Oggi compie 69 anni: mi sono preso una pausa, ma su di me ci sono state troppe esagerazioni
MILANO — Gli mancherà la telefonata con l'amico Enzo Biagi, pure lui del 9 agosto, scomparso nel novembre scorso. Di sicuro non sentirà la mancanza di telecamere e taccuini. Palazzo Chigi è un ricordo che tende a sbiadirsi. La voglia di rimetter piede nel cortile della politica nostrana sfiora lo zero assoluto: «Non ho alcuna intenzione di parlare dell'Italia, non lo farò neanche nei prossimi mesi...». Romano Prodi compie gli anni. Sono 69. Vissuti a pieno regime. Ha girato il mondo. Lo conoscono da Pechino a Montreal. Nei libri di storia è l'uomo dell'euro e dell'allargamento Ue. Era il politico più potente d'Italia, fino al gennaio scorso. Ora, quando i giornali parlano di lui, il tono è quello da viale del tramonto. «Luoghi comuni, le solite esagerazioni...» sospira, ormai vaccinato. Non ha mai amato le drammatizzazioni. Figuriamoci ora che vorrebbero farlo passare per un pensionato da giardini pubblici. «Mi sono preso una pausa, ne avevo bisogno, adesso si riparte, il lavoro non manca. Ho mantenuto un'ottima rete di rapporti internazionali. Su questo, le vicende italiane non hanno influito...». A Bologna lo aspetta la «Fondazione per la pace e la cooperazione tra i popoli»: 100 metri quadrati in via Santo Stefano, sulla parete la bandiera della Repubblica Cispadana (il Tricolore nato nella sua Reggio Emilia), poi le foto con alcuni potenti del mondo. L'obiettivo è fare qualcosa «di concreto, di utile», mettendo a frutto competenza economica e conoscenze internazionali. L'eco del cellulare rimanda in lontananza il rumore delle onde. «Sono stati giorni magnifici: passeggiate, letture, bagni e i nipotini...». Mare unico quello di Marettimo, isole Egadi. Grotte e strapiombi, pane e remi. Prodi (con Flavia, figlio, moglie e nipoti) conclude oggi una delle più lunghe vacanze degli ultimi tempi. Festeggerà il compleanno sulla via del ritorno. Il rito di Bebbio, già saltato l'anno scorso (era a Castiglione della Pescaia), sarà disertato anche questo agosto. «Ma quale rito — si spazientisce —, ci si ritrovava nella casa sull'Appennino reggiano. Tutto molto semplice, molto spontaneo. È chiaro che, nel periodo in cui ero presidente della Commissione europea o premier, la cosa aveva una risonanza mediatica. Ora non più...». Il Professore andrà ugualmente a Bebbio. Lo aspettano i fratelli e una tribù di parenti che sfonda quota 100 («È per questo che non ho mai perso un'elezione, ho i voti a domicilio...» amava ripetere in tempo di campagna elettorale o di primarie). La gente di Marettimo, quando lo incontra, lo chiama ancora «presidente», ignorando o fingendo di non sapere che è l'uomo più dimissionario d'Italia: roba da Guinness o da marziani della politica. Non è pentito del modo in cui è uscito dai palazzi del potere: «Ho la coscienza a posto — dice —. Quello che potevo fare l'ho fatto. Poi il lavoro è stato interrotto. Credo che storicamente il giudizio sull'operato del mio governo sarà positivo, ma ci vorrà tempo...». Storicamente, appunto. «Certo, perché in questo momento qualsiasi analisi sarebbe impossibile. Il clima nel centrosinistra è tale da impedire una riflessione serena. Finirebbe nel solito scaricabarile...». Lo chiamano in casa. E nonno Prodi scatta.
http://www.corriere.it/politica/08_a...4f02aabc.shtml




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......si può essere un vero LEADER se nessuno ti ascolta?
.......gli "amici" quelli che lo hanno portato al patibolo.....quelli che non potevano presentarsi al popolo italiano come....RINNOVATORI.....(DALEMA FASSINO RUTELLI.....X citarne alcuni)quelli che la base non avrebbe gradito....pena la sconfitta elettorale per rivalità.....cosa che è avvenuta lo stesso 24000 voti in più......mentre il PD era solo un'abbozzo mentale.....e per finire è stato anche partorito in anticipo....pure con il taglio cesario (via l'estrema SX).

