E' stato calcolato che il consumo illegale di droghe negli Stati Uniti dalla fine degli anni '80 è arrivato ad un giro finanziario di 110 miliardi di dollari ogni anno.”
(Paul Johnson, Modern Times)

Come in tutti i casi in cui lo stato “dichiara guerra” ad un qualche nemico astratto – alla povertà, al terrorismo – quando leggiamo di “guerra alla droga” dobbiamo intendere correttamente “guerra per la droga.” No, non è solo questione di sbirri corrotti che passano dosi talvolta poco pulite ai tossici nel parco, sebbene anche questo faccia parte dell'orrendo quadro generale. Si tratta piuttosto di una tentacolare e lucrosa attività che coinvolge governi, servizi segreti e cartelli internazionali della droga, un'oscura e mortifera trama criminale che mina le fondamenta stesse della società. Il tutto al di sotto dei radar dei media asserviti al potere.

Ma talvolta qualcosa, magari un cadavere, affiora in superficie, e il suo lezzo raggiunge insospettabili stanze del potere, ne ammorba l'aria apparentemente immacolata, e le maschere cadono rivelando l'oscena verità, almeno finché gli attori in gioco non riescono, grazie alla complicità e all'omertà dei media, a sotterrare nuovamente i residui nauseabondi di quei crimini passati. Un caso esemplare è la storia di Barry Seal e del suo traffico di droga e armi a Mena, nell'Arkansas, una vicenda che rivelò la presenza di ombre sinistre nella storia di tre presidenti americani, e che ora è tornata nell'oblio, forse per sempre.

Questo articolo, risalente al 1995, avrebbe dovuto essere publicato sul Washington Post. Passato l'esame dell'ufficio legale che ne controllò l'accuratezza, l'articolo venne programmato per la pubblicazione, ma il direttore editoriale del Post Bob Kaiser (come George Bush, membro dell'infame confraternita Skull & Bones) cassò l'articolo senza spiegazioni quando le rotative erano già pronte per la stampa. L'articolo fu poi pubblicato da Penthouse, che nella sua prefazione rivelò che Kaiser rifiutò persino di incontrare gli autori Sally Denton e Roger Morris, nascondendosi nel suo ufficio mentre la sua segretaria si giustificava.
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I crimini di Mena

Di Sally Denton e Roger Morris


Barry Seal – trafficante di droga e armi, e operativo segreto della CIA – non è un nome conosciuto nella politica americana. Ma nove anni dopo essere stato assassinato con una grandinata di pallottole dai sicari del cartello di Medellin fuori da un rifugio dell'Esercito della Salvezza a Baton Rouge, in Luisiana, è ritornato per tormentare le reputazioni di tre presidenti americani.

L'eredità di Seal consiste di più di 2.000 documenti recentemente scoperti che verificano e quantificano molto di ciò che in precedenza era stato soltanto sospetto, congettura e leggenda. I documenti confermano che a partire dal 1981 fino alla sua morte brutale nel 1986, Barry Seal ha condotto una delle operazioni più lucrative, più vaste e più spudorate nella storia del commercio internazionale di droga e che lo ha fatto con l'evidente complicità, se non la collusione, di elementi del governo degli Stati Uniti, apparentemente con l'acquiescenza dell'amministrazione di Ronald Reagan, l'impunità da qualsiasi successiva esposizione offerta dall'amministrazione di George Bush e sotto lo sguardo politico solitamente acuto dell'allora governatore dell'Arkansas Bill Clinton.

Le carte recentemente dissotterrate mostrano il vero Seal come molto più importante e ben introdotto del personaggio interpretato da Dennis Hopper in un film per la TV di qualche anno fa, liberamente ispirato alla vita del contrabbandiere. La pellicola ritraeva il tarchiato pilota come una vittima sfortunata, intrappolata in un fuoco incrociato fra enti governativi pasticcioni ma benigni ed i signori della droga latino-americani. La verità che viene fuori dai documenti è una storia ben più complessa – e nell'insieme più sinistra – di corruzione nazionale e individuale. È il racconto di un crimine enorme, socialmente devastante, di quel che sembra essere una copertura ufficiale da adattare e, non ultimo, della strana riluttanza del cosiddetto giornalismo mainstream americano a cimentarsi con il fenomeno e le sue infauste implicazioni – anche quando l'evidenza documentaria apparve.

Le tracce rimandano ad un altro nome appena un po' più conosciuto ma oscuro: una piccola località nell'Arkansas occidentale chiamata Mena.

Delle molte storie che emergono dall'Arkansas degli anni 80 che fu la prova del fuoco della presidenza Clinton, nessuno è stato più evasivo delle accuse che circondano Mena. Annidata nelle fitte foreste di conifere delle montagne di Oachita, circa 160 miglia ad ovest di Little Rock, un tempo creduto un rifugio per i fuorilegge di confine del XIX secolo e perfino un focolaio di anarchici dell'era della Depressione, questa minuscola città è stata la scena dei persistenti rapporti di traffico di droga, di armi e di riciclaggio di denaro sporco fino agli anni 80, quando Seal fece dell'aeroporto regionale Intermountain di Mena la base per i suoi velivoli.

