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Discussione: Guerra e inflazione

  1. #1
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    Predefinito Guerra e inflazione

    Questo è il testo del discorso di Lew Rockwell alla conferenza della Future of Freedom Foundation dal titolo Restoring the Republic: Foreign Policy and Civil Liberties,” svoltasi il 2 giugno 2008 a Reston, in Virginia.

    Un esauriente riassunto della storia della Fed e un'appassionata lezione sulla centralità della creazione di moneta da parte delle banche centrali nelle guerre moderne. (La traduzione è di Vincenzo D'Urso.)
    ___________________________

    Di Llewellyn H. Rockwell, Jr.


    La banca centrale americana, chiamata Federal Reserve, fu istituita nel 1913. Nessuno promosse questa istituzione con lo slogan che avrebbe aumentato le probabilità di guerre e garantito che quasi mezzo milioni di americani sarebbero morti in guerre su terre straniere, insieme a milioni di soldati e civili stranieri.

    Nessuno fece notare che questa istituzione avrebbe permesso agli americani di finanziare, senza tasse, la distruzione di città all'estero e rovesciare governi a volontà. Nessuno disse che la banca centrale avrebbe reso possibile per gli USA trovarsi in guerre di larga scala ogni quattro anni per un intero secolo. Non fu mai fatto notare che questa istituzione avrebbe fatto si che gli USA stabilissero un impero globale da far apparire benigni l'impero romano e quello britannico.

    Si possono prendere 100 storici della guerra e scienziati politici per discutere del 20° secolo, ed è probabile che nessuno farà menzione del ruolo della Fed nel finanziare il militarismo americano. Eppure è vero: la Fed è l'istituzione che ha creato denaro per finanziare le guerre. In questo ruolo, ha risolto uno dei più grandi problemi che lo stato ha dovuto affrontare nella storia dell'umanità. Uno stato senza soldi o uno stato che deve tassare i suoi cittadini per raccogliere denaro per le sue guerre, è per forza di cose limitato nelle sue ambizioni militari. Bisogna ricordare che questo è un problema solo per lo stato. Non è un problema per la gente. Per la gente, l'incapacità dello stato di finanziare le sue illimitate ambizioni, vale molto di più di ogni tipo di assegno. E' più importante di ogni costituzione mai scritta.

    Lo stato non possiede alcuna ricchezza. Non è un'azienda redditizia. Tutto ciò che possiede dev'essere preso dalla società in un gioco a somma zero. Questo solitamente signfica tasse, ma le tasse infastidiscono la gente. Possono destabilizzare lo stato e minacciare la sua leggittimità. Ispirano rabbia, rivolta, ed anche rivoluzione. Piuttosto che rischiare tuttò ciò, lo stato, dal medio evo all'alba dell'era delle banche centrali, era piuttosto cauto nelle sue ambizioni globali semplicemente perché era cauto nel derubare la gente, apertamente e direttamente, per pagare i propri conti.

    Per essere chiari: non c'è bisogno di una banca centrale per uno stato che preferisca scegliere l'inflazione piuttosto che le tasse come mezzo per finanziarsi. Tutto quello di cui ha bisogno è il monopolio della creazione di moneta. Tale monopolio, una volta acquisito, porta ad un processo sistematico di deprezzamento della moneta, sia con la limatura ed il deprezzamento sia con l'introduzione della cartamoneta, che può essere stampata senza limiti. La banca centrale assiste in questo processo in modo cruciale: monopolizza il sistema bancario, il condotto essenziale attraverso il quale la moneta è prestata al pubblico ed allo stesso governo. Il sistema bancario in tal modo diventa l'agenzia primaria di finanziamento dello stato e, in cambio dei suoi servigi, è garantito contro l'insolvenza e i fallimenti economici mentre trae profitti dall'inflazione. Se l'obiettivo dello stato è il completo monopolio della moneta in un sistema infinitamente flessibile di cartamoneta, per lo stato non c'è miglior strada da seguire se non la creazione di una banca centrale. Questo è il più grande successo per la vittoria del potere sulla libertà.

