GEORGIA: LA RUSSA; ITALIANI PRONTI, MA MENO DI MILLE / ANSA MINISTRO, ALTRIMENTI DOVREMO RIVEDERE PR![]()
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martedì 12 agosto 2008
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ROMA, 11 AGO - Se l'Europa decidera' di dare il via ad una missione di peacekeeping in Georgia, ipotesi da non escludere dopo le parole del presidente di turno dell'Ue Sarkozy al termine del colloquio avuto a Mosca con il presidente russo Medvedev, l'Italia e' pronta a partecipare con i propri militari. Ma potra' schierarne meno di mille, altrimenti andrebbe rivisto tutto l'assetto delle missioni estere. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa fornisce all'ANSA i primi elementi di quello che potrebbe essere il contingente italiano a disposizione della missione per tentare di fermare le ostilita' nel Caucaso, ribadendo pero' che la sua e' solo una ''valutazione tecnica'' e che la ''decisione politica'' spetta innanzitutto al premier Silvio Berlusconi, al ministro degli Esteri Frattini e al Consiglio dei ministri ''nella sua collegialita'''. Fermo restando che prima di dare il via libera ad una missione in Georgia sarebbe necessario ''un passaggio in Parlamento, anche solo a livello informativo''. Decisioni politiche a parte, qualche problema operativo ci sarebbe. E La Russa non lo nasconde. ''Mentre non ci sarebbero difficolta' eccessive a inviare uomini e mezzi della Marina e dell'Aeronautica, come appoggio - spiega La Russa - per l'Esercito abbiamo il personale e, soprattutto, i mezzi quasi tutti impegnati nelle altre missioni all'estero''. ''E non dimentichiamo - aggiunge - i tremila militari impegnati nelle citta' italiane'' per i prossimi sei mesi nell'ambito dei provvedimenti contenuti nel pacchetto sicurezza. E' escluso quindi che l'Italia possa mettere a disposizione un contingente delle dimensioni di quello in Libano o in Afghanistan, dove sono schierati rispettivamente 2.733 e 2.455 militari. ''Se ci chiedessero una forte presenza - risponde il ministro - dovremmo fare miracoli e potremmo anche riuscirci''. Ma, fondamentalmente, ''dovremmo riconsiderare la presenza negli altri teatri. Sarebbe necessario un ridispiegamento delle forze, che non vuol dire pero' ritiro''. In pratica dovrebbero essere riviste tutte le missioni, per capire dove si puo' tagliare e dove si puo' ridurre in modo da arrivare a quei numeri. Ma e' molto probabile che, qualora dall'Europa arrivi il via libera alla missione di peacekeeping, l'Italia decida di contribuire con meno militari piuttosto che ridisegnare l'intero assetto delle missioni. Fatti dunque i conti, e considerando anche i circa 300 militari che sono appena rientrati da Kabul in conseguenza del cambio al comando della Regione della Capitale nell'ambito della missione Isaf (fino al 5 agosto scorso affidato all'Italia), dice infatti La Russa, ''possiamo arrivare ad un contingente inferiore alle mille unita''. Contrario all'invio dei militari si dice l'europarlamentare del Pdci Marco Rizzo. ''L'unica scelta obiettiva rimane dare l'indipendenza all'Ossezia, cosi' come e' stato fatto col Kossovo. Se il ministro La Russa vuole esser protagonista a tutti i costi, lo faccia su altri terreni''. Attualmente i militari italiani impegnati all'estero - i dati sono quelli della Difesa aggiornati all'1 luglio - sono 8.398, per un totale di trenta missioni in 19 paesi, dall'Afghanistan al Sudan, dal Libano al Pakistan. E i contingenti piu' numerosi sono proprio quelli in Afghanistan e Libano, oltre a quello nei Balcani (dove ci sono 2.380 soldati che operano in otto differenti missioni internazionali). (ANSA)
http://www.grnet.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1797&Ite mid=0
Georgia, Pirovano: no all'invio di militari italiani
"Gia' noi abbiamo poche forze dell'ordine, stiamo usando un contingente dell'esercito per la sicurezza delle nostre citta', mi sembra improprio inoltre inviare i carabinieri nei cantieri se poi li mandiamo anche in Georgia mi sembra un regalo alla Russia che in questo momento non lo merita". Lo dichiara il vicepresidente leghista della commissione Difesa della Camera, Ettore Pirovano . "Non vedo spazi - spiega - per un ulteriore sacrificio sociale ed economico da parte dell'Italia. Ci sono situazioni molto piu' gravi dove l'attenzione dei media e delle televisioni e' assolutamnete inesistente come il Darfur o il Corno D'Africa in cui migliaia e migliaia dipersone rischiano di morire e dove i conflitti in queste aree hanno gia' provocato 500 mila morti. E' dunque sbagliato andare a fare effetti cinematografici in Georgia".
http://www.leganord.org/dblog/artico...?articolo=1222









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