Dai primi rapporti che circolarono localmente in Arkansas, la storia è emersa a livello nazionale fin dal 1989 in un articolo di Penthouse intitolato “Snowbound,” scritto dal reporter investigativo John Cummings, ed in una colonna di Jack Anderson, ma da allora non è mai stata riportata da altri media. Pochi reporter che seguirono Clinton nella campagna del 1992 non sentirono almeno qualcosa a proposito di Mena. Era ovviamente un soggetto serio e impegnativo – lo spettro di un ampio traffico di droga con la partecipazione della C.l.A. – e nessuno dei media principali l'ha seguita seriamente durante il 1992, ma la storia è stata mantenuta viva da Sarah McClendon, in The Nation e The Villagge Voice.

Allora, dopo che Clinton è diventato presidente, Mena ha cominciato a riapparire. Nel corso dell'anno scorso, le notizie di CBS e del Wall Street Journal hanno riportato le originali, inquietanti accuse che circondano Mena, compresa l'ombra della partecipazione della C.l.A. (o della sicurezza nazionale) al traffico di stupefacenti e di armi e dell'apparente omissione dell'allora governatore Clinton di perseguire le prove di un simile crimine internazionale così vicino a casa.

Il Wall Street Journal ha segnalato nel 1994 che “Seal contrabbandava droga e teneva i suoi aerei a Mena.” “Inoltre ha operato come agente per la D.E.A. In una di queste missioni, ha pilotato l'aereo che ha prodotto le fotografie dei sandinisti mentre caricavano droga in Nicaragua. È stato ucciso da un gang della droga [sicari del cartello di Medellin] a Baton Rouge. L'aereo da carico che pilotava era lo stesso successivamente pilotato da Eugene Hasenfus quando è stato abbattuto sul Nicaragua con un carico dei rifornimenti per i contra.

In una miscela di voci e fatti casuali, Mena è stata inoltre oggetto delle onnipresenti diatribe anti-Clinton diffuse dagli estremisti di destra – un'ironia in quanto l'operazione Mena era apparentemente un'invenzione delle due precedenti e amministrazioni repubblicane.

Eppure, la maggior parte di più grandi media americani hanno continuato ad ignorare, se non ridicolizzare, le accuse su Mena. Non trovando cospirazioni nelle Oachitas il luglio scorso, un reporter del Washington Post si è tipicamente fatto beffe delle “presunte operazioni oscure,” definendo Mena come “Clandestination, Arkansas … la capitale “Mantello e Coltello d'America.” Si noti che il New York Times aveva “menzionato Mena soprattutto come sede della American Rock Garden Society,” e il Columbia Journalism Review in una recente edizione ha rigettato “le teorie della cospirazione” per “ dubbia rilevanza.”

Un ex uomo d'affari di Little Rock, Terry Reed, è stato coautore con John Cummings di un libro molto discusso, Compromised: Clinton, Bush and the C.lA., che descrive un certo numero di attività segrete intorno a Mena, compresa un'operazione della C.I.A. per istruire piloti e truppe per i Contras nicaraguensi, e la collusione dei funzionari locali. Sia il libro che i suoi autori sono stati accolti con derisione.

Ora, tuttavia, è emersa una nuova massa di prove documentate per quanto riguarda proprio queste “operazioni oscure” – in precedenza annotazioni riservate e segrete che convalidano come mai prima alcuni dei peggiori e più sinistri sospetti su ciò che è successo a Mena, Arkansas, una decina d'anni fa.

Data la portata e le implicazioni della storia di Mena, può essere facile da capire l'iniziale scetticismo e la riluttanza dei media. Ma non è stato molto facile rigettare i sospetti di alcune testimonianze di coloro che erano così vicini agli avvenimenti: l'agente Bill Duncan dell'amministrazione fiscale, l'investigatore Russell Welch della polizia dello stato dell'Arkansas, il procuratore generale dell'Arkansas J. Winston Bryant, il membro del Congresso Bill Alexander e vari altri funzionari locali delle forze dell'ordine e cittadini.

Tutta queste persone erano convinte entro la fine degli anni 80 che ci fosse quella che Bryant ha chiamato “una prova credibile” della più grave attività criminale a Mena fra il 1981 ed il 1986. Credevano inoltre che i crimini fossero stati commessi con l'acquiescenza, se non la complicità, di elementi del governo degli Stati Uniti. Ma non sembravano poter convincere i media nazionali a prestare attenzione.

