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    Predefinito Perchè non possiamo non dirci putinisti

    KOSOVO: I NARCO-ATLANTICI DI PRISTINA PUNTANO ALL' INDIPENDENZA

    20 novembre 2007
    di Andrea Perrone

    Dopo la vittoria del Partito democratico del Kosovo (Pdk), il suo leader - il ben noto terrorista e narcotrafficante albanese - Hashim Thaci fa la voce grossa, sostenendo ancora una volta l’indipendenza di Pristina da Belgrado.
    Già poche ore dopo la chiusura delle urne l’ex capo dell’Uck aveva osservato che “con la nostra vittoria oggi comincia un nuovo secolo”. “Abbiamo dimostrato che il Kosovo è pronto ad andare avanti verso la libertà è l’indipendenza”, aveva aggiunto il leader del Pdk, dopo aver ottenuto il 35% dei voti ed esser così salito all’onore della cronaca come vincitore delle elezioni politiche.
    Idee e proclami indipendentisti sono stati confermati anche ieri, da Thaci, nel corso di un’intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. “Non mi aspetto un compromesso tra Kosovo e Serbia, ma rispetteremo l’agenda della Troika fino al 10 dicembre”.
    Dopo il 10 dicembre, il Kosovo avrà una propria agenda, ha annunciato: “Prenderà una decisione sulla propria indipendenza e mi aspetto un appoggio internazionale”. Quanto alle soluzioni proposte dai mediatori della Troika (Ue, Russia, Usa), tra cui l’ipotesi di un modello Hong Kong, per Thaci “tutte queste idee sono prive di sostanza”.
    Il Kosovo peraltro, ha spiegato al giornale tedesco il terrorista albanese, non può aspettare l’approvazione generale per andare avanti: “Non possiamo aspettare fino a quando tutti i Paesi saranno pronti a riconoscerci”. Un atto intimidatorio messo in atto dagli occupanti forti del sostegno di Washington che è il primo fautore di questo gesto assurdo minacciato dagli albanesi.
    Thaci ha affermato poi di aver parlato con molti leader Ue: “Sono tutti dell’opinione che una decisione debba essere presa. E tutti sanno ciò che anche la Serbia sa: che l’indipendenza è l’unica soluzione”. Il narco-atlantico ha affermato quindi di aspettarsi che il Kosovo diventi presto un membro ufficiale delle organizzazioni internazionali quali il Fondo Monetario e la Banca Mondiale. “Ma quello che è importante per noi prima di tutto è essere indipendenti ed avere nel Paese una missione internazionale civile e la Nato”, ha osservato il leader albanese. Da Mosca intanto è giunto il duro monito del Cremlino, diretto contro chiunque abbia intenzione di sostenere le scelte atlantiche degli albanesi. La Russia ha chiesto infatti ai politici europei di non sostenere le forze indipendentiste del Kosovo. “L’appoggio che alcuni politici della Ue offrono ai separatisti del Kosovo sta portando il processo negoziale in una via senza uscita”, ha dichiarato il presidente della commissione Affari esteri della Duma, Konstanin Kossachov, parlando all’agenzia di stampa russa Interfax. L’esito del voto ha accresciuto il pericolo di una proclamazione unilaterale di indipendenza da parte della provincia ormai a maggioranza albanese, un passo che non deve essere sostenuto dalla comunità internazionale, ha sottolineato il rappresentante russo.
    Da Bruxelles intanto i ministri degli Esteri europei hanno messo in dubbio - ieri durante una riunione - la legittimità di qualsiasi ultimatum dei kosovari albanesi, dichiarandosi preoccupati per le parole minacciose espresse dal vincitore del Pdk e cercando così di attenuare i pericoli espressi attraverso gli ostili proclami.
    Tuttavia, nonostante le dichiarazioni concilianti provenienti da Bruxelles, il mediatore Ue Wolfgang Ischinger, poco prima di incontrare i ministri degli Esteri dell’Unione, si è espresso a favore delle scelte atlantiche degli occupanti albanesi senza più rinvii di sorta. La Troika sul Kosovo - ha osservato Ischinger - ha “esplorato tutte le opzioni umanamente conosciute” per giungere ad un compromesso tra serbi e kosovari sullo status finale del Kosovo. “Abbiamo offerto - ha proseguito il mediatore - alla delegazione serba la possibilità, che pensavano di non aver concesso in modo completo prima d’ora, di avere dei colloqui diretti e profondi con i kosovari”. “Nessuno - ha aggiunto - potrà dire che i negoziati non siano stati significativi e intensi: abbiamo davvero scavato a fondo. Lo dico perché alcuni potrebbero essere tentati di dire: continuiamo i negoziati”.
    All’ultimo momento però le agenzie di stampa hanno battuto le dichiarazioni del capo della diplomazia di Berlino, Frank-Walter Steinmeier, che ha sottolineato come il mediatore europeo sul Kosovo proporrà a serbi e kosovari albanesi un accordo di cooperazione senza precisare però lo status della provincia indipendentista. Tutto questo però - a detta di Steinemeier - se la Russia accetterà di metterla sul tavolo. Responsabili serbi e kosovari incontreranno oggi i mediatori a Bruxelles per la penultima sessione di colloqui, per trovare un compromesso sul futuro status della provincia indipendentista serba, prima della conclusione prevista per il 10 dicembre. È questo forse l’ultimo tentativo messo in atto dalla Troika, prima del crollo finale. Il Cremlino come la Serbia ha fatto sapere che non ha intenzione di cedere ai diktat ma l’Europa nonostante i proclami per la pace è divisa, e una parte di essa è prona ai voleri di Washington.

