Cari tutti, torno or ora dalle ferie, anche se mi ri-assenterò qualche giorno. Vorrei però rendervi partecipi di una cosa che mi è successa questi giorni...Ho assistito alla festa provinciale di Liberazione in una regione del sud, m'è venuto un giramento di palle da far paura ai canader che giravano (ahimè) da quelle parti...
Vi riporto qua sotto la prima bozza dell'articolo che dovrei pubblicare tra poco su "ViceVersa" -
http://viceversa.megablog.it/item/parit
Parità
Osservo con rammarico un dibattito in un piccolo circolo del PRC, nel sud Italia. L’occasione è una festa di Liberazione; un giovane introduce altre 3 persone, tutti e quattro della dirigenza (chi provinciale, chi nazionale). Non si fanno nomi né luoghi, la situazione potrebbe accadere ovunque in questo momento. Il comizio di chiusura della festa si è svolto a senso unico: tutte e quattro le persone avevano lo stesso punto di vista, non c’è stata discussione né è stato chiesto intervento dal pubblico. L’argomento, naturalmente, era “la rinascita della sinistra”, inutile dire che gli interventi hanno espresso disaccordo per i risultati dei congressi svoltisi a luglio, soprattutto per quello di Rifondazione. Le parole che si sentono e si leggono sui giornali (Repubblica, Corriere, ecc ecc…persino Asor Rosa e Revelli su Liberazione, nei primi di Agosto, per esempio) oggi sono arroccamento, vecchie ideologie, ritorno al passato, frammentazione della sinistra, e via così. Quel dibattito non è stato da meno, ma non si è neppure dato spazio a una replica. Spaventoso. Un po’ del pubblico si alzava, dopo aver sentito ripetere la stessa cosa per la seconda volta, ma molti sono rimasti a sentire, perché ci si fida sempre della voce “dei saggi, degli esperti”. Beh, io mi fido di più del risultato che esce da un litigio verbale, da un pensiero ragionato e combattuto, da uno studio.
Insomma, Ferrero e la nuova linea “gruppettara” del PRC sarebbero la fine della sinistra, mentre i dibattiti monotonici sarebbero la soluzione. Sono gli stessi dibattiti che irretiscono altre e tante persone di sinistra, paroloni sulla globalizzazione, sui migranti, sulla nuova società e la nuova sinistra diffusa, sull’ambiente, … E’ molto più difficile far comprendere alla gente discorsi e studi più complicati, più profondi: ma quale sarebbe, allora, il nostro compito, se non rendere lineare, facilmente comprensibile, una analisi approfondita della realtà e metterne il popolo al corrente?
Parlare di sinistra e di grandi temi senza approfondimento, oggi, è banale, e serve come unico aiuto ai liberisti che cercano i nostri voti dell’ultim’ora. Si, si, parlo del PD. E’ utile solo a chi sta al governo (locale, nazionale, persino mondiale) non nominare quasi mai le parole comunismo e lotta di classe, com’è avvenuto al dibattito a cui ho assistito. Se il comunismo è una teoria sbagliata, diteci perché. Il capitalismo continua a mostrare le sue falle, crolla l’inflazione, s’impantana la produzione ed esplodono, nel silenzio dei più, i mercati finanziari; l’uomo è sempre più merce da mercato, ne è schiavo dei movimenti e, anche quando si riposa, consuma merce. Ci sono, certo, cose che Marx non ha previsto, meccanismi che noi dovremmo studiare, ma la base di tutto è stata svelata. E’ per questo che i comunisti vengono sempre più attaccati, perché fanno paura. A differenza di quanto si dice e scrive, partiti e movimenti di tipo comunista hanno sempre più successo nel mondo, sono sempre più espressione di forze popolari di riscatto verso i soprusi. In tutto il sud America come in India, in Nepal come in Angola. Detto questo, il meccanismo che si viene invece proponendo da certi ambienti della sinistra, cioè quello socialdemocratico governista, nella Storia si è sempre dimostrato incline e servo al potere economico dominante; non vediamo come si possa conciliare la lotta di classe con il supporto alle classi medie e alte, affermare cioè la parità di diritti tra lavoratori e padrone (stando lo stato attuale dei poteri). A meno che non si voglia cancellare la lotta di classe stessa; la socialdemocrazia di tipo nordico, che funziona bene, si è appunto sviluppata in Paesi molto diversi dal nostro, dal punto di vista della struttura sociale. Dove sia presente un grande strato sociale di lavoratori sottopagati e migranti sfruttati, dove il flusso di materie prime ha un ruolo economico importante per il resto d’Europa, non si può sperare che le forze economiche, il vaticano, la Nato, permettano un dialogo costruttivo con i lavoratori. Serve una forza di opposizione, seria, di massa, ma senza nessuna collaborazione. Come costruirla spetta a noi deciderlo, alle associazioni e ai movimenti dei lavoratori, non deve assolutamente cadere dall’alto attraverso insegnamenti di neofiti santoni della sinistrissima.




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