Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 12
  1. #1
    a.k.a. tolomeo
    Data Registrazione
    18 Jul 2005
    Messaggi
    42,306
     Likes dati
    0
     Like avuti
    12
    Mentioned
    7 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito E' sempre colpa degli americani.

    ...ovvero, cosa accomuna boy, wallace ed altri forumisti anti-usa ad emeriti giornalisti palloni gonfiati: storia di contorsioni spettacolari pur di arrivare a stabilire il solito teorema: E' sempre colpa degli americani.



    13 Agosto 2008 Il Foglio

    New York. “Yankee go home dalla Georgia” è il nuovo grido di battaglia non solo dei nostalgici dell’Unione Sovietica, ma anche dei professionisti dell’antiamericanismo moderno, sottile e radical chic. E’ stato Giulietto Chiesa a cominciare, poi sono arrivati Barbara Spinelli, Franco Venturini e infine l’immaginifico Vittorio Zucconi. Con un articolo di sabato sulla padronale Stampa, tovarich Chiesa ha acrobaticamente spiegato che l’invasione russa in territorio georgiano e i bombardamenti moscoviti sulla capitale Tbilisi sono tutta colpa degli americani. A ruota, domenica, Barbara Spinelli. Il suo articolo conteneva poco o niente sulle interferenze russe in Ossezia del sud, ma molto anzi moltissimo sulla “fame di controllo sul Caucaso” che “ha accomunato tre presidenze Usa”. La colpa della “follia di Putin”, anche per l’antiputiniana Spinelli è degli americani, da Bush padre a Bush figlio, passando per Bill Clinton. Putin è il male, gli yankee di più.
    E’ una nuova e diffusa tendenza questa, che sostituisce l’antica e infame usanza di “accusare le vittime” delle miserabili azioni dei loro carnefici. Quella, tranquilli, resiste ancora solo se a far da bersaglio c’è Israele o qualche marine americano. In questo caso, infatti, prendersela con i georgiani non sarebbe stato cool, figuriamoci con i carriarmati russi o con le manovre putiniane per fomentare la ribellione antigeorgiana in Ossezia che poi ha convinto il governo di Tbilisi a intervenire per ristabilire l’ordine nel suo paese. No, molto più figo puntare il dito su Washington (“non poteva non sapere” è l’accusa più ricorrente e sempre valida sia per Bettino Craxi sia per la Casa Bianca).
    L’idea predominante dei nostri editorialisti impegnati è che Putin sia pazzo, quindi in qualche modo giustificato per le sue azioni, che il presidente georgiano sia un burattino manovrato dalle multinazionali americane, che l’Europa sia imbelle e che gli americani, beh, che gli americani siano i soliti arroganti, stupidi e pericolosi imperialisti di sempre.
    Franco Venturini, per esempio, sul Corriere di ieri, ha scritto che “il richiamo ai principi risulterebbe più efficace se l’occidente non avesse nell’armadio lo scheletro ancora fresco dell’indipendenza unilaterale del Kosovo”, paragonando l’ingerenza russa in Ossezia del sud e la successiva invasione armata con la storia di una provincia autonoma liberata dalla comunità occidentale in seguito a una guerra che ha fermato in tempo la pulizia etnica serba e che poi è stata amministrata per anni dalle Nazioni Unite e da governi democraticamente eletti.
    A questo giro la colpa dell’occidente e dell’America è quella di voler aiutare Georgia e Ucraina a entrare nella Nato da nazioni libere, sovrane e democratiche, invece che a farsi fagocitare dalla Cremlin Petroleum.
    Il nuovo, ma in realtà antico, trend opinionistico antiamericano si è elevato ad arte letteraria con Vittorio Zucconi, sulla Repubblica di ieri. Il grande Zuc. ha spiegato che “la dottrina neo-con dell’interventismo ora si ritorce contro la Casa Bianca” e che “il boomerang dell’interventismo unilaterale torna a chi lo aveva lanciato”. Cioè mette sullo stesso piano l’interventismo democratico del presidente liberal Bill Clinton e del leader socialista Tony Blair (e del gran capo di Red, Max D’Alema), poi ripreso dal presidente repubblicano George W. Bush grazie ai consulenti neoconservatori, con l’invasione in stile armata rossa di Mosca. A parte che l’interventismo americano non è stato unilaterale – né in Kosovo (dove c’era la Nato e perfino Max D’Alema) né in Iraq (dove c’erano 16 risoluzioni Onu, il consenso di tutta l’Europa tranne Francia e Germania, e il sostegno di una quarantina di paesi) – il grande Zuc. è riuscito a fare di più: ovvero ad accreditare l’idea che il Cremlino voglia il cambio di regime in Georgia, in applicazione della dottrina del “cambio di regime” bushiano in Iraq. Non ci fossero stati i neocon e Clinton, secondo Zucconi, non ci sarebbe stata l’invasione russa della democratica Georgia. Certo. E, a questo punto, non può che essere colpa loro anche la scaramuccia con l’Ucraina e con i paesi baltici. Ma allora perché non addebitare ai malefici neocon anche la cancellazione della Cecenia e magari l’invasione dell’Afghanistan e i carriarmati in Polonia e la sottomissione della Cecoslovacchia e il cambio di regime in Ungheria?
    Se Zucconi voleva proprio trovare un punto di contatto tra l’intervento russo in Ossezia e Saddam, il paragone giusto non era la liberazione dell’Iraq, ma l’invasione irachena del Kuwait.
    Christian Rocca


