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    Predefinito Come il sistema mondialista favorisce la distruzione dell’Europa e l’islamizzazione

    Come l'Europa è diventata complice del Califfato in arrivo



    Alla Fiera del Libro di Torino (14-18 maggio 2009) l'editore Lindau presenta il nuovo libro di Bat Ye'Or, " Verso il califfato universale ", come l'Europa è diventata complice dell'espansionismo musulmano ( venerdì 15 maggio, ore 19, spazio Autori B). Sarà presente la stessa autrice, presentata da Ugo Volli. Quale introduzione al libro, Bat Ye'Or ci ha inviato questo articolo, che pubblichiamo con grande piacere.


    La maggior parte degli europei non ha ancora compreso che le loro strutture nazionali e sovrane si sono già disintegrate nel multilateralismo e il multiculturalismo. Essi credono ancora di poter agire sul proprio destino nazionale restando nella sfera democratica che si sono creati. In realtà, il potere decisionale a livello nazionale relativo alla politica interna ed estera è sfuggito loro di mano. Oggi le popolazioni dell’UE sono gestite da organizzazioni internazionali, come le Nazione Unite, la Fondazione Anna Lindh, l’Alleanza delle Civiltà, l’Organizazione della Conferenza Islamica (OCI) e la sua filiale l’ISESCO, interconnesse in reti che diffondono la governance mondiale in cui predomina l’influenza dell’OCI sull’ONU. Il trasferimento del potere fuori dai confini nazionali dei singoli stati membri dell’Unione Europea verso le organizzazioni internazionali avviene attraverso strumenti detti «dialogo» e «multilateralismo» legati a reti designate dagli stati: Dialogo Euro-Arabo, Medea, Processo di Barcellona, Unione per il Mediterraneo, Fondazione Anna Lindh, Alleanza delle Civiltà, Parlamento Euro-Mediterraneo (PEM) ecc. Queste reti trasmettono direttive a delle sottoreti, a miriadi di ONG e ai rappresentanti delle «società civili» che scelgono essi stessi, attivisti dell’immigrazione e del multiculturalismo. La rete delle istituzioni politiche, i cosiddetti «think tank», spesso finanziata dalla Commissione europea, trasforma tali direttive in opinione pubblica mescolandole sulla stampa, nelle pubblicazioni, nei film, veri e propri inghiottitoi di miliardi. Le popolazioni europee sono chiuse in un gioco di specchi che si rinviano, a tutti i livelli sino all’infinito, le opinioni prefabbricate in base ad agende politiche e culturali che esse ignorano e spesso disapprovano. Questa trasformazione «di un’Europa delle Nazioni» in un’Europa unificata e integrata alle organizzazioni internazionali, come l’ONU, l’UNESCO, l’OCI, ecc., risponde alla strategia dell’UE in particolare nella sua dimensione mediterranea. Una tale ottica motiva le politiche sia dell’UE che dell’OCI, che si oppongono entrambe – per interessi diversi – ai nazionalismi culturali e identitari locali in Europa. Questo movimento promuove il multiculturalismo e l’internazionalismo di una popolazione europea destinata a trasformarsi e a sparire in virtù dell’unione delle due rive del Mediterraneo e di una immigrazione dell’Africa e dell’Asia incoraggiata dalla Dichiarazione Durban 2. Questa Dichiarazione è in conformità alla politica dell’OCI in riguardo all’emigrazione. A tale scopo, la nozione stessa e la coscienza di una civiltà europea peculiare e specifica, nel corso di millenni, si dissolve mentre si continuano a combattere con accanimento le identità culturali europee assimilate al razzismo. L’OCI segue un percorso simile all’Unione europea, organizzandosi come forza transnazionale, ma, contrariamente all’UE, si afferma grazie al radicamento della ummāh nella sfera della religione, della storia e della cultura coranica. Cosa è l’OCI? Questa è un’organizzazione centrale creata nel 1969 per distruggere Israele. Essa riunice 56 stati membri (musulmani o a maggioranza musulmana) e l’Autorita Palestinese. Questi stati sono in Asia, Africa et Europa con l’Albania, la Bosnia Herzegovina e il Kossovo. L’OCI è la seconda organizzazione intergovernativa dopo le Nazioni Unite e rappresenta un miliardo trecento