EST - Tibet, Dalai Lama denuncia nuova repressione cinese e 140 morti
Roma, 21 ago (Velino) - “L’esercito cinese ha sparato sulla folla, lunedì 18 agosto, nella regione di Kham nel Tibet orientale”. Così il Dalai Lama, intervistato dal quotidiano francese Le Monde, risponde alla domanda se la repressione cinese in Tibet sia continuata a dispetto della tregua olimpica. Il leader spirituale tibetano ha affermato che, salvo conferma, “140 tibetani sarebbero rimasti uccisi” mentre dal 10 marzo scorso, inizio della rivolta, i suoi concittadini morti sotto il fuoco cinese “sono 400, e i loro corpi non sono mai stati resi alle rispettive famiglie”, mentre gli arrestati “sono diecimila”.
“L’esercito cinese ha sparato sulla folla, lunedì 18 agosto, nella regione di Kham nel Tibet orientale”. Così il Dalai Lama, intervistato dal quotidiano francese Le Monde, risponde alla domanda se la repressione cinese in Tibet sia continuata a dispetto della tregua olimpica. Il leader spirituale tibetano ha affermato che, salvo conferma, “140 tibetani sarebbero rimasti uccisi” mentre dal 10 marzo scorso, inizio della rivolta, i suoi concittadini morti sotto il fuoco cinese “sono 400, e i loro corpi non sono mai stati resi alle rispettive famiglie”, mentre gli arrestati “sono diecimila”.
Tenzin Gyatso ha poi denunciato “la novità della costruzione di veri accampamenti militari”, una “frenesia” che indica che “la colonizzazione militare del Tibet è destinata a durare”. Con Le Monde, il premio Nobel per la Pace ha poi criticato le “finte” aperture del presidente della Cina Hu Jintao a favore del dialogo e ha quindi ribadito la propria linea: “Non violenza e via mediana: l’autonomia resta il nostro obiettivo. Un’autonomia vera e propria, perché l’autonomia alla cinese, noi sappiamo cos’è: uno specchietto per le allodole”.
Hu, ha poi ripreso il Dalai Lama, “ha affermato di voler costruire una società armoniosa. Eppure tutto quello che fa va nel senso contrario”. E aggiunge un rimpianto: “Den Xiao Ping aveva un vero progetto per lo sviluppo economico e noi l’avevamo approvato, perché conosciamo i ritardi materiali del Tibet”. Per concludere poi con un consiglio: “La Cina vuole diventare una superpotenza? Allora deve prima ritrovare un’autorità morale. La repressione in Tibet e in altre regioni danneggia la sua credibilità e rispettabilità”.
Le violenze di marzo, chiede il giornalista, indicano la fine della strategia della non violenza? “È solo una piccola minoranza a ricorrere alla violenza – risponde Tenzin Gyatso a Le Monde –. Piuttosto la vera divergenza è tra chi reclama l’indipendenza e chi, come noi, chiede una vera autonomia. E siamo in una situazione difficile perché riconosco che la via mediana non ha portato i frutti sperati”. A poche ore dal suo incontro con il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, il Dalai Lama ha quindi ringraziato la Francia per l’ospitalità accordatagli in questi giorni ed espresso l’auspicio che il capo dell’Eliseo e presidente di turno dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy, “faccia delle proposte costruttive ai cinesi” dopo la fine dei Giochi olimpici.
Tenzin Gyatso ha poi denunciato “la novità della costruzione di veri accampamenti militari”, una “frenesia” che indica che “la colonizzazione militare del Tibet è destinata a durare”. Con Le Monde, il premio Nobel per la Pace ha poi criticato le “finte” aperture del presidente della Cina Hu Jintao a favore del dialogo e ha quindi ribadito la propria linea: “Non violenza e via mediana: l’autonomia resta il nostro obiettivo. Un’autonomia vera e propria, perché l’autonomia alla cinese, noi sappiamo cos’è: uno specchietto per le allodole”.
Hu, ha poi ripreso il Dalai Lama, “ha affermato di voler costruire una società armoniosa. Eppure tutto quello che fa va nel senso contrario”. E aggiunge un rimpianto: “Den Xiao Ping aveva un vero progetto per lo sviluppo economico e noi l’avevamo approvato, perché conosciamo i ritardi materiali del Tibet”. Per concludere poi con un consiglio: “La Cina vuole diventare una superpotenza? Allora deve prima ritrovare un’autorità morale. La repressione in Tibet e in altre regioni danneggia la sua credibilità e rispettabilità”.
Le violenze di marzo, chiede il giornalista, indicano la fine della strategia della non violenza? “È solo una piccola minoranza a ricorrere alla violenza – risponde Tenzin Gyatso a Le Monde –. Piuttosto la vera divergenza è tra chi reclama l’indipendenza e chi, come noi, chiede una vera autonomia. E siamo in una situazione difficile perché riconosco che la via mediana non ha portato i frutti sperati”. A poche ore dal suo incontro con il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, il Dalai Lama ha quindi ringraziato la Francia per l’ospitalità accordatagli in questi giorni ed espresso l’auspicio che il capo dell’Eliseo e presidente di turno dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy, “faccia delle proposte costruttive ai cinesi” dopo la fine dei Giochi olimpici.
http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=620169




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