Edmund Burke e il Paleoconservatorismo americano


Per un conservatore il concetto di libertà è inscindibile da quello di ordine, in quanto il fine della politica conservatrice è la preservazione di quella libertà ordinata che Burke intravvedeva nelle istituzioni inglesi del suo tempo e che contrapponeva alla libertà sovvertitrice degli illuministi e rivoluzionari francesi.
Burke non si oppone allo Stato in quanto tale, ma è critico della volontà generale che alimenta lo Stato totalitario, ed è inoltre un devoto ammiratore della Monarchia e dell'aristocrazia tradizionali. Per queste ragioni la tradizione del liberalismo continentale l'ha sempre combattuto alla stregua di un reazionario.
La tradizione americana federalista aveva invece in gran conto il pensiero di Burke, mentre la democrazia jeffersoniana sembrò guardare maggiormente al rivale Thomas Paine. Tuttavia il pensiero di Burke, pressocchè dimenticato in Europa, è rimasto al centro del dibattito politico americano se è vero che nel dopoguerra questo costituiva il riferimento principale dei tradizionalisti e il padre nobile dei libertarians (o almeno di alcuni di essi, vedi Hayek).

Tuttavia la coabitazione fra tradizionalisti e libertari fu impedita a causa della diversa valutazione che essi davano dei principi dell'ordine e della libertà. Ayn Rand venne estromessa dal Movement perchè atea e Rothbard per l'antistatalismo radicale che lo portava all'isolazionismo in politica estera.

La disillusione in ambito conservatore durante gli anni del reaganismo portò alla ribellione interna dei tradizionalisti di seconda generazione, i quali, abbandonato il vecchio elitismo per un più agguerrito populismo, valutarono favorevolmente una nuova alleanza con i libertari.

Ancor oggi il movimento paleo, nella sua biforcazione conservatrice e libertaria, rappresenta il tentativo di difendere la libertà ordinata di cui parlava Burke. In questa coalizione vi è spazio per posizioni liberiste ma anche protezionistiche. Piuttosto che i tradizionali temi dell'economia gli obiettivi primari dei paleos sono oggi:

- l'antistatalismo
- l'isolazionismo
- il federalismo
- il nativismo

Nel 1988 due paleocons quali Gottfred e Fleming tentarono di tracciare un percorso di base che unisse le varie componenti della destra americana. Per questi intellettuali conservatori andava preservato

1) il senso della realtà e della natura, che definiscono i limiti dell'uomo e sono fonti di verità.
2) il senso della storia, che esprime la saggezza del passato e rappresenta un punto costante di orientamento per l'individuo.
3) il senso della società, che necessita di ruoli sociali e responsabilità differenziati - la tradizione rappresenta una protezione della moralità sociale: si impara ad essere buoni non tanto con il ragionamento, quanto imparando moralità di comportamento ancestrali, tradizionali (Aristotele, Platone, Cicerone, Montesquieu, Burke, Tocqueville).
4) il senso dell'ordine, ovvero il rispetto per l'educazione e la dignità dell'uomo.
5) il senso della libertà, ovvero l'autonomia personale.

La libertà individuale rimaneva per i conservatori americani la bandiera da difendere contro lo Stato onnipresente dei liberals. Tuttavia, il progetto per un nuovo “fusionismo” conservatore venne rigettato dalle componenti più moderate, neoconservatrici e straussiane, non intenzionate a riconoscere la figura di Burke come preminente e a difendere la tradizione quale fonte di moralità sociale. Invece i libertari (o almeno la corrente paleolibertaria di essi) fu pronta a convergere con i tradizionalisti (paleoconservatori) dando vita al "paleolism".

La libertà e l'antistatalismo si accompagnano dunque nella visione "paleo" al rispetto per la natura e la storia, per la moralità e la tradizione. Cosicchè è ancora il pensiero di Edmund Burke a guidare la riscossa conservatrice nel nuovo millennio.


Florian