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    Predefinito Girotondino per una poltrona

    Giro girotondo, quant’è bello il mondo.
    È bello perché è vario, cambia, si trasforma, e dopo qualche anno nulla è più uguale a se stesso.
    Così succede che chi era nato per combattere la politica e i suoi uomini ora ci sguazza dentro, ci prende gusto, ci si tuffa a corpo morto.
    Volevano fare la pelle al Caimano, ma ora quella pelle la apprezzano, ne adorano il profumo delle poltrone, sprofondano nella comodità del Transatlantico.
    Una volta la politica gli faceva schifo, era sporca, robaccia da girarci alla larga, anzi attorno. Avevano cominciato a circondare mano nella mano i palazzi di giustizia, simboli della lotta al malaffare, da dove si era levato il grido di dolore del nuovo re d’Italia, Francesco Saverio Borrelli.
    «Resistere, resistere, resistere». Parola d’ordine: legalità.
    Ma guai soltanto a sfiorare la politica. Loro, i donchisciotte dell’anno duemila, i sancipanza in velluto e camicia a quadri, indicano, sollecitano, ammoniscono, profetizzano.
    Sono la «società civile», la «parte sana» del Paese, mica s’infangano le mani. Il lavoro sporco è delegato ai partiti.
    «Fate autocritica», urlava Nanni Moretti: lo stesso slogan che pende sui prigionieri politici.

    I girotondi sì che sono liberi.
    Emilio Fede è un servo di Berlusconi, ma Marco Travaglio non lo è di Carlo De Benedetti anche se figura nel suo libro paga, e Furio Colombo è un intellettuale tutto d’un pezzo e senza padroni anche se per anni, incidentalmente, ha curato gli affari della Fiat negli Stati Uniti.
    Giro girotondo, quant’è serio il mondo.
    Pancho Pardi si sgola a ripetere che il loro è un movimento allegro; invece sono tutti accigliati, totalmente assorbiti dalla grande missione di salvare l’Italia, perennemente depressi perché dopo la crisi della coppia si sono buscati anche quella del governo Prodi. Gli unici che hanno provato a farli ridere non sono Serena Dandini o Sabina Guzzanti, ma gli inventori delle sigle.
    Chi si ricorda il «Bo-bi» (boicottiamo il Biscione), il più fedele amico del girotondino? O la «giornata dell’os-te» (oscuriamo la televisione), con un brindisi al canone?

    È il massimo dell’ironia.
    Perché c’è poco da ridere. Loro devono proteggere nientemeno che la Costituzione. Manifestano con i sindacalisti e i professori, mettono il cappello sulla Rai, si strappano i capelli per la prematura dipartita dai teleschermi di Santoro, Biagi e Luttazzi.
    Ma se li va a trovare D'Alema, lo fischiano.
    Se Fassino li invita a prendersi qualche responsabilità, gli replicano stizziti che loro sono quelli che impongono la linea, sono il popolo incazzato.
    Come certi cuochi che dettano le ricette agli sguatteri ma non toccano mestolo, le mani in pasta no, quelle non ce le mettono. Hai visto mai che uno schizzo di sugo gli rovina il cachemire.

    Giro girotondo, quant’è ospitale il mondo. C'è proprio posto per tutti, anche per quelli che scoprono che il nemico in fondo non è poi così malvagio.
    Era il 2002 quando Ottavia Piccolo, Roberto Vecchioni, Gino Strada, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, don Ciotti, Serena Dandini si presero per mano.
    Dai palazzacci erano passati alla Rai, poi alle fiaccolate nelle piazze, al Palavobis di Milano contro «il regime di menzogne e bugie», alle proteste davanti alle scuole minacciate dal pensiero unico berlusconiano e dalla riforma di Letizia Moratti, e davanti al Parlamento contro la legge Cirami.