    Il legame tra guerra ed inflazione, quindi, viene molto prima della creazione della Fed. Infatti, è datato alla fondazione della stessa. Il destino della valuta Continental durante e dopo la guerra di indipendenza, per esempio, fu un brutto presagio per il nostro futuro, e l'intera nazione pagò un prezzo altissimo. Fu questa esperienza che più tardi portò alla “clausola dell'oro” nella costituzione USA. Tranne che per gli hamiltoniani, quell'intera generazione di attivisti politici comprendevano l'unità di libertà e moneta reale, e consideravano la cartamoneta il carburante della tirannia.

    Secondo Thomas Paine:
    la carta moneta è come una leggera bevuta, disseta per un attimo ingannando le sensazioni, ma gradualmente diminuisce il caldo naturale, e lascia il corpo peggio di prima. Se non fosse questo il caso, e la moneta potrebbe essere creata a piacere, ogni stato sovrano in europa sarebbe ricco... La cartamoneta sembrò a prima vista un grosso risparmio, o meglio, non costava niente; ma è la moneta più cara che c'è. La facilità con la quale inizialmente viene emessa da un'assemblea, alla fine serve per intrappolare la gente. Funziona come un anticipo delle tasse del prossimo anno.
    Ma la saggezza di questa generazione, attaccata da Lincoln, fu infine spazzata via dall'Era Progressista. Si ritenne che un'era di politica pubblica scientifica necessitava di un meccanismo monetario scientifico che potesse essere controllato da potenti élite. L'alba dell'era della banca centrale fu anche l'alba dell'era della pianificazione centrale, in quanto non può esserci un controllo sulla vita commerciale di una nazione senza il controllo della moneta. Ed una volta che lo stato ha il denaro e il sistema bancario, le sue ambizioni possono essere realizzate.

    Prima della creazione della Fed, l'idea che l'America entrasse nel conflitto che divenne poi la Prima Guerra Mondiale sarebbe stato inconcepibile. Infatti, era un'idea davvero impopolare, e lo stesso Woodrow Wilson fece una campagna elettorale dove promise di tenerci fuori dalla guerra. Ma con il monopolio della moneta tutto sembra possibile. Fu solo quattro anni dopo la creazione della Fed che, sotto la falsa apparenza di una pianificazione scientifico-politica, il vero piano si palesò. La Fed finanziò gli USA per entrare nella Prima Guerra Mondiale.

    Non solo fu possibile l'entrata nel conflitto mondiale; la prima guerra mondiale fu la prima guerra totale. Coinvolse metà del mondo civilizzato, e non solo i governi, ma anche la popolazione civile, entrambe come combattenti e obiettivi. E' stata descritta come la guerra che ha messo fine alla civilizzazione così come intesa nel 19° secolo. Vale a dire, fu la guerra che mise fine alla libertà come la conoscevamo. Fu la Fed a rendere tutto ciò possibile. E non solo la banca centrale americana, ma anche le sue controparti europee. Fu una guerra finanziata sotto le mentite spoglie di una politica monetaria scientifica.

    Riflettendo sulla calamità di questa guerra, nel 1919 Ludwig von Mises scrisse:
    Si può dire senza esagerare che l'inflazione è uno strumento indispensabile del militarismo. Senza il quale le ripercussioni della guerra sullo stato sociale diventano chiare e penetranti molto più velocemente. La stanchezza per la guerra subentrerebbe molto prima.
    C'è sempre un prezzo da pagare quando si finanzia una guerra attraverso la banca centrale. La situazione nel dopo guerra americano è un classico caso. Ci fu inflazione. Ci furono ampie dislocazioni. Ci fu una recessione o quella che poi fu chiamata depressione, un risultato diretto della dislocazione di capitale che si mascherò come un boom economico, che fu poi seguito dal suo fallimento. La depressione colpì nel 1920, ma non è un evento famoso nella storia economica americana. Perché? Perché la Fed non aveva ancora acquisito gli strumenti per fabbricare un tentativo di salvare l'economia. Invece, né la Fed né il Congresso e né il presidente fecero qualcosa – una risposta davvero lodevole! Come risultato, la depressione fu breve e diventò una nota a piè di pagina nella storia. Lo stesso sarebbe successo nel 1930 se Hoover non avesse tentato di usare il governo come mezzo per la rinascita.