Durante la campagna 1992, consiglieri esterni ed assistenti hanno sollecitato l'ex governatore Jerry Brown della California a sollevare la questione Mena contro Clinton – almeno per chiedere perché il governatore dell'Arkansas non avesse fatto di più per un grave crimine internazionale così vicino a casa. Ma anche Brown si è allontanato. “Lo tirerò fuori se i media principali lo faranno per primi,” ha detto agli assistenti. “I media lo faranno, governatore,” uno di loro ha risposto frustrato, “solo se lo farete voi.”

L'oscuro aeroporto di Mena era sospettato dalla l.R.S., dalla F.B.I., dalla dogana degli Stati Uniti e dalla polizia dello stato dell'Arkansas di essere una base di Adler Berriman “Barry” Seal, un contrabbandiere confesso e condannato le cui operazioni erano state collegate ai servizi segreti. Sia Duncan chee Welch hanno passato anni a costruire casi contro Seal ed altri per traffico di droga e riciclaggio intorno a Mena, solo per vedere danneggiate le proprie carriere nell'applicazione di legge.

Tutte le prove raccolte, hanno detto nella testimonianza ed in altre dichiarazioni pubbliche, non sono state sufficientemente perseguite dall'allora procuratore degli Stati Uniti per la regione, J. Michael Fitzhugh, né dalla l.R.S., né dalla polizia dello stato dell'Arkansas, né da altre agenzie. Duncan, testimoniando alla ricerca unificata dell'ufficio del procuratore generale dell'Arkansas e del Congresso degli Stati Uniti nel giugno 1991, disse che 29 atti d'accusa federali riferiti ad uno schema di riciclaggio di denaro sporco basato a Mena erano rimasti inesplorati. Fitzhugh, rispondendo allora alle accuse di Duncan, disse, “questo ufficio non ha rallentato alcuna ricerca… [e] non è mai stato messo sotto pressione in nessuna ricerca.”

Entro il 1992, per la crescente costernazione di Duncan e Welch, parecchie altre inchieste ufficiali nella presunta Mena Connection si sono rivelate similmente inefficaci o sono state totalmente soffocate, suscitando i loro sospetti di collusione e insabbiamento del governo. Nella sua testimonianza davanti al Congresso, Duncan ha detto che la l.R.S. “ha ritirato il contributo alle operazioni” e gli ha ulteriormente fatto pressioni per “nascondere le informazioni al Congresso e spergiurare.”

Duncan più tardi ha testimoniato di non aver mai avuto esperienza di “qualcosa anche solo lontanamente simile a questo tipo di interferenza. … Gli allarmi suonavano,” ha continuato, “e non appena il sig. Fitzhugh è stato coinvolto, è diventato più aggressivo nel non permettere le citazioni e nell'interferire nel processo investigativo.”

Il poliziotto dello stato Russell Welch era “probabilmente la persona più informata” riguardo alle attività a Mena, tuttavia inizialmente non fu citato in giudizio per testimoniare davanti al grand jury. Welch ha testimoniato più tardi che l'unico motivo per cui infine è stato citato in giudizio fu perché uno dei grandi giurati proveniva da Mena e “ha detto agli altri che se volevano sapere qualcosa sull'aeroporto di Mena, dovevano chiedere a quel tipo [Welch] là fuori in corridoio.”

Il procuratore generale Bryant, in una lettera del 1991 all'ufficio di Lawrence Walsh, il consulente legale indipendente nell'investigazione Iran-Contra, chiedeva “perché nessuno è stato perseguito in Arkansas malgrado una montagna di prove che Seal stava usando l'Arkansas come sua zona di transito principale durante gli anni dal 1982 al 1985?”

Che cosa è realmente accaduto nei boschi dell'Arkansas occidentale? La domanda è ancora rilevante per ciò che può rivelare circa determinate operazioni del governo durante il tempo in cui Reagan e Bush erano alla Casa Bianca e Clinton era governatore dell'Arkansas.

Nella massa dei nuovi sensazionali documenti – più di 2.000 carte raccolte dagli autori da fonti private e delle forze dell'ordine in una ricerca nazionale durata un anno – si trovano delle risposte e delle gravi domande.

Questi documenti recentemente dissotterrati – le vere carte private di Barry Seal – danno sostanza almeno a parte di ciò che è accaduto a Mena.

Quello che potrebbe essere chiamato l'archivio di Seal risale al 1981, quando la Seal cominciò le sue operazioni all'aeroporto regionale Intermountain a Mena. L'archivio, ora tutto in nostro possesso, continua oltre il febbraio 1986, quando Seal è stato assassinato dagli assassini colombiani dopo aver testimoniato alla corte federale a Las Vegas, Fort Lauderdale e Miami per il governo degli Stati Uniti contro i capi del cartello della droga di Medellin.

Gli articoli comprendono materiale apparentemente innocuo come registrazioni bancarie e telefoniche di Seal; strumenti negoziabili, vaglia cambiari e fatture; agende di appuntamenti e rubriche per la corrispondenza personale; fatture di vendita per velivoli e barche; registrazioni di velivoli ed ordini di modifiche.