milioni di musulmani. Al l’11° Vertice islamico svoltosi a Dakar il 13 e 14 marzo 2008, l’OCI ha adottato una Carta che ne sancisce i principi e gli obiettivi, il primo dei quali consiste nell’unificazione della ummāh (la comunità islamica mondiale) attraverso il suo radicamento nel Corano e nella Sunna, e la difesa solidale delle cause e degli interessi musulmani sulla pianeta. Questa politica spiega la recrudescenza di religiosità musulmana in generale, inclusa l’Europa, e di odio contro Israele e l’Occidente. I suoi organi principali sono: 1) il Vertice islamico, che rappresenta l’istanza suprema di decisione ed è composto dai re e dai capi di stato; 2) il Consiglio dei ministri degli esteri; 3) il Segretariato generale, che costituisce l’organo esecutivo dell’OCI e 4) la Corte islamica internazionale di Giustizia, che diventerà l’organo giuridico principale dell’organizzazione (articolo 14) e giudicherà in conformità con i valori islamici. (art. 15). L’OCI è dotata di una struttura unica fra le Nazioni e le società umane. In effetti, il Vaticano e le varie Chiese non hanno un potere politico, anche se in concreto fanno politica, poiché nel cristianesimo come nel giudaismo funzioni religiose e politiche devono restare rigorosamente separate. Lo stesso vale anche per le religioni asiatiche, i cui sistemi non riuniscono in un’unica struttura organizzativa religione, strategia, politica e sistema giuridico. Non solo l’OCI gode di un potere illimitato grazie all’unione e alla coesione di tutti i poteri, ma a questi aggiunge anche l’infallibilità conferita dalla religione. Riunendo sotto un solo capo 56 paesi, alcuni fra i più ricchi del pianeta, l’organizzazione controlla la maggior parte delle risorse energetiche mondiali. L’OCI è un’organizzazione religiosa e politica che appartiene alla sfera di influenza dei Fratelli Musulmani con cui condivide in tutti i casi la visione strategica e culturale di una comunità religiosa universale, la ummāh, ancorata al Corano, alla Sunna e all’ortodossia canonica della shari’a. Che la religione sia un fattore prioritario per l’OCI si evidenzia dal suo linguaggio e dai suoi obiettivi. Così la conferenza di Dakar (marzo 2008) prende il titolo di Conferenza del Vertice islamico, Sessione della ummāh islamica del XXI secolo. Nel preambolo della Carta dell’OCI, gli stati membri confermano la loro unione e la loro solidarietà ispirate dai valori islamici al fine di rafforzare nell’arena internazionale i loro interessi comuni e la promozione dei valori islamici. Essi s’impegnano a rivitalizzare il ruolo di pioniere dell’islām nel mondo, a sviluppare la prosperità negli stati membri e, al contrario degli stati europei, ad assicurare la difesa della loro sovranità nazionale e della loro integrità territoriale. Dichiarono che la vera solidarietà implica necessariamente il consolidamento delle istituzioni e la profonda convinzione di un destino comune in base a valori comuni definiti nel Corano e nella Sunna (§ 4) che stabiliscono i parametri della buona governance islamica. Essi raccomandano che i mezzi di informazione contribuissero a promuovere e sostenere le cause della ummāh e i valori dell’islām mentre l’OCI si impegna in forme di solidarietà con le minoranze musulmane e le comunità di immigrati nei paesi non musulmani e collabora con le organizzazioni internazionali e regionali per garantire i loro diritti nei paesi stranieri. L’OCI si impegna inoltre a stimolare i nobili valori dell’islām, a preservarne i simboli e la loro eredità comune e a difendere l’universalità della religione islamica, in termini più chiari, la diffusione universale dell’islām (da‘wah). Si impegna a inculcare i valori islamici nei bambini musulmani e a sostenere le minoranze e le comunità di immigrati musulmani all’esterno degli stati membri al fine di preservarne la loro dignità, identità culturale e religiosa e i loro diritti. Affermano il loro sostegno alla Palestina con capitale Al-Quds Al-Sharif, il nome arabizzato di Gerusalemme. L’OCI sostiene tutti i movimenti musulmani di lotta come quello