    www.rinascita.info

  2. #2
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    sabato, 01 dicembre 2007
    GLI AVVOLTOI SULLA RUSSIA di G.P.

    Il solito servaggio giornalistico sta lanciando alti lai sui pericoli involutivi della democrazia in Russia, perché, a suo dire, nelle prossime elezioni legislative verrà sancita la vittoria plebiscitaria del partito "Russia Unita" ma sotto pesanti condizionamenti. E quali sarebbero questi condizionamenti? Posta così la questione è facile stimolare, nell’opinione pubblica occidentale, lo spauracchio di minacce e di manganellate nei seggi elettorali o per le vie delle città. Ed invece, la colpa di Putin sarebbe quella di aver commissionato sondaggi su misura e di aver avviato una campagna battente in tutti gli angoli del paese. Insomma nulla di meno di quello che accade in ogni democrazia occidentale. E allora dov’è il problema? Il fatto è che secondo gli osservatori “indipendenti” dell’Osce la Russia è solo una simil-democrazia ed in una simil-democrazia questo modo di fare equivale ad un imperio. Tanto è bastato per farli desistere dai loro compiti, hanno cioè deciso che nessun esperto dell’organizzazione si recherà in Russia per monitorare le elezioni di domenica.

    Dietro queste speciose affermazioni vi è, in realtà, la volontà americana di screditare la Russia e le sue istituzioni perché il potere appare saldamente nella mani di Putin e del suo partito "Russia Unita", entrambi forti di un vasto appoggio popolare. E tutto ciò non è affatto un bene per il governo Usa.

    Il motivo di tanto accalorarsi non è certo il presunto tentativo di Putin di voler ripristinare una dittatura (anche queste vanno benissimo agli americani se si piegano al loro volere), ma quello di non riuscire più a tenere sotto controllo questo paese.

    Eppure il nuovo “zar” di Russia si è permesso solo di ribadire al suo popolo un concetto semplice e lapalissiano: “per continuare a crescere economicamente e per vivere in maniera dignitosa non bisogna far ritornare al potere coloro che hanno già tentato una volta di governare questo paese e che oggi vorrebbero cambiare i piani di sviluppo della Russia, invertendo il corso sostenuto dal nostro popolo e far tornare i tempi dell’umiliazione, della dipendenza e della disintegrazione”. Ovviamente queste dichiarazioni d’indipendenza danno fastidio soprattutto a chi sperava di neutralizzare la Russia una volta per tutte.

    L’ex colosso sovietico, grazie alle politiche putiniane, è effettivamente fuoriuscito da un’epoca di dissoluzione e di rapina capitalistica, imposta dalle potenze occidentali dalla fine della guerra fredda, nel ’91-‘92, fino all’affacciarsi di Vladimir Putin nella vita politica russa, nel 1999.

    La colpa imperdonabile del gigante dell’est è stata quella di aver osato contrapporsi, per più di 70 anni, all’unico ordine mondiale “desiderabile”, quello delle formazioni capitalistiche ad egemonia statunitense.

