Roma, al Palazzo delle Esposizioni, il meglio delle quattro "metropoli" dell'antichità. Presentati per la prima volta gran parte dei materiali dell'antico porto di Gravisca con il monumento all'Adone morente. Gli scontri e gli intrecci con la futura città dominatrice nel Lazio. La prima ricostruzione parziale del tempio di Apollo. Dal Louvre un vaso per il vino mai uscito dall'Ottocento. Offerti al principe Torlonia 7 milioni di euro per gli affreschi della "Tomba François" negati alla mostra
ROMA - Su con la testa quando si entra nel Palazzo delle Esposizioni per questa mostra sugli Etruschi. Su con la testa perché le tre straordinarie statue in terracotta plasmata a mano, più grandi del naturale, le prime che si incontrano ai piedi del tempio di Apollo di Veio, nella realtà erano a 12 metri di altezza in cima al tetto, indistinguibili dai fedeli del Sesto secolo avanti Cristo. Le statue erano sui bordi della fetta di tetto che Maurizio di Puolo con cartapesta e vetroresina è riuscito ad incastrare nello spazio centrale del palazzo romano di fine Ottocento. Un tetto con le copie della ricchissima decorazione di statue sui vertici e sui crinali (acroteri), antefisse, lastre e lastrine, cornici, con il soffitto dalle travi in simil legno, colonnoni e pilastri rosso mattone, la porta in simil bronzo. Un primo tentativo di ricostruzione.
Sottraendoci al sorriso beffardo di Latona che stringe al petto il frammento del piccolo Apollo, del celebre Apollo di Veio cresciuto (alto 1,86), volto bruno violaceo, occhi sporgenti per aumentare la potenza aggressiva, di Ercole che ha catturato la cerva sacra (le pesanti gambe di gesso sono state sostituite in poliestere), possiamo salire una decina di gradini (per chi ha problemi c'è una lunga passerella). Siamo all'interno del tempio che faceva parte del santuario di Portonaccio ed era il più importante centro sacro di Veio. Dove sono gli originali (dal Museo nazionale etrusco di Villa Giulia). Lo schieramento di sei antefisse (che erano collocate sui bordi del tetto) dalla forma a nimbo, ancora dipinte, terrificanti, che rappresentano Gorgoni con i serpenti in testa, Menadi furiose, sileni, Acheloo il più grande fiume della Grecia. Tegole e lastrine dipinte con alternanza di rosso, bianco, grigio, che andavano montate sul frontone del tempio. Terrecotte modellate a mano, in gran parte a stampo, di serie. Sulle pareti grandi lastre rettangolari dipinte con scena di danza, paesaggio marino, un serpente, un volto di donna (raro perché preso "di prospetto").
Le immagini
Dal tempio di Apollo a Veio parte la grande mostra che il Palazzo delle Esposizioni (dal 21 ottobre al 6 gennaio), dedica agli etruschi, e, poiché siamo nel Lazio, alle "Antiche metropoli del Lazio", Veio appunto, Cerveteri, Vulci, Tarquinia. Per chiudere con l'incontro, scontro, assimilazione e trasformazione dei costumi, cerimonie, simboli, religione, arte, uomini etruschi da parte di Roma che comincia a crescere. La "definitiva cancellazione dell'Etruria dal quadro politico e storico dell'Italia" coincide con l'assedio romano (e distruzione) della potente Volsinii (Bolsena) nel 265 e la "chiamata a Roma" di Vertumna, la divinità a tutela della confederazione dei popoli etruschi che non esiste più. Quasi un secolo è passato da quando (357), nel foro di Tarquinia, dopo il primo scontro con Roma, furono uccisi 307 prigioneri romani.
Mario Torelli, professore di etruscologia all'Università di Perugia, che ha progettato dal punto di vista scientifico la mostra e la cura insieme ad Anna Maria Moretti, soprintendente per l'Etruria Meridionale, ha scelto un particolare "taglio" anche per distinguersi dalle precedenti grandi mostre sugli etruschi. Un "panorama sintetico del fiorentissimo artigianato artistico delle quattro città, tutte di straordinaria ricchezza e ciascuna superiore a quella di ogni altra metropoli del resto dell'Etruria". Produzioni d'arte che caratterizzano ciascuna città "in maniera visibilmente diversa dall'altra". Per fortuna per noi. Anche se viene in mente che l'Italia dei "campanili", l'Italia dei "comuni" gelosi l'uno contro l'altro, ha forse radici molto più lontane di quanto finora supposto: nel VII e VI secolo avanti Cristo, periodo dell'"apogeo della potenza e dello splendore culturale degli etruschi". Ma come si è formata l'esperienza artistica dell'Etruria "notoriamente dipendente da quella greca" fino ad essere considerata una "sorta di provincia del mondo ellenico" (come in seguito Roma)? La mostra illustra, esemplifica un periodo molto lungo: l'arrivo in Etruria per importazione di vasi di altissima qualità e l'"immediata imitazione" a Cerveteri e Vulci da parte di artigiani greci o di formazione greca immigrati in Etruria.
