Caravaggio, vittima sacrificale
Povero Caravaggio, perseguitato tutta la vita per essere un uomo apertamente trasgressivo, e infine assassinato per aver amato un giovane e bellissimo paggio: il favorito del Gran Maestro dei Cavalieri di Malta. Uno dei più grandi geni pittorici mai nati, accusato per secoli di essere stato un vero e proprio bandito da strada, ha trovato finalmente un avvocato difensore. Si tratta di uno scrittore australiano, Peter Robb, che, rivisitando tutte le sue opere e tutti i documenti di una vita tormentata, ha creduto di trovarsi di fronte a una vittima sacrificale e ha scritto la sua accorata difesa in un libro dal titolo L'enigma Caravaggio (Mondadori), uscito nel 2001.
Partiamo dalla fine del saggio, dalla notizia più clamorosa: Michelangelo Merisi non morì di malaria sulla spiaggia di Porto Ercole. Questa fu solo una bugia messa in piedi all'ultimo momento per coprire un delitto a sfondo sessuale, commissionato dal potentissimo Wignacourt ed eseguito con la complicità di almeno due nobili italiani: Costanza Colonna e suo figlio, Fabrizio Sforza Colonna, legato a doppio filo ai Cavalieri di Malta. Madre e figlio aiutarono gli assassini per fare un piacere a qualcuno che si era sentito tradito e voleva vendicarsi. Qualcuno che aveva accolto Caravaggio e poi lo aveva fatto arrestare. Prima di finire in galera, il pittore venne convocato davanti all'assemblea dei Cavalieri che, su richiesta del Gran maestro Wignacourt, ne aveva decretato l'espulsione come "membrum putridum et foetidum". Una sentenza infamante di cui non si conobbe mai la ragione.
Perché questo silenzio? A partire da tale interrogativo, Robb ricostruisce una storia verosimile, anche se non provata, che narra di un Caravaggio omosessuale senza inibizioni, innamoratosi a Malta di un giovane e bellissimo paggio. Il pittore non sa resistere al fascino di quel ragazzo attraente e pericoloso. E fa l'errore imperdonabile di commettere sodomia con un giovane aristocratico, oltretutto desiderato dal Gran maestro dei Cavalieri di Malta. In piena Controriforma, la sodomia veniva considerata un reato grave ma, fosse stato per questo, Caravaggio avrebbe potuto salvarsi. Era con chi e contro chi l'aveva praticata a condannarlo: un artigiano qualunque che fa suo un aristocratico, per di più strappandolo dalle braccia del Gran Maestro, era veramente troppo e meritava una punizione esemplare. E fu così.
Siccome non si doveva sapere che il giovane e nobilissimo paggio era sodomita, si evitò il processo lasciando evadere Caravaggio dalle prigioni dell'isola. Il pittore in fuga venne raggiunto in Italia e fu ucciso senza pietà. I reati poi non vanno quasi mai da soli e fu così che all'assassinio si aggiunse il furto: furono infatti rubate tutte le ultime opere che il pittore portava con sé.
Una fine terribile, dunque, quella del genio più grande del barocco. Una fine dovuta ad una vita certo sregolata, ma che un secolo prima sarebbe stata tollerata. Fu la Controriforma a chiudere tutti gli spazi, anche minimi, di libertà. Caravaggio fu una vittima della sua epoca, ma anche dei tanti nemici che aveva e che lo invidiavano per la sua bravura irraggiungibile e per le radicali novità che introdusse nella pittura: basti pensare che non disegnava le immagini, ma partiva subito col colore. E che dire del fatto che inventò la natura morta e che mise su tela una sessualità conturbante? E come dimenticare quelle sue Sante, quelle sue Madonne così… terrestri?
Un artista a lui contemporaneo come Baglione e, più tardi, un raffinato intellettuale come Bellori lo hanno dipinto come un pazzo, un collerico sempre pronto a menar le mani: tanto violento da uccidere per un banale litigio di gioco un aristocratico come Ranuccio Tomassoni. Robb cerca con pazienza le ragioni del delitto e sostiene che, semmai, era vero il contrario: Caravaggio arrivò al duello perché continuamente provocato da quel nobile filo-spagnolo, rissoso e in malafede.
A forza di sparlare di lui, colleghi e critici del suo tempo e di epoche successive, sono riusciti perfino a nascondere la sua potenza innovatrice, fino a quando uno dei più grandi critici italiani, Roberto Longhi, ci ha restituito tutta intera la grandezza di Caravaggio. Il suo genio era indiscutibile, ma la sua vita restava quella di un bandito. Ora, secondo Robb, la riabilitazione è totale: criminale non era lui, criminali erano gli altri.
Liberamente tratto da un vecchio articolo de Il Nuovo (21 ottobre 2001) provvidenzialmente salvato