dal blog Fatti d'Europa: http://fattideuropa.splinder.com/pos...A+libro-inchie
L'assedio cinese: libro-inchiesta sul distretto manifatturiero cinese a Prato
Il libro forse non sarà una critica radicale all'invasione di merci, aziende ed esercizi commerciali cinesi (e all'immigrazione in generale come fattore di distruzione del lavoro autoctono e di erosione dei diritti dei lavoratori), ma riteniamo possa contenere dati e informazioni utili su una realtà locale d'Italia.
Prima di passare alla prefazione, qualche dettaglio relativo al libro.
Titolo: L'assedio cinese. Il distretto «parallelo» del pronto moda di Prato
Autore: Silvia Pieraccini
Editore: Il Sole 24 Ore Pirola
Anno di pubblicazione: 2008
Pagine: 80
Prezzo di copertina: 14 euro
Formato: brossura
Alcuni collegamenti per ordinarlo on-line:
http://www.libreriauniversitaria.it/assedio-cinese.........
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da Il Sole 24 Ore:
L'assedio cinese in un libro-inchiesta
28 luglio 2008
Diciotto anni fa, quando nel distretto tessile di Prato gli immigrati cinesi aprirono i primi laboratori per cucire abiti di bassa qualità, pochi se ne curarono. Oggi quest'area-simbolo del manifatturiero europeo si ritrova "in casa" un vero e proprio distretto cinese di abbigliamento "pronto moda", che lavora e cresce a ritmi inimmaginabili per l'economia italiana. Tutto questo grazie soprattutto al fatto di poter contare su manodopera clandestina e al mancato rispetto delle norme che regolano l'attività d'impresa.
È un polo produttivo che non conosce programmazione né marketing, e che si mantiene "parallelo" al distretto tradizionale pur operando nella stessa filiera e ha ormai raggiunto numeri da capogiro, ricostruiti nel libro-inchiesta di Silvia Pieraccini attraverso confronti di dati e incastri di testimonianze: 2.700 aziende, 17.000 addetti, 1,8 miliardi di giro d'affari, per oltre la metà sommerso.
Un "paradiso" fiscale che fa invidia al Liechtenstein e a San Marino, e che ora rischia di diffondere il virus dell'illegalità al tessuto imprenditoriale locale. Il distretto cinese di Prato è «l'esempio più eclatante e più sconcertante di assedio al manifatturiero italiano con armi sleali», scrive Pieraccini ed è la fabbrica più portentosa di moda "Made in Italy" fatta dai cinesi.
Nel distretto "parallelo" cinese di Prato non ci si infortuna (nel 2007 le denunce di cittadini cinesi sono state due); non ci si iscrive come lavoratori al sindacato (Cgil e Cisl non hanno neppure un associato orientale) né, come imprese, alle associazioni di categoria (un solo iscritto all'Unione Industriale, poche decine alle associazioni artigiane); si lavora alle dipendenze dei laoban (i proprietari) solo per pochi mesi (appena il 7% dei contratti dura più di due anni) e si interrompe il rapporto sempre per dimissioni volontarie, anche quando l'azienda chiude i battenti, avvenimento quest'ultimo molto frequente: sei imprese su dieci muoiono nell'arco di un anno, facendo schizzare il tasso di turn over [sostituzione, mediante nuove assunzioni, del personale che ha cessato l’attività lavorativa, ndr] delle aziende cinesi al 60% (quello delle imprese italiane è del 15,7%).
Le imprese tessili pratesi non hanno rapporti di affari, salvo casi sporadici, con le confezioni cinesi, perché le tipologie produttive sono molto diverse; le imprese cinesi lavorano solo per i connazionali. E una comunità così intraprendente ed attiva, potenziale risorsa della città, è invece un corpo estraneo.
Silvia Pieraccini, 40 anni, laurea in giurisprudenza, giornalista professionista dal 1995, collabora da 12 anni con Il Sole 24 Ore. Ha scritto per Repubblica Firenze, Tirreno, Ansa, Reuters, Radiocor. Vive e lavora a Prato, dove ha visto nascere e crescere il primo distretto cinese d'Italia.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia.........





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