del popolo turco di Cipro, in Sudan, in Cina, dei Palestinesi, condamna l’occupazione dell’Armenia in Azerbaigian, del Jammu e Kashmir, l’oppressione dei musulmani in Grecia, in Myanmar, in Caucasia, in Thailandia, in India e nelle Filippine. Sulla scena della politica internazionale, l’OCI ha creato vari comitati per coordinare le iniziative e la politica in campo politico, economico, sociale, religioso, mediatico, educativo e scientifico sul piano interstatale degli paesi musulmani e internazionale. Gli obiettivi strategici della Carta sono tesi a: «Assicurare una partecipazione attiva degli stati membri [dell’OCI]al processo mondiale di presa di decisione nei campi della politica, dell’economia e del sociale, al fine di garantire i loro interessi comuni» (I-5); e a «promuovere e difendere posizioni unificate sulle questioni di interesse comune nei forum internazionali». Fra i suoi obiettivi, la Carta dell’OCI elenca la diffusione, la promozione e la preservazione degli insegnamenti e dei valori islamici, la diffusione della cultura islamica e la salvaguardia del patrimonio islamico (I-11); la lotta alla diffamazione dell’islām, la preservazione dei diritti, della dignità e dell’identità religiosa e culturale delle comunità e delle minoranze musulmane negli stati non membri (I-16). Questo punto indica la tutela sugli immigrati musulmani all’estero e le pressioni esercitate dall’OCI, attraverso il canale dei dialoghi e dell’Alleanza delle Civiltà, sui governi dei paesi di accoglienza non musulmani. Essendo un’organizazione musulmana religiosa, come lo dice pure essa stessa, l’OCI dichiara essere l’organo rappresentativo del mondo musulmano. Rivendica la sua solidarietà con tutte le minoranze musulmane che abitano negli stati non membri dell’OCI (vale a dire i paesi non musulmani). Per queste minoranze, l’OCI domanda il godimento degli diritti dell’uomo elementari, fra cui la protezione dell’identità culturale, il rispetto delle loro leggi in modo da proteggersi contro qualsiasi forma di discriminazione, oppressione ed esclusione, il salvataggio del patrimonio culturale dei musulmani negli stati non musulmani. L’OCI considera suo compito proteggere il diritto alla cultura, alla religione e all’identità culturale degli immigrati musulmani e di promuoverli nelle sfere del potere, di autorita e di influenza. Onde assicurare la protezione delle minoranze musulmane immigrate e stabilite in Occidente, e preservarne l’identità, l’OCI ha deciso di internazionalizzare la lotta all’islamofobia attraverso la cooperazione fra l’OCI e le altre organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, l’OSCE, l’Unione africana e così via. Anche in questo caso la politica dell’Unione Europea intesa a sostenere «la legalità internazionale» dell’ONU rinforza in realtà il controllo mondiale dell’OCI che predomina in tutte le istituzioni internazionali. Ma la priorità politica dell’OCI è naturalmente la distruzione di Israele e l’islamizazione di Gerusalemme. L’OCI prevede di trasferire la sua sede da Gedda (Arabia Saudita) a al-Kuds, la Gerusalemme islamizzata. Come l’OCI ha i caratteri di uno califfato universale, la Gerusalema ebraica e cristiana diventata al Kuds e sarà la sede dove la sharia governerà, come a La Mecca, Gaza e i luoghi tenuti dai Talebani. Questa strategia si sviluppa in associazione con molte chiese e l’Europa. L’OCI vuole che l’eliminazione di Israele sia fatto come un atto di profondo odio dall’insieme del pianeta, ma specialmente dagli Occidentali. In altre parole vuole che siano i Cristiani che destruggano la radice della loro spiritualità. Questo sarebbe un altro parricidio dopo la Shoah. La propaganda globale di odio contro Israele che si manifesta nei canali occidentali con l’argomento della vittimologia e l’innocenza palestinese provienne dell’OCI. L’Europa palestinizzata, e volontariamente colpevolizzata, continua a dare sostegno, finanziario, diplomatico, politico e mediatico alla Palestina e a promuovere l’emergenza del Califfato universale a al-Kuds sulle rovine dell’antica Gerusalemme.


