» 2008-08-10 09:09 BOLIVIA: REFERENDUM, VERDETTO SU MORALES E PREFETTIdell'inviato Maurizio Salvi
LA PAZ - Poco più di quattro milioni di boliviani sono chiamati alle urne per esprimersi attraverso un inedito referendum sulla continuità o meno del mandato del presidente Evo Morales, del suo vice Alvaro Garcia Linera, e di otto dei nove prefetti dipartimentali. Il clima della vigilia in Bolivia è teso, ma calmo, con i dipartimenti della cosiddetta Mezza Luna (Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija) sul piede di guerra ed impegnati in uno sciopero della fame contro la decisione del governo di trattenere parte delle royalties dovute per l'estrazione degli idrocarburi per il finanziamento di una pensione per anziani indigenti.
Le operazioni di voto sono cominciate in 2.811 seggi alle 8 (le 14 italiane) e termineranno alle 16 (le 22 italiane). Controlleranno il buon andamento del voto 300 osservatori internazionali e 4.000 internazionali, nonché rappresentanti di lista del governativo Mas e, nei dipartimenti "ribelli" dei comitati civici e della temibile Unione della gioventù di Santa Cruz (organizzata come formazione paramilitare). Il presidente della Corte nazionale elettorale (Cne) ha nuovamente ricordato che non vi saranno proiezioni o conteggi rapidi ufficiali, ma solo primi risultati parziali, mentre le emittenti-radio televisive avranno la responsabilità di fornire anticipazioni e proiezioni.
Responsabilità perché la posta in gioco è altissima, e perché i criteri per la revoca del mandato dei prefetti non sono del tutto limpidi. La Legge n.1280 stabilisce che per la revoca del mandato di un prefetto i no dovranno superare in percentuale e voti quelli ottenuti dal candidato nel 2005, che sono compresi in una forchetta fra il 38 ed il 48%. Ma con l'ingresso dell'8% di nuovi elettori e con un "criterio tecnico" della Cne secondo cui la revoca sarebbe scattata al 50% più uno dei voti, si è creata una tensione, terreno fertile per ogni tipo di tensione.
E' anche per questo che il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, il collega dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa), il responsabile della segreteria permanente del Mercosur, Carlos Alvarez, hanno rivolto vibranti appelli alla calma, a votazioni libere e all'accettazione dei risultati che saranno divulgati dalla Corte elettorale. Gli analisti sottolineano che lo scontro fra Morales ed i prefetti oppositori va ben aldilà del referendum stesso, visto che questi ultimi criticano "la sottomissione" del capo dello Stato al collega venezuelano Hugo Chavez, lo accusano di "favorire solo gli indigeni" e di fatto puntano a dimostrare che non può più muoversi liberamente nel paese, "costretto a governare dall'altopiano andino". Lo stesso Morales ha accettato la sfida ammettendo che il referendum è anche un quesito posto ai boliviani sull'accettazione o meno del processo di cambiamento, basato sulla nazionalizzazione delle risorse naturali non rinnovabili e di alcuni settori strategici, come le telecomunicazioni. Alla vigilia dell'appuntamento elettorale il governo ha ricordato le cifre di due anni e mezzo di gestione che riguardano un forte avanzo nei conti pubblici, un incremento delle riserve (giunte a 7.500 milioni di dollari), un dimezzamento del debito estero e l'aumento da 300 a 2.000 milioni di dollari delle entrate per le vendite di idrocarburi. Oltre a svariati piani sociali per bambini (Juancito Pinto) ed anziani (Renta dignidad), ed al programma 'Evo cumple' finanziato con denaro proveniente dal Venezuela.
http://www.ansa.it/opencms/export/si...734663537.html




dell'inviato Maurizio Salvi
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