    http://www.camilloblog.it/archivio/2...ankee-go-home/
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  2. #2
    Forumista senior
    Data Registrazione
    17 Jun 2007
    Località
    La terra di Giovannino Guareschi
    Messaggi
    2,465
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    ...ovvero, cosa accomuna boy, wallace ed altri forumisti anti-usa ad emeriti giornalisti palloni gonfiati: storia di contorsioni spettacolari pur di arrivare a stabilire il solito teorema: E' sempre colpa degli americani.



    13 Agosto 2008 Il Foglio

    New York. “Yankee go home dalla Georgia” è il nuovo grido di battaglia non solo dei nostalgici dell’Unione Sovietica, ma anche dei professionisti dell’antiamericanismo moderno, sottile e radical chic. E’ stato Giulietto Chiesa a cominciare, poi sono arrivati Barbara Spinelli, Franco Venturini e infine l’immaginifico Vittorio Zucconi. Con un articolo di sabato sulla padronale Stampa, tovarich Chiesa ha acrobaticamente spiegato che l’invasione russa in territorio georgiano e i bombardamenti moscoviti sulla capitale Tbilisi sono tutta colpa degli americani. A ruota, domenica, Barbara Spinelli. Il suo articolo conteneva poco o niente sulle interferenze russe in Ossezia del sud, ma molto anzi moltissimo sulla “fame di controllo sul Caucaso” che “ha accomunato tre presidenze Usa”. La colpa della “follia di Putin”, anche per l’antiputiniana Spinelli è degli americani, da Bush padre a Bush figlio, passando per Bill Clinton. Putin è il male, gli yankee di più.
    E’ una nuova e diffusa tendenza questa, che sostituisce l’antica e infame usanza di “accusare le vittime” delle miserabili azioni dei loro carnefici. Quella, tranquilli, resiste ancora solo se a far da bersaglio c’è Israele o qualche marine americano. In questo caso, infatti, prendersela con i georgiani non sarebbe stato cool, figuriamoci con i carriarmati russi o con le manovre putiniane per fomentare la ribellione antigeorgiana in Ossezia che poi ha convinto il governo di Tbilisi a intervenire per ristabilire l’ordine nel suo paese. No, molto più figo puntare il dito su Washington (“non poteva non sapere” è l’accusa più ricorrente e sempre valida sia per Bettino Craxi sia per la Casa Bianca).
    L’idea predominante dei nostri editorialisti impegnati è che Putin sia pazzo, quindi in qualche modo giustificato per le sue azioni, che il presidente georgiano sia un burattino manovrato dalle multinazionali americane, che l’Europa sia imbelle e che gli americani, beh, che gli americani siano i soliti arroganti, stupidi e pericolosi imperialisti di sempre.
    Franco Venturini, per esempio, sul Corriere di ieri, ha scritto che “il richiamo ai principi risulterebbe più efficace se l’occidente non avesse nell’armadio lo scheletro ancora fresco dell’indipendenza unilaterale del Kosovo”, paragonando l’ingerenza russa in Ossezia del sud e la successiva invasione armata con la storia di una provincia autonoma liberata dalla comunità occidentale in seguito a una guerra che ha fermato in tempo la pulizia etnica serba e che poi è stata amministrata per anni dalle Nazioni Unite e da governi democraticamente eletti.
    A questo giro la colpa dell’occidente e dell’America è quella di voler aiutare Georgia e Ucraina a entrare nella Nato da nazioni libere, sovrane e democratiche, invece che a farsi fagocitare dalla Cremlin Petroleum.
    Il nuovo, ma in realtà antico, trend opinionistico antiamericano si è elevato ad arte letteraria con Vittorio Zucconi, sulla Repubblica di ieri. Il grande Zuc. ha spiegato che “la dottrina neo-con dell’interventismo ora si ritorce contro la Casa Bianca” e che “il boomerang dell’interventismo unilaterale torna a chi lo aveva lanciato”. Cioè mette sullo stesso piano l’interventismo democratico del presidente liberal Bill Clinton e del leader socialista Tony Blair (e del gran capo di Red, Max D’Alema), poi ripreso dal presidente repubblicano George W. Bush grazie ai consulenti neoconservatori, con l’invasione in stile armata rossa di Mosca. A parte che l’interventismo americano non è stato unilaterale – né in Kosovo (dove c’era la Nato e perfino Max D’Alema) né in Iraq (dove c’erano 16 risoluzioni Onu, il consenso di tutta l’Europa tranne Francia e Germania, e il sostegno di una quarantina di paesi) – il grande Zuc. è riuscito a fare di più: ovvero ad accreditare l’idea che il Cremlino voglia il cambio di regime in Georgia, in applicazione della dottrina del “cambio di regime” bushiano in Iraq. Non ci fossero stati i neocon e Clinton, secondo Zucconi, non ci sarebbe stata l’invasione russa della democratica Georgia. Certo. E, a questo punto, non può che essere colpa loro anche la scaramuccia con l’Ucraina e con i paesi baltici. Ma allora perché non addebitare ai malefici neocon anche la cancellazione della Cecenia e magari l’invasione dell’Afghanistan e i carriarmati in Polonia e la sottomissione della Cecoslovacchia e il cambio di regime in Ungheria?
    Se Zucconi voleva proprio trovare un punto di contatto tra l’intervento russo in Ossezia e Saddam, il paragone giusto non era la liberazione dell’Iraq, ma l’invasione irachena del Kuwait.
    Christian Rocca

