Se non l'avessi letto sulla prima pagina del quotidiano "La Repubblica" non ci avrei creduto. E dire che non sono mai stata un'ottimista: ho sempre pensato che mi toccava vivere in un paese premoderno, un tantino feudale, facile al razzismo, rassegnato al malaffare e moderatamente orientato a destra… però che si arrivasse a questo punto, no, non me l'aspettavo. Cito il titolo: "Sedicenne tolto alla madre perché milita in Rifondazione". A tutta prima equivoco e penso che la "colpevole di comunismo" sia la madre e già mi innervosisco: anch'io sono stata, finché ho potuto, comunista, ed ero, vi assicuro, un'ottima madre. Niente gulag, tanta discussione, niente Keghebè, libertà vigilata dal buon senso, rispetto reciproco, valori condivisi, patti chiari ed educazione all'esercizio della critica. Perché a questa signora di Rifondazione levano la tutela dei figli? Ero pronta ad armare una volante rosa (ma anche un po' rossa) e marciare su Catania, dove è avvenuto il fatto, quando ho letto anche l'occhiello. "Il giudice lo affida al padre: tra le motivazioni anche quelle politiche". Dunque "il comunista", mi dico, è il ragazzino. Leggo tutto l'articolo e scopro che è stata prodotta come prova a carico dell'irresponsabilità materna "La tessera d'iscrizione a un gruppo di estremisti". Il gruppo di estremisti dove "è diffuso l'uso di sostanze alcooliche e psicotrope" (come in tutte le discoteche del mondo, anzi, sicuramente meno) si chiama "Tienanmen". Se lo ricordano quelli del Tribunale di Catania che cosa è stato "Piazza Tienanmen"? La piazza in cui centinaia di migliaia di studenti sono scesi a manifestare per strappare un po' di democrazia alla Cina comunista. Sono stati massacrati i protagonisti di quella rivoluzione civile che ha smascherato le derive totalitarie del comunismo e solo un genitore tonto o disinformato può non essere fiero che suo figlio frequenti un circolo intitolato agli eroi di piazza Tienanmen. E poi: un ragazzo di 16 anni che, in questa Italia di tifoserie armate e solitudini elettroniche, si interessa di politica, suona il basso e la chitarra e ha una "passione per il teatro" a me pare il massimo che si può desiderare in fatto di figli. La signora Agata (medico ospedaliero) può essere fiera di sé, anche perché, pur lavorando, ne ha cresciuti tre, di ragazzi. E speriamo che la sentenza venga ridiscussa. Resta una triste sensazione: a trent'anni dalla fine della Guerra Fredda, si continua ad agitare il babau comunista, fingendo di non sapere che un adolescente innamorato dell'idea comunista è solo un ragazzo più sensibile degli altri al tema della sperequazione economica, dell'ineguaglianza. I giovani migliori, come sempre, stanno nei gruppi del volontariato cattolico e nei centri sociali permeati di cultura antagonista, a sognare la bontà o la rivoluzione. È triste che, mentre i ragazzi cattolici hanno un sacco di padri potenti e plaudenti, i ragazzi di sinistra, ormai, sono soli… e possono perfino essere tolti alla propria madre. Che brutto periodo, quello che stiamo attraversando! Come si fa a uscirne? Da che parte si comincia? Tornando a scuola e restando a scuola tutta la vita, sembrano pensare al Comune di Genova, dove propongono per i dipendenti: "una pagella, ogni anno. E chi non prende almeno sette può dire addio all'incentivo" ("La Stampa"). Si tratta di una delle inziative tese a valorizzare gli impiegati scrupolosi e ad emarginare i fannulloni. In linea di massima, sarebbe anche giusto e, come Massimo Gramellini (sempre su "La Stampa"), anch'io "saluto con entusiasmo l'ondata di meritocrazia che sta per infrangersi sulle aride spiagge del Moloch pubblico" però, purtroppo, in un Paese permeato dalla cultura della raccomandazione, dello scambio di favori, dell'appartenenza familistica, di partito o di clan, è inevitabile una domanda: siamo sicuri che i premi li riceveranno davvero i migliori, e non, come da copione, quelli che è più utile premiare?
Lidia Ravera, Megachip - da l'Unità
www.lidiaravera.it
http://www.megachip.info/modules.php...cle&artid=7677