    Tristemente, il facile recupero del 1920-22 tentò la banca centrale a rientrare nel business dell'inflazione, con il risultato finale di un boom del mercato azionario seguito dal suo collasso, quindi dalla depressione, e infine dalla distruzione dello stesso gold standard. FDR capì che nemmeno una pianificazione economica e inflazione di tipo fascista non poteva riportare la prosperità, allora si rifece al vecchio metodo di cercare di entrare in una guerra. Qui è dove la storia degli USA e della Fed si intersecano con il ruolo tragico della banca centrale tedesca.

    Anche il governo tedesco finanziò la sua Grande Guerra con l'inflazione. Entro la fine della guerra, la moneta in circolazione era quadruplicata. I prezzi salirono del 140%. Eppure, sugli scambi internazionali, il marco Tedesco non aveva sofferto tanto quanto ci si sarebbe potuto aspettare. Il governo Tedesco guardò tutto ciò con coraggio e prontamente tentò di costruire un totale recupero economico attraverso l'inflazione. Incredibilmente, entro il 1923, il marco era sceso a un-trilionesimo del suo valore in oro nel 1914. Un dollaro americano valeva 4,2 trilioni di marchi. Fu un esempio di distruzione di una valuta che resta leggendario nella storia del mondo – reso possibile dalla banca centrale che obbligò il governo e monetizzò il suo debito di guerra.

    Ma la gente incolpa forse la stampante? No. La spiegazione diffusa aveva a che fare col Trattato di Versailles. Fu la pace duramente imposta dagli alleati che portò la Germania sull'orlo della distruzione – o così si credette. Lo stesso Mises scrisse un intero libro che sperava potesse spiegare che la Germania doveva la sua sofferenza alla guerra e al socialismo, non a Versailles in quanto tale. Esortò la popolazione tedesca a guardare alle cause reali e a instaurare un mercato libero per timore che una dittatura potesse essere la fase successiva di un tale sviluppo politico. Ma fu ignorato.

    Il risultato, lo sappiamo tutti, fu Hitler.

    Passando alla Russia, la verità non detta riguardo la rivoluzione bolscevica è che lo strumento più grande della propaganda di Lenin coinvolse la sofferenza dei russi durante la Prima Guerra Mondiale. Gli uomini furono arruolati e uccisi orribilmente. Lenin lo chiamò sfruttamento capitalista. Basato sulla visione che la guerra era il risultato di interessi capitalistici. In effetti, fu una premonizione del mondo che il socialismo avrebbe portato, un mondo nel quale tutte le persone e proprietà sono trattati come mezzi per fini statalisti. E a prolungare il ruolo della Russia nella Prima Guerra Mondiale fu un'istituzione creata nel 1860 chiamata Banca di Stato dell'Impero Russo – la versione Russa della Fed.

    La guerra Russa fu finanziata attraverso la creazione di denaro, che portò anche ad un massiccio aumento di prezzi, controlli e scarsità durante la guerra. Non sono dell'opinione, a differenza dei neocons, che la monarchia russa fu un regime particolarmente malvagio, ma la tentazione che la macchina stampasoldi forniva al regime era troppo invitante. Trasformò una monarchia relativamente benigna in una macchina da guerra. Una nazione che era stata a lungo integrata nella divisione del lavoro globale ed usava il gold standard diventò una macchina omicida. E così, orribile e catastrofica come furono i caduti in guerra per il morale Russo, l'inflazione colpì ogni singola persona e ispirò grande rivolta che portò al trionfo del Comunismo.

    A questo punto della storia possiamo vedere quello che la banca centrale ci ha portato. Non la fine per il ciclo economico. Non semplicemente maggiore liquidità per il sistema bancario. Non la fine delle corse in banca e del panico bancario. Certamente non una politica pubblica scientifica. Le maggiori economie mondiali iniziavano ad essere dominate dai monopoli monetari, ed i loro leader erano diventati i peggiori despoti nella storia del mondo. Si preparavano a combattersi l'un l'altro con tutti i mezzi a loro disposizione. Le risorse che non erano a loro disposizione sarebbero state pagate con il loro amato marchingegno: la banca centrale.

