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  1. #1
    Mario Pagano
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    Predefinito Io amo Napoli ma vorrei che i napoletani cambiassero

    Io amo Napoli.
    Napoli è il primo amore della mia vita, da quando ero bambino ed abitando nella mia casa con il suo attico posto poco sotto l'affacciata della Villa Floridiana che domina Napoli ed il suo golfo dalla Collina di Posillipo alla città sottostante con via Caracciolo, la vllla Comunale, Chiaia, Pizzofalcone, il Castel dell'Ovo e poi i paesi vesuviani, il Vesuvio la penisola sorrentina fino a Capri, a guardare questo che secondo me è il più bel panorama del mondo.
    Amo così tanto Napoli che non vorrei vivere in nessun altro posto del Mondo eccetto Capri.
    Amo il mio quartiere il Vomero, ma anche Chiaia, Posillipo, Mergellina e la zona a monte del corso Vittorio Emanuele. Apprezzo anche via Roma, già via Toledo, la galleria Umberto I, piazza Vittorio Emanuele II, volgarmente ed erroneamente detta piazza municipio, il teatro San Carlo, dove spesso ho passato bellissime serate a godere dell'arte di cui Napoli è una capitale, poi via Chiaia, via dei Mille, Piazza dei Martiri, piazza Dante ed infine piazza del Plebiscito.
    Questa è la Napoli che amo.

    Però nella stessa misura che amo Napoli odio i napoletani anzi per non essere frainteso una gran parte di loro. Tutti quei napoletani con quella cultura fatta di pizza, mandolino, Napoli calcio, Maradona, Mario Merola, la sceneggiata, piedigrotta, Giggi D'Alessio, Pino Daniele, i neomoldici, la carta buttata a terra, non voglio fare la raccolta differenziata pecche mi sfasterio, "io veng ra secondigliano e song fiero e veni a li song e Napule. Infine in questa subcultura che i beduini in confonto sono pieni di virtà civili si inseriche il un ritorno quasi virulento di borbonismo più becero, tretrivo e reazionario.

    Io voglio che i napoletani cambino e si portino a livello di civiltà delle grandi città europee ed occidentali. I napoletani dovono cambiare non possono ancora nel XXI secolo comportarsi come una città orientale quasi araba, devono lasciare quel loro fondamentalismo che li porta ad avere la subcultura che ho sopra citato.

    Faccio di tutto per portare questo verbo tra i napoletani e vedo invece che tutto è vano ad addirittura sono anche attaccato, dispezzato e soprattuto frainteso tanto che credono erroneamente che non amo Napoli.

    Io voglio il bene di Napoli come lo volete voi solo che voi lo fate nel modo sbagliato. La mia missione però, alla luce della mia esperienza di vita e del virulento ritorno del borbonismo dovuto anche alle stronzopolitiche dichiarazioni della becera lega di Bossi, che fa il gioco dei neoborbonici ed indipendentisti meridionali che volgiono dividere la sacra opera di Garibaldi, Cavour ed i Savoia, sembra impossbile.

    Insomma io voglio il bene di Napoli la voglio migliorare e mi trovo di fronte una plebe ottusa come quella che nel 1799 non aveva capito niente delle intensioni dei miei predecessori giacobini.

  2. #2
    rustica progenie villana fuit
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    non pensi di essere troppo duro?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Mario Pagano Visualizza Messaggio
    Io amo Napoli.
    Napoli è il primo amore della mia vita, da quando ero bambino ed abitando nella mia casa con il suo attico posto poco sotto l'affacciata della Villa Floridiana che domina Napoli ed il suo golfo dalla Collina di Posillipo alla città sottostante con via Caracciolo, la vllla Comunale, Chiaia, Pizzofalcone, il Castel dell'Ovo e poi i paesi vesuviani, il Vesuvio la penisola sorrentina fino a Capri, a guardare questo che secondo me è il più bel panorama del mondo.
    Amo così tanto Napoli che non vorrei vivere in nessun altro posto del Mondo eccetto Capri.
    Amo il mio quartiere il Vomero, ma anche Chiaia, Posillipo, Mergellina e la zona a monte del corso Vittorio Emanuele. Apprezzo anche via Roma, già via Toledo, la galleria Umberto I, piazza Vittorio Emanuele II, volgarmente ed erroneamente detta piazza municipio, il teatro San Carlo, dove spesso ho passato bellissime serate a godere dell'arte di cui Napoli è una capitale, poi via Chiaia, via dei Mille, Piazza dei Martiri, piazza Dante ed infine piazza del Plebiscito.
    Questa è la Napoli che amo.