    http://www.camilloblog.it/archivio/2...ankee-go-home/
    Ottimo articolo. Alla frase sottolineata, oltre a Bettino Craxi e la Casa Bianca aggiungerei: "Berlusconi non poteva non sapere". Il quadro a quel punto è davvero completo. Ah...per cosa? Ma che diamine!! per qualsiasi cosa accaduta in Italia negli ultimi 50 anni!

  3. #3
    direttamente dall'Inferno
    Data Registrazione
    19 Jan 2007
    Località
    nel girone che preferite
    Messaggi
    37,198
     Likes dati
    1,323
     Like avuti
    11,198
    Mentioned
    350 Post(s)
    Tagged
    26 Thread(s)

    Predefinito

    beh,si sa che gli antiamericani in servizio permanente effettivo hanno sempre la scusa pronta...

  4. #4
    a.k.a. tolomeo
    Data Registrazione
    18 Jul 2005
    Messaggi
    42,306
     Likes dati
    0
     Like avuti
    12
    Mentioned
    7 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    boy & wallace, vi ho postato un articolo di quel poveraccio di rocca per offrirvi una sponda e sentire dalla vostra viva tastiera come lo distruggete.

    è solo un dibattituccio, su.
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    24 Mar 2008
    Località
    PROV DI MANTOVA
    Messaggi
    2,714
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Nessuno da la colpa agli americani. Solo che il "richiamo" di bush diretto a Putin fa veramente ridere.....detto da lui.