In più, l'archivio contiene anche i diari personali; liste di cose da fare scritte a mano ed altre note private; conversazioni segrete registrate su nastro; e chiavi e legende crittografiche per i codici utilizzati nelle operazioni di Seal.

Per concludere, ci sono estensivi atti ufficiali: rapporti federali investigativi e di sorveglianza, dalla l.R.S. e dalla D.E.A., e azioni giudiziarie federali non precedentemente segnalate nella stampa – testimonianze così come memoranda confidenziali pre-sentenza dei processi per traffico di droga in Florida e Nevada – numerose deposizioni ed altre dichiarazioni giurate.

L'archivio dipinge il chiaro ritratto non solo di un'importante cospirazione criminale intorno a Mena, ma anche dell'ombra inequivocabile della complicità di governo. Fra le nuove rivelazioni:

Mena, dal 1981 al 1985, era effettivamente uno dei centri per il traffico internazionale di contrabbando. Secondo calcoli ufficilai della l.R.S. e della D.E.A., testimonianze giurate ed altre registrazioni convalidanti, il traffico ammontava a migliaia di chili di cocaina ed eroina e letteralmente a centinaia di milioni di dollari in profitti dalla droga. Secondo una lettera del 1986 dal procuratore generale della Luisiana all'allora procuratore generale Edwin Meese, Seal “ha introdotto di contrabbando fra i 3 miliardi e i 5 miliardi di dollari di droga negli Stati Uniti.”

Seal stesso ha speso somme considerevoli per far volare, atterrare, per manutenere e specialmente per equipaggiare o riparare i suoi velivoli per il contrabbando. Secondo le note di affari e personali, aveva estesi legami a Mena e a Little Rock ed era in contatto telefonico quasi costante con Mena quando non si trovava là. Le registrazioni telefoniche indicano chiamate ripetute fatte da Seal a Mena il giorno prima del suo omicidio. Questo è successo molto tempo dopo i servizi che Seal, secondo la sua stessa testimonianza, aveva fornito come informatore da 800.000 dollari l'anno per il governo federale.

Ex membro delle forze speciali dell'esercito, Seal aveva legami con la Central Intelligence Agency dall'inizio degli anni 70. Aveva confidato ai parenti e ad altri, secondo le loro dichiarazioni giurate, che era un operativo della C.I.A. prima e durante il periodo in cui aveva stabilito le sue operazioni a Mena. In una dichiarazione alla polizia dello stato della Luisiana, un suo familiare disse, “Barry era in nel traffico di armi e di droga in Centro e Sudamerica … e aveva passato un po' di tempo in EL Salvadore [sic].” Un altro quindi aggiunse, “È vero, ma a quel tempo Barry stava lavorando per la C.l.A.”

In un caso postumo di procedimento d'urgenza contro Seal – anch'esso documentato nell'archivio – la l.R.S. ha determinato che i soldi guadagnati da Seal fra il 1984 ed il 1986 non erano illegali a causa del suo impiego per la C.l.A. e la D.E.A.” L'unico riconoscimento ufficiale del rapporto tra Seal e la C.l.A. è stato nella testimonianza in tribunale ed al Congresso, ed in vari rapporti pubblicati che descrivono l'installazione, da parte della C.l.A., di macchine fotografiche nell'aereo da trasporto C-123K di Seal, utilizzato nel 1984 in un'operazione di polizia altamente celebrata contro il regime sandinista in Nicaragua.

Robert Joura, l'aiuto agente speciale incaricato dall'ufficio di Houston della D.E.A. e l'agente che coordinò il lavoro sotto copertura di Seal, ha detto l'anno scorso al Washington Post che Seal era stato arruolato dalla C.l.A. per una missione delicata – fornire la prova fotografica che i sandinisti stavano lasciando passare la cocaina dalla Colombia attraverso il Nicaragua. Un portavoce per l'allora candidato al senato Oliver North ha detto al Post che il North era stato tenuto informato del lavoro di Seal tramite “fonti dei servizi segreti.”

Le annotazioni del registro dell'Amministrazione Federale dell'Aviazione contenute nell'archivio confermano che i velivoli identificati dagli agenti della narcotici dello stato e federali come usati nelle operazioni di contrabbando di Seal precedentemente erano stati in possesso dell'Air America, Inc., ampiamente segnalata come compagnia di proprietà della C.l.A.. Emile Camp, uno dei piloti di Seal e un testimone di alcuni dei suoi affari più significativi, rimase ucciso sul fianco di una montagna vicino a Mena nel 1985 in un inspiegato incidente con uno di quegli aerei appartenuti un tempo ad Air America.

Secondo ancora altre note di Seal, almeno alcuni dei velivoli della sua flotta di contrabbando, che comprendeva un Lear Jet, elicotteri e aerei da trasporto militari statunitensi, erano inoltre riforniti di elettronica aeronautica ed altri equipaggiamenti da ancora un altra azienda a sua volta collegata con Air America.

