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  1. #1
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Predefinito Ferrovie, si rischia un’altra crisi come quella di Alitalia?

    Il bilancio di Ferrovie dello Stato del 2007 è migliorato sensibilmente rispetto all’anno precedente, passando da un passivo di 2,1 miliardi di euro nel 2006 a solo 418 milioni di euro.

    È possibile quindi che la gestione pubblica abbia migliorato in un modo così sorprendente il bilancio?

    I dati circa il trasporto italiano non sono molto positivi; da circa 12 anni il mercato è stagnante e un’effettiva separazione tra Rete Ferroviaria Italiana, il gestore della rete, e l’incumbent Trenitalia non è ancora avvenuta.

    La concorrenza è quasi nulla e l’entrata di nuovi concorrenti nell’alta velocità è prevista solo nel 2011 con l’operatore NTV.

    Ferrovie dello Stato, la holding che gestisce sia RFI che Trenitalia, riceve contributi statali molto elevati che di fatto modificano le perdite o gli utili dell’azienda.

    La somma dei sussidi pubblici a Ferrovie dello Stato è enorme: nelle casse dell’operatore monopolista sono stati versati circa 56,5 miliardi di euro negli ultimi 8 anni, oltre ad aver avuto perdite per circa 3,7 miliardi di euro.

    In media, ogni anno negli ultimi 8 anni, 7,07 miliardi di euro vengono versati dal contribuente alle Ferrovie dello Stato, cioè circa 120 euro a cittadino italiano. I dati evidenziano dunque una grande dipendenza di Ferrovie dello Stato dai contributi, dalle sovvenzioni e dagli aumenti di capitale concessi dall’azionista.

    Partendo da questo dato di fatto è interessante analizzare il “risanamento” del bilancio di Ferrovie dello Stato avvenuto tra il 2006 e il 2007 sotto la gestione dell’amministratore delegato ed ex sindacalista Mauro Moretti.

    La riduzione delle perdite operative è stata di circa 824 milioni di euro tra i due anni considerati, ma come già evidenziato precedentemente i contributi pubblici sono aumentati per circa 815 milioni di euro. FS ha inoltre beneficiato dell’aumento delle tariffe, che di per sé è positivo, perché significa far pagare al passeggero il servizio di trasporto ferroviario, ma che non è stato fatto su nessuna base di incremento dell’efficienza del servizio. Per un confronto efficace tra i conti economici dei due anni è dunque necessario eliminare i maggiori ricavi derivanti dall’aumento tariffario (circa 123 milioni di euro).

    La riduzione dei costi è necessaria per il miglioramento del bilancio di FS, ma se questi tagli sono fatti sull’acquisto di materiale per la manutenzione dei rotabili (52 milioni di euro) o per minori acquisti per magazzino (63 milioni di euro) o più in generale per l’acquisto di materiale diventa un dato preoccupante. L’azienda ha inoltre ridotto inoltre i costi per la manutenzione e la pulizia.

    Il peggioramento, cioè la differenza tra le perdite operative ottenute nel 2007 e quelle che si sarebbero ottenute a parità di condizioni con il 2006 è di circa 243 milioni di euro. Non c’è stato nessun miglioramento nella gestione operativa dell’azienda, anzi le perdite operative sono aumentate a parità di condizioni con l’anno precedente.

    La gestione Moretti non ha quindi migliorato i conti di Ferrovie dello Stato che continua a soffrire del tipico male delle aziende pubbliche: l’inefficienza.

    La separazione tra RFI e Trenitalia è quanto mai necessaria in modo che il settore si apra ad una reale concorrenza. È inoltre necessaria la privatizzazione completa di Trenitalia e la suddivisione tra le tre parti aziendali: media/lunga percorrenza che non necessita di alcun sussidio pubblico, la parte di trasporto regionale e quella del trasporto merci.

    In questo ultimo settore, Trenitalia Cargo opera con delle perdite di quasi 900 milioni di euro, quando il ramo aziendale ha dei ricavi per circa 950 milioni di euro.