    Durante la guerra, la stampante faceva gli straordinari, ma con un livello totalitario di razionamento, controllo dei prezzi e socializzazione delle risorse in tutto il mondo occidentale, il risultato dell'inflazione non fu semplicemente un aumento dei prezzi, ma grandi sofferenze e scarsità in Gran Bretagna, Russia, Germania, Italia, Francia, Impero Austro-Ungarico, Stati Uniti e quasi in tutto il mondo.

    Così possiamo vedere, con sorprendente ironia, la banca centrale al lavoro. L'istituzione che fu promossa da economisti che lavoravano con banchieri al fine di portare razionalità e scienza per affrontare problemi monetari, aveva dato i natali alle più malvagie tendenze politiche nella storia del mondo: comunismo, socialismo, fascismo,
    nazismo e il dispotismo della pianificazione economica nel mondo capitalista. La storia delle banche centrali è ad un passo dalla storia delle bombe atomiche e dei campi di concentramento. C'è una ragione se lo stato ha perso ogni freno negli ultimi 100 anni, e la ragione è proprio quella che molta gente pensa essere una questione puramente tecnica troppo complicata per i comuni mortali.

    Passiamo velocemente alla guerra in Iraq, che ha tutti i connotati di un conflitto nato dal potere di stampare denaro. C'è stato un tempo in cui la decisione di andare in guerra prevedeva un vero dibattito alla Camera dei Comuni o alla Camera dei Rappresentanti americana. E su cosa si dibatteva? Sulle risorse e sul potere di tassare. Ma una volta che lo stato esecutivo fu libero dalla necessità di contare sulle tasse e non doveva preoccuparsi di trovare acquirenti per i suoi strumenti di debito non coperti, il dibattito sulla guerra venne messo a tacere.

    Per tutto il percorso verso la guerra, George Bush aveva semplicemente assunto come dato politico che spettasse a lui solo la decisione di invadere l'Iraq. Le obiezioni di Ron Paul e di altri membri del Congresso e di una gran parte del popolo americano furono ridotte a poco più che nulla. Immaginate se avesse dovuto racimolare il denaro per la guerra attraverso le tasse. Non sarebbe mai avvenuta. Ma non ne aveva bisogno. Sapeva che i soldi ci sarebbero
    stati. Quindi, malgrado 200 miliardi di dollari di deficit, 9 trilioni di dollari di debito, 5 trilioni di dollari in titoli di debito pubblico, un budget federale di 3 trilioni di dollari e la diminuzione delle entrate nel 2001, Bush ha progettato una guerra costata 525 miliardi di dollari – ovvero 4.681 dollari per famiglia. Immaginiamo se fosse andato dagli Americani a chiedere questi soldi. Cosa sarebbe accaduto? Credo che conosciamo la risposta a questa domanda. E queste sono cifre del governo; il costo attuale di questa guerra sarà molto più alto – forse 20.000 dollari per famiglia.

    Ora, quando i liberali di sinistra parlano di queste cifre, gli piace paragonarle con quello che lo stato avrebbe potuto fare con tali risorse in termini di sanità, scuole pubbliche, centri per l'infanzia o buoni alimentari. Questo è un errore perché dimostra che la sinistra non è un'alternativa vera alla destra. Ha semplicemente diverse priorità su come usare tali risorse raccolte con l'inflazione. E' vero che le scuole pubbliche, rispetto alla guerra, sono meno onerose in termini di vite e proprietà. Ma lo stato sociale finanziato con l'inflazione ha un effetto altrettanto corrosivo sulla società. Il grande sogno che il mostro dell'inflazione possa essere usato per fare del bene invece che del male dimostra una certa ingenuità sulla natura stessa dello stato. Se lo stato ha il potere e gli viene chiesto di scegliere tra fare del bene o fare una guerra, cosa sceglierà? Di sicuro, nel contesto amricano, la scelta è stata sempre quella della guerra.

