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    Predefinito Il Rothbard che non t'aspetti: "borghese" e culturalmente conservatore

    Rothbard contro Rothbard, un falso dilemma

    di Joseph R. Stromberg


    Dovendo analizzare il pensiero elaborato da un intellettuale di rilievo nell’arco della propria vita, critici e studiosi tendono a suddividerne l’opera in periodi. Anche se le idee del soggetto esaminato non sono mutate in maniera significativa nel corso degli anni, è una cosa che li fa sentire meglio. Accade, a volte, che un approccio del genere sia più che giustificato. Basti pensare a Friedrich Naumann, che oggi i tedeschi considerano il loro più grande “liberale” e che riuscì a passare dal socialismo cristiano al culto del Kaiser, al “navalismo”, ad un impaziente riformismo “nazionalsociale”, all’idea di un’egemonia tedesca sull’Europa centrale, all’internazionalismo del Nuovo ordine mondiale. L’unica costante nel suo pensiero è questa: Naumann sostenne sempre e comunque, in modo alquanto fanatico, la necessità di un massiccio intervento dello Stato in ogni settore. Questo grande “liberale” non ha mai capito niente di mercati, proprietà privata e cose del genere e ricorda molto da vicino lo statunitense Max Lerner, sui cui scivoloni ideologici venivano calibrati gli standard internazionali. E’ stato partendo dal trotzkismo e passando per un socialismo democratico di destra che gli stimati neo-conservatori americani hanno conquistato il loro attuale primato, dall’alto del quale forniscono al mondo le “menti” che si trovano nel mainstream del Partito repubblicano.
    Analizzando in questi termini il pensiero di Murray Rothbard, non possiamo far altro che constatare come egli si sia mantenuto stabile e costante nel tempo. Esistono tuttavia valutazioni tendenziose che, sottolineando come il mondo sia leggermente cambiato, ad esempio, tra il 1946 ed il 1992, accusano Rothbard di essersi mostrato incoerente e, quel che è peggio, di essere disceso agli inferi del “conservatorismo”. Una ventina di anni fa, esprimendo il proprio parere a riguardo, Samuel Edward Konkin III, noto agorist, iniziò a fare distinzione tra “rothbardismo di sinistra”, la sua posizione, e “rothbardismo di destra”, la presunta posizione dello stesso Rothbard all’epoca. Ora ci tocca sentir parlare di contrapposizione tra un “primo” Rothbard ed un “tardo” Rothbard o, addirittura, della scioccante “unidimensionalità” della sintesi rothbardiana, secondo l’espressione usata su “Critical Review” e su “Liberty” da Chris Sciabarra, ma Rothbard non può essere così marcusianamente descritto. Ad una tale affermazione, ovviamente, non poteva mancare l’arguta replica di Bill Bradford, editore anticonformista di “Liberty”, che ha osservato come Rothbard venga considerato un ottimo economista dagli storici ed un ottimo storico dagli economisti. Ma chi ne ha letto le opere ha la netta sensazione che se la cavasse piuttosto bene in entrambi i campi. Rispetto ai noiosi babbei dell’analisi storica e agli aridi tecnici dell’economia, Rothbard aveva scelto di cimentarsi in un’impresa estremamente audace: plasmare una scienza interdisciplinare della libertà, che desse corpo, si potrebbe aggiungere, alla claudicante richiesta di “rilevanza” accademica formulata dalla New Left.
    Non tutti, tuttavia, desideravano il tipo di “rilevanza” che uno come Rothbard poteva dare. Era un personaggio chiaramente pericoloso, da tenere sotto controllo in caso dovesse risvegliare le belve. Si tratta di una questione soprattutto interna, in quanto è tra le schiere di quello oggi definito “movimento libertario” che troviamo la maggior parte di coloro che esprimono tanto violentemente le proprie rimostranze circa la presunta esistenza di due o più Rothbard. Ce ne sono molti che si dicono scioccati, e ribadisco scioccati, dal fatto che Rothbard sia stato, e sia sempre rimasto, un conservatore culturale. Per usare una caratteristica espressione rothbardiana: e allora? Avrebbe forse dovuto adottare uno “stile di vita alternativo” ed adoprarsi per fare del libertarismo un rifugio accogliente in un’era di lamentazioni multiculturali?
    Avrebbe dovuto adeguare le proprie indagini all’ermeneutica del sospetto, che, stranamente, diffida esclusivamente delle motivazioni dei maschi bianchi? Neanche per sogno. Parafrasando l’ex presidente americano L. B. Johnson, si potrebbe dire che Rothbard ha sempre mostrato un costante interesse per la salvaguardia dell’”unica civiltà che possediamo”. Per Rothbard, preservare la civiltà significava anche adoprarsi per accrescere la libertà degli esseri umani. Non si è mai lasciato trarre in inganno dalla linea tradizionalista dei conservatori, secondo cui la libertà conduce alla “licenza” e solo una perfetta conoscenza delle opere di Edmund Burke può impedire tale triste conseguenza. D’altra parte, non è neanche esatto dire che Rothbard non credesse in quella che potremmo definire “libertà ordinata”. Riteneva che il vero “diritto” fosse stato scoperto applicando alcuni ovvi princìpi ai casi che si presentavano, come nella common law britannica e nelle parti più evolute del diritto civile romano. Il filosofo Christian Bay ha condannato pubblicamente, definendolo troppo “borghese”, il suo libro Per una nuova libertà, mentre una certa rivista dell’arido Sud-Ovest degli Stati Uniti, “The Match”, gli ha dato dello “statalista” soltanto perché continuava a credere nell’esistenza di un qualche tipo di diritto.
