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    Predefinito Il Bastone e la Carota!!

    20/8/2008 (7:29) - SUL LAVORO PUNITO E PREMIATI Il bastone tramonta
    Ora è tempo di carota

    Brunetta sfila 200 milioni dal contratto degli statali: andranno ai migliori

    FERRUCCIO SANSA
    TORINO

    Una pagella ogni anno. E chi non prende almeno sette può dire addio all’incentivo. Non siamo in un liceo, ma al comune di Genova. Qui, come in altre grandi città, dopo una trattativa tra amministrazione e sindacati il sistema dei premi ai più bravi è diventato realtà.
    «Chi si impegna può intascare fino a 3.200 euro lordi l’anno», spiega il segretario generale Maria Angela Danzì. Non un tesoro, forse, ma l’equivalente di una quattordicesima. Certo, poi bisognerà vedere che cosa accade all’atto pratico. Le prime valutazioni sono attese per settembre e c’è chi teme una soluzione all’italiana: bei voti e premi per tutti.
    Una cosa, però, è sicura: ci saranno valutazioni ogni dodici mesi. Con voti e materie, proprio come a scuola. I dipendenti delle fasce più basse dovranno rispondere a voci come puntualità, assiduità, collaborazione. I dirigenti saranno valutati anche per i rapporti con i sottoposti.In principio c’era stata la primavera del bastone, con il ministro Renato Brunetta che ha ingaggiato una lotta ai fannulloni. Ma in fondo il fenomeno è stato planetario, seppur diverso a ogni latitudine. Così nel Sud della Cina, nello Shenzhen, un’azienda ha vietato ai dipendenti fannulloni di parlare per non sottrarre tempo al lavoro. I trasgressori devono lavorare tre giorni con una mascherina sulla faccia. Silenzio. Ma la stagione del bastone doveva alternarsi con quella della carota. Lo ha spiegato ieri Brunetta, sempre lui, che ha “sfilato” 200 milioni dal contratto degli statali proprio per premiare i lavoratori volenterosi: «Si parte a settembre. Valorizzeremo il merito. Sul sito internet del ministero renderemo note le eccellenze nella pubblica amministrazione. Premierò i meritevoli: non solo con la medaglietta, ma con i soldi e la carriera».Non è soltanto una questione di denaro, però. In un periodo di vacche magre ci si può accontentare di una menzione: una volta c’era il tabellone all’ingresso della fabbrica, oggi si può ambire a una citazione su internet.Premi per i bravi, dunque. Ma superato il primo ostacolo, ecco gli altri: chi deve selezionare i dipendenti meritevoli? E soprattutto... come? «La selezione spetta ai dirigenti, lo dice anche la legge. La politica non c’entra», è categorico Renato Ruffini, docente di Economia delle amministrazioni pubbliche all’università di Castellanza. Ma per dare i voti bisogna affidarsi al metodo Mike Bongiorno: risposta esatta raddoppi lo stipendio? «No, si devono porre “obiettivi” precisi e valutare il loro raggiungimento. E soprattutto ci vuole coraggio da parte dei dirigenti che devono affrontare il dissenso». Una cosa, sostiene Ruffini, è sicura: «Le valutazioni aumentano la quantità e la qualità del lavoro».
    Tutto semplice? No. «Nelle amministrazioni locali - racconta Ruffini - il principio ormai sta passando, mentre nei ministeri siamo a zero». E poi ci sono i costi psicologici: «I dirigenti accettano meglio le valutazioni. I dipendenti comuni meno, in un ambiente dove è sempre passato il principio della progressione automatica è difficile d’un tratto vedersi giudicati», conclude Ruffini.
    Per un premiato felice c’è sempre un escluso che protesta. Alla fine si sconfina nella psicologia: «Ci sono lavoratori che soffrono perché si sentono traditi dal datore di lavoro», racconta Guido Sarchielli, docente di Psicologia del lavoro all’università di Bologna. Un riconoscimento mancato può far stare male: «C’è gente che perde il sonno o mette in pratica una vera e propria “ritirata”. Comincia ad arrivare al lavoro in ritardo, ad assentarsi», spiega Sarchielli.
    È la storia di Guido G., 54 anni, impiegato in un comune della Toscana: ogni mattina, per venticinque anni, si era presentato in orario al lavoro. Spaccava il secondo. Poi arrivano i premi e lui ne è escluso. E da quel giorno parte la sua protesta silenziosa: cinque minuti di ritardo ogni mattina. Inesorabile.
    «Chi lavora, soprattutto nelle grandi società e negli enti pubblici, ha bisogno di sapere che non è dimenticato. Che il suo impegno è valutato adeguatamente», sottolinea Igor Graziato, psicologo del lavoro. C’è il contratto giuridico, scritto sulla carta, e quello che gli specialisti chiamano il “contratto psicologico” che è scambio di aspettative. Di bonus, anche. Ma non è soltanto questione di soldi. A volte per affrontare dieci ore di ufficio al giorno basta un segno.