Fra i velivoli pilotati da e verso Mena c'era l'aereo da carico C-123K, battezzato Fat Lady. Le note mostrano che Fat Lady, numero di serie 54-0679, venne state venduto da Seal mesi prima della sua morte. Secondo altri documenti, l'aereo ha presto trovato la sua strada per un'azienda fantasma conosciuta nello scandalo Iran-Contra come “the Enterprise,” l'entità segreta collegata alla C.l.A. governata da Oliver North ed altri per fornire di contrabbando armi illegali ai ribelli nicaraguensi dei Contra. Secondo l'ex agente della D.E.A. Celerino Castillo ed altri, il velivolo si presume fosse coinvolto in un traffico di ritorno in cocaina, i cui profitti venivano quindi usati per finanziare ulteriore contrabbando clandestino di armi.

Note della F.A.A. mostrano che nell'ottobre 1986, lo stesso Fat Lady fu abbattuto sopra il Nicaragua con un carico di armi destinato ai Contras. I documenti trovati a bordo del velivolo e sequestrati dai sandinisti includevano note che collegavano l'aereo con l'Area 51 – l'installazione top-secret della nazione nel Nevada Test Site per le armi nucleari. Il velivolo condannato era co-pilotato da Wallace Blaine “Buzz” Sawyer, un nativo dell'Arkansas occidentale, che è morto nell'incidente. Le ammissioni del membro dell'equipaggio sopravvissuto, Eugene Hasenfus, diede inizio alla rivelazione al pubblico dell'affare Iran-Contra.

Un produttore di armi dell'Arkansas ha testimoniato nel 1993 alla corte federale di Fayetteville di aver fatto un contratto con la C.l.A. per costruire 250 pistole automatiche per le operazioni di Mena. William Holmes ha testimoniato di essere stato presentato a Seal a Mena da un operativo della C.l.A., e di avergli quindi venduto le armi. Anche se un ordine d'acquisto del Dipartimento della Difesa per pistole munite di silenziatori era stato emesso, Holmes ha testimoniato di non aver mai ricevuto i $140.000 che il governo gli doveva. “Dopo che l'aereo di Hasenfus fu abbattuto,” ha detto Holmes, “a Mena non si trovava anima viva.”

Nel frattempo, c'erano ancora altre prove che le massicce operazioni di contrabbando di Seal nell'Arkansas facevano parte di operazioni della C.l.A., e che che i crimini stavano continuando ben più tardi del suo omicidio. In una testimonianza giurata nel 1991 sia al membro del Congresso Alexander che al procuratore generale Bryant, l'investigatore della polizia dello stato Welch dichiarò che nel 1987 aveva documentato “nuova attività all'aeroporto [di Mena] in seguito all'apparizione … di una ditta commerciale australiana [un'azienda collegata con la C.l.A.] e dei C-130 avevano fatto la loro comparsa….”

Allo stesso tempo, secondo Welch, due agenti della F.B.I. lo informarono ufficialmente che la C.l.A. “stava facendo qualcosa all'aeroporto di Mena che coinvolgeva la Southern Air Transport [un'altra azienda collegata con la C.l.A.] … e che non volevano [che la polizia dello stato dell'Arkansas] mandasse tutto all'aria come l'ultima volta.”

Le centinaia di milioni di profitti generati da Seal trafficando via Mena ed altri avamposti risultarono in attività bancarie e pratiche aziendali straordinarie nello sforzo apparente di ripulire e o disperdere i grandi importi di soldi illeciti in Arkansas e altrove. Le note finanziarie di Seal mostrano a partire dai primi anni 80, per esempio, casi di depositi quotidiani di 50.000 dollari o più e ampio uso di una banca estera offshore nei Caraibi, così come di istituzioni finanziarie in Arkansas e Florida.

Secondo l'investigatore criminale Duncan della l.R.S., le segretarie all'aeroporto di Mena gli dissero che quando Seal volava a Mena, ci sarebbero state pile di contanti da portare in banca e riciclarli. “Una segretaria gli disse che le fu ordinato di ottenere i numerosi assegni, ciascuno in una somma appena sotto i $10.000, a varie banche di Mena e nelle comunità circostanti, per evitare di archivare i rapporti federali di transazione di valuta richiesti per tutte le transazioni bancarie che superano quel limite.

I cassieri della banca hanno testimoniato davanti al grand jury federale che nel novembre 1982, un impiegato dell'aeroporto di Mena trasportò in una banca una valigia contenente più di $70.000. “L'impiegato passò tra le casse distribuendo pile di banconote da 1.000 dollari e raccogliendo gli assegni.”

Fonti delle forze dell'ordine hanno confermato che centinaia di migliaia di dollari sono state riciclate dal 1981 al 1983 solo in poche piccole banche vicino a Mena, e che altri milioni provenienti dalle operazioni di Seal sono stati riciclati altrove in Arkansas ed in tutta la nazione.

