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    Predefinito Cronache itagliane: deficit sanità, sprechi, ospedali mai aperti



    Il 75% sono al Sud. Ma ogni cittadino veneto "paga" ogni anno 290 euro per le cure a pazienti di altre regioni

    http://www.ilgazzettino.it/Visualizz...ights=sanit%E0

    Il numero lascia allibiti: in Italia ci sono 126 ospedali progettati e finanziati che però mai hanno visto la luce. Il 75 per cento di queste strutture si trova nel Sud, nella sola Sicilia sono 34, il 14 per cento al Centro e l'11 per cento al Nord. Qualche caso: il Centro oncologico pediatrico di Avellino, iniziato nel 1992 e per il quale sono stati già spesi 6 milioni di euro non è ancora a regime. Così il Centro riabilitativo di Pizzo Calabro, iniziato nel 1959 e mai finito. Per fare un confronto, l'hospice pediatrico di Padova, tenuto al palo per un anno dalla mancanza del personale, è stato sbloccato d'imperio dall'intervento del governatore veneto Galan.

    E' da questi sprechi che nasce il buco sanitario italiano. Un primato che spetta alla Campania con un debito sanitario di 8,5 milioni di euro. Una voragine che non ha però impedito alla Regione di aumentare gli stipendi dei manager di 600 euro al mese. Percepiranno 155mila euro l'anno.

    Sono tante le Italie della sanità. E non è un luogo comune, basta guardare i bilanci delle singole regioni: il Nord va quasi sempre a pareggio, le sole Campania, Sicilia e Lazio assorbono i due terzi del deficit nazionale in tema di sanità. Ma c'è ancora di più: se ad esempio il Veneto riuscisse a riavere i pagamenti dei crediti che ha contratto con il sistema sanitario nazionale potrebbe pensare addirittura a fare investimenti.

    Ogni cittadino del Veneto, dall'anziano al neonato, sborsa ogni anno 54 euro per sostenere i passivi prodotti dalla sanità delle regioni del Sud. A questi vanno aggiunti 290 euro che equivalgono alle spese per le cure di pazienti provenienti da altre regioni che non hanno saldato i loro debiti. Di fatto ogni veneto si accolla all'anno 340 euro per ripianare i debito che altre regioni producono con un trend di crescita del 5 per cento ogni anno.

    La spesa sanitaria rappresenta uno dei capitoli maggiori di esborso per le regioni, la sola assistenza ospedaliera rappresenta il 2,8 per cento del Pil, un dato che non è però omogeneo per tutte le regioni.

    Le regioni che hanno i passivi maggiori sono la Campania, con un miliardo e mezzo di euro e il Lazio, con un miliardo e 800 mila euro, contro i 200 mila euro del Veneto e (più o meno) della Toscana e dell'Emilia Romagna. Di fatto il deficit sanitario italiano è stato prodotto per il 63 per cento da lazio, Campania e Sicilia. Regioni alle quali è stato chiesta dal ministero una consistente manovra per far rientrare i conti. La Campania ha appena operato un taglio del personale che ha permesso di racimolare 147 milioni di euro, ma nel corso del 2008 la cifra dovrà salire a quota 261 milioni di euro e, il prossimo anno, addirittura a 300 milioni.

    Un discorso a sè arriva ad esempio dagli investimenti per la sanità privata. Soprattutto negli ultimi anni la crescita media annuale della spesa privata, che si attesta a livello nazionale sui 30 miliardi di euro, è stata omogenea nelle diverse regioni. Le 19 regioni e le due province autonome registrano infatti significative differenze in termini di territorio, popolazione e di condizioni socio-economiche dei residenti e molto probabilmente tutto questo influenza anche le scelte che vengono operate. Ad esempio nelle regioni del sud e nel Lazio esiste una pesante carenza di strutture residenziali destinate agli anziani, fatto che ha determinato un elevato tasso di ricovero dei pazienti che hanno più di 65 anni. Inevitabile il lievitare delle spese di gestione delle strutture sanitarie.

    La presenza di case di cura private, ad esempio, non è omogenea sul territorio nazionale e soprattutto non è indice delle reali esigenze sanitarie. Il numero più elevato di cliniche si registra ad esempio in Campania (popolazione sovrapponibile per numero a quella veneta) con 71 strutture, quando nel Veneto sono solo 15.In Calabria sono una quarantina, con una popolazione che è quasi la stessa di quella friulana dove invece sono solo 5. Regioni del sud che per altro hanno un tasso altissimo di "esportazione" dei pazienti verso gli ospedali del Nord (punte anche del 30 per cento).

    Nelle regioni del Sud, di riflesso, sono invece meno occupati i posti letto nelle strutture pubbliche: contro una media che si attesta al 4-4,5 per mille abitanti, ospedali come quelli campani o calabresi presentano percentuali vicine al 3 per mille. Il personale impiegato ha invece le stesse percentuali di quello delle strutture sanitarie del Nord. Se prendiamo ad esempio il numero di pazienti per medico di base, emergono differenze macroscopiche: si va dal minimo della Sicilia, dove ogni medico di famiglia cura 1017 pazienti al massimo della Lombardia dove si sale a 1207, seguita dal Piemonte con 1203 e dal Veneto con 1149. E una più capillare assistenza di base, come noto, consente di limitare i ricoveri e contenere la spesa.

    Daniela Boresi


    Ma per i decreti per salvare con i quattrini degli sfruttati i debiti dei parassiti sono tutti in fila appassionatamente, tutti i governi, tutti i partitanti. E ne abbiamo esempi a bizzeffe negli ultimi anni e mesi di cronaca. Evviva il federalismo solidalo.

    •   Alt 

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