    Sulla “problematica” e sul “progetto” rothbardiani, come li definirebbero le faine della teoria, dirò solo questo: Rothbard intendeva creare una scienza unificata della libertà che fosse un compendio di liberalismo classico, anarchismo individualista, sociologia critica degli Stati, revisionismo storico e dottrina economica austriaca: “scienza” perché poteva essere applicata con rigore e “unificata” perché ogni elemento andava a correggere o a rinforzare gli altri. Alcuni di noi ritengono che abbia fatto un gran bel lavoro, nonostante le lamentele altamente teoriche espresse da una di quelle famose riviste. In tutti i suoi tentativi di “alleanza tattica”, la sua partecipazione e la sua rottura con il Libertarian Party, le sue lotte con i finanziatori e le altre vicissitudini della sua vita, l’approccio di Rothbard si è sempre mantenuto saldamente “borghese” e culturalmente conservatore. Non c’è da stupirsi che si sia rifiutato di sottoscrivere l’attuale sistema di sensibilizzazione pubblica obbligatoria, un sistema dettato dalla sinistra, vera vincitrice della Guerra Fredda, come oggi ben sappiamo. Allo stesso tempo, Rothbard non ha mai lodato nessun presidente americano suo contemporaneo. Le sue denunce contro Reagan e contro il suo operato spiccavano in un movimento di quasi reaganiani. Leggete i commenti che ha espresso durante tutti gli anni Ottanta, se non ci credete.
    Coloro che considerano il conservatorismo culturale e la presunta “insensibilità” di Rothbard come deplorevoli sviluppi successivi, ispirati forse da incontri troppo frequenti con Thomas Fleming e Samuel Francis, dovrebbero rileggersi le trascrizioni di alcuni dei primi convegni del Libertarian Party. E poi, critici del genere dimostrano di non essere aggiornati. Intendo dire che, se fossero davvero sensibili, farebbero come i monaci depressi del film di Monty Python, che si trascinavano in giro sbattendosi ritmicamente in testa libri di critica sulla teoria delle razze. Alcuni libertari non si sono mai ripresi dal famoso articolo di Rothbard sulla ribellione “rivoluzionaria” nel penitenziario di Attica, nello Stato di New York. Non è stato lui ad inventare lo Stato. Non è stato lui ad inventare le prigioni di Stato. E non ha mai fatto neanche un complimento a Nelson Rockefeller. In quell’occasione, tuttavia, il suo discorso fu questo: visto che esisteva una prigione di Stato e che i peggiori assassini e criminali di New York e dintorni avevano preso degli ostaggi, cosa avrebbe dovuto fare il governatore? Chiedere aiuto ad un abile team di negoziatori canadesi? Ordinare tè e pasticcini? Ho dovuto faticosamente affrontare gran parte della gotica crisi isterica da liberale del Sud scritta da Tom Wicker prima di capire, finalmente, il significato delle parole di Rothbard. (Ho abbandonato il libro di Wicker verso pagina cinquecento, quando, dopo essersi lasciato sfuggire che alcuni prigionieri bianchi, sopravvissuti in qualche modo alla “rivoluzione”, erano stati improvvisamente ritrovati morti, l’autore non ha ritenuto opportuno o necessario, con la sua grande sensibilità razziale, spiegare l’accaduto).
    Nel 1971, Rothbard scriveva: “A parte la sua propensione naturale all’uso della coercizione, la sinistra sembra essere costituzionalmente incapace di lasciare in pace la gente nel senso più fondamentale dell’espressione; sembra non riuscire in alcun modo a trattenersi dal sottoporre a continue arringhe, molestie e vessazioni chiunque si trovi a portata di mano.” Su questo argomento, in qualunque fase della sua vita, Rothbard ha sempre mantenuto la stessa posizione. Il suo attacco al femminismo radicale, reputato infame in certi ambienti o semplicemente prematuro, precede di due anni la citazione appena riportata. Non ricordo che il suo pensiero si sia mai scostato di molto da quello espresso nel 1969. Caso mai, è diventato più caustico a mano a mano che il femminismo e gli altri “ismi” si sono fatti più aggressivi, irrigidendosi sempre più nelle loro posizioni. Gli anni tra il 1970 ed il 1972 sono una miniera d’oro per chi è alla ricerca di critiche rothbardiane alla sinistra. Perché mai adottare una linea di pensiero di questo tipo quando si può dire che la sinistra, in quel periodo, si fosse prefissa un obiettivo ammirevole, e cioè di porre fine alla guerra in Vietnam? Proprio perché la Nuova Sinistra mostrava di possedere i medesimi tratti della vecchia: teppismo, smantellamento della proprietà privata, disprezzo per la vita ordinaria e l’imperiosa necessità di far ascoltare L’oriente è rosso a tutti, tutti i giorni, tutto il giorno. Allora perché Rothbard si è “spostato a destra” dopo il crollo dell’Unione sovietica? Ha scritto che è stato come tornare a casa, alla Old Right della sua giovinezza. Denunciava bellicismo ed interventismo da decenni, ma ora, se non altro, alcuni conservatori avevano deciso di spostarsi verso un nuovo “isolazionismo”. Rothbard ebbe numerosi scontri con i conservatori su parecchie questioni, ma sapeva, in fondo, che non erano loro, in generale, i nemici giurati dell’unica civiltà che possediamo. Non si può dire lo stesso della sinistra.