    Però nella stessa misura che amo Napoli odio i napoletani anzi per non essere frainteso una gran parte di loro. Tutti quei napoletani con quella cultura fatta di pizza, mandolino, Napoli calcio, Maradona, Mario Merola, la sceneggiata, piedigrotta, Giggi D'Alessio, Pino Daniele, i neomoldici, la carta buttata a terra, non voglio fare la raccolta differenziata pecche mi sfasterio, "io veng ra secondigliano e song fiero e veni a li song e Napule. Infine in questa subcultura che i beduini in confonto sono pieni di virtà civili si inseriche il un ritorno quasi virulento di borbonismo più becero, tretrivo e reazionario.

    Io voglio che i napoletani cambino e si portino a livello di civiltà delle grandi città europee ed occidentali. I napoletani dovono cambiare non possono ancora nel XXI secolo comportarsi come una città orientale quasi araba, devono lasciare quel loro fondamentalismo che li porta ad avere la subcultura che ho sopra citato.

    Faccio di tutto per portare questo verbo tra i napoletani e vedo invece che tutto è vano ad addirittura sono anche attaccato, dispezzato e soprattuto frainteso tanto che credono erroneamente che non amo Napoli.

    Io voglio il bene di Napoli come lo volete voi solo che voi lo fate nel modo sbagliato. La mia missione però, alla luce della mia esperienza di vita e del virulento ritorno del borbonismo dovuto anche alle stronzopolitiche dichiarazioni della becera lega di Bossi, che fa il gioco dei neoborbonici ed indipendentisti meridionali che volgiono dividere la sacra opera di Garibaldi, Cavour ed i Savoia, sembra impossbile.

    Insomma io voglio il bene di Napoli la voglio migliorare e mi trovo di fronte una plebe ottusa come quella che nel 1799 non aveva capito niente delle intensioni dei miei predecessori giacobini.
    La tua e' una malattia,hai bisogno di cure la diagnosi e' AUTISMO.

  4. #4
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    Questo articolo lo trovato su internet, descrive proprio tipi di persone lo mismo di questo Mario Pagano.

    La città di Napoli è quella che subisce più attacchi e denigrazioni dai mezzi d´informazione di tutto il mondo. Un´informazione a senso unico, martellante e continua ventiquattrore al giorno, 365 giorni all´anno, che colpevolizza l´intera città ed il suo circondario per colpa di una piccola minoranza di persone che non rispettano la legge e che da come è strutturata, ha le caratteristiche di una propaganda antinapoletana.

    Perché si fa questa propaganda sfavorevole? Chi sono di volta in volta i responsabili visto che Napoli subisce questi attacchi da quasi un secolo e mezzo.

    Una parte di responsabilità, in piccola percentuale, ma a livello morale estremamente grave, l´ hanno alcuni napoletani.

    Le denigrazioni verso Napoli da parte di queste persone, autorizzano i forestieri a vilipendere la città, visto che i primi a farlo sono proprio questi sparuti napoletani. Così ad ogni articolo scritto contro da un suo cittadino, ne seguono centinaia pubblicati da persone del resto del mondo.

    Ma chi sono questi napoletani che attaccano e diffamano la loro città? La maggior parte appartiene a categorie di liberi professionisti o addirittura ad intellettuali non produttivi. Sono tutte persone danarose, che non vivono di vero lavoro fisico ma di rendita, per lo più abitano al Vomero o a Chiaia in appartamenti panoramici che valgono milioni di euro. Hanno fatto studi classici o al Sannazaro o all´Umberto I. Sono snob che odiano tutti gli altri napoletani, ovvero quelli che per sopravvivere devono guadagnare i soldi col sudato ed onesto lavoro. Detestano ogni cosa di Napoli che possa essere identificata con i napoletani che loro disprezzano. Di conseguenza ritengono fanatismo il culto per San Gennaro, disprezzano ogni tradizione napoletana tra cui le canzoni e i piatti tipici, facendo eccezione per la pizza, ma solo perché è stata apprezzata dagli americani e comunque, il modo con cui la mangiano, denota un voluto distacco dai napoletani. Infine nessuno di loro è tifoso del Napoli ma tutti tifano per squadre del nord. Queste persone palesano che tutti i napoletani dovrebbero essere come i tedeschi, gli svedesi o altri popoli nordici, mentre il loro pensiero recondito è quello che i loro concittadini morissero o emigrassero senza più ritorno.

    Oggi molti di loro occupano posizioni di comando e fanno parte della classe dirigente della città. Il popolo napoletano che vive di sudato lavoro non ha rappresentanti nelle istituzioni, di conseguenza, ogni volta che Napoli viene offesa, non trova ai vertici chi la può difendere, inoltre fin da piccolo gli è stato inculcato che la sua città non è degna e che si deve vergognare di essere napoletano, insomma si deve per forza convincere di essere colpevole. Ma di che cosa? Di esistere, di essere nato napoletano, di non essere ricco oppure di non abitare al Vomero?