La mostra (costo 1,6 milioni di euro più 800 mila per la mostra di Bill Viola in contemporanea al primo piano del palazzo, con una spesa complessiva di "promozione" di 350 mila euro), è stata promossa dal Comune di Roma e dalla Regione, dalla Azienda speciale Palaexpo, Fondazione Roma, e soprintendenza. La durata di appena due mesi e mezzo è stata imposta da una programmazione degli anni scorsi, ma si sta lavorando per un prolungamento. La mostra è d'altra parte di grandissimo impegno ed ha raccolto dall'Italia e dal resto del mondo 263 oggetti piccoli, grandi e grandissimi (l'ultimo, che non è riuscito ad entrare in catalogo perché dapprima negato, è una testa in pietra arrivata da Berlino). In realtà i materiali sono molti di più perché riuniti sotto corredi delle tombe, sotto serie o servizi di suppellettili. Non è una mostra da vedere in fretta.
Torelli non riesce a ricordare un pezzo chiesto e non dato, segno della validità del progetto scientifico. E poi quello che la mostra fa vedere per la prima volta: "Il settanta per cento del materiale di Veio non si è mai visto. Non si è mai visto il materiale di Gravisca, l'antico porto di Tarquinia, uno degli ingressi degli artigiani greci. A Gravisca si sono fatti sensazionali scavi negli ultimi quaranta anni. Dall'Ottocento dal Louvre non usciva il vaso che identifica il Pittore della Gorgone e che si può trovare nella sezione Cerveteri-Vulci".
Ecco allora le specialità delle metropoli etrusche. A Veio il primato nella argilla, nella coroplastica, "un'arte tutta etrusca". Una materia prima "vilissima, abilmente plasmata, dipinta a vivacissimi colori e trasformata in terracotta, ha soddisfatto per l'intera storia dell'Etruria le ambizioni della grande committenza pubblica e le esigenze di devozione" del popolo. Sculture impegnative per i ceti aristocratici e piccoli ex voto per gli altri. Si comincia da un torso di statua virile che doveva sfiorare i due metri di altezza con accanto una deliziosa testina alta venti centimetri, di fanciullo, i "capelli incisi con precisione calligrafica e la nettezza del volto giovanile" sul quale spiccano gli occhi grandi e le labbra pronunciate. E di fronte il gruppo di Ercole e Minerva, con molte lacune. Presenta la stranezza dei capelli dell'eroe ormai divinizzato, "non solo biondi, ma corti e con vezzose chiocciole intorno al viso". Tutti materiali da Portonaccio.
Accanto è Cerveteri e la straordinaria architettura delle tombe. Sono state ricostruite in misura reale le tombe di San Paolo e una camera della cosiddetta tomba delle "Cinque sedie" (scranni scolpiti con schienale in origine con cinque statue in terracotta). Della tomba di San Paolo c'è il corredo esposto per la prima volta, con oggetti di lusso dalla Grecia e Vicino Oriente anche metà di un uovo di struzzo dall'alta valle del Nilo. Esempi del fasto delle cerimonie arcaiche, del culto degli antenati. Due rare pissidi (vasi) alti mezzo metro e con un diametro maggiore. Di pasta rossa sono decorate da fiori, animali, un grande pesce, una grande nave con alberi e vele.
Fra le le suppellettili di lusso, i doni votivi, un pettorale in oro e ambra, largo 25 centimetri. Una piastra in oro che si metteva sul petto. Lastre in argento e oro-argento a cesello (dal British Museum) per rivestire cofanetti. Un candelabro in bronzo con lo stelo che è un danzatore. E poi, da Pietroburgo, dall'Ermitage, un bronzetto di leone, raro fra i rari bronzi votivi sopravvissuti: la parte anteriore di un leone seduto, dal muso realistico, reso con la massima cura dei dettagli anche a incisione. Mario Torelli lo definisce "una piccola Chimera" di Arezzo "di qualità forse più alta".