    Dalla parte della “vecchia America”

    Rothbard ha sempre difeso la “vecchia cultura” ed i veri film: quelli che lui definiva “i film dei film”, quelli che contenevano un messaggio, erano caratterizzati da una certa continuità e realizzati con maestria, tanto da non rappresentare esclusivamente il mezzo scelto dal regista per esprimere il proprio nichilismo e la propria angoscia esistenziale. Diversamente da certi neo-conservatori, non scelse arbitrariamente, proclamandola apice del progresso umano, l’arte ultramodernista degli anni Cinquanta di cui Manhattan era l’epicentro. Era convinto che anche prima della seconda guerra mondiale fosse esistita una cultura americana, quella mostrata nei vecchi film, una cultura che avrebbe dovuto essere bandita al più presto, prima che le pecore si accorgessero della differenza tra la New York degli anni Trenta e quella prodotta da sessant’anni di beneficenza e filantropia liberal. Rothbard rifiutava l’egualitarismo: non per niente un volume che raccoglie suoi saggi si intitola Egalitarianism As a Revolt Against Nature. Ed è sempre stato un “paleo”: era convinto che esistesse un ordine ontologico, una natura delle cose, in cui era compresa anche la natura umana.
    La sua adesione alla tradizione filosofica aristotelico-tomistica spiega, in parte, il suo interesse per la tradizione intellettuale cattolica. I cattolici sono in circolazione da molto più tempo dei randiani, ha fatto notare una volta, e potrebbero essere riusciti, nel frattempo, a risolvere uno o due problemini. Rothbard ammirava il razionalismo che riscontrava nella tradizione cattolica. G. K. Chesterton era uno dei suoi scrittori preferiti. Inoltre, si rendeva conto che la civiltà occidentale non sarebbe stata tale senza il cristianesimo. Non ha mai approvato il carattere vistosamente espansivo della nuova civiltà che si profilava all’orizzonte, preannunciata dalla rivista di tendenza “liberale classica” Reason Magazine: una civiltà in cui tutto sarebbe andato a finire per il meglio, a patto di imparare ad accettare maggiormente gli “altri” e a tollerare di più il “totalitarismo”. (A quanto pare, gli “altri” hanno già acquisito tali virtù.).
    Rothbard si è mostrato politicamente scorretto sia all’inizio sia alla fine della propria carriera. Nel 1948, come lui stesso ha scritto più tardi, è stato probabilmente l’unico ebreo newyorkese che ha appoggiato il programma dello State Rights Party di Strom Thurmond. All’inizio degli anni Cinquanta, ha denunciato la questione pendente del riconoscimento dello Stato delle Hawaii, definendola un affronto al carattere organico e continentale della federazione degli Stati Uniti. Negli ultimi tempi lanciò lo slogan universal rights, locally enforced (diritti universali fatti rispettare localmente), la cui seconda parte, particolarmente perversa, suggerisce una prospettiva davvero terrificante, in quanto lascerebbe totalmente disoccupati Nato ed “impero”. Facendo il verso agli attuali seguaci di J. M. Keynes, imbarazzatissimi di fronte ad alcune affermazioni del loro maestro, Rothbard amava dire: “Keynes è un keynesiano”. Ma Keynes era fermamente convinto delle proprie idee. E lo stesso vale per Rothbard. Rothbard era un rothbardiano. Non vedo cosa ci sia di male.