    La concorrenza di Trenitalia Cargo verso gli altri pochi operatori ferroviari merci è sleale, in quanto con un simile bilancio un’azienda privata sarebbe già fallita; invece riceve finanziamenti dagli altri rami aziendali che ricevono anche sussidi pubblici statali. Perché non lasciare crescere operatori più efficienti? Quale funzione sociale ha bruciare 900 milioni di euro l’anno?

    Negli ultimi 8 anni, ogni giorno Ferrovie dello Stato ha bruciato 20,6 milioni di euro gentilmente offerti dal contribuente. Un’inversione di direzione si potrà avere con una gestione aziendale che si avvicini a quella privatistica, la quale richiede sia la liberalizzazione del settore, sia la disciplina di mercato imposta da una privatizzazione.

    Lo stretto intreccio tra politica, sindacati e aziende pubbliche è il solito nodo che stringe il cappio al collo al nostro Paese, come dimostra anche il caso Alitalia.

    Da ilsussidiario.net, 19 agosto 2008

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7003

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  2. #2
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    Non vedo come la concorrenza possa dar una mano al bilancio delle Ferrovie, anzi.

    Ma il problema non è la concorrenza, ma semplicemente l'esistenza di Trenitalia e co.

  3. #3
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    La concorrenza stimola miglioramenti in tutti i settori imprenditoriali. Fa si che si evitino gli sprechi, che si vadano a cercare forniture più convenienti, che si fornisca un servizio qualitativamente migliore e si invogli nuovi utenti a utilizzare i servizi e a pagarli anche di più se di qualità. E tutto ciò, in qualsiasi settore d'impresa, fa cambiare un bilancio anche in maniera drastica.

  4. #4
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    In Italia ha ragione Immanuel. Perchè non cambieranno mai il management di Trenitalia anche se continuasse a perdere quota di mercato, essendo un management che è lì non con il mandato di gestire in profitto una azienda ma con il mandato di ASSUMERE IL PIU' POSSIBILE quelli indicati dagli amici. Tuttavia, in un paese normale e meno corrotto politicamente del nostro (ad esempio gli Stati Uniti), avrebbe assolutamente ragione Liberamente, che fa notare un principio generale valido sempre che però si scontra con circostanze di fatto che in Italia sono oggettivamente particolari. E' necessario tenere conto del fatto che in Italia ai politici basta che l'azienda non licenzi prima delle elezioni, quindi che il loro orizzonte temporale è sensibilmente ristretto, sicchè a loro non importa niente se fallirà dopo di loro (ed è il motivo per cui il Governo Berlusconi 2001-2006 non ha fatto niente per fermare la caduta libera di alitalia esitata sotto al successivo)...
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  5. #5
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    Ovviamente mi riferivo al caso dell'Italia eh. In cui un'eventuale regime di concorrenza ferroviaria aumenterebbe semplicemente il peso di Trenitalia a carico dei contribuenti.

  6. #6
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    Scritto in origine da Immanuel
    Non vedo come la concorrenza possa dar una mano al bilancio delle Ferrovie, anzi.
    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie Visualizza Messaggio
    In Italia ha ragione Immanuel.
    Cioè, spiegami, dato che dici che in Italia ha ragione Immanuel. Secondo te in Italia è conveniente che tutto resti in mani pubbliche? E' questa una soluzione economicamente valida e liberale?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da LIBERAMENTE Visualizza Messaggio
    Cioè, spiegami, dato che dici che in Italia ha ragione Immanuel. Secondo te in Italia è conveniente che tutto resti in mani pubbliche? E' questa una soluzione economicamente valida e liberale?
    Allora, ti spiego il mio punto di vista. Restando tutto in mani pubbliche, Trenitalia continuerà a bruciare la sua quota di denaro pubblico ogni anno, con il passaggio ad un mercato concorrenziale, questa quota aumenterà per svariati anni, fin quando non si decide di svendere quel resta della compagnia, esattamente come la questione Alitalia.