  6. #6
    Beffo la morte e ghigno
    Data Registrazione
    25 Nov 2007
    Messaggi
    1,111
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dalla prima guerra mondiale nasce la Società delle Nazioni, tappa provvisoria verso una maggiore integrazione
    mondiale; gli imperi tipo teocratico sono cancellati, mentre all'Est il comunismo, -prefigurazione possibile della
    futura Repubblica Universale, corona l’opera delle società segrete. In Occidente, i vincitori di Versailles
    suscitano tutta una serie di staterelli senza storia in cui si esasperano nazionalismi e particolarismi, venendo a
    mancare quell'unità nella diversità che caratterizzava l'Impero Asburgico. Una situazione instabile, potenzialmente
    esplosiva, nella quale la Germania fungerà da detonatore. Ma perché essa potesse svolgere questa funzione serviva
    un poderoso riarmo, e a tal fine si richiedevano anzitutto mezzi economici e strutture industriali, poi fabbriche
    specializzate e truppe addestrate. Ebbene, il rilancio economico venne reso possibile da un massiccio afflusso di
    capitali, a seguito di un'abile svalutazione del marco: capitali dell'Alta Finanza, naturalmente. I banchieri della
    Morgan Bank e il direttore della Banca d'Inghilterra Montagu Norman fin dal 1924 avevano, infatti, escogitato il
    Piano Dawes per porre l'economia tedesca sotto l'amministrazione controllata delle banche anglosassoni.
    In tale contesto nel solo periodo 1924-26 Wall Street e la Citv di Londra, vale a dire National City Bank, Chase
    Manhattan Bank, Morgan Bank, Kuhn & Loeb Bank, Standard Oil dei Rockefeller, General Motors, Paul Warburg,
    trasferirono all'economia tedesca ben 975 milioni di dollari, dei quali 170 vennero destinati alla creazione di tre
    grandi cartelli:
    - Vereinigte Stahlwerke (acciaio);
    - IG-Farben, (chimica) guidata dalla potente famiglia ebraica dei Warburg, che da sola, nel 1938 controllava in
    Germania ben 380 imprese;
    - AEG (settore elettrico).
    Nel 1939 le prime due assicureranno dal 50 al 95% della produzione bellica tedesca nei rispettivi settori di
    produzione, mentre l'A-EG (omologa tedesca della General Electric americana) fornirà parte elettromeccanica. Adolf
    Hitler, per la sua ascesa al potere riceverà dalla Pilgrims' Society, solamente tra il 1929 e il 1933, 32 milioni di
    dollari.
    Non sarà superfluo inoltre ricordare l'accreditamento concesso dalla Gran Bretagna alla Germania dei 6 milioni di
    sterline in riserve d'oro ceche depositate a Londra al momento dell'invasione Cecoslovacchia nel marzo 1939. La
    motivazione addotta dal governo britannico (maggio 1939) fu “di non potere dare ordini alla Banca di Inghilterra".
    Più complesso il problema delle fabbriche di armi e dell'addestramento delle truppe: non tutto poteva essere fatto
    alla luce del giorno; il gioco, per riuscire, non doveva essere troppo scoperto e solo a pochissimi era dato di
    conoscerlo fino in fondo. Ora, sul suolo tedesco vi erano commissioni interalleate per il controllo del rispetto
    delle clausole contro il riarmo contenute nel trattato di Versailles. Per eluderle si ricorse, fin dal 1922, e cioè
    ben prima dell'ascesa al potere di Hitler, alla complicità della Russia comunista.
    La collaborazione fra imprese americane e tedesche si fece strettissima al punto che Standard Oil e General Motors -
    ad esempio - misero a disposizione dell'IG-Farben nel 1917 i loro laboratori del New Jersey e del Texas per la
    fabbricazione di gas ad uso militare.
    La Bendix Aviation , controllata dalla Banca Morgan, fornì attraverso la Siemens tutti i sistemi di pilotaggio e
    quadri di bordo degli aerei tedeschi, e ciò fino al 19407. Londra dal canto suo, nel solo periodo 1934-35, inviò in
    Germania 12.000 motori d'aereo ultramoderni, mentre la Luftwaffe riceveva mensilmente da Washington equipaggiamenti
    e accessori sufficienti per 100 aerei. Le due principali fabbriche di blindati e di carri vennero realizzate dalla
    Opel, filiale della General Motors, mentre l'ITT, che attraverso il cartello AEG controllava tutte le
    telecomunicazioni tedesche, cesserà di lavorare per gli armamenti del Reich solo nel 1944. La geografia dei
    bombardamenti angloamericani che, nel 1944-45 rasero al suolo Dresda e Colonia, è istruttiva a più di un titolo: in
    quasi nessun caso i settori dove sorgevano le fabbriche a capitale angloamericano subirono rilevanti danni. Uno
    studio interalleato stabilirà che le perdite in macchinari dell'industria tedesca non superavano, all'inizio del
    1946, il 12% del potenziale del Reich.
    Le commissioni di controllo del trattato di Versailles non vedevano nulla: e come potevano vedere il principale
    poligono di tiro in cui si addestravano gli artiglieri tedeschi, se esso era sito a Luga, nei pressi di Leningrado?
    0 se i carristi delle “Panzer-Divisionen” imparavano a pilotare i loro blindati, fabbricati dalla Krupp e dalla
    Rheinmetall, in territorio russo, a Katorg presso Mosca. Tutti gli aviatori tedeschi che combatterono sul fronti di
    guerra fra il 1939 e il 1942 vennero formati sui campi di Lipetsk, Saratov e della Crimea.
    Il trattato di Rapallo in fondo sancì questa semplice verità: senza Stalin, Hitler non sarebbe stato possibile, né
    Stalin senza Hitler. Washington e Londra dirigevano...
    Il denaro, i finanziamenti, provenivano infatti da un'unica fonte, come scrisse uno storico delle società superiori
    del POTERE, il professor Carroll Quigley, trattando di quel periodo:
    (si trattava) "nientemeno che di creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, in grado di
    dominare il sistema politico di ciascun paese e l'economia mondiale".
    Perno delle manovre dell'Alta Finanza in Germania non fu Hitler, ma il banchiere protestante e frammassone Hjalmar
    Horace Greeley Schacht la cui famiglia originava dalla Danimarca. Nato a New York alla fine della prima guerra
    mondiale, Schacht sì associò ad una delle tre maggiori banche tedesche, la Darmstádter Bank , guidata da quel Jakob
    Goldschmidt che avrebbe successivamente favorito la sua nomina, avvenuta il 17 marzo 1933, alla guida della
    Reichsbank.

