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    Predefinito Autonomismo e indipendentismo Padano-Alpino

    L’AUTONOMISMO CISALPINO

    di Lorenzo Busi

    Il 19 dicembre 1943, esponenti della Resistenza delle Province di Aosta e Torino elaborano la “Carta di Chivasso”, in cui si manifestano le tesi autonomiste che saranno alla base dell’Union valdôtaine e di analoghi gruppi; fra loro c’è Emile Chanoux, torturato a morte nel 1945 dai tedeschi, che arriva a teorizzare una “Repubblica delle Alpi”. Precedenti autonomisti celebri in ambito cisalpino si hanno da subito dopo l’unificazione italiana; ricordiamo il Movimento per il Libero Stato di Milano di Dario Papa, la cui avanzata elettorale negli anni ’90 del 1800, incoraggia i Savoia ad inviare in città nel 1898 lo stragista Bava Beccaris. O le tendenze federaliste dei Turati, dei Grieco e dei Gramsci, sfociate al congresso comunista di Colonia del 1931, nella proposta di una macroregionale “Repubblica del Nord” come parte di un’Italia federale. Negli anni ’20 fra l’Appennino ligure e la Valtellina si espande il Partito dei Contadini, abituato a tenere i propri congressi in lingua locale; nel ’24 elegge 4 deputati, uno nel 1946.

    Dal confino presso l’isola di Ventotene nel 1943, viene predisposto il Manifesto federalista di Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni, ispirato ad un’idea di Europa federale basata su Regioni e Macroregioni. O ancora il foglio clandestino “Il Cisalpino” di Gianfranco Miglio, che nel 1945 propugna la nascita di un Cantone padano nell’Italia liberata; nel frattempo desta preoccupazione nelle questure orientali la diffusione dell’organizzazione “San Marco per Forza”. A guerra finita i valdostani incoraggiano, più o meno direttamente, lo sviluppo di autonomismi di successo: quello trentino dell’Asar e del Patt, bolzanino della Svp, udinese del Maf, triestino del Melone, sloveno della Skupnost, bergamasco del Mab, ossolano dell’Uopa e della Lega lepontina, valsesiano del Mav, occitano del Mao, così come il fenomeno delle Leghe regionaliste degli anni ’70-’80. Dalla Valle d’Aosta vengono Alessandro Passerin d’Entreves, maestro di Miglio, Severino Caveri, promotore di una manifestazione dell’Asar che nel ’47 vedrà la mobilitazione di 30.000 persone e l’arrivo dell’esercito, e Bruno Salvadori, ispiratore della Lega autonomista lombarda del 1982. Negli anni ’50 esplode il fenomeno Marp, il Movimento autonomista regionale piemontese, che arriva ad conquistare 70.000 voti; fuori dal Piemonte il Movimento si presenta con egual sigla, ma con l’aggettivo finale di “padano”. Nel 1971 si candida in diversi collegi il Movimento Libera Padania. Nel 1973 autonomisti di sinistra fondano l’Alp, che concentra le proprie attività nei paesi di montagna del torinese, e propone un’alleanza con gli immigrati dal Sud. Nel 1975, quando trova completa attuazione il dettato costituzionale sulle Regioni, Guido Fanti, ex-sindaco di Bologna e primo Presidente della Giunta regionale Pci-Psi dell’Emilia-Romagna, propone l’accorpamento delle neo-nate Regioni cisalpine in un’entità che egli chiama Padania. Le violenze compiute negli anni ’60 a danno dei militanti tirolesi, vengono portate a valle dai settori meno tolleranti della destra italiana (ma non solo), e trovano il loro culmine con l’uccisione a revolverate, nell’ottobre del 1989, del dirigente dell’Union piemontèisa Mario Costero.

