L'articolo è scritto molto bene, ma evidenzia soltanto i docenti meridionali che hanno avuto il privilegio di frequentare ottimi licei al Sud, per poi studiare nelle migliori università del Nord. Ma la Gelmini non era mica a questi che si riferiva!

P.S.- mamma mia quanti prof meridionali anche nelle nostra Marche!



http://www.corriereadriatico.it/arti...1E24A3CFCB4A65
“Noi prof del Sud inferiori a nessuno”
I meridionali abbassano la qualità della scuola, coro di proteste contro la boutade

ANCONA - Gelmini dixit: “Qualità abbassata dalle scuole del sud”. Poi, subissata dalle polemiche, il ministro della Pubblica Istruzione dell’Università e della Ricerca, ritratta. Anzi, com’è costume politico, corregge il tiro. Protesta di non essere stata capita… Ma come! Se aveva proposto con testualmente “corsi intensivi per gli insegnanti del sud”!? C’è poco da fraintendere.

Cerchiamo di capire se è proprio vero. Coloro che nel sud hanno studiato, tra i docenti dell’Università Politecnica delle Marche, oggi sono nell’osservatorio virtuale della qualità della scuola italiana di formazione superiore, quella messa sotto processo. Ehi, prof, lei è d’accordo?

“Assolutamente no! – esclama tranchant il preside della facoltà di Agraria Natalino Giuseppe Frega – Io, calabrese, ho studiato a Castrovillari, in una scuola dura e selettiva, che ci preparava bene… se poi la situazione nel frattempo è cambiata, non so. Ma scusi: allora dovremmo percepire nella preparazione dei nostri attuali studenti una qualità scadente che li distingua dagli altri. Non è assolutamente così”. E rincara la dose: “Ma poi, la Gelmini forse ignora, o finge di ignorare che la metà e più dei professori al nord vengono dal sud. Allora, come la mettiamo? Sembra una barzelletta. No, neanche i miei studenti meridionali mi sembrano peggio degli altri: ho due ottimi dottori di ricerca entrambi calabresi, da Cosenza e dintorni. Ebbene: danno dei punti agli altri, semmai…”. “Appunto, semmai spesso sono migliori! – rafforza il concetto il professor Tommaso Leo, direttore del Dipartimento di Ingegneria Informatica, Gestionale e dell’Automazione – Ma ogni generalizzazione da parte di questo ministro mi sembra deplorevole”.

“No, niente differenza geografica. Anzi, se posso osservarne una, questa consiste nella maggiore motivazione che rivelano gli studenti che vengono da fuori regione, cioè, per la nostra università, dal meridione, rispetto agli studenti locali”. Il professor Roberto De Leo, docente di Compatibilità Elettromagnetica a Ingegneria, che a Bari non solo è nato, ma ha frequentato il liceo classico, dai Gesuiti, ha la stessa reazione che talvolta gli strappa uno studente che dica castronerie sulla sua materia: “Come si fa a parlare così? Ma se proprio il suo partito ha eliminato l’esame esterno per i privatisti, come lo facevamo noi: questo sì che ha dato una mazzata alla qualità dei diplomati in Italia”. A lui, la sua preparazione scolastica “meridionale”, ha consentito di accedere con orgoglio al Politecnico di Torino. “E non mi sono mai sentito inferiore ai settentrionali!”. “Semmai – questa inchiesta è piena di “semmai”: cosa vorrà dire? -… la differenza è tra la preparazione di ieri e quella di oggi, senza differenze geografiche, ma epocali”.

“Un disastro, – gli dà man forte il professor Giovanni Danieli, docente di Medicina interna – oggi gli studenti sono un disastro, a malapena sanno mettere insieme quattro parole. La distanza è semmai dalla preparazione di vari decenni fa. Io ho studiato al liceo classico di Lecce e sebbene fossero tempi postbellici, ho ricevuto ottime basi per i miei studi universitari a Bologna”.

Una conferma viene dal suo collega di Medicina, il professor Giovanni Muzzonigro. Stesso liceo di Lecce, stessa formazione. “E oggi, gli allievi che provengono da Foggia e Bari sono tra i migliori: ho degli specializzandi di lì anche più bravi degli altri…”. Allora, Gelmini, come la mettiamo? Post scriptum: “Se poi, oltre a occuparsi della pubblica istruzione, si ricordasse di essere anche ministro della università, non sarebbe male”: (a microfoni spenti) il rettore Pacetti dixit.

LUCILLA NICCOLINI