    “Ideazione” n. 1, gennaio febbraio 2003

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  2. #2
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    Dopo aver letto quest'articolo mi sembra che Rothbard sia piuttosto lontano dalla linea mainstream del libertarianism. I libertarians generalmente si dicono culturalmente liberal e definiscono la loro politica al di là della destra e della sinistra. Rothbard invece, da quel che leggo, sembra ragionare da uomo di destra e le sue critiche alla destra sono dunque critiche di chi vorrebbe riorientarne la linea dall'interno del movimento stesso.
    Vorrei sapere a questo punto perchè molti di voi, che pur si dicono "Rothbardiani", sono così lontani dalle destre e ostili al conservatorismo culturale. E perchè l'idea di una società guidata da criteri etici venga bollata senza appello come fascista.

    Credo che i Rothbardiani sbaglino a rapportarsi ancora, più che con i conservatori, con i left libertarians. Perchè infatti continuare a considerare il paleolibertarianism un altro tipo di libertarismo quando il suo proposito è quello di rappresentare addirittura il conservatorismo autentico?

    E un'ultima domanda... perchè essere contro la globalizzazione è considerato antiliberale? Come si fa ad essere culturalmente conservatori e allo stesso tempo ignorare che la globalizzazione annulla ogni differenza etnica e culturale? In fondo, quando Rothbard votò per il segregazionista Thurmond nel '48 non si opponeva con questo gesto alla pretesa liberale di una umanità indifferenziata?

    PS: Se Florian è fascista allora anche Rothbard è fascista!

  3. #3
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  4. #4
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    Qualche considerazione sul paleolibertarismo, in merito a quanto esposto da Guglielmo Piombini


    Negli Stati Uniti il "paleolibertarismo" nasce nei primi anni Novanta, quando Rothbard si decide a rompere definitivamente con il Partito Libertario, che aveva contribuito a fondare e per il quale aveva profuso notevoli energie, a causa della forte insofferenza che gli procurava l'atteggiamento "alternativo" e "controculturale" esibito da molti attivisti libertari. Il termine "paleolibertario", o libertario all'antica, venne coniato da Lew Rockwell, il principale collaboratore di Rothbard negli ultimi anni della sua vita, per evidenziare la continuità con la Old Right di un tempo e per differenziare le proprie posizioni da quelle, giudicate decadenti, edoniste, relativiste e libertine dei left-libertarians (che in Italia potrebbero essere assimilati, per alcuni versi, ai radicali), in uno sforzo di combinare un radicale liberalismo nel campo politico ed economico con un altrettanto deciso tradizionalismo nel campo culturale. Rothbard si era infatti convinto che le libertà americane fossero germogliate non dal relativismo e dal nichilismo degli anni Sessanta, ma dai tradizionali valori giudaico-cristiani, considerati come dei veri e propri prerequisiti sociologici del libertarismo. Non direi quindi che il tradizionalismo culturale dei paleolibertari sia stato un espediente per far breccia nella cultura mainstream: forse si possono attrarre alcune parti del mondo cattolico e conservatore, ma la cultura dominante rimane largamente secolarizzata, relativista e materialista, per cui la battaglia risulta ancora più difficile. Però è assolutamente necessaria: come ha osservato Rothbard, questa guerra culturale ha un'importanza ben maggiore di quella per ridurre le tasse sui guadagni di borsa, perché da essa dipende l'anima e il futuro dell'America (e dell'Occidente). (G. Piombini)

    Cazzo, ma è quello che ho sempre detto io! L'Occidente va in malora e voi qui state a fare i conti della serva!!!

