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  1. #1
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    Predefinito Un divieto che ci avvicina agli ebrei? Vietato usare il Nome di Dio

    Chiesa/ Vaticano: Non usare ebraico 'YHWH' in preghiere cattoliche

    Lettera della Congregazione per il culto agli episcopati


    Roma, 19 ago. (Apcom) - Il nome ebraico di Dio, 'YHWH', non può essere utilizzata nelle preghiere e nelle liturgie cattoliche. Lo stabilisce il Vaticano, che, con una "lettera alle Conferenze episcopali sul 'nome di Dio'", sottolinea che questa prassi mal si concilia con la natura divina di Cristo e con la tradizione della Chiesa.

    La missiva, inviata dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, porta la firma del 29 giugno scorso ed è destinata solo agli episcopati. Stilato in base ad una "direttiva" del Papa, il documento contesta l'uso del tetragramma biblico o "tetragrammaton" (la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome proprio di Dio nella Bibbia ebraica) nelle messe cattoliche.

    "Per far sì che la Parola di Dio, scritta nei sacri testi, possa essere conservata e trasmessa in modo integrale e fedele, ogni traduzione moderna del libro della Bibbia punta ad essere una trasposizione fedele ed accurata dei testi originali", scrivono il card. Francis Arinze e mons. Albert Malcom Ranjith, prefetto e segretario del dicastero vaticano. "Un tale sforzo letterale richiede che il testo originale possa essere tradotto nel modo più integrale e accurato possibile, senza omissioni o aggiunte per quanto riguarda i contenuti, e senza introdurre glosse esplicative o parafrasi che non appartengono al testo sacro stesso. Per quanto riguarda il nome stesso di Dio, i traduttori devono usare il massimo di fedeltà e rispetto".

    "Nonostante questa chiara norma - rileva il Vaticano - in anni recenti ha preso piede la prassi di pronunciare il nome proprio del Dio di Israele, conosciuto come il tetragramma divino". La lettera ricorda diversi passaggi del Nuovo testamento nel quale si mette in luce la natura divina di Gesù Cristo. "Evitare di pronunciare il tetragramma del nome di Dio da parte della Chiesa ha quindi i suoi fondamenti", ne consegue il dicastero vaticano. "A parte i motivi di ordine meramente filologico, c'è anche quello di rimanere fedeli alla tradizione della Chiesa, dall'inizio, di non pronunciare mai il sacro tetragramma nel contesto cristiano e di non tradurlo in una delle lingue nelle quali la Bibbia è stata tradotta". Conclusione: "Nelle celebrazioni liturgiche, nelle canzoni e nelle preghiere il nome di Dio nella forma di tetragramma 'YHWH' non è da usare né da pronunciare" e "per la traduzione del testo biblico in lingue moderne, destinato per l'uso liturgico della Chiesa", il "tetragrammaton" deve essere reso con espressioni come "'Lord', 'Signore', 'Segingeur', 'Herr', 'Senor', etc".

    Fonte: Apcom, 19.8.2008

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  2. #2
    Becero Reazionario
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    A me sembra una bella notizia!
    Niente più "Javhè", insomma!

  3. #3
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    più che Yhwh e Adonai, bisogna evitare appunto Javhe e Geova

  4. #4
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    Personalmente sono stato sempre contrario a chiamare Dio con i nomi o gli appellativi ebraici, non foss'altro perché Gesù stesso ed anche il N.T. hanno insegnato come chiamare Dio, cioè "Padre". E questo mi basta.
    La notizia, sebbene sotto certi aspetti può dirsi positiva, sotto altri è negativa, poiché mi dà l'idea che il divieto sia nato più che per evitare "usi ebraici" del Nome di Dio piuttosto per avvicinarci ai fratell-astri ebrei.

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    mi sembra una notizia positiva......
    non poche comunità nate dopo il Concilio si sentono "ispirate" da Dio per avvicinarsi di più al popolo ebraico nel modo peggiore: ossia falsificando la reale divisione e separazione che esiste fra il cristiano e l'Ebreo....
    Dagli anni '70 il tentativo di ebraizzarci ha portato a molta confusione e a deviare dalla sana dottrina Cattolica, mi sembra dunque questa una seria presa di posizione chiara e corretta: OGNUNO STIA AL SUO POSTO....
    Gli stessi Padri della Chiesa non fecero uso deti termini Ebraici per parlare di Dio....

    Benedetto XVI ebbe a dire a ragione che più di ogni altra cosa dovevamo ritrovare LA NOSTRA IDENTITA' CATTOLICA...bene, mi sembra questa una buona strada da percorrere nel RISPETTO di tutti....
    Fraternamente Caterina
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  6. #6
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    concordo

  7. #7
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    Kyrios ho Theos

    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    Chiesa/ Vaticano: Non usare ebraico 'YHWH' in preghiere cattoliche

    Lettera della Congregazione per il culto agli episcopati


    Roma, 19 ago. (Apcom) - Il nome ebraico di Dio, 'YHWH', non può essere utilizzata nelle preghiere e nelle liturgie cattoliche. Lo stabilisce il Vaticano, che, con una "lettera alle Conferenze episcopali sul 'nome di Dio'", sottolinea che questa prassi mal si concilia con la natura divina di Cristo e con la tradizione della Chiesa.

    La missiva, inviata dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, porta la firma del 29 giugno scorso ed è destinata solo agli episcopati. Stilato in base ad una "direttiva" del Papa, il documento contesta l'uso del tetragramma biblico o "tetragrammaton" (la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome proprio di Dio nella Bibbia ebraica) nelle messe cattoliche.