    Bat Ye'or




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    Predefinito Riferimento: Come il sistema mondialista favorisce la distruzione dell’Europa e l’isl

    Peccato che, al contrario di quanto sostenuto dall'autrice, dietro questa abnorme espansione dell'islam, ci siano U$A-GB e Israele. In funzione anti-europea.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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    Predefinito Riferimento: Come il sistema mondialista favorisce la distruzione dell’Europa e l’isl

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Peccato che, al contrario di quanto sostenuto dall'autrice, dietro questa abnorme espansione dell'islam, ci siano U$A-GB e Israele. In funzione anti-europea.
    Non è corretto, se mai, oltre alle organizzazioni sovranazionali mondialiste, c'è stata la geopolitica anglo-americana delineata dal politologo Z. Brzezinski in funzione anti-russa e anti-europea, tuttavia anche importanti giornalisti della sinistra tedesca filo-serba come Jurgen Elsasser, ammettono che Israele ha avuto un ruolo del tutto secondario in questa vicenda, difatti Israele si è rifiutata di appoggiare la guerra della NATO contro la Serbia e più recentemente non ha riconosciuto l'indipendenza del Kosovo narco-islamico.
    A proposito di questo merita di essere letto il geopolitologo francese Alexandre del Valle.

    carlomartello

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    Predefinito Riferimento: Come il sistema mondialista favorisce la distruzione dell’Europa e l’isl

    La scrittrice Bat Ye'or: «Stop agli immigrati o l'Europa sarà loro»



    La premessa di Bat Ye'or non è di maniera: «I musulmani nel mondo sono più di un miliardo ed è difficile parlare di tutti», dice.
    E non è di maniera perchè precede un concetto forte, di quelli che, senza limature, questa signora, la coniatrice del preoccupato termine Eurabia, è abituata ad esprimere: «È possibile che ci siano musulmani che leggano il Corano diversamente da altri; che ci siano musulmani che provano a contestualizzare, che rigettano gli Hadit, quelli che dicono che certe cose andavano bene nel settimo secolo e non oggi. Loro possono anche integrarsi in queste nostre società laiche ed aperte, adottando i nostri valori. Ma dobbiamo dire che sono minoranza; non c'è un'organizzazione dove possano discutere e che li rappresenta; esprimono posizioni che alla fine sono individuali, ricevono minacce, sono considerati apostati e le leggi contro gli apostati, nel mondo islamico, sono più severe di quella contro gli infedeli».

    Signora, in Italia ci sono tanti musulmani che non creano affatto problemi, rispettano e riconoscono lo Stato; diverse loro organizzazioni fanno parte di una Consulta per l'Islam istituita per volere del ministero dell'Interno...
    «Beh, nello specifico non so cosa facciano, non posso esprimere giudizi su comunità che non conosco, ma trovo assolutamente normale che rispettino lo Stato. Hanno scelto di venire in Italia, altrimenti perchè sarebbero venuti! Devono rispettare le leggi! Ma, vede, il problema è davvero nostro: siamo contenti quando loro non ci uccidono e questo è ridicolo! Non dobbiamo essere riconoscenti! Detto questo è un bene che ci siano musulmani che vogliono integrarsi nella società italiana, è un segnale forte e sa perchè?».