    Sono giunto alla convinzione, leggendo le opere degli autori controrivoluzionari e soprattutto di Carl Ludwig von Haller, che la distanza tra il pensiero libertario e quello liberaldemocratico è forse più ampia di quanto si pensi. Infatti, mentre gli anarco-capitalisti ammirano il pluralismo competitivo medievale e concordano con il realismo della filosofia controrivoluzionaria, i liberaldemocratici sono gli eredi di quel "liberalismo" illuminista e rivoluzionario che, dopo aver contribuito a demolire i retaggi medievali e ad edificare il monopolio legislativo del Leviatano, si sono poi cullati nell'illusione che fosse possibile limitarne il potere mediante artifizi e congegni interni (lo "Stato di diritto", il costituzionalismo, la divisione dei poteri, le elezioni, la generalità e astrattezza della legge e così via) rivelatisi poi in buona misura inefficaci. Al pari di un grande anarco-individualista come Lysander Spooner, il reazionario von Haller giudicava del tutto assurda l'idea di contratto sociale che tanto piace ai liberaldemocratici: in realtà nessuno l?ha mai firmato, per la semplice ragione che nessuno sarebbe mai così pazzo da firmare, a favore di un gruppo ristretto di uomini, una procura che contempli un "mandato non imperativo" a disporre della propria vita, libertà e proprietà. Le società non sono sorte in un colpo solo con un contratto sociale unico e uguale per tutti, ma gradualmente grazie ad una miriade di contratti tra persona e persona: così si è sviluppata l'Europa durante l'età feudale e comunale, fino ad assumere le fattezze che aveva nell'ancien régime, malgrado il nefasto processo di centralizzazione assolutistica iniziato in età moderna. (G. Piombini)

    Allora il paleolibertarismo con i liberali classici (Locke) non c'entra un tubo! Il paleolibertarismo è reazionario e antimoderno!!!

    I paleolibertari riconoscono che, malgrado la sconfitta finale del comunismo, le società occidentali stanno vivendo un periodo di profonda crisi culturale, che si riflette nel trionfo del nichilismo, cioè nell'abbandono di ogni idea di Verità e di ogni prospettiva trascendente. In base alle filosofie scettiche e relativiste oggi imperanti (diffuse anche all'interno del mondo libertario) non esisterebbe alcun criterio per stabilire se una determinata idea o istituzione sociale sia migliore di un'altra. Di fatto, questa prospettiva finisce per celebrare ogni tipo di "diversità", anche la più ripugnante, e per respingere come autoritaria, eurocentrica o razzista, la tradizione culturale e religiosa dell'Occidente cristiano: tutte le culture andrebbero protette e preservate (anche quelle degli antropofagi o dei tagliatori di teste?) salvo quella occidentale che merita di estinguersi per le sue supposte colpe passate. Gli intellettuali e gli opinionisti progressisti hanno iniziato da almeno vent'anni a prepararci psicologicamente alla nostra estinzione, convincendoci che la società multietnica e multiculturale rappresenta il nostro radioso futuro. Questo vero e proprio odio di sé che caratterizza l'attuale Occidente si manifesta anche nell'epocale crisi demografica che ha colpito i paesi occidentali negli ultimi decenni, rivelatrice del fatto che gli europei non hanno più alcun desiderio di futuro e di trasmettere ai discendenti la propria cultura. A ciò si aggiunga che l'espansione indiscriminata del welfare state (diritto al consumo per tutti: il tipico frutto della mentalità materialista, edonista e relativista dominante!) ha esautorato completamente le famiglie e i figli dalle tradizionali funzioni previdenziali e assistenziali, rendendoli inutili. Se le cose non cambiano il destino inevitabile è quello segnalato da Patrick Buchanan nel suo libro The Death of the West, le cui proiezioni statistiche nessuno finora ha contestato: l'estinzione demografica dell'Occidente entro la fine del XXI secolo, sommerso da popolazioni più vitali, credenti, motivate e con un'alta stima della propria cultura come quelle islamiche. Non mi pare che gli europei, nella loro intera storia (salvo forse durante la peste nera del Trecento), si siano ritrovati così vicini a fare i conti con la propria scomparsa. Sorprende soprattutto l'indifferenza, la rassegnazione e la stanchezza con cui si accetta di veder scomparire tutta la propria gloriosa eredità culturale e religiosa. Per rispondere quindi alla tua domanda, direi che i paleo lanciano la sfida al nichilismo, al relativismo e al pensiero "debole", con l'obiettivo (per dirla con Hoppe) di "ridare vita all'Occidente". (G. Piombini)