Fra tutte queste preziosità scopriamo che l'onnipresente, modesto bucchero etrusco, la ceramica dal caratteristico colore nero o grigio scuro dovuto ad un particolare processo di cottura, è la prima ceramica del mondo occidentale prodotta in serie e l'unico prodotto vascolare della zona tirrenica esportato in tutto il Mediterraneo. Nata nel secondo quarto del VII secolo inizialmente a Caere (Cerveteri) la tecnica del bucchero si è diffusa in qualche decennio a Veio, Tarquinia, Vulci. Ancora Vulci è la capitale etrusca della scultura monumentale in pietra. Qui gli artigiani hanno saputo sfruttare le cave di un tufo molto resistente, il nenfro, per trarre mostri o animali, usati per lo più come guardiani dei sepolcri e per accompagnare il defunto. Sculture anche di grandi dimensioni. In mostra c'è uno "zoo" di leoni ruggenti, pantere, Gorgoni, sfingi, arieti, centauri, cavalieri su ippocampi, amazzoni. C'è anche Caronte.
Dalla fine dell'VIII secolo Cerveteri (Caere) e Vulci diventarono i più importanti punti di entrata in Etruria delle importazioni dalla Grecia, in particolare ceramiche. Ecco il portentoso "dinos" del 590 circa, produzione attica a figure nere, uscito per la prima volta dal Louvre: è un vaso per il vino su di uno stelo, dalle dimensioni impressionanti, 93 centimetri di altezza e un diametro di 30. Sullo sfondo di un ocra molto chiaro il Pittore della Gorgone ha dipinto palmette e fior di loto, Perseo che decapita la Medusa, ma deve fuggire inseguito dalle Gorgoni. Sull'altro lato due guerrieri si battono fra quadrighe con aurighi. Si rivede sempre con piacere la coppa (diametro 46,5 centimetri) firmata da Euphronios come vasaio e decorata da Onesimos, produzione attica a figure rosse con episodi della guerra di Troia. Nel tondo centrale il figlio di Achille uccide Priamo e il piccolo Astianatte. Sotto il piede è incisa una iscrizione etrusca con dedica ad Hercle, da un santuario di Cerveteri. Sotto la coppa due frammenti fatti ritrovare da mercanti-tombaroli dopo il restauro.
Nessuno compete con Tarquinia per la pittura con più di 150 tombe dipinte dal VI al II secolo. Spiega Torelli: perduta quasi tutta la grande pittura greca qui sono gli "sviluppi elaborati nelle grandi capitali della Ionia prima e della Grecia propria poi". In mostra ci sono tre pezzi eccezionali. Dal Museo archeologico di Firenze il frontone lungo più di quattro metri della "Tomba Tarantola" con il banchetto "ultramondano" di quattro uomini. "Mai più veduto da quasi mezzo secolo" osserva Torelli. La "Tomba della Nave", lunga 4,80 metri, larga 3,50 e alta 2,46, con motivi a scacchiera, alberelli, il banchetto di tre coppie. La "Tomba Bruschi" lunga 6,60, larga 6,70 e alta 2,50, ricomposta con sette affreschi molto lacunosi e di difficile lettura e alla base cinque coperchi di sarcofagi in nenfro grigio.
Infine, uno dei pezzi più emozionanti della mostra, una scultura in marmo, neppure tanto raffinata, con un defunto disteso su di un sarcofago rettangolare detto "del Sacerdote". Emozionante per un piccolo gesto. Il sarcofago è stato scoperto nella tomba dei Partunus e doveva appartenere a Laris Partunus, capostipite di una delle più autorevoli famiglie di Tarquinia. Il sarcofago ha fatto un lungo giro. Forse scolpito in Grecia per qualche ricco cartaginese è arrivato in Etruria dove è stato dipinto sui quattro lati con una decorazione in parte salvata da un restauro. Il defunto è figurato in modo ideale con capelli a fitte ciocche, folta barba e lunga veste. Il braccio destro è sollevato, il palmo della mano aperto. Un saluto, un addio a chi rimane.