    Durante il regno dell’ubriacone El’cin, la Russia era sprofondata nel caos più completo, ma all’epoca il coro degli analisti politici ed economici occidentali era concorde nell’affermare che si trattava del prezzo necessario da pagare per la “virtuosa” opera liberalizzatrice dei nuovi governanti, i quali stavano assolvendo al compito storico di traghettare il paese verso la modernità. Peccato che quegli uomini di “rinnovamento” venivano tutti, o quasi, dai vertici della nomenklatura sovietica e si trattava pure dello strato più corrotto del vecchio potere.

    Ben presto divenne chiaro che la “sana” competizione capitalistica, da impiantare a dosi omeopatiche sulla società russa, era solo un paravento per scatenare gli animal spirits oligarchici e mafiosi autoctoni, subordinati a quelli più famelici del cosiddetto “mondo libero”. Ciò che si nascondeva dietro le ricette liberiste concordate tra nuovi poteri economico-finanziari russi ed organismi internazionali, come il FMI o la Banca Mondiale, era la svendita dei "gioielli nazionali" (imprese energetiche in primo luogo) ai poteri mafiosi cresciuti all’ombra della burocrazia socialista, i quali agivano in combutta con Washington. Ma il vero obiettivo degli americani era quello di portare il nuovo governo di Mosca a decretare lo smantellamento degli arsenali militari e nucleari, rinunciando, altresì, ad alcuni territori strategici che di lì a breve sarebbero entrati nell’area d’influenza americana.

    La penetrazione statunitense ed occidentale ad Est sancì la fine dell’economia statizzata senza che venissero attivati ammortizzatori economico-sociali adeguati a sostenere l’impatto di questa adesione repentina ai meccanismi stritolativi del mercato globale. Ne seguì un grave sfilacciamento del tessuto connettivo (sociale, politico, economico) della Russia. In poco tempo tutto il paese si ritrovò in pieno medioevo. Questi piani hanno però subito una battuta d’arresto (speriamo lunga) grazie alle politiche putiniane di arginamento della corruzione interna che hanno costretto i poteri oligarchici e mafiosi ad abbandonare il paese. Oggi questi delinquenti trovano rifugio in molte nazioni europee dalle quali continuano a sferrare attacchi contro la Russia ricevendo l’appoggio di tutta la stampa occidentale.

    A causa del rinato slancio nazionalistico russo gli americani si sono visti costretti a cambiare strategia per ben due volte, dapprima tentando di integrare la Russia nei vari organismi internazionali attraverso i quali vengono irreggimentati i rapporti tra le nazioni nella direzione di un maggior predominio Usa, in seguito, quando hanno compreso che l’ex agente KGB non era così stolto da farsi irretire dai loro falsi discorsi imperiali, hanno puntato ad un accerchiamento militare e politico, inglobando nella propria sfera d’influenza quei paesi che tradizionalmente avevano fatto parte della cintura protettiva sovietica. Le rivoluzioni colorate nelle ex-repubbliche del patto di Varsavia e il progetto di scudo spaziale hanno precisamente questo scopo, si tratta per gli Usa di affermare la propria influenza alle porte della Russia, al fine di impedirne i movimenti geostrategici. In ragione di ciò la creazione di un clima ideologico favorevole permette alla nazione predominante di agire con le mani più libere.

    Oggi si è scelto un ex campione di scacchi per dimostrare quanto la democrazia in Russia sia malata. Peccato che nonostante il gran rumore sulle manifestazioni di Kasparov e del suo piccolo movimento “Altra Russia”, gli aderenti e i simpatizzanti non superino qualche centinaio di persone, troppo poco per parlare di persecuzione generalizzata. Kasparov fa costantemente la spola tra Washington e Mosca prima di "immolarsi" sull’altare della democrazia. L’ultima volta, nonostante la sfilata del suo movimento fosse stata autorizzata per un percorso determinato, ha voluto mostrare i muscoli portando i suoi fin sotto i palazzi delle istituzioni. Di fronte a tale atto provocatorio gli Omon (la polizia russa) hanno reagito picchiando i manifestanti e arrestando Kasparov. La stampa europea e americana si è detta scandalizzata per tale modo di fare ma mi pare che anche da noi, se i cortei non seguono i tragitti preventivamente concordati per motivi di ordine pubblico, si finisce con teste rotte ed arresti indiscriminati.

