La prima cosa di cui dovremmo farci una ragione è la presenza ormai radicata dei musulmani in Europa. Le stime ci dicono che sono circa venti milioni. Come il Piemonte, Lombardia e Veneto messi assieme. O come Grecia e Irlanda. Continuare a ignorarli o, peggio, considerarli “corpo estraneo” lanciando campagne di disinformazione e odio è un atto criminale. Erano 800.000 nel 1950, e 15 milioni nel 2003. Non è facile tuttavia fornire cifre esatte, perché la religione islamica non prevede un registro dei fedeli come le nostre ‘parrocchie’, e la maggior parte degli Stati europei rifiuta l’identificazione dei propri cittadini in base all’appartenenza religiosa. Il paese che ospita il maggior numero di musulmani, comunque, è la Francia (circa 5 milioni, la metà dei quali con cittadinanza francese), seguita dalla Germania (circa 3,5 milioni, di cui 2 milioni turchi) e dall’Inghilterra (2 milioni, quasi tutti di nazionalità britannica, originari del Pakistan, dell’India e del Medio Oriente). In Belgio ce ne sono circa 350.000, un po’ di più in Olanda. Diverse, naturalmente le provenienze: Africa, Maghreb, Asia, ex Jugoslavia. In Italia i musulmani costituiscono la seconda comunità religiosa del paese e arrivano a contare, secondo le stime, attorno alle 800mila unità. I musulmani d’Italia sono in larga maggioranza stranieri. Solo 40-50mila sono i cittadini italiani. I convertiti italiani sono circa 10mila. Tra cui anche Mario Scialoja, ex ambasciatore d’Italia in Arabia Saudita e ora responsabile della Sezione italiana della Lega musulmana mondiale, e Gianni Castellaneta, consigliere diplomatico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Diversi anche tra gli accademici, come Giulio Soravia, professore di arabo a Bologna. Benché secondo alcune stime, circa l’ottanta per cento degli immigrati da paesi musulmani non frequenti le moschee, tutti sono comunque osservati con sospetto e diffidenza. Non basta che paghino le tasse, la mutua, la pensione, che osservino i loro doveri di cittadini e le leggi. Quando si ha un altro colore della pelle, un nome straniero e difficoltá con la lingua parlata si pretende continuamente da loro un segno di lealtá ai valori della societá che li ospita che altrimenti non è richiesto a nessuno. Non dobbiamo cadere nella trappola di Bin Laden: l’occidente pensa che l’Islam sia la radice di ogni radicalizzazione e quindi tende a vedere in Bin Laden l’avanguardia dell’Islam. Innanzitutto dovremmo combatterlo nella sua qualitá di terrorista e non di musulmano. Di fatto, molti giovani cadono nella trappola del terrorismo, non perché leggono il Corano e frequentano le moschee, ma spinti dal desiderio di vedere un effetto immediato nella societá delle loro azioni e del loro pensiero. È la sindrome dell’eroe. Sono, in un certo senso, gli eredi della sinistra extraparlamentare sessantottina. L’ossessione nel presentare video con le riprese delle decapitazioni di ostaggi assomiglia di piú alla messa in scena dell’assassinio di Aldo Moro ritrovato nel bagagliaio della Renault rossa in via Caetani e non ha nulla a che vedere con il mondo ideale musulmano. La biografia dei terroristi è la biografia di un salto individuale nel mondo degli Eroi impegnati alla salvezza della Umma, la comunitá religiosa musulmana, dalla barbarie occidentale. La Religione gioca in questo contesto un ruolo del tutto secondario. Quello che ci sarebbe da fare è di smascherare questo mito dell’Eroe anziché pretendere dalla comunitá dei musulmani di condannare il terrorismo. I musulmani hanno condannato i terroristi giá poche ore dopo gli attentati dell’undici settembre, ma sembra che nessuno li abbia sentiti, il mainstream non ne fa cenno. Quando il capo dello Stato Islamico iraniano, Ayatollah Khomeini, proclamó la sua Fatwa contro Salman Rushdie, l’autore dei “Versi satanici”, la notizia è rimbalzata per mesi sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo, benché l’opinione ufficiale dei paesi islamici fosse nota a distanza di poche ore: le autoritá religiose dell’Arabia Saudita e gli Sceicchi della famosa Moschea Al-Azhar del Cairo stigmatizzarono l’illegalitá della Fatwa. Ció avvenne con la motivazione che, secondo la Sharia, é vietato condannare a morte chiunque senza un regolare processo e al di fuori degli Stati islamici, dove cioè la Sharia non é legge. Alla conferenza degli Stati Islamici del marzo 1989, tutti gli Stati membri, eccetto l’Iran, hanno condannato la Fatwa. Il maistream tacque.
Allo stesso modo, ci sono molte Fatwe fondamentali dei piú importanti dotti islamici contro il terrorismo. La prima dello Sceicco Izz-Eddine Al-Khatib Al-Tamini, Consigliere di Sua Maestá il Re Abdullah II per le questioni islamiche, Giudice superiore e Presidente del Consiglio delle Fatwe, rilasciata alla presenza di Sua Maestá il Re Abdullah II durante la festa di Lailatul Qadr nella Moschea di Al Hashimiyeen in Tala’Al Ali. Il 18 luglio 2005 il British Muslim Forum, con l’appoggio di oltre 500 personalità musulmane britanniche, ricordando che “chiunque uccide un essere umano è come se uccidesse l’intera umanitá e chiunque salvi una vita umana è come se salvasse l’intera umanitá” (Corano, 5; 32), proclamarono una ferma condanna contro ogni atto terroristico. Nel marzo 2005 i musulmani spagnoli hanno proclamato una fatwa contro Bin Laden in cui affermano che ha abbandonato la religione e chiedono agli altri musulmani ad associarsi al loro proclama. Il loro appello è stato raccolto nel luglio del 2005 dal Fiqh Council of North America, un consiglio di governo che ha proclamato una fatwa contro i fiancheggiatori dei gruppi terroristici (Istihlal). ”È curioso che nel dibattito di ammissione della Turchia in Europa si discuta se questa sia in grado di accogliere al suo interno uno Stato islamico nel momento in cui milioni di musulmani sono giá buoni europei. Questi sono in ogni caso europei migliori, piú tolleranti, piú aperti di quanto non lo siano stati molti europei nella loro storia”. Cosí Tariq Ramadan. Eppure tutto questo non basta a tranquillizzare gli animi. Gli istigatori dell’odio hanno piú spazio e visibilitá dei pacificatori. Si esulta per la chiusura di una Moschea e si continua ad organizzare passeggiate coi maiali sui luoghi dove se ne vogliono aprire di nuove. Non siamo ancora all’olocausto, ma le premesse ci sono.
http://www.radio-utopie.de/2008/07/0...e-i-musulmani/




Rispondi Citando