    La mia soluzione è lo smantellamento contestuale di Trenitalia al mercato concorrenziale, e non successivo che causerebbe solo un maggior carico ai contribuenti.

    Ma ovviamente, siamo in Italia e fin quando si tratta di denaro pubblico...

  8. #8
    Fiamma dell'Occidente
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    No liberamente, sono solo d'accordo con Immmanuel che "per fare la concorrenza" e far sì che questo non diventi un boomerang per i conti pubblici conviene aprire il mercato "demolendo trenitalia" e non "permettendo ad altri di competere con lo stato". Semplicemente è antieconomico un mercato intervenzionista, conviene un mercato libero. Esistono dei casi in cui (ed è il caso delle aziende pubbliche "fatte per assumere poveracci" e non per "offrire servizi") il mercato misto provoca un aumento dei costi rispetto ad un mercato monopolista... er questo mica smentisce il fatto che resta valido che un mercato LIBERO (cioè senza azienda pubblica) diminuirebbe i costi per tutti, tuttavia lo integra.
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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie Visualizza Messaggio
    No liberamente, sono solo d'accordo con Immmanuel che "per fare la concorrenza" e far sì che questo non diventi un boomerang per i conti pubblici conviene aprire il mercato "demolendo trenitalia" e non "permettendo ad altri di competere con lo stato". Semplicemente è antieconomico un mercato intervenzionista, conviene un mercato libero. Esistono dei casi in cui (ed è il caso delle aziende pubbliche "fatte per assumere poveracci" e non per "offrire servizi") il mercato misto provoca un aumento dei costi rispetto ad un mercato monopolista... er questo mica smentisce il fatto che resta valido che un mercato LIBERO (cioè senza azienda pubblica) diminuirebbe i costi per tutti, tuttavia lo integra.
    Su questo ti sbagli proprio. Il mercato dei trasporti su rotaia, non diversamente da quello dei trasporti aerei, è un mercato che si adatta benissimo ad una sana gestione concorrenziale. Anzi la sua vocazione è spiccatamente concorrenziale. I costi in regime di concorrenza diminuirebbero come in tutti gli altri paesi sia per i cittadini che probabilmente per le imprese fornitrici dei servizi, che verrebbero agevolate dalla concorrenza.
    Un monopolio in questo mercato non solo non è economicamente conveniente per nessuno, ma è proprio un salasso per tutti.

  10. #10
    Fiamma dell'Occidente
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    Non mi sono spiegato. Stavolta sarò didascalico.


    1- l'azienda pubblica Trenitalia ha il fine di assumere e non quello di profittare e ciò è innegabile, benchè nel resto del mondo, in posti con una politica meno sporca, a volte succeda (ed è successo in passato anche in italia vedi alla voce Mattei) che delle aziende pubbliche vogliano realmente perseguire il profitto ciò non vale per l'Italia

    2- l'introduzione della concorrenza non spingerebbe Trenitalia a cercare di ridurre i costi perchè ai suoi manager non importa il profitto ma l'avere dipendenti, quindi la concorrenza condurrebbe solo alla perdita di quote di mercato di Trenitalia, non alla riduzione dei suoi organici ed a danni pesanti per l'erario a causa del ridotto introito

    3- i danni all'erario li pagherebbero i taxpayers

    4- per questo a meno di risanare le ferrovie (ed è evidente che è impossibile) l'unico modo per non danneggiare i cittadini è eliminare trenitalia.

    Ripeto: non permettere ad altri di entrare, ma trasformare "trenitalia" negli altri, smembrandola e vendendo i suoi pezzi a persone diverse. Poi altri entreranno e ci sarà competizione, ma i dipendenti di trenitalia devono venire depubblicizzati prima che si possa parlare di un mercato aperto in Italia

    se no si fa solo una nuova Alitalia, che è ciò che si dovrebbe evitare
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