    E allo stesso modo è ingenuo per la destra parlare di limitare il governo mentre desidera una guerra globale. Dato che lo stato ha un accesso illimitato alla stampante, può ignorare gli appelli dei gruppi ideologici riguardo a come il denaro verrà speso. E' altrettanto sciocco per la destra credere che possa avere la sua guerra, il suo militarismo, il suo nazionalismo e la sua belligeranza, senza dipendere dal potere della Fed. Questa istituzione è il vero meccanismo con il quale i sogni dei fanatici di destra e Sinistra si realizzano.

    L'effetto della macchina stampa soldi va ben oltre il finanziamento dei programmi indesiderati del governo. La Fed crea bolle finanziarie che portano a dislocazioni economiche. Pensate allo scoppio della bolla tecnologica alla fine degli anni 90 o alla bolla immobiliare. O al boom che ha preceduto la crisi in corso. Sono tutte conseguenze del monopolio sulla moneta.

    In questi giorni, gli Americani sono stati colpiti duramente dall'aumento del prezzo di petrolio, indumenti, cibo e molto altro ancora. Per la prima volta in decenni, la gente lo patisce e lo patisce in modo duro. E proprio come in ogni altra inflazione avvenuta in passato, la gente ricerca il colpevole trovando tutti quelli sbagliati. Credono che le compagnie petrolifere ci stiano estorcendo denaro o che stiano diminuendo le forniture, o che i benzinai stiano approfittando della crisi a nostre spese.

    Non escluderei interamente la possibilità che il controllo dei prezzi sia dietro l'angolo. Quando Nixon lo impose nel 1971, né lui né i suoi consiglieri credevano che sarebbero riusciti a controllare l'inflazione. Piuttosto, l'obiettivo era quello di reindirizzare il bersaglio della rabbia pubblica dal governo e dalla sua banca ai negozianti, che sarebbero poi diventati il capro espiatorio. In questo senso il controllo dei prezzi funziona. Fa credere alla gente che il governo stia cercando di abbassare i prezzi mentre il settore privato sta cercando di alzarli. Questa è la vera dinamica politica alle spalle del controllo dei prezzi.

    La domanda è se vi farete raggirare da queste tattiche. E' giunto il momento per noi di prendere nota che la cause del vero problema non sono gli industriali, o la guerra in quanto tale, ma l'agenzia alla quale è stato concesso il diritto di contraffarre a volontà e abbassare il valore della moneta mentre alimenta ogni tipo di programmi statalisti, sia di welfare che di warfare. Dobbiamo guardare la Fed e dire: questo è il nemico.

    Notate che la Fed non è un partito politico. Non è un gruppo di interesse riconosciuto. Non è una famosa lobby a Washington. Non è neppure un settore della pubblica opinione. Appare perfettamente corazzato contro ogni forte dibattito pubblico. Se veramente crediamo nella libertà e biasimiamo lo stato-leviatano, questa situazione non può essere tollerata.

    Dico alla vera destra, se vuoi davvero limitare lo stato, devi finirla di sognare un mondo in guerra perenne. Avere guerre e governo limitato è impossibile. Inoltre, devi smetterla di ignorare la politica monetaria. E' una questione tecnica, certo, ma è una questione che tutti dobbiamo studiare e capire se vogliamo ripristinare qualcosa che ricordi la libertà americana dei padri fondatori.

    Dico alla vera sinistra, se davvero vuoi fermare le guerre e fermare lo spionaggio di stato, e mettere fine alla persecuzione dei dissidenti politici e alla prigione di Guantánamo, e porre fine alla cultura del nazionalismo e del militarismo, devi unirti a noi per puntare l'attenzione
    sulla politica monetaria. La stampante deve essere staccata. È vero che questo colpirà programmi cari alla sinistra, come la sanità pubblica ed il programma di educazione federale. Ma fin quando aspetterai che lo stato finanzi i tuoi sogni, non puoi pretendere che cessi di finanziare le persone che odi.

