Per contestare una affermazione con la quale non si è d'accordo si usa spesso l'espressione: "la tal cosa non sta scritta da nessuna parte"; viceversa per enfatizzare una affermazione che ci entusiasma potremmo dire: "la tal cosa va scolpita a caratteri cubitali" o altre espressioni simili.
Queste espressioni di uso comune - apparentemente innocue - nascondo un presupposto culturale, ossia che solo ciò che è scritto abbia evidenza, certezza, o "forza di legge", che solo con la scrittura si possano affermare principi certi...
Questa idea - che definirei "positivista" in contrapposizione a constatazioni di sano "realismo" - non è un qualcosa di assolutamente certo, anzi nei secoli passati fu anticamente neppure presa in considerazione, poi combattuta e solo nella modernità si è affermata...
Vediamo qualche citazione sul tema (che spero potranno essere arricchite ed ampliate)(1):
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I. Uno dei grandi errori di un secolo che li professò tutti (2), fu di credere che una costituzione politica potesse essere scritta a priori, mentre ragione ed esperienza si uniscono per dimostrare che una costituzione è un'opera divina e che proprio ciò che vi è di più fondamentale e di più essenzialmente costituzionale nelle leggi di una nazione non potrebbe mai essere scritto.
II. Si è spesso creduto di fare dello spirito di ottima lega domandando ai francesi in che libro fosse scritta la legge salica; ma Jerome Bignon rispondeva molto a tono, e forse senza neanche immaginare fino a che punto avesse ragione, che essa era scritta nei cuori dei francesi. Supponiamo infatti che una legge di tale importanza esista solo perchè è stata scritta; è evidente che l'autorita qualsiasi che l'ha promulgata avrà anche il diritto di cancellarla; la legge non avrà dunque quel carattere di santità e di immutabilità che contraddistingue le leggi veramente costituzionali. L'essenza di una legge fondamentale sta nel fatto che nessuno ha il diritto di abrogarla; ma come potrà una legge essere al di sopra di tutti, se qualcuno l'ha fatta?
(J. De Maistre - corsivi dell'autore)
L'uomo che deve tutta la sua istruzione alla scrittura non avrà mai altro che l'apparenza della sapienza. La parola sta alla scrittura come un uomo al suo ritratto. Le produzioni della pittura appaiono ai nostri occhi come viventi, ma se interrogate mantengono dignitosamente il silenzio. Lo stesso avviene della scrittura, che non sa ciò che bisogna dire ad un uomo nè celare ad un altro. Se è attaccata o insultata senza motivo, essa non può difendersi, perchè suo padre non è mai presente per sostenerla. Così, chi si immagina di poter stabilire, grazie alla sola scrittura, una dottrina chiara e durevole, è un grande stolto. Se egli possedesse realmente i veri germi della verità, si guarderebbe bene dal credere che con un po' di liquido nero e una penna potrà farli germogliare nell'universo, difenderli dall'inclemenza delle stagioni e comunicare loro la necessaria efficacia. Quanto a colui che intraprende a scrivere leggi o costituzioni civili, e che immagina, solo per averle scritte, di aver potuto dare loro l'evidenza e la stabilità convenienti, chiunque questi possa essere, legislatore pubblico o privato, che lo si dica o no, egli si è disonorato; perchè con ciò ha provato di ignorare ugualmente che cosa siano l'ispirazione e il delirio, il giusto e l'ingiusto, il bene e il male: ora, questa ignoranza è una ignominia, anche se la massa intera del volgo applaudisse.
(Platone - Fedone)
Sarebbe stato senza dubbio auspicabile che non avessimo mai avuto bisogno della scrittura, e che i precetti divini fossero solo scritti dalla grazia nei nostri cuori, come lo sono con l'inchiostro nei nostri libri; ma poichè per colpa nostra abbiamo perduto questa grazia, aggrappiamoci, poichè è necessario, a una tavola invece che a un vascello, senza però dimenticare la superiorità dello stato primo. Dio non rivelò mai nulla per iscritto agli eletti dell'Antico Testamento: parlò sempre lorodirettamente, perchè vedeva la purezza dei loro cuori; ma quando il popolo ebreo precipitò nell'abisso dei vizi, furono necessari libri e leggi. Lo stesso itinerario si è ripetuto sotto l'impero della nuova rivelazione; Cristo infatti non ha lasciato un solo scritto ai suoi discepoli. Invece di libri promise loro lo Spirito Santo. Sarà lui - disse - a ispirarvi ciò che dovete dire. Ma poichè, con il succedersi dei tempi, uomini colpevoli si ribellarono contro i dogmi e contro la morale, fu necessario ridursi ai libri
(S. Giovanni Crisostomo - Omelie sul vangelo di Matteo)
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(1) Tutte tratte da: J. De Maistre - Essai sur le principe générateur des constitutions politiques et des autres institutions humaines - Parigi 1814
(2) Il XVIII




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