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Presa di posizione (14/08/2008)
Le manganellate a Famiglia Cristiana
Duri attacchi da parte della maggioranza alla rivista dei Paolini (nella foto il direttore, p. Antonio Sciortino) per le sue critiche al governo Berlusconi. L'appello-sostegno al settimanale cattolico da parte di padre Alex Zanotelli, di Nigrizia/Nimedia e dei comboniani.
La rivista dei comboniani Nigrizia e il centro Nigrizia multimedia (Nimedia) esprimono la loro solidarietà a Famiglia Cristiana, al suo direttore e ai suoi giornalisti per gli attacchi lanciati loro contro, in questi giorni, da esponenti dell’attuale maggioranza. Evidentemente ribellarsi alle campagne anti migranti e alle ossessioni securitarie, che stanno sancendo la normalità dell’abnorme in questo paese, comporta essere messi al bando. E “manganellati” da chi ha una certa confidenza storica con quello strumento.
Un governo che promette tante libertà, ma che soprattutto tante se ne prende, fa fatica ad accettare che l’informazione, specie se cattolica, non sia prona ai suoi desideri.
A colpi di demagogia e di procurati allarmi, questa maggioranza sembra colta dalla smania di igiene totale. Ha rotto ogni argine etico, militarizzando il paese, rottamando i diritti umani dei più deboli e trasformando il povero in una persona penalmente responsabile della propria miseria. E quindi guai ad aiutarlo! Specialmente se migrante. O rom. Nell’Italia degli sceriffi, Gesù non sarebbe dietro le sbarre e San Francesco, cacciato dai gradini delle chiese?
E chi applaude a questa politica repressiva è lo stesso che ha trasformato l’impunità in valore, la furbizia in uno stile di vita e il sotterfugio in una prassi. Una figura di spicco nella Chiesa come il cardinal Renato Raffaele Martino (presidente del Consiglio vaticano Giustizia e pace e di quello per i migranti) trova giusto «combattere il racket dell’elemosina, ma senza ledere il diritto di chiedere aiuto da parte dei più poveri». «Li avrete sempre con voi», disse Qualcuno.
L’informazione, anche quella cattolica, è così condannata a scivolare sui fatti, rassegnandosi a “prendere solo atto” di ciò che le accade accanto? In realtà, basterebbe il comune buon senso per accorgerci che qualcosa si sta inceppando, e che abbiamo bisogno di maggiore attenzione ai fatti. Ma il senso comune è stato sequestrato. Per questo non crediamo che Famiglia Cristiana abbia espresso le sue aspre critiche al governo per “conquistare” nuovi lettori in una fase calante delle sue vendite. Le misure anti-immigrati e anti-rom, purtroppo, godono di ampio consenso in una società anestetizzata dalla paura. Inoltre, la rivista dei Paolini si è sempre mostrata attenta, in questi anni, al valore politico dell’equidistanza, pronta a criticare con virulenza anche gli esecutivi di centrosinistra su temi considerati eticamente non negoziabili come i Dico, l’aborto e l’eutanasia o sulla controversa alleanza elettorale con i radicali di Pannella.
Come rivista missionaria, Nigrizia non può che dirsi sconcertata per gli attacchi che Famiglia Cristiana ha subito. E preoccupata per la società dell’esclusione che si sta costruendo nel nostro paese. Discriminazione ed esclusione che hanno trovato terreno fertile, purtroppo, anche in varie comunità cristiane. Invita, quindi, tutti quelli che intendono rifarsi al Vangelo, a riscoprire quel Cristo che potrebbe, molto naturalmente, nascondersi sotto le sembianze del povero che ci tende la mano. E che ci dice: «Avevo fame e…».
p. Giuseppe Cavallini, coordinatore CCM (Centro Comboni Multimedia)
p. Elio Boscaini, redazione Nigrizia
p. Fabrizio Colombo, direttore Nimedia e Afriradio
p. Romeo Ballan, superiore comunità comboniani Casa Madre di Verona
p. Alex Zanotelli
redazione Nigrizia/Nimedia




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MIGRANTI: CONOSCENZA CONTRO INDIFFERENZAIl resoconto dell'Agenzia AGIAGI(05/07/2008)
Roma - Il problema dei rom non puo' essere circoscritto alle impronte digitali dei loro figli, ma e' un fenomeno complesso che si intreccia con l'atteggiamento della politica e della cittadinanza italiana di fronte al fenomeno migratorio. E' questa la riflessione da cui e' partito l'incontro 'Non girarsi dall'altra parte', organizzato dalla scuola di politica e territorio 'Praxis' al Centro Astalli di Roma. Sulla questione oggi c'e' "superficialità della politica, ma anche indifferenza della cittadinanza", ha argomentato Amedeo Piva, coordinatore di Praxis, "mentre si tratta di una sfida da affrontare sul piano culturale". D'accordo con Piva, padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, che ha sottolineato l'esigenza di "coinvolgere gli italiani in un percorso di conoscenza del mondo degli immigrati, perchè non può essere normale vedere persone aggrappate alle tonnare". Si dovrebbe provare "vergogna - ha insistito- e non indifferenza". Per il religioso "bisogna investire nella formazione, a partire dall'educazione civica nelle scuole, per recuperare la capacità di indignarsi". Secondo Nino Sergi, segretario generale della ong Intersos, le politiche per l'integrazione sono state finora "soprattutto parlate piuttosto che realizzate, come spesso anche le politiche di cooperazione". Sergi ha sottolineato l'errore di "legare le impronte digitali ai rom, e non al fatto di nascondere la propria identità. In questo modo -ha osservato- si colpisce una comunità anzichè il crimine". All'incontro ha partecipato anche Madison Godoy, consigliere del Comune di Roma per l'America Latina, secondo cui una reale integrazione passa necessariamente per il "coinvolgimento delle rappresentanze dei migranti" nelle decisioni normative che riguardano l'immigrazione, ma anche negli interventi bilaterali di cooperazione internazionale. Romolo Salvador, consigliere aggiunto di origine filippina, ha parlato del coinvolgimento della propria comunità in una forma di protesta, attraverso la preghiera, contro le conseguenze del decreto sicurezza: "Proprio perchè siamo la comunità tra le più integrate e da più tempo presenti in Italia eè importante occuparci della tutela dei diritti degli altri immigrati, senza rifugiarci nell'indifferenza". La clandestinità "e' una fase del percorso dell'immigrato", ha ricordato Salvador, che per quattro anni e' stato senza permesso di soggiorno e oggi e' un imprenditore che, ha sottolineato, con il suo lavoro "contribuisce al bene della società italiana". Il tema della sicurezza, tanto caro ai cittadini italiani, e' stato rivendicato per i migranti dal consigliere aggiunto proveniente dall'Ucraina, Tetyana Knizyk, mentre Sibi Mani Kuramangalam, consigliere di origini indiane, ha concluso con un'esortazione: "Visto il grande contributo del lavoro degli immigrati nell'economia nazionale -ha detto- l'Italia deve crescere culturalmente e uscire dal provincialismo che oggi la caratterizza".
ROMA - “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”. È una frase di Martin Niemöller, teologo tedesco e pastore luterano, quella che apre l’incontro di discussione sull’attuale indirizzo del governo in tema di immigrazione e sicurezza presso la sede della Fondazione Astalli oggi a Roma. A richiamare l’attenzione sulle attuali scelte e sulla mancanza di programmi d’integrazione efficaci, la Fondazione Astalli, Praxis scuola di politica e territorio, InterSos e i consiglieri aggiunti del comune di Roma.
Carissimi, 