    Queste parole sono musica per le mie orecchie!!!


    Questa intervista a Piombini la giudico, da paleoconservatore, veramente interessante.
    L'unica frase che tuttora mi fa pensare è: "La libertà è madre dell'ordine". Ho sempre ritenuto infatti che dalla libertà si potesse generale l'ordine, ma anche il disordine. Se ho compreso bene il senso per i paleo la libertà può portare all'ordine solo dove il potere è decentrato, ovvero nelle di piccole comunità. Ma allora per lo stesso ragionamento si deve accettare l'idea che nello Stato moderno la libertà è fonte di disordine. O no?



    Per l'intervista integrale
    http://www.il-templare.com/modules.p...ticle&sid=1642

  5. #5
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    Se Florian è fascista allora anche Rothbard è fascista!
    Dì un po', chi pensi di infinocchiare?
    L'abate Dinouart aveva scritto un grande libro, "L'arte di tacere e di non scrivere". Nei giorni scorsi abbiamo capito tutti che non lo avevi letto, e non sarà questa messe di aneddoti tendenziosi interpretati in modo capzioso a convincerci che tu abbia cambiato idee nottetempo.
    Con le banderuole è inutile parlare, e in questo caso non indica nemmeno dove tira il vento.

  6. #6
    uruguayo
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    Agli amici liberali vorrei mostrare il tipico ritornello degli accattoni conservatori: "Stanno distruggendo la fibra morale della nazione, lasciate stare le questioni materialiste e lottate con noi". E i gentiluomini liberali puntuali cascano come pere.

    Cazzo, ma è quello che ho sempre detto io! L'Occidente va in malora e voi qui state a fare i conti della serva!!!
    Le tasse sono ancora la più fondamentale e potente manifestazione della violenza dello stato, e i cosiddetti 'conti della serva' sono invece quel motore che ha spinto l'occidente al suo benessere.
    Sinceramente sono molto stufo dei reazionari e dei conservatori. Impresentabili, alla ricerca di una casa, dopo aver subito continue sconfitte dalla storia, ed essere stati sfrattati dai loro beneamati palazzi del potere.
    Dove tutti ben ricordiamo quali fossero le loro reali attitudini e spiriti.

  7. #7
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    teo tu sei un caso perso. Mi spiace dirtelo, ma mai ho incontrato una persona così chiusa in se stessa, incapace di aprirsi al prossimo e condividere qualcosa con lui. Tu sai solo bacchettare la gente. E' da quando sono su POL che tu non cerchi minimamente il confronto, ma solo lo scontro, che giudichi e offendi chi non la pensa come te. Dando patenti di illiberalità a quanti non ti garbano... Ma falla finita...

    Io posso scrivere anche un mucchio di cazzate, ma non ho mai imposto a nessuno il silenzio, come vuoi fare tu. Ti dà fastidio che vengo su questo forum e non perdi l'occasione di ricordarmi che il mio posto sarebbe un altro. Spiacente, ma a me piace parlare con tutti - dalla destra radicale ai liberal socialdemocratici. Accetto, diversamente da te le critiche che mi vengono fatte e non mi nascondo mai a un confronto dialettico.

    In questo thread ho posto delle questioni ai paleolibertari. Se hai qualcosa da dire in merito, bene. Altrimenti, lascia parlare gli altri che è meglio.


    PS: Accattone sarai te, ricordatelo. Parli come un comunistello da quattro soldi che si rifugia dietro alla Storia. Pietoso!

    PS II: E a proposito di banderuole, ti rammento una frase di Churchill: "Preferisco avere ragione che essere coerente".