    E lasciatemi dire alcune parole ai libertari, a chi sogna un mondo con un governo limitato sotto il dominio della legge, un mondo dove la libertà di impresa regna e dove lo stato non ha potere di interferire nelle nostre vite finché ci comportiamo pacificamente. È del tutto assurdo che questo possa avvenire senza una fondamentale riforma monetaria. E nonostante ciò, fino alla più recente campagna di Ron Paul – a parte Murray Rothbard e i 26 anni di lavoro del Mises Institute – non ricordo libertari che si siano granché preoccupati di quest'argomento.

    Nel 1983,il Mises Institute tenne un'ampia conferenza accademica sul gold standard, a Washington (ci furono carte di studio e Ron Paul discusse con un governatore della Fed. Ron vinse). Anche allora, ricordo che i libertari di Washington ci ridicolizzarono perchè tenevamo un incontro sulla Fed e sulla sua sostituzione con una moneta solida. Dissero che questo avrebbe fatto apparire il Mises Institute ridicolo, che ci saremo resi ridicoli. Ma noi la facemmo in ogni caso. E anni dopo, il libro che ne venne fuori rimane una fonte primaria per capire il ruolo della moneta nella creazione del dispotismo o sul come resisterlo, e un progetto per il futuro.

    Naturalmente la tradizione austriaca ha combattuto la cartamoneta e la banca centrale sin dall'inizio. Menger fu un sostenitore del gold standard. Böhm-Bawerk lo stabilì come ministro delle finanze della monarchia asburgica. Il libro di Mises del 1912 sull'argomento fu il primo a mostrare il ruolo della moneta nel ciclo economico e ad avvertire del pericolo di una banca centrale. Haeyek scrisse forti parole contro l'abbandono dell'oro negli anni 30. Hazlitt avvertì dell'inevitabile fallimento di Bretton Woods e sostenne un gold standard reale. E Rothbard fu uno strenuo sostenitore della moneta reale e il più grande nemico che la Fed abbia mai avuto.

    Generalmente, ho spesso rilevato una tendenza ad ignorare tale argomento nei circoli libertari, in parte per le ragioni sopra citate: non è rispettabile.

    Bene, vi dirò perché questo argomento non è rispettabile: è la più importante priorità per lo stato tener nascosta la macchina stampasoldi dietro le tende. Chiunque osi tirare vie le tende è accusato in ogni maniera di crimine intellettuale. Questa è precisamente la ragione per la quale dobbiamo parlarne in ogni occasione. Dobbiamo porre fine alla cospirazione del silenzio su questo argomento.

    Mi ha intrigato il modo con cui Ron Paul, durante la sua campagna, portava costantemente la questione sotto i riflettori. Molti politici giocano con il loro pubblico, così dicono cose che la gente vuol sentire. Vi posso assicurare che all'inizio della campagna nessuno voleva sentirlo
    parlare della Fed. Ma lo fece comunque. Ha lavorato per abituare il suo pubblico alla necessità di una riforma monetaria. Ed ha funzionato. Per la prima volta nella mia vita c'è un diffuso movimento pubblico in questa nazione che prende la questione sul serio.

    L'economista Joseph Salerno è stato chiamato da C-Span l'altro giorno perché volevano intervistarlo in televisione sulla necessità di ristabilire l'oro come base della nostra valuta. Quando ho visto questa intervista sono rimasto colpito, è veramente un trionfo della libertà che questo argomento sia di nuovo al centro di un dibattito nazionale. Nel 19° secolo questo argomento era nella testa di tutti. Può esserlo di nuovo oggi purché non si nasconda la verità del nostro messaggio.

    Si porebbe dire che promuovere la privatizzazione sia politicamente irrealistico, e quindi una perdita di tempo. Di più, potremmo dire che se insistiamo sull'argomento, ci emarginiamo, dimostriamo di essere marginali. Ma credo che non ci sia modo migliore per garantire che un argomento venga sempre tenuto fuori dalla porta che smettere di parlarne.