    Ministro delle Finanze del Reich, legato al Movimento Paneuropeo di Coudenhove-Kalergi e agli ambienti di Wall Street e della City, in particolare al banchiere Norman Montagu, governatore della Banca d'Inghilterra, discendente da una famiglia di banchieri e membro della Pilgrims, nel settembre 1930 Schacht si imbarca per gli Stati Uniti, dove in forma privata incontra i capi dell'Alta Finanza anglosassone.
    Schacht ritornerà quindi negli Stati Uniti nel 1933 per ottenere da Roosevelt la garanzia della neutralità americana in caso di riarmo della Germania.
    Ma allora, ci si potrebbe chiedere, come fu possibile il successivo rovesciamento delle posizioni? Avvenne lo stesso gioco del 1914, quando le élites angloamericane erano germanofile, ma contemporaneamente firmavano un accordo segreto con la Francia in senso contrario. Infatti, solo nel 1938 le principali concentrazioni della City (dirette dagli ebrei tedeschi Baring, Schroeder, Goschen, Kleinwort, Erlanger, Seligman, Japhet, Rothschild) diventeranno avversarie di Hitler, quando egli farà arrestare uno di loro, chiedendo un forte riscatto per la sua liberazione (Louis de Rothschild).
    I tempi erano evidentemente maturi per il 33 Roosevelt e il suo entourage di consiglieri, tutti membri della Pilgrim’s Society e della Round Table (vedi Appendice 2), che affrettarono i preparativi per la guerra.
    Essa infatti si può dire che inizi il 7 novembre 1938, quando a Parigi il giovane ebreo Grynspan assassina il terzo segretario dell'ambasciata tedesca. Il 9 e il 10 novembre scatta la rappresaglia in Germania; Roosevelt richiama il suo ambasciatore a Berlino, annuncia la costruzione di 24.000 aerei da combattimento, chiede agli americani di boicottare i prodotti tedeschi e fa pressione sull'Inghilterra, attraverso il Pilgrims Joseph Kennedy, affinché rinunci alla politica di conciliazione con la Germania.
    Ultima operazione: poiché la popolazione americana è ostile all'ingresso in guerra a fianco degli alleati, si dovrà attendere il 7 dicembre 1941, l 'attacco aeronavale nipponico alla base americana di Pearl Harbor, che, per il gioco di alleanze tra le potenze dell'Asse consentirà agli Alleati di dichiarare guerra alla Germania.
    Quando nel 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale il CFR (Consiglio per le Relazioni con l’Estero) valutò attentamente le possibili conseguenze per gli interessi economici americani di una vittoria dell'Asse.
    "Nell'estate del 1940 il CFR, sotto la guida del Gruppo Economico-Finanziario, cominciò una vasta ricerca per rispondere a questa domanda, Il mondo fu diviso in blocchi, e per ogni area si calcolò la locazione, la produzione e il trasporto di ogni materia prima e di ogni bene industriale importante. Poi, usando le cifre dell'import-export, si calcolò il grado di autosufficienza dì ognuna delle aree considerate: l'Emisfero occidentale (cioè le due Americhe, N.d.A.), l'Impero Britannico, l'Europa Continentale, l'Area del Pacifico... "Risultò che l'autosufficienza di un'Europa Continentale dominata dalla Germania sarebbe stata molto più alta di quella delle due Americhe insieme."
    Similmente, il CFR comprese che, con l'occupazione della Cina, "il Giappone era una potenza espansiva che minacciava i piani del CFR".
    Mentre già nel 1937 il Pilgrims arcivescovo anglicano di York, William Temple, figlio dell'arcivescovo di Canterbury, dichiarava:
    “Potrebbe essere necessario che si addivenga ad una nuova terribile guerra per ristabilire l'autorità della Società delle Nazioni; potrebbe accadere che la generazione attuale e le future siano decimate, sacrificate, affinché la lega di Ginevra ne esca riaffermata, come l'ultima guerra fu indispensabile alla sua creazione”.
    L’ambasciatore polacco a Washington, conte George Potocki, riferendo su un colloquio avuto col Pilgrims William Bullitt, allora ambasciatore americano a Parigi, ma soprattutto agente della potente banca ebraica di New York Kuhn & Loeb, nonché 32° grado del Rito Scozzese e membro del CFR, scriveva il 19 novembre 1939:
    "[…] La guerra durerà almeno sei anni e terminerà con un disastro completo in Europa e col trionfo del comunismo”. E la guerra inizia coll'aggressione alla Polonia cristiana, da parte dei due socialismi, tedesco e russo. Era l'ultimo bastione cristiano del vecchio ordine, che doveva soccombere e seguire le vicende del resto dell'Occidente.
    Di Bullitt parla anche James Vincent Forrestal, banchiere di Wall Street, sottosegretario al Ministero della Marina sotto Roosevelt e successivamente ministro della Difesa americano con Truman, che, nel suo diario, in data 27 dicembre 1945, riferisce sul colloquio avuto con Joseph Kennedy (padre del futuro Presidente degli Stati Uniti), ex ambasciatore americano a Londra fra il 1937 e il 1940 e membro della Pilgrims' Society:
    "Giocavo ieri a golf con Joe Kennedy. Gli chiedevo dei suoi colloqui con Roosevelt e Neville Chamberlain del 1938. Mi diceva che la posizione britannica del 1938 era di non rischiare una guerra con Hitler giacché non aveva nessun mezzo per combatterla. Il punto di vista di Kennedy: Hitler avrebbe combattuto contro la Russia senza entrare poi in conflitto con l'Inghilterra se Bullitt non avesse spinto Roosevelt a umiliare i tedeschi per via della Polonia; né i francesi, né i britannici avrebbero fatto della Polonia un casus belli, se non fossero stati continuamente incitati da Washington. Bullitt, così diceva, faceva continuamente credere a Roosevelt che i tedeschi non avrebbero combattuto, Kermedy stesso sosteneva la tesi che avrebbero combattuto e sopraffatto l'Europa. Chamberlain, così diceva, dichiarò che l'America e Febraismo mondiale avevano obbligato l'Inghilterra alla guerra".
    Il massone Winston Churchill - affiliato alla Pilgrims, e perciò stesso perfettamente allineato alle posizioni interventiste di Bullitt - forniva nelle sue memorie sulla seconda guerra mondiale la ragione “storica" della necessità della guerra contro la Germania da parte dei popoli anglosassoni:
    “Per quattrocento anni la politica estera dell'Inghilterra è stata quella di opporsi alla più forte, più aggressiva Potenza del continente, e di evitare che i Paesi Bassi cadessero in suo potere [ ... ]. Occorre osservare come la politica inglese non consideri affatto l'identità della nazione che aspira al dominio dell'Europa, non faccia questione se si tratti della Spagna, della Francia monarchica, della Francia imperiale, dell'Impero alemanno o della Germania di Hitler. Questa linea di condotta non è in rapporto coi governanti delle nazioni, ma è soltanto diretta contro il tiranno più forte o capace di prepotenze maggiori".
    Altre forze, tuttavia, attive a fianco della Pilgrims, già nel 1938 avevano preavvertito sul possibile esito della guerra:
    “[...] E il trio dei non ariani intonerà, come un Requiem, un miscuglio della Marsigliese, del God save the King e dell'Internazionale, terminando con un gran finale, aggressivo, animoso e militante, con l'inno ebraico 'EILI, EILI»23.
    Alla fine del 1940 si radunarono a New York 18 personalità, tutte appartenenti alla Pilgrims' Society, per stendere un programma di "istruzione" degli americani in vista della guerra; i vari banchieri - tutti membri della detta società - Morgan, Warburg, Lamont e il B'nai B'rith Lehman, finanziarono con milioni di dollari la propaganda al fine di convincere il popolo americano ad abbandonare la neutralità.
    Infine il 14 agosto 1941, prima che gli Stati Uniti entrassero in guerra, venne firmata da Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill la "Carta Atlantica", prefigurazione dell'ONU, in cui si stabilivano gli scopi della guerra. E poiché Hitler evitava accuratamente tutto ciò che potesse urtare o provocare gli americani, la Pilgrims agì attraverso il Giappone, mediante una provocazione ben orchestrata. Nel 1940 disconosceva il trattato di commercio col Giappone, ponendo l'embargo su benzina avio, ferramenta, macchine utensili e sui prodotti provenienti dalle Filippine. Il 25 luglio 1941 i beni nipponici negli Stati Uniti, come misura di ritorsione per l'occupazione dell'Indocina, venivano congelati. Il Giappone provò a trattare. Gli Stati Uniti risposero di voler sgelare i beni a condizione che il Giappone si ritirasse dall'Asia e rinnegasse il Tripartito: o battersi o capitolare, in buona sostanza.
