LO STATO. Per l’opposizione il confronto può cominciare in qualunque momento, ma prima si deve vedere la bozza

Federalismo, An frena Il Pd: niente ultimatum

Calderoli vuol chiudere entro l’anno, alleati scettici E Soro: le minacce di Bossi non portano alcun risultato

ROMA
Bossi ha fretta, e vuole il federalismo prima di Natale, sapendo che è difficile che il processo possa essere completato prima del 2015, punta a un ampio confronto con il Pd, e l’obiettivo è condiviso anche dal ministro Rotondi (DcA). Ma gli alleati sono cauti. Per niente condizionati dallo spauracchio dei «mezzi sbrigativi» agitato dal Senatur a Calalzo di Cadore, dove la bozza Calderoli ha già incassato l’ok di Tremonti, fanno notare che ci vuole tempo. «Dobbiamo evitare che la gatta frettolosa faccia i gattini ciechi», dice Bocchino di An. Pur assicurando - come fa pure Gasparri - che «entro l’anno» si chiude, «il lavoro partirà a settembre in Parlamento». Gasparri ha insistito sul fatto che «non servono forzature dialettiche». Le preoccupazioni espresse da Bossi nei suoi consueti toni minacciosi sono perciò «infondate». Dalla Lega, il senatore Bodega dice che «di certo non è accettabile andare alle calende greche». E Roberto Cota dice di augurarsi che «il testo venga approvato presto con il più ampio consenso», anche perché è una riforma «ineludibile».
Per il Pd la bozza Calderoli è una base di partenza, ma carente. Ultimatum e minacce, dice Antonello Soro, «non portano da nessuna parte». Ora bisogna passare al merito delle proposte, «con rigore e trasparenza». Sulla bozza le opinioni sono caute. È «impossibile esprimere una valutazione senza avere visto il testo», fa notare Nicola Latorre, «ma il federalismo fiscale non avrebbe senso senza una riforma costituzionale che istituisca il Senato federale». Per il sindaco di Genova Marta Vincenzi, il testo «presenta principi condivisibili». Secondo il senatore Giorgio Tonini, Bossi «spara sul Pdl»: il messaggio è rivolto alla maggioranza dove non tutti sono d’accordo.
Passi avanti sono stati fatti anche sulle Regioni a statuto speciale, che per Calderoli «sono il motore della riforma». Calderoli è convinto che il federalismo sia una scelta obbligata, «altrimenti si rischia il fallimento». Ieri lo ha ribadito a Falzes dove ha incontrato il presidente altoatesino Durnwalder. Il ministro per la Semplificazione gli ha assicurato che «nessuno vuole mettere in discussione le autonomie locali». Poi domani a Bergamo vedrà il presidente della giunta siciliana Lombardo, che ha già dato un giudizio positivo. Ma ha lanciato un fronte del sud per le trattative.