Berlinguer: “Decisione imparziale, per tutto il Pd.
Cremlino romano? Gli anatemi fuori dal mio lessico.
Mi conoscono: non prendo ordini”
di Giorgio Melis
venerdì 29 agosto 2008 da l'Altravoce.net
Allora, Luigi Berlinguer, l'accusano di essere un uomo del Cremlino romano, passacarte della volontà politica di Walter Veltroni per aver legittimato l'elezione di Francesca Barracciu. Da presidente della commissione nazionale di garanzia del Pd, chiamata a esprimersi su queste pessima faida, si aspettava simili reazioni da esponenti anche del suo vecchio partito, inclusi i tanti che la conoscono e l'hanno sempre esaltata?
“Ho sentito e letto: non commento né voglio e posso replicare. Se l'interpretazione della nostra decisione non è condivisa, si contrappongano argomenti di merito, valutazioni in dissenso. Ma l'uso degli anatemi e degli improperi non fa parte del nostro lessico politico e generale. Chi lo fa se ne assume la responsabilità, esprime uno stile che non mi appartiene. Punto”.
Resta che questi giudizi pesanti vengono da una componente del suo partito che conta cinque ex segretari regionali del Pci-Ds (uno, Cabras. anche nella segreteria azionale con Fassino), rivolti a un dirigente sardo che è stato capogruppo alla Camera, ministro, ora componente del Consiglio superiore della magistratura. Come avrebbe detto Fortebraccio: “..non siamo gentili”. O no?
“Nella mia vita politica ho avuto rapporti stretti con molti compagni che stanno nelle due parti in conflitto nel Pd sardo. Persone che conoscono la mia storia, carattere e stile sul piano politico, istituzionale, culturale, professionale e umano. Un background sufficiente a comprovare che la decisione assunta dalla commissione è il risultato di un'analisi rigorosa, imparziale. Nel segno dell'oggettività e appunto della garanzia verso tutti: quale doveva essere ed è stata. Tant'è che oltre aver espresso la nostra valutazione sull'interpretazione dello Statuto, abbiamo rivolto un appello all'unità del partito e messo sull'avviso la segreteria ricordando che è soggetta a un voto di sfiducia secondo regolamento e che deve esercitare la sua funzione in armonia con l'assemblea”.
Ma la commissione è stata accusata di aver eseguito un mandato politico di Veltroni, ovvero del Cremlino romano. Mossa dal gruppo che aveva sollecitato formalmente l'intervento di Veltroni e dell'organismo di garanzia da lei presieduto, è un'accusa davvero pesante…
“Al contrario. Leggerissima, neanche da commentare. Certo, è contraddittorio che si dolgano quelli che ci avevano chiamato legittimamente in causa. Ma davvero qualcuno può pensare che abbiamo discusso per nove ore, valutato tutti gli atti, elaborato un dispositivo minuzioso perché avevamo ricevuto indicazioni o pressioni da qualcuno? Credo sia noto da molti anni che, anche per carattere, ho una certa refrattarietà a prendere ordini. Potrei cominciare a farlo ora, a 76 anni, mentre sono anche rappresentante del Csm? Dal quale mi viene qualcosa in più rispetto al passato. Sono nel Csm senza essere magistrato. Ho imparato ad apprezzare vieppiù il valore della terzietà, che impone di non debordare mai dal limite di una valutazione imparziale e rigorosa. Infatti sono fermamente contrario alla partecipazione o coinvolgimento di magistrati nelle battaglie politiche quando sono impegnati in istruttorie significative. Perché così si rischia di depotenziare o delegittimare il valore e la credibilità del loro lavoro istituzionale. E' verissimo che si dev'essere imparziale ma anche fare tutto il possibile per apparirlo: non debbono esserci ombre sull'operato degli organi di garanzia. Vale al Csm ma anche in ogni sede dove si sia chiamati a esprimere una valutazione garantista per tutte le parti”.
Temperamento notoriamente energico, indocile agli attacchi, anche “disobbediente”. Ma qui sceglie il fair-play assoluto. Non sta esagerando?
“Quando si svolgono determinati ruoli, dobbiamo virtualmente indossare un camice che ci separi e protegga dai nostri sentimenti, trattenga nel cono interno le nostre reazioni: per poter continuare a operare col necessario distacco. Appunto per la necessità di apparire oltrechè essere obbiettivi. Certo, faccio un certo sforzo di fronte ad anatemi risuonati. Mi limito a ribadire che abbiamo agito rispettando gli atti e interpretando lo Statuto. Temerario sostenere che possiamo aver deciso per mandato di qualsiasi segreteria. La commissione doveva esaminare l'applicazione dello Statuto e l'interpretazione delle sue norme. Non può e non deve prendere posizione pro o contro una delle parti in conflitto. Siamo arrivati a una conclusione oggettiva e imparziale che rivendichiamo come di garanzia: per tutti. La lettura integrale del dispositivo mi sembra lo dimostri. E comunque, se si dissente, si mettano in campo legittime argomentazioni contrarie: magari senza improperi. Personalmente avevo e ho a cuore, dopo molti decenni di militanza abbinata all'impegno professionale nell'Università, solo le sorti e l'armonia del partito. Tutto, non di una parte. Al servizio di tutti i militanti ed elettori. Altri, non io, hanno detto che diverse considerazioni sono davvero ingenerose”.




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