    Dica.
    «Perché quello che fanno, in realtà, non sarebbe permesso dalla shari'a. Non sarebbe permesso accettare l'autorità di un non musulmano, non sarebbe permesso avere buone relazioni, di amicizia, di rispetto con i non musulmani... se loro hanno quest'atteggiamento, se rispettano le leggi degli italiani cristiani e di tutti gli altri... va benissimo. Ma sono peccatori, per la legge islamica tradizionale».

    In Italia, nei Paesi occidentali non c'è la legge islamica.
    «Nelle comunità musulmane di fatto c'è, è praticata. Ci sono perlomeno la poligamia, il matrimonio obbligatorio, la discriminazione delle donne, le mutilazioni dei loro genitali, per fare degli esempi. Ecco, queste cose in Europa non devono capitare, spesso sono illegali ma capitano lo stesso. È perché abbiamo fatto delle concessioni, viviamo in società aperte che non sappiamo difendere».

    Da chi?
    «Dall'islamismo, naturalmente».

    Lei crede che alla fine l'Europa diventerà musulmana?
    «Sì, se continueremo con queste politiche, col permettere l'immigrazione di massa, se avremo ancora le frontiere aperte, è sicuro che l'Europa diventerà musulmana. Si andrà sempre più nella stessa direzione che ha islamizzato Paesi che erano cristiani, quelli del sud del Mediterraneo».

    Parla di una specie di tentativo di colonizzare l'Europa?
    «Vede, per loro è un obbligo religioso islamizzare il mondo. Per restare all'Europa, nell'Unione Europea la popolazione musulmana è già molto numerosa e so che ci sono dei movimenti che pensano di costituire un partito dei musulmani europei».

    Che politica farebbero secondo lei?
    «Per sapere che cosa farebbero rimando alle letture di Khomeini o anche alle azioni di Ahmadinejad, oggi».

    Scusi, lei davvero pensa che in Europa, un giorno, si arriverà a impiccare gli omosessuali, a tagliare le mani ai ladri?
    «Sì, possibile. Spiego: la politica e la religione, nell'Islam sono inseparabili di concetto; nell'ebraismo e nel cristianesimo, invece, c'è la possibilità laica di criticare la religione e viceversa. Questo spazio di critica nell'Islam non c'è».

    Ma alcuni di loro giurano che c'è spazio per una politica moderata.
    «Debbono allora farla. Ma gli islamici sciiti hanno la Taqia, che permette loro di dire bugie se con il fine di fare del bene per l'Islam. E hanno anche un altro principio che mi viene in mente: "l'infedele non è puro e dunque non si deve toccarlo».

    Insisto: non c'è un Islam moderato?
    «Possono esserci dei musulmani moderati, ma no, non c'è un Islam moderato. Io non lo vedo proprio. Voglio credere che ci sia, che sia possibile ma purtroppo non c'è un Islam moderato, una sua scuola ufficiale».

    E quelli che vengono chiamati "Paesi islamici moderati"?
    «Ma di che parliamo? Di chi? In Egitto perseguitano i cristiani, gli ebrei sono stati tutti cacciati o sono scappati. Guardate quello che succede in Iran, in Iraq, in Sudan, in Nigeria... noi dobbiamo basarci sui fatti per fare politica, dobbiamo avere gli occhi aperti. Dobbiamo sapere che cosa dice la Sharia sugli ebrei, sui cristiani, sulle donne.... nel Corano Gesù non è un ebreo, è un profeta musulmano che ha predicato l'Islam. Per i musulmani dire il contrario è blasfemia».