    Quando Kasparov è uscito di prigione ha trovato una pletora di giornalisti, quasi tutti stranieri, ad aspettarlo. Volevano sentire dalle sue parole quanto fosse cattivo il potere russo. Lui ha “obbedito” rilasciando dichiarazioni di fuoco, arrivando persino a sostenere che la popolarità di Putin è solo apparente.

    Il bravo Kasparov si è guadagnato la stima Washington e qualche altro biglietto aereo per gli Stati Uniti.

    da http://ripensaremarx.splinder.com

  3. #3
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    2007-12-02 192
    RUSSIA: PRIMI SCRUTINI, PUTIN VINCE CON IL 63,3%
    MOSCA - Trionfo di Vladimir Putin alle elezioni russe. Il partito del presidente, 'Russia unita' ha ottenuto il 63,3% dei voti secondo uno scrutinio parziale, che coinvolge il 13,7% delle schede votate. Lo comunica la Commissione elettorale centrale. I comunisti sono all'11,50%, i liberal-democratici al 10% e il Russia Giusta al 7,8%.
    In base allo scrutinio del 12% delle schede, i due principali partiti liberali di opposizione non si allontanano dall'1%: Iabloko, dell'economista Grigori Iavlinski, e' all'1,2%, l'Unione delle forze di destra (Sps) all'1,1%. Entrambi sono alle spalle del partito agrario della Russia (2,5%). I rimanenti quattro partiti sono sotto l'1%.



    da www.ansa.it

  4. #4
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    Mi vergogno solo a leggere il titolo di questa discussione.

  5. #5
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    Strozzi onestamente non comprendo le tue simpatie per putin.

  6. #6
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Immagino che la "scelta di parte" si giustifichi principalmente in una ottica antiamericana. In ogni caso mi lascia alquanto perplesso (mi sembra di essere ringiovanito di una tentina di anni ).

  7. #7
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    Putin è un dittatore, quindi ogni apertura di credito è fuori luogo.

  8. #8
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    Un plebiscito per Putin

    Sabato 1 Dicembre 2007 - Ugo Gaudenzi



    Dove il popolo è sovrano, dove lo Stato - il governo, il parlamento, l’organizzazione sociale - è strumento e interprete della volontà popolare, dove le lobbies economiche, le nomenklature, le clientele, le oligarchie sono spazzate via perché parassite e tiranniche, in quella Nazione prospera la libertà.
    La Russia è oggi di nuovo una Nazione libera. E’ anche un polo di riconquistata sovranità e un esempio per tutti i popoli che vivono in un’Europa ridotta a colonia, trasformata in un grande mercato capitalista dai tanti suoi sub-governi “arancioni” sudditi degli anglo-americani, delle loro banche e delle loro multinazionali.
    Il merito della ritrovata sovranità russa è di un uomo, Vladimir Putin, che - cacciati i parassiti del passato, ripreso il controllo nazionale dell’economia, fermato il terrorismo eterodiretto, restituito alla sua Nazione il ruolo di grande potenza - si appresta a trionfare nelle elezioni per il rinnovo della Camera Bassa, la Duma. Un trionfo che già è previsto plebiscitario: ben oltre la maggioranza assoluta dei seggi sarà infatti acquisita dagli eletti di “Russia Unita”.
    Poco più o poco meno del 60 per cento dei 107 milioni di cittadini elettori ha già dichiarato il suo favore per il partito di Putin.
    A nulla è valsa la malevola propaganda diretta dall’ Occidente e amplificata dai media atlantici. Le chiamate di correità in strani omicidi di dissidenti, le viete denuncie sulle presunte violazioni dei cosiddetti “diritti umani”, l’eterodiretta pubblicità alle micro-opposizioni “bolsceviche-liberaldemocratiche” (sic), i panegirici per lo scacchista Kasparov, si sono risolte in un buco nell’acqua.
    Putin guiderà la Russia anche dopo la scadenza del suo incarico presidenziale. La nostra Europa è con lui.
    Putin è il simbolo della rinascita possibile della più grande Nazione Europea [...]

    www.rinascita.info

  9. #9
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    Strozzi... passa con gli euroasisti!

    www.rinascita.info è il sito di un giornale online che si rifà a dottrine eurasiste, socialnazionalisti, comunitariste...

    ecco due forum di discussione più adeguati per postare questi articoli:
    http://www.politicaonline.net/forum/...isplay.php?f=7
    http://www.politicaonline.net/forum/...isplay.php?f=8

  10. #10
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    Lo Strozzi è nostro e ce lo gestiamo noi .


 

 
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