Documenti in lingua spagnola in possesso di Seal al momento del suo omicidio indicano inoltre che aveva avuto conti in tutta l'America Centrale e progettava di fondare una propria banca nei Caraibi.

In più, i documenti di Seal suggeriscono uno schema imponente per la costruzione di un impero. Le carte nel suo ufficio al momento della sua morte comprendono riferimenti a dozzine di compagnie, tutte con nomi che cominciavano con Royale. Fra loro: Royale Sports, Royale Television Network, Royale Liquors, Royale Casino, S.A., Royale Pharmaceuticals, Royale Arabians, Royale Seafood, Royale Security, Royale Resorts… e ancora e ancora.

Seal difficilmente era solo nella vasta operazione di contrabbando con base a Mena a partire dal 1981 fino al 1986, comunemente descritta nelle carte delle forze dell'ordine sia dello stato che federali come uno delle più grandi operazioni di traffico di droga negli Stati Uniti a quel tempo, se non nella storia del commercio di droga. I documenti mostrano che Seal confida in un'occasione di essere “soltanto il trasportatore,” indicando una vasta rete di distribuzione e finanza dei narcotici in Arkansas ed altri stati. Allorché la droga era introdotta di contrabbando attraverso il confine, i sacchi di cocaina venivano recuperati da elicotteri e depositati su cassoni di camion destinati a varie città americane.

Nel riconoscere l'importanza di Seal nel commercio della droga, i procuratori del governo ne fecero il loro testimone principale in vari casi, compreso un processo in contumacia del 1985 a Miami ai signori della droga di Medellln; in un'altro processo nel 1985 che i funzionari federali consideravano il più grande caso di traffico fino ad oggi a Las Vegas; ed ancora in un terzo processo dei funzionari corrotti nelle isole Turks e Caicos. Allo stesso tempo, i fascicoli giudiziari ed altri documenti rivelano una studiata indifferenza dei procuratori del governo per le precedenti e continue operazioni di Seal a Mena.

Alla fine, i documenti di Seal sono una vendetta per leali funzionari dell'Arkansas come gli agenti Duncan e Welch e per gruppi di cittadini locali come il Comitato dell'Arkansas, le cui prove ed accuse acquistano un nuovo peso – ed anche per The Nation, The Villagge Voice, la Association of National Security Alumni, per la venerabile giornalista di Washington Sarah McClendon e per Jack Anderson, dell'Arkansas. Per i reporter Rodney Bowers e Mara Leveritt ed altri che mantennero viva una storia fin troppo autentica tra l'indifferenza generale.

Ma ora le più vaste implicazioni delle prove recentemente esposte sembrano turbare quanto l'enormità criminale che proiettano. Come la sua vita da moderno filibustiere, i documenti di Seal lasciano il paesaggio politico e legale cosparso di dure domande.

Cosa è accaduto, per esempio, a circa nove ricerche ufficiali diverse su Mena dopo il 1987, dalle grandi giurie federali ritenute compromesse alle inchieste congressuali soppresse dal Consiglio di Sicurezza Nazionale nel 1988 sotto Ronald Reagan all'ancora successiva inerzia del Ministero della Giustizia sotto George Bush?

I funzionari hanno invocato ripetutamente la sicurezza nazionale per revocare la maggior parte delle indagini. Gli atti giudiziari indicano chiaramente che la C.l.A. e la D.E.A. hanno impiegato Seal durante il 1984 ed il 1985 per il celebrato tentativo dell'amministrazione Reagan di implicare il regime nicaraguense sandinista nel traffico della cocaina.

Secondo un rapporto della Commissione Affari Esteri del Senato del dicembre 1988, “i casi sono stati chiusi. Il motivo apparente era che il processo avrebbe potuto rivelare informazioni di sicurezza nazionale, anche se tutti crimini che erano il centro della ricerca sono avvenuti prima che Seal fosse diventato ufficialmente un informatore federale.”

Le registrazioni amministrative indicano che, tassando Seal postumo di circa 86 milioni di dollari per i suoi guadagni a Mena e altrove fra il 1981 ed il 1983, persino la l.R.S. ha condonato le tasse sulle centinaia di milioni in profitti conosciuti da armi e droga durante il periodo biennale seguente in cui, come è stato ammesso ufficialmente, era impiegato dal governo.

Per seguire la Iogica della l.R.S., che cosa ne è stato degli anni, dei crimini e dei profitti a Mena nei primi anni 80, prima che Barry Seal diventasse un operativo federale riconosciuto, come pure le attività successivamente segnalate di traffico di droga a Mena anche dopo il suo omicidio – crimini ben lontani dalla sua ammessa cooperazione come informatore e testimone per il governo?

