dal blog Saura Plesio (Nessie): http://sauraplesio.blogspot.com/2008...riconosco.html
Agosto, mare mio non ti (ri)conosco
Roba da farsi venire il mal di mare. Anzi, il mal d'Agosto. Ho assistito durante la prima settimana del mese, all'83esima edizione del Palio del Golfo di La Spezia, con la tradizionale regata finale. Le Borgate marinare che vi concorrono (dodici in tutto) rappresentano il tessuto socio-antropologico dei vari comuni del Golfo. Per questo il Palio è da considerarsi non una semplice competizione sportiva, ma una vera e propria tradizione consolidatasi dal lontano 1932 a oggi. E durante le prima domenica d'agosto oltre alla regata ci sono manifestazioni acrobatiche dei parà del Comsubin e delle Frecce Tricolori. In finale dopo le 10 di sera, lo spettacolo pirotecnico dei fuochi d'artificio sul Golfo, sempre di grande suggestione.
Qualche giorno prima della regata, sfila la gran parata delle Borgate per le vie della città con i costumi folcloristici e le allegorie legate ad episodi attinenti alla microstoria dei Borghi marinari del Golfo:
Lerici, Portovenere, Le Grazie, S. Terenzo Tellaro, Fezzano, Marola, Cadimare, i rioni spezzini di Fossamastra, del Muggiano e del Canaletto, quello lericino della Venere Azzurra.
Ma il sindaco Massimo Federici (ex diessino e oggi piddino) quest'anno ha voluto fare del Palio "l'elemento di inclusione sociale" degli extracomunitari, in combutta col CRDD (Circolo Ricreativo Dipendenti della Difesa). Così in mezzo alle iconografie e scenografie delle tradizionali Borgate sono sfilati anche africani, arabi, sudamericani, albanesi (con le loro bandiere), romeni, sudamericani e caraibici. Che ci azzeccavano con la tradizione del Palio dal '32 a oggi? Assolutamente nulla. Mai tenuto un remo in mano; mai avuto un equipaggio che si allena. Federici ha voluto ubbidire ad una pratica largamente consolidata da Stalin: creare una sorta di risiko delle etnie in modo tale da confondere le acque tra autoctoni e allogeni nel nome di quello che è divenuto ormai, un dogma irrinunciabile: INTEGRAZIONE .
Una parola che ha assunto sempre più, il suono dello sciacquone delle toilette, dato che più integriamo loro, più disintegriamo il nostro tessuto sociale insieme alle nostre tradizioni.
E mentre le Borgate si sfidano non senza una punta di legittima aggressività competitiva tra vari campanili come da antica usanza, l'obbligo riservato, invece, a questi neocittadini (?) è quello di amarli per decreto municipale. Anche se non fanno proprio nulla per rendersi bene accetti.
Patetico poi, l' aver osservato due arabi musulmani alla parata in costume del Tellaro che saltellavano in corteo con gli stivaletti dalle punte all'insù alla Sandokan, il turbantello bianco modello ricotta rovesciata in testa simile a quello di Bin Laden e il caftano.
A quando, dunque, la rimozione della targa sulla chiesa di S. Giorgio in Tellaro che ricorda come i suoi abitanti respinsero l'avanzata dei saraceni dal loro mare con la Leggenda del Polpo, il quale avvertì l'intera borgata suonando la campana coi tentacoli?
Dopotutto nel nome di una irenica pacificazione, abbiamo già un illustre antefatto attuale nella Spagna di Zapatero, dove uno zelante sacerdote dhimmo, ha tolto la spada alla statua del santo patrono della Reconquista: Santiago el Matamoros (S. Giacomo l'ammazzamori), per non dispiacere agli islamici.
Più che Mare Nostrum, direi che siamo al Mare Monstrum.





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