in classi e in razze, in cui ciascuno torni ad avere il posto che per natura gli compete e a calpestare il suolo che l’ha visto nascere. L'uomo deve distogliere lo sguardo ingannatore da piaceri virtuali, che hanno reso la sua vita tanto confortevole quanto insipida e alla lunga insoddisfacente. Perchè scegliendo la libertà, volendo emanciparsi da ogni legame terreno e ultraterreno, l’uomo ha perso la sicurezza in se stesso e con essa il senso della vita, rispondere al quale è oggi considerato un sofisma per filosofi di professione. Al contrario, l’essere umano avrebbe bisogno di riscoprire le esigenze primarie della vita vera: una famiglia, una casa, un lavoro onesto di cui godere in prima persona frutti conquistati al prezzo di quotidiani sacrifici.

    Questo processo evolutivo vede l’uomo fisicamente obsoleto rispetto al portato delle tecnologiche, e sta per tramutarsi in un essere biotecnologico. Questa volontà prometeica, faustiana, ci disgusta. Agli occhi di un reazionario l’unico uomo possibile è quello prodotto da Madre Natura, che er tornare ad essere responsabile ed autosufficiente, in grado di far fronte da sé alle avversità della vita, dovrebbe allontanarsi dalle macchine che ha creato e che rispetto alle quali rischia di essere emarginato.
    Per il bene dell’umanità dobbiamo lasciarci alle spalle questo totalitarismo democratico che ci vede sudditi inconsapevoli, automi controllati dai governi centrali, al solo scopo di produrre e consumare in un processo senza fine. Oggi pedine telecomandate, avremmo bisogno di tornare ad essere soldati, religiosi, artigiani, mercanti, contadini. Riappropriarci di un mondo che serva l’uomo per i suoi bisogni reali, che non sono quelli astratti e fatui della ragione illuminista. Ma per riavere tutto ciò che è nostro avremmo bisogno di una crisi che mandi in tilt i centri vitali di questo villaggio globale. In altri tempi una migrazione di barbari è stata salutare per spazzar via la decadenza e dare all’umanità nuovi fasti. Ma chi pensa all’Islam si fa solo delle illusioni destinate ad infrangersi, in quanto gli arabi, come già è successo per i russi e i cinesi comunisti, hanno dimostrato di essere anche loro sensibili agli incanti e alle comodità della società occidentale. Allora, chissà, quando tutto sembrerà immutabile e certo, magari sarà una stella compassionevole a mostrarci il suo volto e a far ripartire ancora una volta dal principio l’eterno ciclo dell’esistenza umana...


    Florian

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  2. #2
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    Mi paiono nel complesso posizioni ampiamente condivisibili.
    Io personalmente mi professo fascista, ma gli aspetti modernizzatori del fascismo sono quelli che sento più distanti.
    Forse non sono un reazionario puro come te (anche se con qualunque interlocutore mi professo sistematicamente tale con piena convinzione), perché sono pur sempre un hegeliano, anche se un hegeliano reazionario e sui generis, che vede la sintesi sostanzialmente come un ripristino, un ritorno.
    Però siccome pongo al centro la Tradizione e la identifico con lo Spirito dei Popoli (Volksgeist), ammetto elementi di dinamismo laddove siano la scaturigine pura dell'essenza di un popolo, purché esso sia la riscoperta di una potenzialità implicita, l'emergere di un carattere ancestrale. Diciamo pure, quindi, un dinamismo restauratore, anche se non sempre e non solo di realtà storiche passate documentate, ma anche di assetti spirituali che precedono il tempo secolare e materiale che siamo abituati a considerare.
    Il tutto però in un quadro di sostanziale, complessiva staticità, perché comunque sia resta il fatto che ciò che è immutabile è perfetto, mentre ciò che muta non lo è, perché o lo era prima o lo è diventato dopo, ma poi muta di nuovo, quindi non lo è mai, ma è una continua rincorsa senza senso, verso il nulla, perché il motore del cambiamento in fondo è il nichilismo.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    INVETTIVA REAZIONARIA


    .................................................. .........................

    Florian
    davvero, se scrivi da qualche parte dimmelo subito che mi abbono in men che non si dica...

    non commento perchè devo andar via e ci metterei troppo tempo, in sostanza quoto con qualche riserva

  4. #4
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    Un grazie a Peucezio e Vicesig che hanno apprezzato la mia "invettiva".

  5. #5
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    Interessante Florian.
    Bisogna frequentare anche quel che non si condivide totalmente. Infatti ci sono alcuni aspetti che non riuscirei ad accettare. Troppo nichilista! (io)
    Ma come siamo mal assortiti e che stranissimi incontri? Se cerco un tapiro trovo il tapiro e una famiglia di topi muschiati.
    Mi chiedo come mai li abbia trovati insieme. E come mai vadano persin d'accordo. C'è qualcosa che non va. O forse va benissimo.

 

 

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