  2. #2
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    Espresso


    Fuori chi non produce

    di Emiliano Fittipaldi
    Mobilità. Taglio degli uffici inutili. Più controlli. La ricetta di Ichino per la pubblica amministrazione
    colloquio con Pietro Ichino


    Non posso che plaudire alla decisione del governatore Draghi. Ha tutto il mio appoggio: Pietro Ichino, professore di Diritto del lavoro all'Università di Milano, non nasconde la sua soddisfazione. Se la chiusura delle sede provinciali di Bankitalia dovesse andare in porto, l'esperimento potrebbe fare da capofila alla riorganizzazione di altri settori della pubblica amministrazione. Una riforma che, insieme al tema della mobilità obbligata dei dipendenti non produttivi, è uno dei leitmotiv della battaglia per l'efficienza che il co-fondatore de lavoce.info sta combattendo da mesi.

    Professore, il piano Draghi per chiudere le filiali le piace?
    "Lo giudico molto positivamente: sarebbe il primo, in Italia, ad avviare un esperimento di mobilità effettiva in funzione del buon andamento di un ufficio pubblico".

    L'opposizione dei sindacati è drastica e compatta.
    "Il sindacato sbaglia. Comunque, a ciascuno il suo mestiere, come dice Sergio Cofferati".

    Che intende?
    "In un sistema democratico e pluralista ben funzionante i sindacati possono opporsi, se questa è la loro scelta, ma non devono avere un diritto di veto. Qui, oltretutto, per legge la scelta gestionale di Draghi è obbligata".

    In che senso?
    "Nel senso che il 'buon andamento' degli uffici pubblici è un principio costituzionale: come tale deve prevalere sugli interessi degli addetti. Quando una struttura è totalmente improduttiva, che essa venga chiusa sarebbe obbligatorio".

    Di fatto, però, questa norma è da sempre disapplicata. I dipendenti di Bankitalia sarebbero i primi a fare da cavia.
    "Il principio è rimasto sulla carta, è vero, perché il management pubblico ha di fatto abdicato ai suoi poteri e alle sue funzioni. L'azienda privata, se il management non fa bene il suo mestiere, chiude. L'ente pubblico no".I dirigenti pubblici obiettano che hanno le mani legate.



    "Con le riforme Cassese e Bassanini ai dirigenti pubblici sono stati dati poteri gestionali quasi del tutto identici a quelli dei dirigenti privati. Se poi essi stipulano con il sindacato contratti che legano loro le mani, devono prendersela soltanto con se stessi. E qui essi hanno un'altra grave responsabilità".

    Quale?
    "Questa loro abdicazione ha soffocato la parte migliore del movimento sindacale del settore pubblico. Quando il management è cedevole, non ha spina dorsale, vince sempre il sindacato più conflittuale e prepotente; e il sindacato che ha a cuore l'interesse generale viene ridicolizzato".

    Ora il governo ha firmato con gli statali il nuovo contratto. Ha calato le braghe, come ha scritto qualcuno, o quella che è stata raggiunta è una mediazione accettabile?
    "È stato raggiunto soltanto un accordo sulle linee generali per i rinnovi dei contratti di settore. I dettagli devono essere definiti nei contratti; e la parte essenziale del discorso sta proprio nei dettagli".

    I sindacati evidenziano che la mobilità, anche se incentivata, rischia di stravolgere la vita delle persone. Non si dovrebbe tenere conto anche di aspetti personali?
    "Occorre distinguere. Trasferire un impiegato da Bari a Milano equivale per lo più a un licenziamento. Ma i sindacati si oppongono anche al trasferimento nell'ambito della stessa provincia, addirittura nell'ambito della stessa città".

    I confederali hanno una posizione più morbida: chiedono solo che il trasferimento sia concordato.
    "Dire che il trasferimento deve essere concordato, ufficio per ufficio, con il rappresentante sindacale equivale a dire che lo si può disporre soltanto con il consenso del singolo impiegato. In questo modo si conserva l'attuale regime di fatto di inamovibilità. A soffrirne è l'intero Paese, a cominciare dalle fasce più deboli della popolazione. Come nel caso degli uffici di collocamento e degli ispettorati del lavoro".

    Su lavoce.info lei e Tito Boeri avete denunciato che la mancata mobilità è indirettamente responsabile delle morti bianche.
    "È così. Nel 1997, quando le leggi Treu hanno abolito il monopolio statale del collocamento, si è determinata una situazione di evidentissima eccedenza di personale in quegli uffici. Allo stesso tempo gli ispettorati del lavoro denunciavano gravissime carenze di organico. La cosa più logica da fare sarebbe stata di trasferire migliaia di 'collocatori' che non collocavano nessuno agli ispettorati. I trasferimenti avrebbero potuto, e potrebbero tuttora, essere limitati nell'ambito della stessa città, senza alcun dramma personale o familiare". (10 maggio 2007)

  3. #3
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    pd o pdl facce della stessa medaglia capitalista,...

 

 

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