  8. #8
    uruguayo
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    "Ma sarai tu testa di serpente, comunistello gne gne gne".
    A breve un nuovo teorema sull'indipendenza delle variabili 'cultura' e 'maturità'.

    Banalmente, il problema non sta nelle frequentazioni variegate. Sta nel fatto che quando riesci a dare ragione ad un reazionario, ad un nazifascista ed ad un paleolibertario c'è qualcosa che non va.
    Immagino che sia un ragionamento troppo pieno di buonsenso operaio, "quindi comunista" per trovare accoglimento. Ti lascio ai tuoi sproloqui grafomaniaci.
    (Per ora).

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da teo scarpellini Visualizza Messaggio
    "Ma sarai tu testa di serpente, comunistello gne gne gne".
    A breve un nuovo teorema sull'indipendenza delle variabili 'cultura' e 'maturità'.

    Banalmente, il problema non sta nelle frequentazioni variegate. Sta nel fatto che quando riesci a dare ragione ad un reazionario, ad un nazifascista ed ad un paleolibertario c'è qualcosa che non va.
    Immagino che sia un ragionamento troppo pieno di buonsenso operaio, "quindi comunista" per trovare accoglimento. Ti lascio ai tuoi sproloqui grafomaniaci.
    (Per ora).
    Poichè non hai argomenti riguardo Rothbard e i paleolibertari ti rifugi nella polemica personale. E' un tuo brutto vizio (piuttosto illiberale mi sa).

    PS: Reazionario, nazifascista, paleolibertario... ragioni per etichette! Su POL scrivono "persone", ragazzi ancora in formazione, il cui scopo è proprio quello di confrontarsi con altri. Se io riesco a trovare dei punti in comune con la gente più disparata sarà un mio merito, non trovi? Evidentemente non ho con gli altri l'approccio stalinista che hai te...

    PS: Ron Paul ha messo d'accordo libertari, tradizionalisti e nazifascisti! Che dici, c'è qualcosa che non va?

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Dopo aver letto quest'articolo mi sembra che Rothbard sia piuttosto lontano dalla linea mainstream del libertarianism. I libertarians generalmente si dicono culturalmente liberal e definiscono la loro politica al di là della destra e della sinistra. Rothbard invece, da quel che leggo, sembra ragionare da uomo di destra e le sue critiche alla destra sono dunque critiche di chi vorrebbe riorientarne la linea dall'interno del movimento stesso.
    Vorrei sapere a questo punto perchè molti di voi, che pur si dicono "Rothbardiani", sono così lontani dalle destre e ostili al conservatorismo culturale. E perchè l'idea di una società guidata da criteri etici venga bollata senza appello come fascista.

    Credo che i Rothbardiani sbaglino a rapportarsi ancora, più che con i conservatori, con i left libertarians. Perchè infatti continuare a considerare il paleolibertarianism un altro tipo di libertarismo quando il suo proposito è quello di rappresentare addirittura il conservatorismo autentico?

    E un'ultima domanda... perchè essere contro la globalizzazione è considerato antiliberale? Come si fa ad essere culturalmente conservatori e allo stesso tempo ignorare che la globalizzazione annulla ogni differenza etnica e culturale? In fondo, quando Rothbard votò per il segregazionista Thurmond nel '48 non si opponeva con questo gesto alla pretesa liberale di una umanità indifferenziata?

    PS: Se Florian è fascista allora anche Rothbard è fascista!

    Florian, sai quale è la differenza tra un conservatore ed un libertario?
    Un libertario può essere paleo e vivere secondo regole integerrime, ma non vorrà mai imporle a nessun altro. Potrà essere contrario all'aborto e non praticarlo mai, ma non vieterà a nessun altro di praticarlo ( soprattutto non proverà a farlo mediante leggi democratiche o imposizioni tiranniche).
    Potrà essere contrario alle droghe e non usarle, ma non vorrà proibirle a tutti gli altri. Potrà essere contrario all'alcool e non consumarlo, ma non vorrà attuare politiche proibizionistiche. Potrà essere contrario alla procreazione assistita, ma non vieterà a nessun altro di procreare secondo tecniche che a lui non piacciono.
    Per questo motivo tu sei conservatore e io soltanto paleolibertario tra noi due. Per questo motivo Rothbard non era fascista mentre tu ti ci avvicini nell'impostazione etica ( mentre devo ammettere che sei molto liberista in economia).

    Saluti libertarissimi dalla moderazione

 

 
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