    Nello stesso anno nasce il cartello elettorale autonomista “Alleanza nord”, che porta all’Europarlamento due deputati. Nel 1991 il raggruppamento si ricompone in modo stabile col nome di Lega nord, con l’adesione di Lega lombarda, Liga veneta, Piemont autonomista, Lega emiliano-romagnola ed altre forze. La Lega – su indicazione di Miglio – propone una riforma costituzionale che ristrutturi lo Stato in tre cantoni: Padania, Etruria, Sud. È dunque abbracciando l’opzione macro-regionalista, e abbandonando definitivamente gli ormai sterili e inadeguati micro-nazionalismi regionali, che l’autonomismo diventa un fenomeno di massa. L’idea di una razionale tripartizione della Repubblica, mutuata dal Federalismo risorgimentale e dal Trattato di Plombières del 1858, conquista vasti strati dell’opinione pubblica centro-meridionale. I primi anni ’90 vedono il crollo del Pentapartito e l’ascesa della Lega, che nel 1993 arriva a conquistare il Comune di Milano (quasi il 40% dei voti al primo turno). A determinare questo, ed altri successi, è la capacità dei leaders leghisti di appassionare alle tematiche localiste persone di provenienze culturale e politica molto differenti, perseguendo una linea “centrista” nello scenario interno, critica verso l’unilateralismo statunitense in quello internazionale. A sostegno dell’esistenza della Padania si pone convintamente l’ex Dc Piero Bassetti, padre nobile e primo Presidente della Regione Lombardia, nel corso di un convegno dell’ottobre del ’98 a Erba.

    A partire dall’occitanismo del marxista François Fontan (che considerava i distretti meridionali della Francia come parte di un unico blocco socio-culturale detto Occitania), e dai catalanisti anti-franchisti di Jordi Poujol (che vedono le regioni orientali della Spagna, pur differenti, comporre l’unica Catalogna), si consolida l’idea di padanismo, a cui la Lega si dedicherà per una decina di anni, in modo tuttavia non sempre efficace, e qualche volta poco confacente. Formazioni padaniste di peso minore sono il Partito dei cattolici padani e il Movimento comunista federalista padano. In sintonia col pensiero macro-regionalista, e compensandosi con questo, tornano alla ribalta identità locali trascendenti i confini regionali, come nel caso dell’Arpitania, dell’Insubria, della Ladinia, della Romagna o della “mazziniana” Lunezia. Si sviluppa così una proficua e armonica dialettica fra i princìpi di Macroregione (Padania), e di Entità sub/sovra-regionale (es. Insubria), che bypassano i confini regionali “ufficiali”, spesso sentiti per un verso come non coincidenti con realtà omogenee, per l’altro limitanti le relazioni inter-cisalpine.

    Il concetto di Padania come Macroregione colorata da decine di differenti identità, ma coesa da una medesima “anima”, stimola un interesse trasversale alle ideologie e ai partiti, tanto che la legge 127/97 “Bassanini”, approvata dalla coalizione dell’Ulivo, arriva a prevedere la possibilità per le Regioni di aggregarsi in entità superiori. Nel 1998 il linguista Sergio Salvi, già Direttore del Centro Mostre di Firenze e critico letterario, uomo di sinistra radicale mai stato vicino alla Lega, dà alle stampe “La lingua padana e i suoi dialetti”, in cui, paragonando con i dovuti distinguo la realtà cisalpina a quella dei Paesi baschi (Macroregione divisa in Navarra, Vascongadas e Euskadi “francese”), arriva a sostenere l’esistenza di un’unica “Nazione padana”. Nel 2002 il Nobel Dario Fo lancia il cartone animato “Joan Padan a la descoverta de le Americhe”, ispirandosi alla koinè padano-medioevale di Bovesìn de la Riva e Ruzzante, da Fo stesso definita in un recente spettacolo “Lingua padana”. Al contrario fallisce negli ultimi anni ‘90, la riproposizione in chiave anti-padanista – fortemente incoraggiata dal centro-destra – di partiti neo-regionalisti ed etno-frazionisti (soprattutto in Veneto e Piemonte), da parte di persone spesso confluite, a fine avventura, nelle non propriamente autonomiste fila di Alleanza nazionale.

    www.laveillaonline.net

  2. #2
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    nessuno ha nulla da dire compagni?

