Il finiano Bocchino sfida il Pdl
«Mi candido a guidare il gruppo»
di Celestina Dominelli
27 APRILE 2010
Acque molto agitate in casa del Pdl. Questa volta ad accendere gli animi è Italo Bocchino che si è dimesso da vicecapogruppo alla Camera, ma, in una lettera indirizzata a Fabrizio Cicchitto, numero uno del gruppo, ha annunciato la sua intenzione di candidarsi alla presidenza. Una sfida in piena regola perché, è la tesi di Bocchino, se cade il vice anche il presidente deve rassegnare le dimissioni e i vertici vanno rinnovati in toto. «Simul stabunt, simul cadent», scrive il vicecapogruppo nella sua missiva rispolverando una frase che gli annali legano a Claudio Martelli e Bettino Craxi. Le sue dimissioni saranno formalizzate nell'assemblea del gruppo da convocare al più presto.
Nella lettera Bocchino ha chiesto anche di incontrare il premier Silvio Berlusconi. «Ti prego di favorire un incontro con il presidente Berlusconi - è l'invito che il vicecapogruppo rivolge a Cicchitto – anche alla presenza del coordinatore Verdini affinché si possa dar vita a un chiarimento politico che faciliti il difficile percorso che il gruppo dovrà fare».
Le ragioni del suo gesto Bocchino le ha spiegate nella stessa lettera. La mia candidatura, scrive, sarà presentata «non per distanza politica o personale da te, ma per consentire alla minoranza di esercitare il suo ruolo, di verificare le sue forze e conseguentemente di rivendicare gli spazi corrispondenti al suo peso».
Cicchitto, dal canto suo, preferisce prendere tempo. «Ci siamo scambiati i rispettivi punti di vista sulla situazione politica – ha spiegato il capogruppo – e anche sullo statuto del gruppo. È evidente che il problema delle dimissioni di Bocchino deve essere esaminato anche dal gruppo dirigente del partito. Di conseguenza si è deciso di prendere il tempo necessario per un esame della situazione».
Chi dei due ha ragione? L'ufficio stampa del Pdl corregge Bocchino. «L'articolo 8 del regolamento - è la tesi del gruppo – non lega affatto il destino del presidente e del vicepresidente vicario, a meno che ovviamente non sia il primo a dare le dimissioni dalla sua carica».
La partita, però, sembra destinata a non chiudersi qui. Perché, poco dopo la lettera di Bocchino, anche il sottosegretario all'Ambiente, Roberto Menia, ha lanciato la sua candidatura. «Lo farò anch'io», scrive il finiano che però sottolinea il clima, non disteso, che regna nella pattuglia di parlamentari vicini all'ex leader di An. «Non so quale consenso egli pensi di avere – sottolinea Menia -, ma non ha certo il mio né di quello di molti che con lealtà seguono Fini e con altrettanta lealtà sostengono il governo Berlusconi e non si prestano al gioco delle tre carte».
Il finiano Bocchino sfida il Pdl «Mi candido a guidare il gruppo» - Il Sole 24 ORE





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