GIUSTIZIA: VIOLANTE, CON ALFANO BISOGNA DIALOGARE (ASCA) - Roma, 28 ago - ''La bozza Alfano? Aspettiamo i testi, ma l'opposizione deve verificarli con disponibilita'''. E' questa la posizione dell'ex presidente della Camera, Luciano Violante, che in una intervista al Corriere della sera cosi' risponde all'auspicio espresso nei giorni scorsi dal governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, affinche' si apra un confronto sulla riforma della giustizia affidando il dibattito ai 'moderati' dei due schieramenti, ed indicando Violante come un possibile interlocutore.
Per Violante ''l'Anm non deve limitarsi a puntare i piedi, deve fare proposte anche sul rapporto tra magistratura e altripoteri dello Stato''. Per quanto riguarda il Csm Violante esprime ''dubbi sulle due sezioni distinte una per i Pm e l'altra per i giudici. Si avrebbe un effetto paradossale: 2.000 Pm che si autogestiscono, come fossero una casta. Bisogna dire con onesta' che si vuole che il Pm sia controllato dal potere politico''.
In tal senso, prosegue Violante, ''si puo' certamente cambiare'' la norma costituzionale che esclude i Pm dal controllo dell'esecutivo, ''ma manca una legge seria sul conflitto di interessi di chi esercita le funzioni di governo, a livello locale o nazionale. E' forte il rischio che il Pm venga trascinato nella contesa partitica o usato per risolvere problemi politici. Esistono soluzioni che, ferma l'indipendenza del Pm, comportano una verifica parlamentare sui criteri di esercizio dell'azione penale''.
Per l'ex presidente della Camera ''ci vogliono verifiche ogni due anni. I Pg delle varie Corti d'Appello devono comunicare al Csm cosa intendono fare nel biennio successivo, le commissioni di Camera e Senato danno il loro parere al Csm che delibera sui criteri definitivi e. alla scadenza, una relazione completa dovrebbe essere discussa in Parlamento per fornire valutazioni su quanto accaduto ed attivare eventualmente procedimenti disciplinari in caso di irragionevole violazione dei criteri''.
Violante condivide anche la necessita' di una riforma del Csm, che ''cosi' com'e' adesso e' nelle mani delle correnti dell'Anm''; la formula potrebbe essere ''un terzo di magistrati, un terzo di laici eletti dal Palrlamento e un terzo di personalita' indicate dal Capo dello Stato, conrequisiti previsti per essere eletti alla Consulta.
Potrebbe essere una formula capace di stemperare le tensioni tra politica e magistratura''.
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