Tarquinia aveva un porto, Gravisca, che era un emporio greco e Gravisca un santuario fondato nel VI secolo dai greci della Ionia per proteggere i mercanti e il commercio. Dedicato ad Afrodite. Per la prima volta sono presentati i materiali più importanti da quando fu scoperta nel 1969. Fanno da corona al pezzo della mostra che "vale il biglietto": il monumento funerario con Adone morente, una terracotta con vivace policromia di cui rimangono tracce, lunga 89 centimetri, alta 62 e larga 45. Dal Museo gregoriano etrusco del Vaticano. Adone, il bellissimo giovane amato da Afrodite, morto per le ferite in una battuta di caccia, è raffigurato su di un letto dagli alti cuscini, nudo, solo con i calzari e il mantello che copre parte della gamba sinistra. Sul volto una drammatica espressione mentre il corpo, sempre più privo di vita, lascia ricadere il braccio sinistro. Ai piedi del letto, su di uno sgabello, un cane si lecca le ferite. Il monumento doveva forse essere collocato sull'urna cineraria. La cronologia varia dalla seconda metà del II secolo alla metà del III.
La mostra si chiude con le "interferenza" fra Roma e l'Etruria fin dalla più remota antichità. Torelli ricorda i riti di iniziazione maschile e guerriera compiuti dai Salii (sacerdoti di Marte), il trionfo, le insegne del potere trasferite dal mondo etrusco. Nel VI secolo a Roma regna la "monarchia etrusca": i due Tarquinii, Prisco e Superbo, e, in mezzo a loro, secondo la tradizione, quello che i romani chiamano Servio Tullio e gli etruschi Mastarna. E ci sono i documenti che dimostrano la "storicità" dei compagni di ventura di Servio Tullio, i fratelli di Vulci Aulo e Celio Vibenna. Mastarna e i Vibenna sono gli eroi degli affreschi della "Tomba François" di Vulci.
La "Tomba François" del 320-310, meglio le lastre con i 26 metri quadri di affreschi staccati, una delle testimonianze del mondo etrusco più famose e meno viste, con scene della mitologia greca, della guerra di Troia, della storia etrusca, non è in mostra. Il principe Alessandro Torlonia, proprietario dei pannelli custoditi a Villa Torlonia (già Albani), non li ha concessi di nuovo dopo la mostra nel castello di Vulci nel giugno-settembre 2004. Il principe ne è proprietario perché all'epoca della scoperta, nei primi mesi del 1857, la tomba era in un feudo Torlonia.
Il principe deve anche decidere sull'offerta (sette milioni di euro) per l'acquisto degli affreschi avanzata da una "cordata", formata dal ministero per i Beni e le attività culturali, Regione Lazio, Comune di Montalto di Castro e Fondazione Carivit di Viterbo. La sede è già pronta, a Montalto, nel complesso monumentale denominato Masse San Sisto che comprende una grande chiesa dove sarebbero sistemati. In un ambiente protetto data la loro fragilità. Un'altra spinosa vicenda che si aggiunge alla spinosissima vicenda dell'offerta di acquisto da parte del Comune di Roma del Museo Torlonia, il più grande complesso al mondo di antichità nelle mani di un privato. In mostra la "Tomba François" è ricostruita per proiettare le scene degli affreschi sulle nove pareti. Di genuino (registrato) è il rumore dello stillicidio dell'acqua che gli scopritori sentirono entrando nella tomba.
Notizie utili - "Etruschi. Le antiche metropoli del Lazio". Dal 21 ottobre al 6 gennaio. Roma. Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale. Mostra e catalogo a cura di Mario Torelli (Università di Perugia) e Anna Maria Moretti (soprintendente dell'Etruria Meridionale). Promossa dal Comune di Roma, Regione Lazio, Azienda speciale Palaexpo, Fondazione Roma, soprintendenza. Catalogo Electa.
Biglietto - valido per tutte le mostre del palazzo ("Bill Viola. Visioni interiori"), intero 12,50 euro, ridotto 10. Solo per i residenti nel Lazio, il martedì pomeriggio, ridotto speciale 9 euro. Biglietto integrato Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale ("Giovanni Bellini") valido tre giorni: intero 18 euro, ridotto 15.
Orari - domenica, martedì, mercoledì, giovedì 10-20; venerdì, sabato 10-22,30; lunedì chiuso.
Informazioni e prenotazioni: singoli, gruppi e laboratori d'arte 0639967500; scuole 0639967200.
www.repubblica.it





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