“Joe [nome cancellato] lavora per Seal e non può essere toccato perché Seal lavora per la C.l.A.,” ha detto un funzionario della dogana in un'investigazione in Arkansas sul traffico di droga durante i primi anni 80. Nell'agosto 1987, 18 mesi dopo l'omicidio di Seal, un telex della F.B.I. raccomandava alla polizia dello stato dell'Arkansas: “Un'operazione della C.l.A. o della D.E.A. sta avendo luogo all'aeroporto di Mena.” Welch più tardi testimoniò che un agente della dogane gli disse, “guarda, ci hanno detto di non toccare nulla che avesse il nome di Barry Seal, lascia perdere.”

Il London Sunday Telegraph recentemente ha segnalato nuove prove, compreso un numero di codice segreto, che indicano che Seal stava lavorando come operativo dell'Agenzia di Spionaggio della Difesa durante il periodo del traffico di armi e droga.

Forse la cosa più eloquente è ciò manca così visibilmente dalle voluminose cartelle. In migliaia di pagine che riflettono un uomo dall'organizzazione e programmazione meticolosa, Barry Seal sembrava ritenersi singolarmente ed assolutamente sicuro – se non in qualche modo invulnerabile – almeno nell'incessante trasporto aereo e nella consegna negli Stati Uniti di tonnellate di cocaina per più di cinque anni. In una lettera del 1986 alla D.E.A., il comandante e vice comandante della narcotici per la polizia dello stato della Luisiana dice che a Seal “era stato dato apparentemente campo libero per importare droga in connessione con le indagini della D.E.A., con così poche limitazioni e controllo sulle sue azioni da concedergli l'occasione di importare droga per sé, se avesse voluto.”

I videotape personali di Seal, in possesso degli autori, mostrano una scena in cui ha utilizzato equipaggiamento da paracadutista dell'esercito degli Stati Uniti, così come una precisione militare, nelle sue operazioni di trasporto. Quindi, verso la metà del pomeriggio dopo un certo numero di prove, uno dei suoi aeroplani ha lanciato un carico di parecchi sacchetti di tela con dei paracadute. In pochi secondi, il carico depositato sulla remota pista di atterraggio erbosa è stato recuperato da Seal e caricato su un elicottero che aveva seguito il velivolo. “Questa è la prima consegna di cocaina dal cielo alla luce del giorno nella storia dello stato della Luisiana,” Seal narra sul nastro. Se i sacchetti di tela visti nel film del contrabbandiere erano pieni di cocaina – come dichiara egli stesso sul nastro – quel singolo carico doveva valere centinaia di milioni di dollari.

Forse i video non erano di una reale consegna di cocaina, ma soltanto una registrazione a scopo istruttivo del trafficante di droga per la sua organizzazione di contrabbando, o persino una manovra di prova. Al di là di questo, le pellicole mostrano un'invincibilità notevole e impavida. Barry Seal non si aspettava arresti.

Le sue relazioni lo mostrano assolutamente tranquillo circa i voli e le consegne che effettivamente sarebbero stati protetti o “aggiustati,” secondo le fonti delle forze dell'ordine, dalla collusione dell'intelligence degli Stati Uniti.

In un'intervista con l'agente Duncan, Seal spudoratamente “ammise che era stato un trafficante di droga.”

Se i documenti di Seal mostrano qualcosa, un lettore attento potrebbe concludere, è l'infausta implicazione di un certo benestare ufficiale. Sull'intero episodio appare la figura inequivocabile della collaborazione del governo in un grande traffico di droga e di armi, e di un occultamento di crimini decennale.

Gli investigatori del governo apparentemente non avevano dubbi circa la grandezza di quei crimini. Secondo le fonti della dogana, le operazioni di Seal a Mena ed in altre basi coinvolgevano l'esportazione di armi in Bolivia, in Argentina, in Perù ed in Brasile, come pure ai Contras, e dalla Colombia l'importazione di cocaina da vendere a New York, Chicago, Detroit, St. Louis ed altre città, così come nello stesso Arkansas.

Duncan ed i suoi colleghi conoscevano che il modus operandi di Seal includeva la distribuzione della maggior parte della droga in altri stati del sud, di modo che ciò di cui gli agenti dell'Arkansas sono stati testimoni a Mena non era che un minuscolo frammento di un'operazione sorprendente nella sua grandezza. Tuttavia nessuna delle presunte inchieste sembra aver fatto un serio sforzo per raccogliere anche solo una frazione della documentazione disponibile ora assemblata e studiata dagli autori.

Per concludere, naturalmente, ci sono oscure domande circa il ruolo dell'allora governatore Clinton di fronte ai crimini di Mena.

Clinton ha riconosciuto di essere stato informato ufficialmente su Mena soltanto nell'aprile 1988, nonostante un'indagine della polizia dello stato fosse stata portata avanti per parecchi anni. Come esecutivo principale dello stato, Clinton ha sostenuto spesso di essere stato del tutto al corrente di simili inchieste. Nella sua unica dichiarazione pubblica sulla materia come governatore, nel settembre 1991 ha parlato di quella ricerca che aveva “collegamenti con il governo federale,” e “ogni genere di domande se [Seal] avesse avuto collegamenti con la C.l.A. … e se questo facesse parte dell'affare Iran-Contra.”

