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    Predefinito simbologia legata ai sette Re di Roma

    Sottopongo alla vostra attenzione questo mio scritto; eventuali critiche, appunti e tutto ciò che possa far innalzare il livello di conoscenza circa questo argomento sono assolutamente graditi:




    Il racconto della fondazione di Roma è davvero misterioso. Così come lo è il motivo cosmogonico legato ai Sette leggendari Re di Roma; se guardiamo con attenzione all'etimologia dei loro nomi e alle funzioni/opere loro attribuite dalla Tradizione, è possibile riconoscere dei parallelismi ispirati dal corso ciclico del Sole: come i gemelli Romolo e Remo vennero abbandonati, secondo la leggenda, nella corrente del Tevere, e così come Osiride, rinchiuso nella tomba dal fratello Set, venne gettato nel Nilo, anche il Sole ogni giorno porta a termine la sua navigazione nelle “acque del Cielo”, da Oriente sino ad Occidente.

    Facendo riferimento ai motivi mandalici, che rappresentano simbolicamente la ruota ideale del mondo (nella quale si dettano le direttrici astronomiche fondamentali), l’ottavo raggio, quello posto a nord in proiezione verticale, rappresenta in tutte le Tradizioni il momento statico (come l’asse, centro immobile del movimento) e notturno, mentre gli altri sette raggi sono gli elementi dinamici, solari. Il Sette, appunto, segna le tappe del ciclo solare; numero molto importante nella mitologia romana, che ritroviamo, ad esempio, nel sacro Settimonzio, leggendario abitato dei sette colli che, confluendo in una “Lega” (700 – 600 a.C.) costituì il primo nucleo urbano della città di Roma (otto popoli secondo Festo, ottavo raggio assiale); allo stesso motivo si ispira il ciclo settimanale, anche se l’espressione più significativa si fa riconoscere nella dinastia romana, costituita dalle duplici figure regali, che si potrebbero disporre, da nord-est a nord-ovest, secondo un cerchio che rappresenta il moto orario solare. I primi tre in quest’ordine sono Romolo, Numa Pompilio e Tullo Ostilio, che costituiscono la terna di destra.

    Romolo è il mitico Fondatore di Roma, incarnazione dell’eroe guerriero solare, disceso dal Cielo alla Terra, figlio di Marte e di Rea Silvia; il secondo è Numa Pompilio, il cui nome contiene la radice “Num”, che rinvia al principio delle “Acque”, fu pontefice massimo, istitutore dei collegi sacerdotali e riformatore del calendario basandolo sull’anno solare; il terzo, Tullo Ostilio fu re guerriero e può essere considerato, in un certo senso, come la “copia” di Romolo.
    Il quarto dei Sette Re, a guisa di asse che congiunge simmetricamente le due terne di destra e di sinistra è, non a caso, Anco Marzio: nella radice del nome “Anco” si può riconoscere, forse, quella radice “Enki” (od Ea), che nella tradizione mesopotamica (III millennio a.C.) era nome del divino messaggero che mette in comunicazione il mondo uranico con il mondo tellurico. “Marzio” deriva invece dal gentilizio latino Martius e letteralmente significa "di Marte", quindi "sacro a Marte". Anco Marzio è dunque, letteralmente, “angelo” o “messaggero di Marte” che, come il primo eroe, Romolo, disceso dal Cielo (Nord) alla Terra (Sud), lungo la corrente delle mitiche Acque (Num) del sacro fiume Tevere, viene ritenuto costruttore di acquedotti e nipote di Numa Pompilio. Amante della pace e della religione come il nonno, fu però obbligato a fare la guerra per difendere i sacri territori. Ad egli viene attribuita la leggendaria costruzione del primo ponte di legno che attraversa il fiume Tevere: dunque, Anco Marzio è al tempo stesso “Rex” e “Pontifex” (facitore di ponti), anello di congiunzione fra il principio spirituale, rappresentato dalla terna di destra (Romolo, Numa Pompilio e Tullo Ostilio) e il principio materiale (ovvero la “terna di sinistra, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo).

    Per chiudere il cerchio, non viene quasi mai citato l’ottavo Re di Roma, Tito Tazio, il quale, non a caso, operò in affiancamento al fondatore Romolo: non venne eletto come accadde a Numa Pompilio, non prese il potere con un colpo di stato come Servio Tullio; Tito Tazio era già re prima di venire coinvolto nella storia di Roma; regnò sulla città insieme a Romolo e unificò romani e sabini in un solo popolo. Tito Tazio rappresenta l’ottavo raggio dell’ideale ruota solare, la polarità, l’asse attorno al quale ruotano gli altri sette raggi, il capostipite astrale dove l’anima sosta e si incarna: di notevole importanza il fatto che proprio sull' antica rocca Saturnia (qui, per brevità, non accennerò alla simbologia legata a Saturno), poi Capitolium, re Tito Tazio avesse posto la propria reggia e l'auguraculum.

    Un ultima osservazione va rivolta alla triplice suddivisione del popolo romano in Ramnes, Tities e Luceres. I Ramnes (Ramni), o Romani, sono i compagni di Romolo, tribù nobile e solare discesa dal Cielo e unitasi alle donne Sabine, così come gli Elhoim biblici si unirono alle vergini figlie dell’uomo; i Tities (Tizi), o Sabini di Tito Tazio, rinviano al simbolismo delle acque e al gorgheggiare dei volatili: “tatiare” significava appunto il cinguettio degli uccelli. Ai Sabini era associato simbolicamente il Picchio, noto per il suo potere oracolare e per avere provveduto a nutrire, insieme alla Lupa, i gemelli Romolo e Remo salvati dalle acque del Tevere. Come si legge nel libro “Dei e miti Italici”, di Renato Del Ponte: “Ora, il picchio e l' arte augurale sabina sembrano collegare Roma e gli Italici nella figura di Tito Tazio, eponimo della romana tribù dei Tities, compagno di Romolo nel regno dopo la guerra per il mitico "ratto delle sabine", che aveva visto le schiere di Tito Tazio, mossosi da Curi, occupare il Quirinale ed il Campidoglio: probabile reminiscenza, anche questa, di una "primavera sacra". Dopo la fusione con i Ramnes, Roma divenne la città dei Quiriti, cioè degli "astati", e Romolo fu detto Quirino”.
    Infine, i Luceres, stranieri di origine etrusco-tirrena, sudditi del rosso e maligno Rutulo Turno (citato nell’Eneide come antagonista di Enea). Il termine “luceres”, azzardo, potrebbe derivare dalla radice latina Lux, Lucis; e, dunque, potrebbe indicare un culto “luminoso” di questi popoli che abitavano il Lazio prima dei successivi insediamenti dei romani. Lux, infatti, è la stessa radice di “lucifero”, nome presso i Latini della Stella brillante, detta anche Venere, che è l’ultima a ritirarsi al levar del Sole e sembra quasi che porti essa stessa la luce del mattino, e nella sera è la prima a comparire nel firmamento. Nelle sacre scritture dei cristiani, “Lucifero” è invece il nome che indica il più grande dei demoni o angeli ribelli, che venne precipitato dal Paradiso all’Inferno per la sua superbia.

    Sull’organizzazione gerarchica e sulla vita dei primi gruppi umani che fondarono Roma, influì profondamente questa tripartizione in Ramni, Tities e Luceres, che non fu solo un “fatto sociale”, ma soprattutto una suddivisione SIMBOLICA secondo i tre principi animistico-cosmogonici “superiore”, celeste/uranico (discendenza solare dei Romani); “mediano”, spirituale (in tutte le tradizioni l'anima è rappresentata da un uccello, come lo erano i Tizi, si è visto); ed infine il principio “inferiore”, mortale, titanico (incarnato dai Lucrezi, ovvero gli “stranieri”, gli etruschi).

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    Il tuo post è davvero interessante. Io ho un approccio più storico alla questione, anche se ciò che rilevi ha un suo fondamento.
    Considerati gli anni di regno, sette Re (otto ma Tito Tazio regnando per un periodo con Romolo non va computato nel calcolo), dall'anno uno della fondazione al 244, quando l'ultimo Re viene cacciato, sono una media di quasi trentacinque anni per ogni sovrano, che sembrano decisamente troppi. La storiografia fino a tempi recenti, ed ancora oggi in parte, aveva relegato i primi Re nel campo del mito, facendo nascere Roma, come città, e quindi come Stato, col primo Tarquinio, o poco prima. Gli studi di Carandini invece ci hanno insegnato a rivalutare il racconto tradizionale. Sicuramente i vari Re hanno caratteristiche che, in parte, ne fanno degli stereotipi di una certa funzione. Ma non sono solo questo.
    Riguardo all'abbandono di Remo e Romolo nelle acque del Tevere impaludatesi alle falde del Palatino, non ci vedrei un raffronto con Osiride, quello piuttosto si può fare col racconto di Mosè. Tra l'altro i latini erano un popolo indoeuropeo e non è pensabile che si rifacessero ad un mito egizio.
    Personalmente credo che la tradizione ci riporti fatti storici, certamente arricchiti da elementi mitici, ma che non rappresentano e raccontano altro di quello che ci insegnano palesemente.
    Con questo non voglio essere polemico, solo mi sembra che non sia la strada migliore per tentare di ricercare qualcosa che si avvicini alla verità storica.

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    Citazione Originariamente Scritto da cavalierenero6 Visualizza Messaggio
    Il tuo post è davvero interessante. Io ho un approccio più storico alla questione, anche se ciò che rilevi ha un suo fondamento.
    Considerati gli anni di regno, sette Re (otto ma Tito Tazio regnando per un periodo con Romolo non va computato nel calcolo), dall'anno uno della fondazione al 244, quando l'ultimo Re viene cacciato, sono una media di quasi trentacinque anni per ogni sovrano, che sembrano decisamente troppi. La storiografia fino a tempi recenti, ed ancora oggi in parte, aveva relegato i primi Re nel campo del mito, facendo nascere Roma, come città, e quindi come Stato, col primo Tarquinio, o poco prima. Gli studi di Carandini invece ci hanno insegnato a rivalutare il racconto tradizionale. Sicuramente i vari Re hanno caratteristiche che, in parte, ne fanno degli stereotipi di una certa funzione. Ma non sono solo questo.
    Riguardo all'abbandono di Remo e Romolo nelle acque del Tevere impaludatesi alle falde del Palatino, non ci vedrei un raffronto con Osiride, quello piuttosto si può fare col racconto di Mosè. Tra l'altro i latini erano un popolo indoeuropeo e non è pensabile che si rifacessero ad un mito egizio.
    Personalmente credo che la tradizione ci riporti fatti storici, certamente arricchiti da elementi mitici, ma che non rappresentano e raccontano altro di quello che ci insegnano palesemente.
    Con questo non voglio essere polemico, solo mi sembra che non sia la strada migliore per tentare di ricercare qualcosa che si avvicini alla verità storica.
    La verità storica è ancora molto lontana purtroppo; vi sono molti studi e ricerche archeologiche che portano alla luce una certa quantità di materiale; l'interpretazione "globale" dei ritrovamenti, dei miti e della religione romana, applicata alla topografia delle città e dell'ordinamento sociale, rientrano ancora (purtroppo) in gran parte nel campo della soggettività o della "scuola" degli studiosi e dei ricercatori...
    Ad esempio, secondo il Dumezil, la fusione delle tre (o due) tribù simboliche, illustrato nella guerra e poi unione con i sabini per via del famoso ratto, aveva una spiegazione simbolica diversa; la tribù romana rappresentava la spiritualità, il sacro, l'essere scelti da Giove e figli di Marte, e la gioventù. Hanno dalla loro la tribù di Lucrezio, di origine etrusca e maestro della guerra, che rappresenta quindi l'ardore guerriero. La tribù che viene rappresentata con i sabini, di cui Tito Lazio fa parte, invece rappresenterebbe il contatto con la terra, le arti, le opere. Queste tre caratteristiche formano la società Tradizionale, tripartita dalla triade arcaica Giove, Marte, Quirino.
    Ma quando la verità storica si perde nel mito è difficile stabilire quale sia l'interpretazione che più si avvicina alla realtà.
    In ogni caso, questa tripartizione in Romani, Tizi e Lucrezi che costituì il primo nuclo urbano di Roma ha certamente un valore non solo sociale, ma anche simbolico: indica un dinamismo, una interazione incessante tra i tre piani dell'essere (dottrina comune alle civiltà tradizionali di tutta la Terra), che le tribù incarnarono con le loro peculiari caratteristiche e virtù.

    Ricordo poi come l'Alto Egitto fosse il paese della bianca corona di Osiride, espressione del principio spirituale; mentre il basso Egitto fosse il paese della rossa corona di Set, espressione del principio materiale, gemello maligno e titanico dell'eroe solare, Oro-Osiride. Dualismo che simbolicamente riappare nei due gemini Romolo-Remo e ancora nella doppia figura sumerica di Gilgamesh-Eabani, uomo-capro.
    Anche i motivi avatarici, ispirati alla "discesa" dalle acque, come la pioggia dal Cielo alla Terra, compare non solo nella mitologia egiziana e in quella romana, ma anche in quella accadica, dove si narra così l'infanzia del mitico fondatore Sargon: "Mia madre fu scambiata alla nascita, mio padre non lo conobbi. I fratelli di mio padre amarono le colline. La mia città è Azupiranu, che è collocata sulle rive dell'Eufrate. La mia madre 'scambiata' mi concepì, in segreto mi partorì. Mi mise in un cesto di giunchi, col bitume ella sigillò il coperchio. Mi gettò nel fiume che si levò su di me. Il fiume mi trasportò e mi portò ad Akki, l'estrattore d'acqua. Akki, l'estrattore d'acqua, mi prese come figlio e mi allevò. Akki, l'estrattore d'acqua, mi nominò suo giardiniere. Mentre ero giardiniere, Ishtar mi garantì il suo amore e per quattro e […] anni esercitai la sovranità. (Re 1907,87-96)"

 

 

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