    Fino a 150 anni fa c´era chi difendeva Napoli ed il suo popolo. Era il re che schierato con i proletari, ed in virtù della sua posizione, trattava con sufficienza questi snob napoletani.

    I giacobini del 1700 e la "Napoli bene" odierna, odiavano sia il loro re che il popolo e volevano per il sovrano la stessa sorte che ancora oggi intimamente desiderano per gli altri partenopei.

    Nel 1799 i francesi attaccarono Napoli, la popolazione oppose una fiera resistenza con ogni mezzo, anche di fortuna, mentre i giacobini si rifugiarono in Sant´Elmo. Il popolo per quattro giorni, tra il 20 e il 23 gennaio rispose all'attacco dei francesi, che li accerchiarono su ogni fronte, mentre i giacobini che si schierarono con gli invasori, li cannoneggiavano da sopra Sant'Elmo. Il popolo napoletano pagò questa resistenza con ottomila morti; la sera del 23 gennaio demoralizzati soprattutto dal tradimento dei loro concittadini s´arresero. Questo tradimento "metaforicamente" continua ancora oggi, ogni volta che Napoli viene attaccata dai mezzi d´informazione, i napoletani continuano a sentirsi tristemente demoralizzati.

    Tutti i napoletani, sia coloro che appartengono alle classi lavoratrici, che i neogiacobini, desiderano che Napoli tornasse ad essere una capitale europea di cultura e civiltà. Diverso però è come dovrebbe essere questa Napoli capitale europea. Le classi popolari vogliono che tutti partecipino al nuovo benessere morale e materiale della loro città e senza rinnegare la sua storia ed identità. Ai neogiacobini non importa della sua storia, dell´identità napoletana e del benessere di tutta la popolazione ma interessa solo ma soprattutto contare tra le classi di potere nord italiane ed europee allo stesso modo e non trovarsi in una posizione subalterna rispetto a queste.

    Finché ci sarà questa classe di potere costituita da neogiacobini. Napoli non potrà tornare ed essere una delle più prestigiose metropoli del mondo finché i suoi veri eroi, i napoletani che combatterono con mezzi di fortuna i francesi nel 1799, saranno considerati come feccia umana ed al contrario i traditori e collaborazionisti giacobini come patrioti. Finché, anche a Napoli, come avviene in ogni parte del mondo, non sarà considerato eroe chi ha difeso la propria terra da barbari invasori non potremo risorgere.

    Gian Vasaio
    Io non sono nato a Napoli ma credo di amarla molto più di queste persone e se potessi partecipare al suo governo farei meglio di loro. Così come il sottoscritto ci sono altre persone non nate a Napoli che hanno gli stessi sentimenti ed intensioni.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Mario Pagano Visualizza Messaggio
    Io amo Napoli.
    Napoli è il primo amore della mia vita, da quando ero bambino ed abitando nella mia casa con il suo attico posto poco sotto l'affacciata della Villa Floridiana che domina Napoli ed il suo golfo dalla Collina di Posillipo alla città sottostante con via Caracciolo, la vllla Comunale, Chiaia, Pizzofalcone, il Castel dell'Ovo e poi i paesi vesuviani, il Vesuvio la penisola sorrentina fino a Capri, a guardare questo che secondo me è il più bel panorama del mondo.
    Amo così tanto Napoli che non vorrei vivere in nessun altro posto del Mondo eccetto Capri.
    Amo il mio quartiere il Vomero, ma anche Chiaia, Posillipo, Mergellina e la zona a monte del corso Vittorio Emanuele. Apprezzo anche via Roma, già via Toledo, la galleria Umberto I, piazza Vittorio Emanuele II, volgarmente ed erroneamente detta piazza municipio, il teatro San Carlo, dove spesso ho passato bellissime serate a godere dell'arte di cui Napoli è una capitale, poi via Chiaia, via dei Mille, Piazza dei Martiri, piazza Dante ed infine piazza del Plebiscito.
    Questa è la Napoli che amo.

    Però nella stessa misura che amo Napoli odio i napoletani anzi per non essere frainteso una gran parte di loro. Tutti quei napoletani con quella cultura fatta di pizza, mandolino, Napoli calcio, Maradona, Mario Merola, la sceneggiata, piedigrotta, Giggi D'Alessio, Pino Daniele, i neomoldici, la carta buttata a terra, non voglio fare la raccolta differenziata pecche mi sfasterio, "io veng ra secondigliano e song fiero e veni a li song e Napule. Infine in questa subcultura che i beduini in confonto sono pieni di virtà civili si inseriche il un ritorno quasi virulento di borbonismo più becero, tretrivo e reazionario.