    Sembra di capire che a suo avviso non c'è nemmeno una possibilità di dialogo.
    «Dipende. Con chi? Il problema è veramente grosso, fondamentalmente perché non c'è una esegesi del Corano».

    Lei, date le sue posizioni, avrà una gran paura...
    «Sono stata molto criticata, sono stata chiamata islamofobica. Quando un'università canadese mi ha invitata a parlare i musulmani di quel Paese hanno incredibilmente chiesto al governo di proibirmi di varcare la frontiera. In Francia anche chi non è musulmano ha boicottato i miei libri, come in Inghilterra. Poi sì, mi è capitato di essere stata spaventata ed è possibile certamente che qualcuno mi voglia fare del male, ma se non parliamo, non diciamo niente, diventiamo come dei morti e l'Europa sarà finita» (...).

    Il Tempo - La scrittrice Bat Ye'or: «Stop agli immigrati o l'Europa sarò loro»


    carlomartello

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    Predefinito Riferimento: Come il sistema mondialista favorisce la distruzione dell’Europa e l’isl

    Ci vedremo in piazza Dar-Al-Islam

    Marina Valensise
    © Il Foglio, 10 gennaio 2009


    Bat Ye’or è uno pseudonimo, significa la Figlia del Nilo, e non è nemmeno il primo che l’ideatrice del concetto di Eurabia ha deciso di darsi: il primo fu Yahudiya Masriya, l’Ebrea egiziana, scelto nel 1971 per pubblicare il suo primo libro sugli ebrei d’Egitto. “Fu una scelta di identità”, dice oggi Bat Ye’or parlando al telefono dalla sua casa in Svizzera. “Avevo rotto col mio passato. Fuggita con tutta la mia famiglia dall’Egitto, nel 1957, riparai a Londra come apolide. Non avevo più niente”. Oggi invece quello pseudonimo è la prova che in Europa viviamo ormai in stato di “dhimmitudine”, altro termine che lei stessa ha coniato, col contributo del presidente libanese Gemayel, per indicare il prevalere della legge islamica che ai “dhimmi”, i non musulmani, ebrei e cristiani, imponeva speciali esenzioni in cambio di un tributo, al costo però di umiliazioni di ogni tipo. “Da tempo viviamo in Europa in una condizione imposta da leggi straniere. Chi scrive di islam oggi in Europa è costretto a proteggersi, a nascondere la sua identità, a rinunciare alla libertà di parola, in violazione delle nostre stesse leggi. E’ un’aggressione alla quale ci rifiutiamo di rispondere, ma se andrà avanti così rischiamo di essere troppo deboli per sopravvivere a un conflitto di civiltà legato alla nostra stessa identità”. La sharia si insinua nel Vecchio continente, e non da ora secondo Bat Ye’or. La massa di musulmani genuflessi in ordine geometrico militante sul sagrato del Duomo di Milano o di San Petronio a Bologna sono per lei l’ultima plateale conferma della perdità di identità dell’Europa. “I musulmani agiscono in totale violazione delle leggi e dello spirito europeo. Pregano apertamente per Hamas invocando la distruzione dello stato di Israele. In principio, dopo la Shoah, in Europa nessuno ha il diritto di auspicare la scomparsa dello stato ebraico. Ma i musulmani – o meglio quegli estremisti che scendono in piazza per bruciare la stella di David e invocare Allah akbar, considerano l’Europa come Daral- Islam, come terra di sottomissione Il loro odio contro lo stato ebraico rientra in un più largo spettro ideologico e politico, che da secoli alimenta l’odio verso i popoli del Libro, i non musulmani, nutrendosi della mentalità del Jihad, anche se purtroppo viene incoraggiato dagli stessi politici europei”. Davanti alla metamorfosi delle piazze europee in luogo di fede e militanza politica jihadista, la prima responsabilità dunque è dei nostri politici: “Hanno creduto che l’odio antisraeliano si sarebbe rivolto soltanto contro Israele. Non hanno capito che quell’odio, invece, era diretto contro l’occidente e avrebbe finito per distruggere la stessa Europa. Quando l’islam arriva e dice che Gesù era un profeta musulmano, come pure Abramo, Mosé, David e Salomone, e tu non puoi difenderti con le tue leggi e i tuoi principi, finisci per soccombere e accettare il tribunale della sharia come hanno fatto gli inglesi: così invece di integrare in Europa gli immigrati di religione musulmana, finisci per islamizzare l’Europa”.E se uno le domanda come mai i politici europei abbiano agito così, Bat Ye’or torna alla tesi sua famosa che ha spinto Niall Ferguson a riconoscere: “Nessuno meglio di lei ha attirato l’attenzione sul carattere minaccioso dell’estremismo islamico. Un giorno gli storici giudicheranno profetico il termine Eurabia, da lei coniato”. I politici europei sanno benissimo cosa succede, dice Bat Ye’or. “Hanno ambasciate, spie e agenti a sufficienza per