
Originariamente Scritto da
Neva
NUOVE MINACCE A ORAZIO LICANDRO. INTERVISTA ALL'ESPONENTE DEI COMUNISTI ITALIANI
Fuga da Mani Impunite
di
Pino Finocchiaro
Bianco il foglio. Nero il messaggio. Intimidatorio. “Non ci scassare più la minchia”. Orazio Licandro, esponente nazionale e leader catanese dei Comunisti italiani, leggendo l’ennesima minaccia non ha avuto dubbi. Il mittente non era una delle tante cosche di Cosa Nostra che saccheggiano le risorse, i commerci, gli appalti e il futuro della città ai piedi dell’Etna. A mandargli l’ennesimo avviso è stata a borghesia mafiosa di Catania, quella che ha reso possibile lo sviluppo e l’attecchimento sociale di Cosa Nostra. Quella borghesia mafiosa denunciata da Pippo Fava sui Siciliani e che sonnacchiosa ne accettò l’assassinio, uccidendolo due volte, con l’isolamento e le calunnie. Quell’altro scassaminchia di Pippo Fava che faceva nomi e cognomi di giudici, investigatori, imprenditori collusi, conniventi, silenti.
‘Sti scassaminchia che non lasciano in pace i Cavalieri di ieri oggi che danno pane e lavoro in cambio d’una bella razione d’anima e coscienza.
“Non ci scassare più la minchia”, dice la borghesia mafiosa che ha avvelenato i pozzi della speranza, della democrazia, della società civile, portando alla migrazione centoventimila catanesi in poco più di dieci anni. E’ come se un quartiee di diecimila abitanti ogni anno chiudesse i battenti. Si trasferisse un po’ in collina, alle pendici del vulcano, un po’ nel resto d’Italia, un po’ nel resto del mondo. Negli States dove il merito ti viene riconosciuto senza intermediari politici e/o mafiosi. In Europa, si tratti di Parigi, Berlino o Barcellona, dove gli affitti costano meno e per trovare un impiego non devi passare dalla segreteria del governatore don Fefé Lombardo o del leader di Forza Italia, Pino Firrarello che prima viene condannato per aver influito sull’appalto di un ospedale e poi lo vedi a tagliare il nastro dello stesso ospedale circondato dalle autorità istituzionali della provincia etnea.
Quella borghesia mafiosa che per anni ha tollerato la presenza di Orazio Licandro in consiglio comunale e in parlamento ma poi ha finito per non gradirne più l’opposizione puntuale, la richiesta continua di ispezioni sul buco nero dei bilanci comunali.
Perché Catania è una strana città. La magistratura locale ha accertato che al Comune di Catania non ruba nessuno, tranne qualche scavafosse e qualche funzionario minore, peccato però che manchino all’appello, secondo gli esperti dell’allora ministro Padoa Schioppa, all’incirca 890 milioni di euro. Secondo le stime di Licandro il buco ammonterebbe a un miliardo e duecento milioni di euro.
“L’ispezione che ho chiesto ed ottenuto quando ero in commissione Antimafia – ricorda Orazio Licandro – ha accertato nella sua relazione che l’aministrazione comunale ha violato sistematicamente norme e principi di contabilità pubblica”.
Orazio Licandro ha perso in pochi mesi il seggio in parlamento e quello a Palazzo degli Elefanti, sede del Comune di Catania. Ma non il vizio di denunciare brogli elettorali e buchi contabili.
Orazio Licandro, come tanti catanesi onesti, non si rassegna a vedere la Catania della movida notturna ridotta con le strade del centro al buio con cani randagi, bulli di quartiere, scippatori e rapinatori a farla da padroni persino nel salotto buono di Catania. Quella via Etnea dove l’illuminazione pubblica è ridotta al lumicino perché il Comune non è in grado di pagare le bollette all’Enel. Altri quartieri, restano totalmente al buio.
I Catanesi non si indignano più per scippi, borseggi e rapine all’uscita da cinema e teatro ma perché sono costretti a fare lunghe file sino all’alba alla sezione “Notturna” della questura di Catania, che non ha abbastanza agenti e ispettori per rinforzare l’ufficio denunce.
Orazio Licandro. La comunità di Mani Impunite gli ha tolto la parola in consiglio. Le Istituzioni gli hanno tolto la scorta.
Dopo migliaia di imprenditori, medici, scienziati, giornalisti che hanno fatto le valigie negli ultimi anni, anche il professor Orazio Licandro che insegna diritto all’università di Catanzaro, ha preso in esame la possibilità di trasferirsi a Roma. Perché non vuole più avere nulla a che fare con un sistema di governo basato sull’illegalità che si è trasformato in un modello sociale condiviso, secondo i risultati elettorali, dall’80 per cento della popolazione.
Brogli a parte. Ovviamente. Ma i numeri bulgari con cui il Pdl ha riconquistato Comune e Provincia, fanno pensare che i brogli da soli, sia pure con l’occupazione militari dei seggi elettorali, sia pure con un terzo dei presidenti di seggi che si dimette a poche ore dalle votazioni, sia pure con i fac simile trovati all’interno delle cabine elettorali, non spiegono il trionfo.
Spiegano di più gli “errori” dell’opposizione nel votare il bilancio, l’esponente dell’opposizione che sceglie come padrino di battesimo e cresima l’allora governatore della Sicilia, Totò “dei cannoli” Cuffaro, le consulenze spartite a piene mani a mancati oppositori, distratti esponenti della società civile ivi inclusi famigli e familiari di chi dovrebbe denunciare incessantemente i buchi neri di Mani Impunite ma che invece si sveglia con gli occhi foderati di prosciutto.
La borghesia catanese, anche quella sinceramente antimafiosa e democratica, opta per una politica corretta e ben educata. Non si parla col boccone tra le mandibole.
“Ce n’è abbastanza per dire basta”. Sbotta Orazio Licandro.
Mentre il neocomunista medita tra valigie e borsoni la fuga da Mani Impunite nel Pd catanese c’è ancora chi parla di dialogo con la maggioranza. E la dignità? Minchia, neppure la dignità.
17/08/2008
http://www.articolo21.info/notizia.php?id=7252