    Io voglio che i napoletani cambino e si portino a livello di civiltà delle grandi città europee ed occidentali. I napoletani dovono cambiare non possono ancora nel XXI secolo comportarsi come una città orientale quasi araba, devono lasciare quel loro fondamentalismo che li porta ad avere la subcultura che ho sopra citato.

    Faccio di tutto per portare questo verbo tra i napoletani e vedo invece che tutto è vano ad addirittura sono anche attaccato, dispezzato e soprattuto frainteso tanto che credono erroneamente che non amo Napoli.

    Io voglio il bene di Napoli come lo volete voi solo che voi lo fate nel modo sbagliato. La mia missione però, alla luce della mia esperienza di vita e del virulento ritorno del borbonismo dovuto anche alle stronzopolitiche dichiarazioni della becera lega di Bossi, che fa il gioco dei neoborbonici ed indipendentisti meridionali che volgiono dividere la sacra opera di Garibaldi, Cavour ed i Savoia, sembra impossbile.

    Insomma io voglio il bene di Napoli la voglio migliorare e mi trovo di fronte una plebe ottusa come quella che nel 1799 non aveva capito niente delle intensioni dei miei predecessori giacobini.
    Tu vuoi il tuo bene,tu vorresti la mia citta' a tua immagine e somiglianza,ma non e' possibile,perche' anche morente la mia Napoli,e' viva,nelle sue mille contraddizioni e' viva e tu non potrai mai cambiarla,noi invece SI,con il nostro amore,e i nostri sentimenti,

  6. #6
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    Napoli o la si accetta tutta o non la si accetta.
    Non e essr a cazzi tuoi!

  7. #7
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    Mario Pagano c'è una sola cosa che puoi fare: stampati l'articolo postato da Volpe, poi te lo attacchi a capo al letto. Ogni giorno, quando ti svegli e prima di andare a dormire, te lo leggi. E avanti così fino a quando non ti sarai convinto che quanto scritto lì è la pura e semplice verità.

    Il problema di Napoli sono gli stronzi traditori come te. Ricordatelo: o cambiate e vi decidete a passare una volta per tutte dalla parte giusta, oppure c'è piazza mercato che vi aspetta. Ma questa volta non ne sopraviverà uno solo di voi.

  8. #8
    Gaeta resiste ancora!
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    Guagliù, ma non capite che è un clone. Per me è lo stesso personaggio che si firmava Capitan Cilento!

  9. #9
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    Vedi Mario Pagano tu ami il panorama di Napoli le vie dei suoi quartieri più eleganti questo non ti rende diverso da un qualsiasi turista che visita Napoli ammirata. Non importa che sei nato e cresciuto nel quartiere più raffinato e spesso anche più snob della città, personalmente non mi interessa dove abiti se la tua casa è lussuosa, panoramica ecc. Questo tuo continuo vantarti delle tua fortunata posizione, che non ti sei guadagnato, altro non è che una provocazione, segno che oltre ai soldi non hai niente ti manca l'anima, che hanno i napoletani, non sai amare, come spesso capita alle persone danarose, non hai un identità e così invidi coloro che c'è l'hanno, forse invidi coloro che non hanno i soldi che però tra anti affanni hanno momenti di felicità che tu invece non hai mai. Ecco che allora sbatti in faccia la tua casa in posizione panoramica invidiabile il tuo tenore di vita facendo intendere che hai i soldi per suscitare la nostra invidia, sappi però che questo non funziona sempre perchè al sottoscritto fai solo pietà, per la tua miseria morale.
    Una volta ho parlato di napoletanità tra queste caratteristiche c'è quella di non essere razzisti credo perchè il napoletano è entrato nel pieno spirito del cristianesimo si da quado San Pietro e San Paolo hanno convertito i primi napoletani e non ha mai perso questo spirito. Ecco tu essendo razzista e poi contro i tuoi "concitadini" non può essere un napoletano. Ecco perchè i napoletani non possono essere tuoi concittadini e non possono che trattarti da nemico e traditore.
    Vergognati per quello che sei, se almeno, tra tanti difetti, non c'è anche la stupidità.

    Pe tramenna me metto scuorno je pe te ca a Napule campa munnezza comme a tte.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Princ.Citeriore Visualizza Messaggio
    Guagliù, ma non capite che è un clone. Per me è lo stesso personaggio che si firmava Capitan Cilento!
    Cambiamo termine.. e un ultracorpo nato da un fagiolo

 

 
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