    Prima non ci azzeccavano, adesso sì, eccome.
    La politica? Mai demonizzarla. La Rai? Per difenderla a dovere mettiamoci uno dei nostri, il paladino Orlando.
    Il Parlamento? Chiedete al compagno Pardi, ci si sta più comodi che sulle cattedre fiorentine di geologia.
    Il governo? Il compagno Di Pietro ci si avviterebbe per la vita eterna.
    La casta? Bisogna combatterla dal di dentro.
    Ed ecco la virata degli antipolitici, l’inversione a «U» in autostrada.
    L'abbraccio con il povero Veltroni per succhiargli un po’ di posti.
    L'idea delle liste civiche alle elezioni comunali, Grillo sindaco in mezza Italia.

    E adesso la pensata in grande, la vera svolta: lo sbarco a Bruxelles, nell'Europarlamento, proprio là dove si annida la morte nera.
    Lobby, sprechi, privilegi, vita dorata. Orribili porcherie.
    Ma il sacrificio s'impone, la politica non si guarisce più con i girotondi bensì con le liste bloccate, i simboli giusti, le candidature vincenti.
    Giro girotondo, quante capriole a questo mondo.
    Ritorna Berlusconi e zacchete, una bella manifestazione estiva a piazza Navona «in difesa della democrazia» costringe Veltroni a difendere invece il governo.
    Giro girotondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra.

    No, qualcuno casca sul morbido: su una bella, ricca poltrona.

    S. Filippi www.ilgiornale.it 20 08 08

    saluti

  2. #2
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    Vaffa. In inglese sarebbe la lista del «fuck...», in tedesco quella del «lech mich am...».
    Volendo edulcorare, volendo prendere sul serio, l’invito ad «andare a quel paese».
    Anche se il Paese in questione non è più lo Strapaese, ma addirittura l’Europa, e «quel posto» l’Europarlamento.
    Ci penserebbe Beppe Grillo, ma lui nega.
    Ambirebbe Paolo Flores d’Arcais, ma è dal Sessantotto che ci prova.
    Sarebbe tentato Marco Travaglio, ma si fanno più soldi con i libri giudiziari. Stuzzicherebbe Sabina Guzzanti, ma forse sono gli altri che non la vogliono.
    Sbarcare nei paesini con le liste civiche, e con un listone nazionale fare il gran salto a Strasburgo.
    Piacerebbe insomma all’intero mondo girotondino, alla gente che (si) piace, se non fosse per la difficoltà di spiegare, a Bruxelles, perché girare (tanto) in tondo.
    Al momento è poco più di una seduzione estiva e, come saggiamente avverte il vicecapo dei deputati dipietristi, Fabio Evangelisti, «a Ferragosto si chiacchiera per chiacchierare».
    Eppure è vero che Uòlter Veltroni ha fatto il suo tempo, che la sinistra radicale è in rotta, che Rifondazione è tornata comunista, e manca un centro (leggi sinistra) di gravità permanente.

    Giuliano Amato docet: cinque anni con le mani in mano fanno paura a chiunque e chi può si organizza. Chi non può, si auto-organizza.

    Così il mondo dei blog è in fermento, ci si scambia via web un mugugno generale (la Guzzanti lo teorizza), la sede dell’Idv sarebbe sommersa da migliaia di e-mail ogni giorno, il regista Moretti lancia alti lai (armiamoci e partite) e persino Eugenio Scalfari ha provato a dare la sveglia a Veltroni: «Serve una volontà di massa per risollevare il Paese sdrucito e frastornato.
    Si può fare? Fino a poco tempo fa pensavo di sì, ma i giorni passano e non inducono a pensare positivo... Se volete dare un segnale di riscossa dovete alzarvi e camminare».