    Lungi dall'essere una questione arcana e anacronistica, quindi, il gold standard e le questioni che suscita puntano direttamente al cuore del dibattito in corso riguardante il futuro della guerra e l'economia mondiale. Perché il governo e i suoi sostenitori sono contrari al gold standard? Perché rimuove il potere discrezionale della Fed mettendo rigidi limiti alle possibilità della banca centrale di inflazionare l'offerta di moneta. Senza quel potere discrezionale, il governo ha molti meno strumenti a sua disposizione per la pianificazione centrale. Il governo può ancora regolamentare, è una funzione del potere politico. Può tassare, ovvero sottrarre proprietà dalla gente. E può spendere, che significa redistribuire la proprietà di altre persone. Ma le sue attività nella sfera finanziaria sono radicalmente limitate.

    Pensate ai vostri stati e governi locali. Tassano e spendono. Manipolano ed intervengono. Come tutti i governi mai esistiti, generalmente ritardano il progresso sociale e rovinano quante più cose possibili. Quello che non fanno tuttavia è dichiarare enormi guerre mondiali, creare vasti deficit, accumulare trilioni di debiti, ridurre il valore della moneta, aiutare governi stranieri, stanziare credito senza fine per imprese in fallimento, amministrare programmi di sicurezza sociale enormemente costosi e distruttivi o causare immense oscillazioni nelle attività commerciali.

    Stati e governi locali sono terribili e devono essere incessantemente controllati, ma non sono paragonabili alla minaccia del governo federale. Né sono arroganti e convinti della propria infallibilità e indispensabilità. Mancano dell'aura di invincibilità della quale il governo centrale gode.

    E' la banca centrale, e solo la banca centrale, che funziona da macchina stampa soldi per il governo, e questo fa la differenza. Ora, non è impossibile che la banca centrale esista assieme al gold standard, un prestatore di ultima istanza che resiste alla tentazione di distruggere ciò che lo limita. Allo stesso modo, è possibile per qualcuno con un appetito insaziabile per il vino, sedersi ad un banchetto di vini d'annata e non farsi un sorso. Diciamo pure che l'esistenza di una banca centrale fornisce al governo l'occasione di peccare. Questa è la ragione per la quale con il gold standard non ci sarebbe una banca centrale, le monete d'oro circolerebbero liberamente come i loro sostituti e regole contro frodi e furti proibirebbero alle banche di creare credito illimitato sui conti dei correntisti.

    Dato che staimo costruendo il sistema perfetto, il conio sarebbe privato. Le banche sarebbero trattate come normali imprese: nessun privilegio speciale, nessun incentivo, nessun sussidio assicurativo, e nessun legame col governo a nessun livello.

    Questo è il sistema del libero mercato della gestione monetaria, che significa, restituire interamente le istituzioni monetarie all'economia di mercato. Come ogni istituzione in una società libera, non è imposta dall'alto e dettata da un gruppo di esperti, ma è de facto il risultato che esce da una società che rispetta consistentemente il diritto alla proprietà privata, incoraggia le aziende e promuove la pace.

    Alla fine è semplice. Se odi la guerra, opponiti alla Fed. Se odi le violazioni alla tua libertà, opponiti alla Fed. Se vuoi limitare il dispotismo, limita la Fed. Se vuoi garantire libertà a te ed ai tuoi discendenti, abolisci la Fed.
    ___________________________

    Link all'articolo originale.

    http://gongoro.blogspot.com/2008/08/...nflazione.html

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  2. #2
    la Banda Fratelli
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    Io invece, da vecchio falco repubblicano italiano guerrafondaio quale sono () giustifico le ingenti spese militari dando la priorità al dato oggettivo finale: gli iraqeni si sono sbarazzati di Saddam Hussein (tiranno) ed hanno intrapreso la via verso l'occidente (democratico).

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82 Visualizza Messaggio
    Io invece, da vecchio falco repubblicano italiano guerrafondaio quale sono () giustifico le ingenti spese militari dando la priorità al dato oggettivo finale: gli iraqeni si sono sbarazzati di Saddam Hussein (tiranno) ed hanno intrapreso la via verso l'occidente (democratico).
    mah......

