Sul Corriere del 12 agosto, Gustavo Ghidini imputa la differenza del prezzo dei carburanti tra Italia ed Europa al comportamento delle compagnie petrolifere. Dei rimedi che suggerisce, il primo, i totem autostradali, è già previsto dalla lenzuolata di Pierluigi Bersani; il secondo, maggiore trasparenza sui prezzi, sarebbe probabilmente bocciato dall'Antitrust. E proprio dalla (debole) accusa del Garante occorre partire: accettando gli impegni delle compagnie, l'Authority ha certificato il venir meno dei presunti profili anticoncorrenziali.

Per capire lo stacco occorre, allora, guardare altrove. In primo luogo, la nostra rete di distribuzione è pletorica e i supermercati sostanzialmente assenti (in Francia coprono la metà, in UK un terzo del mercato). Vi sono poi delle inefficienze, dovute sia alla rigidità di orari e turni (10 ore al giorno per 280 giorni all'anno, contro una media europea di 15 ore al giorno per 335 giorni), sia alla scarsa diffusione del self service (il 20% dei distributori in Italia, quasi tutti in Europa) e la marginalità dei prodotti non oil (che valgono meno del 5% del fatturato, contro il 30% in Germania e Irlanda e più del 40 nel Regno Unito). L'unico modo di ricuperare i 4-5 centesimi di differenza tra l'Italia e i maggiori Paesi europei è, dunque, la liberalizzazione. Bisogna, cioè, rilassare le restrizioni sugli orari di apertura ed eliminare ogni limite al mix merceologico. Che vuol dire portare la benzina nei supermercati, ma anche il minimarket dal benzinaio (compresi tabacchi e giornali).

Carlo Stagnaro
Dirett. Ricerche e studi Istituto Bruno Leoni

Da Il Corriere della Sera, 17 agosto 2008

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=6997