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    Dio e Po***o
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    Cheney progettò un false flag


    Dopo otto anni di vicepresidenza sia ha notizia dell'ennesima false flag intavolata da Dick Cheney, l'ennesima. Ovviamente il bersaglio questa volta è l'Iran, nel tentativo di confezionare “il giusto incidente”, quello adatto a farsi supoportare dal Paese e dall'opinione pubblica. Esattamente come accadde dopo lo spargimento di lettere all'antrace nel 2001: i pezzi da incollare dovevano portare necessariamente ad Al Qaeda, un buon pretesto per l'invasione. Ma ora almeno questo caso è chiuso e frutto di un pazzo solitario. Cheney progettò un false flag

    Maurizio Blondet 05 agosto 2008




    Il vicepresidente Dick Cheney, in una riunione alla Casa Bianca, avrebbe proposto di simulare un attacco iraniano, con soldati americani morti, per avere un pretesto per attaccare Teheran. Lo ha rivelato Seymour Hersh, il celebre giornalista, in una intervista al sito Think Progress. Hersh non ha specificato quando la proposta di Cheney fu fatta, nè chi era presente all’incontro. Tuttavia il giornalista, sul New Yorker ha recentemente rivelato le operazioni coperte che gli USA stanno già conducendo nel territorio iraniano come preparazione all’attacco («Preparing the battlefield» era il titolo dell’inchiesta), è considerato molto ben informato. Hersh ha altissimi contatti riservati negli ambienti militari, è un vincitore del premio Pulitzer ed è ritenuto perfettamente credibile.

    Cheney avrebbe detto: «Perchè non fabbrichiamo in un nostro cantiere quattro o cinque motoscafi simili a quelli iraniani. Ci mettiamo dei Navy Seals con una quantità di armi, e la prossima volta che le nostre navi entrano negli stretti di Hormuz, cominciamo la sparatoria». I Navy Seals passati per iraniani avrebbero dovuto essere «sacrificati». Alla fine, il progetto fu accantonato (1).

    «Questo è il livello del discorso», ha commentato Hersh: «Provocazioni, giocano ai ragazzini di liceo con 5 mila testate atomiche nei nostri arsenali. Giocano a fare chi è il primo a gettarsi fuori strada, se noi o l’Iran». Ma ha aggiunto che se Washington riesce a confezionare «il giusto incidente», gli americani «sosterrannno» l’attacco all’Iran.

    Un altro, sinistro «false flag» di copertura ha luogo in questi giorni. Prima i media, poi l’FBI, hanno annunciato l’identificazione della persona che, nell’ottobre 2001, inviò le lettere all’antrace - antrace in polvere in forma militare (arma batteriologica), prodotto nei laboratori dell’US Army Medical Research Institute for Infectious Diseases (USAMRIID) di Fort Detrick.

    Il colpevole è Bruce Ivins, microbiologo presso il suddetto USAMRIID.

    O meglio era: perchè il dottor Ivins si è suicidato mentre era ricoverato in ospedale psichiatrico (2). Ciò che chiude il caso. Che si stava facendo imbarazzante: solo un mese fa il governo americano ha dovuto pagare 6 milioni di dollari di risarcimento a Steve Hatfill, il medico e ricercatore che l’FBI ha perseguitato per sei anni, fra l’altro additandolo ai media come sospetto speditore delle lettere all’antrace. Scagionato Hatfill, l’indagine ripartiva da zero, o da «tre o quattro sospetti» che lavoravano a Fort Detrick.

    Il suicidio di Bruce Ivins - il colpevole che non parlerà più - è dunque in qualche modo provvidenziale. Fatto paradossale: Bruce Ivins era parte del gruppo d’inchiesta allestito dall’FBI per le lettere all’antrace, come esperto. Ed aveva la clearance per l’accesso a informazioni segrete militari, autorizzazione che non gli è mai stata tolta.

    Oggi, la stampa lo dipinge come un sociopatico e delirante; tant’è vero che era ricoverato dal 10 luglio al Frederick Memorial Hospital, reparto psichiatrico. Lì si sarebbe procurato le fortissime dosi di Tylenon e codeina (due anti-influenzali!) con cui si sarebbe avvelenato.