    Scriveva il "Falco" H. L. Stimson nel suo diario il 25 novembre 1941, il giorno che precedette l'ultimatum americano al Giappone:
    "La domanda era come noi avremmo dovuto manovrarli (i giapponesi, N.d.A.) in modo che sparassero il primo colpo".
    Henry Lewis Stimson (1867-1950), Segretario americano alla Guerra sia nella prima che nella seconda guerra mondiale, affiliato fin dal 1888 alla società superiore dell'area del potere de L’ORDINE (nota anche come "Skull and Bones"), membro di spicco del CFR, fu attivo in alti incarichi governativi nel mandato di ben sei presidenti americani. Egli si servì di tali incarichi per promuovere gli scopi de L’ORDINE e assicurarne la presenza nel governi americani successivi attraverso personaggi che egli provvide ad introdurre in quel ristretto cenacolo, come Harvey Hollister Bundy, uomo chiave del “Progetto Manhattan" per la fabbricazione dell'arma nucleare, suo figlio McGeorge Bundy (CFR) e, nel 1948, George Herbert Walker Bush Sr. - iniziato all'ORDINE dallo stesso Stimson - che fissarono la politica americana fino praticamente ai nostri giorni.
    Nelle sue memorie Stimson riferisce che si accusava Roosevelt e ì suoi consiglieri di avere “Complottato quest'affare" (Pearl Harbor, N.d.A.) per qualche "ragione impenetrabile ma abominevole". E prosegue:
    “L’importanza dell'attacco a Pearl Harbor non risiedeva nella vittoria tattica riportata dai giapponesi, ma nel semplice fatto che l'esitazione e l'inazione americane diventavano impossibili. Non si sarebbe meglio potuto agire per stimolare gli americani. Allorché giungevano le prime notizie dell'attacco del Giappone contro di noi, provavo un primo sentimento di sollievo al pensiero che l'indecisione si era dissolta e che la crisi, come si era prodotta, avrebbe unito tutto il nostro popolo”.
    Dopo Pearl Harbor la stampa pone strane domande: come si è fatta sorprendere a Pearl Harbor la flotta americana se i servizi segreti americani leggevano a libro aperto i messaggi in codice giapponesi? E non solo il codice di comunicazione diplomatico fra Tokyo e le ambasciate era noto agli americani, ma anche quello adottato nel dispacci della Marina da guerra giapponese. Ciò è stato recentemente portato a conoscenza da Robert B. Stinnett, un veterano della Marina americana che combatté nella seconda guerra mondiale, sulla base di numerosi documenti ufficiali declassificati in virtù di una legge americana sulla libertà di informazione.
    Le prove oggi sono abbondanti: un attacco a sorpresa a Pearl Harbor era impossibile.
    La guerra, lunga e atroce, si conclude negli immani bagliori della bomba all'uranio di Hiroshima del 6 agosto 1945 e di quella al plutonio di Nagasaki del successivo 9 agosto.
    Era stato ancora Stimson a raccomandare lo sgancio della bomba atomica sul Giappone. Il 25 luglio di quell'anno l'israelita Harry Truman, presidente degli Stati Uniti, che nell'ottobre successivo sarebbe stato elevato al 33' grado del Rito Scozzese, nel suo diario riportava:
    "Abbiamo scoperto la bomba più terribile della storia umana. Può essere la distruzione di fuoco profetizzata nell'epoca della Valle dell'Eufrate, dopo Noè e la sua arca favolosa. Quest'arma va usata contro il Giappone fra oggi e il 10 agosto...E’ certamente cosa buona per il mondo che la cricca di Hitler o di Stalin non abbia scoperto la bomba atomica. Pare essere la cosa più terribile mai scoperta, ma se ne può fare un ottimo USO".
    Diciotto mesi più tardi Truman, ritornando sull’argomento, conveniva: “Ai giapponesi venne fatto pervenire un leale avvertimento e furono offerti dei termini, che alla fine essi accettarono, ben prima della caduta della bomba”.