  3. #3
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    Predefinito No Al Razzismo Leghista

    Robbaccia razzista e leghista. Non ci interessa il vostro federalismo padronale. Siete i rappresentanti della piccola imprenditoria che più sfrutta e più fa morire sul lavoro, del razzismo e dell'egoismo proprietario, Noi siamo per la società multietnica, noi comunisti siamo i vostri avversari più determinati.
    NO AL RAZZISMO NO AL LEGHISMO
    Myrddin

  4. #4
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    "Le adesioni al club degli stati-nazione sono chiuse da un pezzo"

  5. #5
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    c'è da dire purtroppo che negli atti del congresso di Colonia (1931) dove si accentua la tendenza federalista all'interno del partito comunista, nulla viene detto sulla Sardigna! gli atti sono pubblicati in Spriano, storia del partico comunista.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Robbaccia razzista e leghista. Non ci interessa il vostro federalismo padronale. Siete i rappresentanti della piccola imprenditoria che più sfrutta e più fa morire sul lavoro, del razzismo e dell'egoismo proprietario, Noi siamo per la società multietnica, noi comunisti siamo i vostri avversari più determinati.
    NO AL RAZZISMO NO AL LEGHISMO
    nessuno ha parlato di leghismo, ma di autonomismo e di autogoverno dei popoli, che è un'altra cosa e da quello che dici si evince che non sai di cosa parli o solo per sentito dire...e a quanto pare l'uomo occhialuto che c'è nel tuo avatar, nel quale evidentemente ti riconosci, aveva un'opinione diversa..cosi come quegli esponenti della resistenza citati all'inizio dell'articolo..
    lo sai che il padre del nazionalismo basco Arana parlava apertamente di razza e sconsigliava di mescolarsi etnicamente con gli immigrati iberici di "razza latina"??No, non lo sai...altro che lega...

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da stefano_splind Visualizza Messaggio
    nessuno ha nulla da dire compagni?
    Sinceramente non sono contrario a priori ad un concetto "federalista" dello Stato, anzi, nè sono contro la valorizzazione delle specificità culturali di regioni italiani con peculiarità ed identità ben determinate(personalmente, sento molto forte il mio sentimento di appartenenza alla cultura piemontese) ma il concetto di Padania quello proprio non lo digerisco. Da un concetto geografico, Bossi ed i suoi beceri reazionari e razzisti han construito un'idea identitaria artificiale e funzionale ad un progetto che altro non è che uno specchietto per le allodole funzionale ad incanalare voti d'illusi che alimentano il centro-destra più "romano" e mafioso che ci sia.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da sardignaruja Visualizza Messaggio
    c'è da dire purtroppo che negli atti del congresso di Colonia (1931) dove si accentua la tendenza federalista all'interno del partito comunista, nulla viene detto sulla Sardigna! gli atti sono pubblicati in Spriano, storia del partico comunista.
    si spera che Gramsci non venga più spacciato per indipendentista

  9. #9
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    Le questioni di auto-governo non sono valide sempre e comunque. Bisogna valutarle caso per caso. Come dice rikycccp Gramsci non era indipendentista: detto questo però cercò il dialogo col sardismo se non sbaglio e comunque non aveva timore di parlare di "particolarità della Sardegna". Ovvio che il dialogo (con la sinistra indipendentista nel nostro caso) deve essere a doppio filo e non deve venire solo da una parte.Per quanto riguarda il nord invece vedo poco di progressivo nella questione padana

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da boltxebike17 Visualizza Messaggio
    Le questioni di auto-governo non sono valide sempre e comunque. Bisogna valutarle caso per caso. Come dice rikycccp Gramsci non era indipendentista: detto questo però cercò il dialogo col sardismo se non sbaglio e comunque non aveva timore di parlare di "particolarità della Sardegna". Ovvio che il dialogo (con la sinistra indipendentista nel nostro caso) deve essere a doppio filo e non deve venire solo da una parte.Per quanto riguarda il nord invece vedo poco di progressivo nella questione padana
    Niente di progressivo, è solo regressione politica, culturale ed etica.
    Significa Fora dale bale tuc i rom e mussulmani di qualsivoglia nazione. ...
    Qui se volete farvi una autolesionistica scorpacciata di minchiate leghiste
    http://it.youtube.com/LeganordPadania
    Myrddin

 

 
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