    "Per far sì che la Parola di Dio, scritta nei sacri testi, possa essere conservata e trasmessa in modo integrale e fedele, ogni traduzione moderna del libro della Bibbia punta ad essere una trasposizione fedele ed accurata dei testi originali", scrivono il card. Francis Arinze e mons. Albert Malcom Ranjith, prefetto e segretario del dicastero vaticano. "Un tale sforzo letterale richiede che il testo originale possa essere tradotto nel modo più integrale e accurato possibile, senza omissioni o aggiunte per quanto riguarda i contenuti, e senza introdurre glosse esplicative o parafrasi che non appartengono al testo sacro stesso. Per quanto riguarda il nome stesso di Dio, i traduttori devono usare il massimo di fedeltà e rispetto".

    "Nonostante questa chiara norma - rileva il Vaticano - in anni recenti ha preso piede la prassi di pronunciare il nome proprio del Dio di Israele, conosciuto come il tetragramma divino". La lettera ricorda diversi passaggi del Nuovo testamento nel quale si mette in luce la natura divina di Gesù Cristo. "Evitare di pronunciare il tetragramma del nome di Dio da parte della Chiesa ha quindi i suoi fondamenti", ne consegue il dicastero vaticano. "A parte i motivi di ordine meramente filologico, c'è anche quello di rimanere fedeli alla tradizione della Chiesa, dall'inizio, di non pronunciare mai il sacro tetragramma nel contesto cristiano e di non tradurlo in una delle lingue nelle quali la Bibbia è stata tradotta". Conclusione: "Nelle celebrazioni liturgiche, nelle canzoni e nelle preghiere il nome di Dio nella forma di tetragramma 'YHWH' non è da usare né da pronunciare" e "per la traduzione del testo biblico in lingue moderne, destinato per l'uso liturgico della Chiesa", il "tetragrammaton" deve essere reso con espressioni come "'Lord', 'Signore', 'Segingeur', 'Herr', 'Senor', etc".

    Fonte: Apcom, 19.8.2008
    Kyrios ho Theos


    Semplice. Atteniamoci alla tradizione e alla Parola venutaci nella traduzione greca.
    Basta coi pasticci, e mode ebraizzanti.

    Grazie

  8. #8
    Amore vince la morte
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    Buona fortuna

    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Kyrios ho Theos


    Semplice. Atteniamoci alla tradizione e alla Parola venutaci nella traduzione greca.
    Basta coi pasticci, e mode ebraizzanti.

    Grazie
    Come vedi Aug. sono di parola.


    Nel Signore, il Risorto.

  9. #9
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    Predefinito

    La Santa Sede chiede di omettere il termine “Yahvè” nella liturgia

    Lettera del Cardinale Arinze alle Conferenze Episcopali sul nome di Dio


    CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 11 settembre 2008 (ZENIT.org).- La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha inviato una lettera alle Conferenze Episcopali del mondo sul nome di Dio, in cui chiede di non usare il termine “Yahvè” in liturgie, preghiere e canti.

    La lettera si riferisce all'uso del nome “YHWH”, con cui si designa Dio nell'Antico Testamento e che in italiano viene letto “Yahvè”.

    Il testo spiega che questo termine deve tradursi in base all'equivalente ebraico “Adonai” o al greco “Kyrios”, e porta come esempi le traduzioni accettabili in cinque lingue: Lord (inglés), Signore (italiano), Seigneur (francese), Herr (tedesco) e Señor (spagnolo).

    Il testo è firmato dal Cardinale Francis Arinze e dall'Arcivescovo Albert Malcom Ranjith, rispettivamente prefetto e segretario della Congregazione vaticana, seguendo una direttiva di Benedetto XVI.

    “Per far sì che la Parola di Dio, scritta nei sacri testi, possa essere conservata e trasmessa in modo integrale e fedele, ogni traduzione moderna del libro della Bibbia punta ad essere una trasposizione fedele ed accurata dei testi originali”, chiariscono gli autori della lettera.

    “Un tale sforzo letterale richiede che il testo originale possa essere tradotto nel modo più integrale e accurato possibile, senza omissioni o aggiunte per quanto riguarda i contenuti, e senza introdurre glosse esplicative o parafrasi che non appartengono al testo sacro stesso. Per quanto riguarda il nome stesso di Dio, i traduttori devono usare il massimo di fedeltà e rispetto”.

    “Nonostante questa chiara norma in anni recenti ha preso piede la prassi di pronunciare il nome proprio del Dio di Israele, conosciuto come il tetragramma divino”, si constata.

    La lettera ricorda diversi passaggi del Nuovo Testamento nel quale si mette in luce la natura divina di Gesù Cristo. “Evitare di pronunciare il tetragramma del nome di Dio da parte della Chiesa ha quindi i suoi fondamenti”, spiega il dicastero vaticano.

    “A parte i motivi di ordine meramente filologico, c'è anche quello di rimanere fedeli alla tradizione della Chiesa, dall'inizio, di non pronunciare mai il sacro tetragramma nel contesto cristiano e di non tradurlo in una delle lingue nelle quali la Bibbia è stata tradotta”.

    Per questo motivo, “nelle celebrazioni liturgiche, nelle canzoni e nelle preghiere il nome di Dio nella forma di tetragramma 'YHWH' non è da usare né da pronunciare”.

    Fonte: Zenit, 11.9.2008

  10. #10
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    Bene così, a mio avviso.
    Anche se Augustinus non ha tutti i torti nel far notare che questo provvedimento è stato preso più per non toccare la suscettibilità giudaica che per una questione di coerenza con la Tradizione Cattolica Romana.

 

 

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