conoscere la mentalità islamica molto meglio di noi, e i problemi del rigetto delle altre culture. Ma non vogliono la guerra e per evitarla, di fronte a fenomeni come il jihad e il terrorismo, l’hanno prima negata, poi si sono alleati con quelli che li volevano distruggere. Hanno preteso, come ha ammesso di recente il senatore Cossiga, che il governo italiano, ai tempi della Democrazia cristiana, collaborasse coi terroristi palestinesi. D’altra parte, l’alleanza con l’Organizzazione per la liberazione palestinese era un obiettivo stratdella stessa Organizzazione della conferenza islamica, l’Oci, organismo estremamente potente che riunisce 56 stati musulmani, e sul piano planetario ha la stessa influenza di un Califfato universale”. L’Europa, alleandosi con le stesse forze che la minacciavano, ha finito per schierarsi contro Israele. “Solo che adesso l’odio verso lo stato ebraico lavora contro l’essenza stessa del cristianesimo, che è uscito dal giudaismo mantenendo il Vecchio Testamento; e in questo modo distrugge in profondità la spiritualità cristiana”. La novità in tutta questa vicenda è che, davanti all’universalismo islamico, l’ecumenismo cattolico, per una volta, risulta del tutto impotente. Lo dimostra l’ambiguità della chiesa, mentre un alto prelato paragona liberamente la striscia di Gaza a un lager nazista. “Sul piano morale questo è un punto assai importante e ha ben ragione Sandro Magister a sottolinearlo” dice Bat Ye’or. “Sono vari fattori a spiegarlo non solo l’antisemitismo, ancora molto pregnante nella chiesa, sebbene il cristianesimo debba tutto al giudaismo; ma soprattutto il fatto che la chiesa, se vuole proteggere i cristiani che vivono in paesi arabi arretrati come l’Egitto, o fanatici come la Siria e l’Iraq, è costretta a prendere le distanze da Israele. Le comunità cristiane sono molto vulnerabili: vivono in ostaggio alle masse musulmane che li odiano e sono costrette ad accettare enormi umiliazioni e sacrifici pur di restare lì. E poi, altro fattore, ci sono i beni della chiesa, monasteri, conventi, seminari, che potrebbero venir incendiati o confiscati, mentre i preti cristiani che s’aggirano disarmati fra i musulmani, sarebbero facilissimi da aggredire. Nasce da qui l’atteggiamento di conciliazione che la chiesa mostra nei confronti del mondo musulmano. In fondo, non volendo affrontarne l’ostilità islamica, anche lei come l’Europa si protegge con la politica del dialogo, che però anche ne suo caso è fatta di negazione e concessioni”. Per molti in questo modo la chiesa, anziché favorire il processo di pace, lo rende più impervio. Il problema palestinese, sostegono costoro, si sarebbe potuto risolvere nel 1948, nel 1967, e nel 1973, se solo il Vaticano l’avvesse voluto. “Ma il Vaticano si è sempre opposto alla creazione di uno stato ebraico, sin dai tempi della dichiarazione di Lord Balfour”, dice Bat Ye’or. “La Giordania era disposta a discutere dei confini, e nel 1967 si poteva arrivare un accordo sui territori: Israele era pronto a cederle una parte della Giudea e della Samaria, e la questione palestinese sarebbe stata risolta. A questa soluzione, però, si è opposta la Francia, che con De Gaulle, dopo la fine della guerra di Algeria, per non perdere la presa sui paesi arabi, ha assunto un atteggimento estremista, mettendosi dalla parte dei partiti musulmani più radicali, e sostendendo l’Olp ha riconosciuto l’esistenza di un popolo che non esisteva prima. L’Europa ha voluto sostenere la guerra contro Israele e adottando la formula araba: ‘il terrorismo non si combatte sul piano militare’; così è potuta apparire come la protettrice del mondo arabo contro la politica americana e israeliana. Contro il terrorismo, voleva dire quella formula, non ci si può difendere con l’uso delle armi; dunque ci si deve sottomettere, cosa che la stessa Europa ha fatto nel 1973, e continua a fare. E infatti, ogni volta che Israele si difendeva dal terrorismo con le armi, l’Europa trasformava la vittoria militare di Israele in sconfitta politica. L’Europa ha preferito mantenere Israele insanguinata per impedirgli di mettere fine al conflitto. La comunità internazionale ha preferito conservare nell’odio antisraeliano le centinaia di migliaia di palestinesi che per quarant’anni ha mantenuto nei campi profughi, anziché distribuirli nel mondo arabo, con la speranza che un giorno distruggessero lo stato ebraico. E’ questa macchina infernale, costruita dai leader europei, che oggi spiega il sequestro jihadista del sagrato del Duomo e di San Petronio. Se non la riprendiamo in mano, finirà per portare l’Afghanistan dentro le mura delle nostre città”.