    Gli amici e i colleghi del povero Ivins, ha scritto il Washington Post, «restano convinti della sua innocenza. Sostengono che non aveva nè i motivi nè i mezzi (tecnici) per creare la finissima polvere letale». Perchè l’antrace spedito nel 2001 era in forma di polvere mescolata con sostanze magnetiche per una migliore dispersione dell spore; una tecnica che nemmeno i colleghi dell’USAMRIID apparentemente conoscevano. La forma militarizzata dell’antrace era nota ai più in forma liquida.

    «Io non credo che sia stato lui», ha detto al Washington Post il dottor Jeffrey J. Adamovicz, già direttore del reparto batteriologico dell’USAMRIID, e dico all’FBI: «Mostratemi le prove». Un altro collaboratore di Ivins al laboratorio, Richard O. Spertzel, ha aggiunto: «L’USAMRIID non tratta con antrace in polvere. Non credo che nessuno abbia la minima idea di come ottenerlo. Devi avere l’opportunità, la capacità e il motivo, e lui (Ivins) non aveva nè l’uno nè l’altro nè l’altro».

    Va ricordato che nel settembre 2001 - «prima» che le lettere all’antrace arrivassero a destinazione (ai capi democratici del Congresso) - una lettera anonima indirizzata alla «Polizia di Quantico» (dove è la sede dell’FBI) accusava il dottor Ayad Assaad, uno scienziato che aveva lavorato a Fort Detrick (d’origine egiziana, ma cittadino americano) di essere un terrorista che progettava un attentato biologico.

    Questo Asssad potè scagionarsi: s’era licenziato da Fort Detrick anni prima, facendo anche causa per aver subito pesanti persecuzioni (mobbing) da un gruppo di scienziati capeggiati dal colonnello Philip Zack, un biologo israeliano-americano, fanatico sionista, che l’aveva preso di mira come musulmano.

    Ma era evidente che l’autore della lettera anonima era al corrente in anticipo degli attentati all’antrace. E poichè non poteva essere che uno che lavorava all’USAMRIID (solo luogo che disponga dell’attrezzatura, le conoscenze e i microbi per quella operazione), non era impossibile risalire all’autore, confrontando esempi di scrittura di tutti gli scienziati con analisi grafologica.

    L’analisi grafologica è stata effettuata, per insistenza del grafologo, Don Foster, docente di inglese e specialista di analisi testuali della Vassar University; dopo varie tergiversazioni, l’FBI gli fece avere la fotocopia della lettera anonima di Quantico e le prove di scrittura di 40 addetti del laboratorio.

    «Scoprii che la scrittura anonima appariva perfettamente identica a quella di una funzionaria (dell’USAMRIID). Scrissi un dettagliato rapporto su questo indizio, ma la task-force (dell’FBI) si rifiutò di dare seguito: aveva dichiarato la lettera di Quaantico un falso, e l’aveva esclusa dalle indagini» (3).

    Il colonnello Philip Zack era stato colto da telecamere di sorveglianza mentre sottraeva colture microbiche dal laboratorio; nonostante ciò, non è mai stato indagato. Subito dopo le lettere all’antrace, l’allora direttore dell’FBI Robert Muller ricevette «ripetute pressioni» da «personalità della Casa Bianca», durante il briefing mattutino alla presenza del presidente Bush, per incolpare degli attentati bio-terroristici Al Qaeda.

    Dick Cheney lo apostrofò con queste parole: i complici di bin Laden «sanno come dispiegare ed usare questo tipo di sostanze, sicchè comincia a mettere insieme i pezzi». Lo ha spiegato lo stesso Mueller, ora a riposo, al Daily News (4). Ma ora il caso è chiuso.

    Ha fatto tutto un pazzo solitario, ora suicidato. Si chiamava Bruce Ivins.

  2. #2
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    Predefinito

    Cheney progettò un false flag
    e' POSSIBILE.
    Ma ormai credo che non serve piu. Dopo quello che accade in Georgia, una flotta sembra che si sia data appuntamento a fine Agosto nel mare Arabico, per partecipare "per cosi dire ad una crociera in acque calde"....

 

 

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