Ma d'altra parte Clinton non ha offerto ulteriore contributo ad alcuna inchiesta, “malgrado il fatto,” come hanno scritto Bill Plante e Michael Singer di CBS News, “che una gestione repubblicana stava apparentemente patrocinando un'operazione di aiuto ai Contra nel suo stato e stava proteggendo un traffico di contrabbando che ha fatto passare tonnellate di cocaina attraverso l'Arkansas.”

Recentemente, il marzo 1995, il soldato dello stato dell'Arkansas Larry Patterson ha testimoniato sotto giuramento, secondo il London Sunday Telegraph, che lui ed altri ufficiali “hanno discusso ripetutamente in presenza di Clinton” della “gran quantità di droga atterrate all'aeroporto di Mena, della gran quantità di soldi, della gran quantità di armi,” indicando che Clinton poteva sapere molto di più di quanto abbia ammesso sulle attività di Seal.

Inoltre, che dire delle centinaia di milioni generate dal contrabbando di Seal a Mena? Le sue note rivelano i suoi rapporti d'affari con almeno una delle banche principali di Little Rock. Quanti proventi della droga suoi o dei suoi soci hanno trovato la loro strada per il riciclaggio criminale nelle istituzioni finanziarie notoriamente poco controllate dell'Arkansas, alcune delle quali sono, secondo quanto riferito sotto investigazione del procuratore speciale di Whitewater proprio per tali grandi, inspiegabili infusioni di contanti e transazioni?

“Lo stato offre un clima attraente per i trafficanti,” avevano concluso gli agenti della I.R.S. alla fine degli anni 80, documentando “un importante aumento” nella quantità di grandi transazioni bancarie e di contanti in Arkansas dopo il 1985, malgrado un'economia locale in difficoltà.

Nel frattempo, prominenti sostenitori di Clinton nel corso degli stessi anni – compresi il mediatore di borsa e trafficante di droga condannato Dan Lasater e il magnate del pollo Don Tyson – sono stati essi stessi oggetto di estese sorveglianza ed investigazione da parte della D.E.A. e della F.B.I., simili a quelle riguardanti Seal, comprese le allegazioni di movimenti illegali di droga che Tyson recentemente ha riconosciuto pubblicamente e denunciato come “completamente false.” “Questo può essere il primo presidente nella storia che ha rapporti stretti con persone che hanno numeri NADDIS,” dice un funzionario responsabile di legge-applicazione, riferendosi ai numeri che la Narcotics and Dangerous Drugs Intelligence System ha assegnato ai soggetti sotto investigazione prolungata per possibili crimini della droga.

I documenti di Seal sono ancora più la prova che per Clinton, l'Arkansas degli anni 80 e le sue compagnie di allora non spariranno presto come responsabilità politica o persino costituzionale.

“Ho sempre pensato che non avremmo mai avuto la storia completa,” ha detto Clinton nel 1991.

Infatti. Ma come presidente degli Stati Uniti, non deve più meravigliarsi – e nemmeno deve farlo la nazione. In base alla documentazione Seal (copie di cui sono state comunque consegnate al procuratore speciale di Whitewater), il presidente dovrebbe chiedere immediatamente un rapporto completo sulla materia alla C.l.A., alla D.E.A., alla F.B.I., al ministero della giustizia e ad altre agenzie competenti della sua amministrazione – comprese le prove a lungo sepolte raccolte agente della l.R.S. Duncan e dall'investigatore della polizia dello stato dell'Arkansas Welch. Il Presidente Clinton dovrebbe anche fornire la completa cooperazione del ramo esecutivo riaprendo un'inchiesta congressuale ed esporre completamente l'oggetto per ciò che dice sia del passato che del futuro americano.

Seal si considerava un patriota estremo. Aveva dettato l'epitaffio per la sua tomba a Baton Rouge: “Un avventuriero ribelle i cui simili in giorni precedenti resero grande l'America.” In un certo senso i suoi documenti possono ora rendere quel proclama meno ironico di quel che sembra.

Le tonnellate di droga che Seal ed i suoi soci hanno introdotto nel paese, i funzionari concordano, hanno avuto effetti su decine di migliaia di vite almeno, ed hanno imposto un tributo incalcolabile sulla società americana. E per i tre presidenti, le durature domande dello scandalo politico sono ancora una volta adatte: cosa sapevano su Mena? Quando lo hanno saputo? Perché non hanno fatto nulla per fermarlo?

I crimini di Mena erano reali. Questo è oggi documentato oltre ogni dubbio. L'unica questione rimasta è fin dove si sono estesi e chi ne era responsabile.

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