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    Predefinito Riferimento: Come il sistema mondialista favorisce la distruzione dell’Europa e l’isl

    Obama e Gerusalemme, all'ONU? O all'OCI?

    Il presidente Usa Barack Obama «ha messo a punto un piano di pace che sarà da lui illustrato il 4 giugno al Cairo». Questi i titoli a tutta pagina dei tabloid di Tel Aviv. Forse alla Casa Bianca il diretto interessato ancora non ha definito nessun piano, eppure i giornali israeliani hanno già oggi notizie e dettagli. E gli articoli hanno destato scompiglio fra i dirigenti israeliani. Con una curiosa sintonia (e forse imbeccati da una «gola profonda») Yediot Ahronot, Maariv ed Israel ha-Yom - un giornale gratuito vicino al Likud - hanno parlato ieri di un piano di pace che si articolerebbe sulla falsariga di quello saudita del 2002. L’idea centrale è che il mondo arabo sostenga concretamente negoziati di pace israelo-palestinesi attraverso una graduale normalizzazione delle relazioni con lo Stato ebraico. L’obiettivo è di costituire in quattro anni accanto ad Israele uno Stato palestinese indipendente, democratico, geograficamente omogeneo e smilitarizzato. Ai profughi palestinesi verrebbe offerta la scelta tra l’acquisizione della cittadinanza nei Paesi dove risiedono, oppure stabilirsi entro i confini del futuro Stato palestinese. La Città vecchia di Gerusalemme passerebbe sotto l’autorità delle Nazioni Unite. Ma Israele, ha commentato il viceministro degli esteri israeliano Dany Ayalon ha «linee rosse» che non potranno essere mai valicate ed una di queste è la sovranità su Gerusalemme.

    La stampa israeliana Piano di pace di Obama: Gerusalemme sotto controllo dell’Onu - Esteri - ilGiornale.it del 21-05-2009


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