    Dalla rinascita dell’opinione pubblica morente alla riscossa della società civile il passo è breve.
    Il resto lo fanno i sempiterni maestri dell’«organizzazione dal basso».
    Flores d’Arcais, direttore di Micromega, l’ha buttata in caciara: «Se alle prossime europee non ci dovesse essere una lista della società civile capace di rappresentare un’alternativa di opposizione e ridimensionare il Pd al di sotto del 25 per cento, allora vorrà dire che ci terremo questo regime per chissà quanti anni».
    Lista della società civile, allora?
    «È un auspicio - risponde Flores -, non dico altro: qualsiasi cosa in più sarebbe fuorviante».
    L’appello non cade nel vuoto e il senatore Pancho Pardi (indipendente nel gruppo dipietrista) dice e non dice.
    «Se fosse un progetto politico diretto, Flores me ne avrebbe parlato. Va interpretato come un auspicio, che contiene una verità: l’opposizione è bloccata, bisogna introdurre il protagonismo civile».
    Pardi dà la misura dello stato dell’arte:
    «Bisogna prima vedere quale sarà la soglia di sbarramento: la cosa più ragionevole è una lista di protagonismo apparentata con l’Italia dei Valori». Tanto alle europee, quanto alle amministrative che, sostiene Pardi, «richiedono una forte ripresa delle liste civiche».
    In ogni caso, sarà «obbligato» il dialogo con Di Pietro, «per non restare senza incidere o finire nel conformismo del Pd».

    E Di Pietro che ne pensa?
    Pardi dice di avere «in corso con lui una discussione sul rapporto tra partito e protagonismo civile: Tonino è molto sensibile al tema, sa che non si può affrontare con la logica dell’annessionismo». Ma quella che l’ex sessantottino definisce «discussione» pare che sia stata rubricata diversamente dall’ex Pm. Contattato dal Giornale a Montenero di Bisaccia, Di Pietro mostra di essere interessato al tema: «Sto a revisionare il trattore. Seguo i giornali, eccome. Ma sto in campagna, e qui voglio stare».
    Più tardi, parlando degli accordi «a fusione fredda» con Pd o Udc, specifica che «chiunque ritenga di avere i numeri e le caratteristiche richieste dal nostro partito, esca allo scoperto, sia se appartenga a un partito o alla società civile. L’Idv è pronta a fare squadra...».
    Chi vuole, venga con noi, insomma.
    Volontà egemonica confermata da uno degli astri nascenti dell’Idv alla Camera, Fabio Evangelisti, ex Pci: «Pardi e i girotondi hanno una funzione utile: ci mettono in relazione con spezzoni della società civile che non abbiamo ancora permeato. Possiamo condurre pezzi di strada assieme, nessuno può essere escluso. L’Idv è un partito in crescita e vedrei bene un appello che possa includere nelle nostre liste indipendenti espressione dell’insofferenza della società civile...».

    Nomi dei papabili? I soliti noti. Pardi tira in ballo Umberto Eco e Rita Borsellino, buoni per tutte le stagioni. Ma degli altri, Grillo a parte, si dice che «la Guzzanti è un’attrice e Travaglio vuole fare il giornalista».
    Se lista di «protagonismo civile» sarà, meglio parlare soltanto dei «soliti». Ignoti.

    R. Scafuri www.ilgiornale.it 20 08 08

    saluti

  3. #3
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    Adesso ci mancavano pure i No-Cav...sono davvero sgomento : la Sinistra italiana è alla frutta incapace di reagire (politicamente,cioè quello che conta davvero) alla disfatta eletorale ed al buon governo (fin'ora) del PdL...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    Adesso ci mancavano pure i No-Cav...sono davvero sgomento : la Sinistra italiana è alla frutta incapace di reagire (politicamente,cioè quello che conta davvero) alla disfatta eletorale ed al buon governo (fin'ora) del PdL...
    infatti dovreste essere contenti ed augurarvi a vita un'opposizione così...auguratevi che duri a lungo, avete vinto alla lotteria di capodanno.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da soldier Visualizza Messaggio
    infatti dovreste essere contenti ed augurarvi a vita un'opposizione così...auguratevi che duri a lungo, avete vinto alla lotteria di capodanno.
    ________________________________

    Oltre che piagnucolare che altro sai fare?
    Manco le battute!
    E neppure "opporti"!

 

 

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