  7. #7
    Beffo la morte e ghigno
    Data Registrazione
    25 Nov 2007
    Messaggi
    1,111
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  8. #8
    Amico di Oniria..wooff...
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    11,268
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    11 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Henry Ey Visualizza Messaggio

    toh..........su POL c'è persino uno stratega politikomilitarfilokomunista......roba grossa.......wueh.

    sarò breve e sarò........Franco



  9. #9
    Con Il Popolo Palestinese
    Data Registrazione
    02 Nov 2005
    Località
    IL DOMANI APPARTIENE A NOI
    Messaggi
    26,685
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Io dico solo una cosa e la dico ad Henry,Wallace e agli di destra...una cosa che ho già detto su Destra Radicale : stiamo attenti a non incensare troppo Putin solo per andare contro gli yankee.
    Gli americani,as usual,sono indifendibili il loro cinismo e il loro opportunismo nel negare all'Ossezia ciò che concedono al Kosovo la dice lunga su di loro...ma Putin è la prosecuzione del comunismo sovietico adattata ai giorni nostri,certo..ha fatto aperture alla chiesa ortodossa..però attenzione l'uomo non mi piace per niente e soprattutto i suoi interessi non è detto siano i nostri.
    Tutti i magnati russi che gli girano intorno....io avrei un modo di definrli,preferisco non dirlo,ma lo si intuisce.
    La Russia è come la Cina.

  10. #10
    Beffo la morte e ghigno
    Data Registrazione
    25 Nov 2007
    Messaggi
    1,111
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    Io dico solo una cosa e la dico ad Henry,Wallace e agli di destra...una cosa che ho già detto su Destra Radicale : stiamo attenti a non incensare troppo Putin solo per andare contro gli yankee.
    Gli americani,as usual,sono indifendibili il loro cinismo e il loro opportunismo nel negare all'Ossezia ciò che concedono al Kosovo la dice lunga su di loro...ma Putin è la prosecuzione del comunismo sovietico adattata ai giorni nostri,certo..ha fatto aperture alla chiesa ortodossa..però attenzione l'uomo non mi piace per niente e soprattutto i suoi interessi non è detto siano i nostri.
    Tutti i magnati russi che gli girano intorno....io avrei un modo di definrli,preferisco non dirlo,ma lo si intuisce.
    La Russia è come la Cina.
    C'è qualcosa di peggio dietro, israele...

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. La colpa è sempre degli altri
    Di frankie nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 31-03-13, 07:42
  2. La colpa dell'alluvione del Veneto è degli Americani
    Di antonio84 nel forum Destra Radicale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 14-11-10, 16:16
  3. Risposte: 89
    Ultimo Messaggio: 15-08-08, 21:28
  4. E' sempre colpa degli extracomunitari, vero?
    Di Zefram_Cochrane nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 72
    Ultimo Messaggio: 30-11-05, 15:21
  5. Per I Comunisti E' Sempre Colpa Degli Usa
    Di Luca_liberale nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 06-09-04, 20:18

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito