CARFAGNA SI LAGNA: “SARÀ IL GIUDICE A STABILIRE SE QUELLA DELLA GUZZANTI È SATIRA O DIFFAMAZIONE”.
«No, non ci sono. Non esistono intercettazioni telefoniche che possano provocarmi imbarazzo. È stata una montatura. Una calunnia. Dovevo pagare un prezzo per aver ottenuto troppo in fretta quello che altri conquistano con più tempo e più fatica». Prima ancora di sedere in Consiglio dei ministri, Mara Carfagna già sapeva di dover fare i conti con un nemico invisibile. Il pregiudizio. Quello dei politici di professione, dei mezzi di informazione, dell’opinione pubblica verso una donna che, venuta dalla televisione, aveva scalato in pochi mesi il Palazzo del potere.
Consapevole del rischio, il ministro delle Pari Opportunità aveva preparato l’elmetto. Peccato che, invece dei proiettili, siano piovute bombe: «È vero: in breve tempo ho ottenuto prima il seggio alla Camera e poi un ruolo da ministro. Il tutto dopo pochi anni di militanza in politica. Ho avuto una grande opportunità. Ma che nasce dalla volontà di Silvio Berlusconi di puntare su una nuova generazione politica. E sulle donne, in particolar modo».
E invece non gliela fanno passare liscia. Non a lei. «Sapevo che, da ministro, avrei dovuto pagare il costo della diffidenza e della presunzione di incapacità. Ma», ammette Mara Carfagna, «mai avrei pensato che si potesse arrivare a tali bassezze o denigrazioni». Il peggio sembra passato. Anche se ci ha rimesso un paio di chili per lo stress... «Ho vissuto quei momenti con tenacia e serenità. Consapevole che anche quegli attacchi, per quanto grevi e meschini, facessero parte del gioco».
Troppo buona. Non ha rancori? «Chi ha scatenato la campagna stampa nei miei confronti l’ha fatto per invidia e frustrazione». E ha anche un nome e cognome? «Non ha importanza. Chiunque esso sia, per me è acqua passata. Ho spalle larghe e nervi saldi». Capitolo chiuso. «Io chiedo soltanto di essere giudicata, dagli opinionisti e dagli elettori, al termine del mandato da ministro. Per i fatti, non per le chiacchiere o l’aspetto fisico».
Ma c’è qualcuno che ha fretta: Sabina Guzzanti l’altro giorno è tornata alla carica...
«Toccherà alla magistratura stabilire se quella della Guzzanti è satira o diffamazione. Io sono serena. Ho presentato querela. Aspetterò che sia un giudice a stabilire chi di noi due ha ragione».
Domanda scontata: la materia delle intercettazioni va approvata subito, insieme alla riforma della giustizia?
«Che in Italia la giustizia non funzioni a dovere lo sanno tutti. E il ministro Alfano sta lavorando per trovare le soluzioni migliori ai problemi. Quanto alle intercettazioni, che dire: io non le temo, ma ritengo una barbarie l’invasione eccessiva nella privacy delle persone».
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