  5. #5
    la Banda Fratelli
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    Citazione Originariamente Scritto da Venom Visualizza Messaggio
    mah......
    In quest ultimo lustro i media ci hanno propinato tutto ciò che sapeva di catastrofico, omettendo gli enormi passi in avanti rispetto al regime del partito Bath nazionalista socialista. Nessuno parla delle quote rosa fissate al 25% grazie alle quali ci stanno 73 donne in Parlamento, mentre in Italia solo il 17%. La Costituzione Iraqena afferma che non possono essere approvate leggi che violino l'Islam, la Democrazia e i Diritti Umani (mi pare un buon compromesso). L'economia dopo un periodo di insicurezza ora si sta risollevando grazie anche alle maggiori libertà individuali e ad una prospettiva di apertura al mercato internazionale che aumenterà il reddito pro-capite, con insediamenti di imprese estere che accresceranno l'occupazione, l'importazione di beni e servizi che farà aumentare l'offerta, calare i prezzi garantendo maggiore benessere sociale. E per finire il fatto democratico in se che porta shiiti sunniti e curdi a discutere il loro futuro. Certamente le diversità etnico-religiose sono un nodo difficile da sbrogliare. Saddam ci marciava sui conflitti culturali del suo paese. Ma io credo come diceva Cattaneo che la libertà è l'opposto dell'unanimità. Il fatto che persone diversissime debbano mettersi a dialogare è garanzia che non ci dovrebbero essere esiti totalitari in quanto il risultato sarà una mediazione di tutte le parti. Altro neo sono i sunniti poco propensi al voto non perché siano contrari alla democrazia ma perché ci sono ancora gli americani sul suolo patrio. E' dura accettare la fine di un sunnita come Saddam Hussein (leggasi privilegi per i sunniti) ma noi siamo repubblicani e dovremmo essere felici che a comandare non sia più un solo strato della società di una nazione. Quando gli americani se ne saranno andati non avranno più scuse.

  6. #6
    any man
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    Il punto non è Saddam della quale ha fatto la fine che meritava, il punto è se davvero era necessaria una guerra dispendiosa che ha provocato un irrigidimento del terrorismo, una serie di carneficine oltre ad essere tra gli elementi che hanno favorito un peggioramento dei conti americani della quale non abbiamo ancora valutato gli effetti.
    Il costo di questa guerra è altissimo in tutti i sensi.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Average Joe Visualizza Messaggio
    Il punto non è Saddam della quale ha fatto la fine che meritava, il punto è se davvero era necessaria una guerra dispendiosa che ha provocato un irrigidimento del terrorismo, una serie di carneficine oltre ad essere tra gli elementi che hanno favorito un peggioramento dei conti americani della quale non abbiamo ancora valutato gli effetti.
    Il costo di questa guerra è altissimo in tutti i sensi.
    Il punto sollevato dall'articolo (davvero interessante) è il problema delle banche centrali attraverso le quali gli stati oggi possono finanziare qualsiasi cosa, guerre costosissime in nome della democrazia oppure un massiccio welfare senza che la cittadinanza se ne renda conto direttamente.
    Infatti se una volta gli stati per fare una guerra dovevano aumentare le tasse oggi possono semplicemente stampare carta, far aumentare l'inflazione e poi dare la colpa a speculatori, petrolieri ecc.
    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82 Visualizza Messaggio
    In quest ultimo lustro i media ci hanno propinato tutto ciò che sapeva di catastrofico, omettendo gli enormi passi in avanti rispetto al regime del partito Bath nazionalista socialista. Nessuno parla delle quote rosa fissate al 25% grazie alle quali ci stanno 73 donne in Parlamento, mentre in Italia solo il 17%. La Costituzione Iraqena afferma che non possono essere approvate leggi che violino l'Islam, la Democrazia e i Diritti Umani (mi pare un buon compromesso). L'economia dopo un periodo di insicurezza ora si sta risollevando grazie anche alle maggiori libertà individuali e ad una prospettiva di apertura al mercato internazionale che aumenterà il reddito pro-capite, con insediamenti di imprese estere che accresceranno l'occupazione, l'importazione di beni e servizi che farà aumentare l'offerta, calare i prezzi garantendo maggiore benessere sociale. E per finire il fatto democratico in se che porta shiiti sunniti e curdi a discutere il loro futuro. Certamente le diversità etnico-religiose sono un nodo difficile da sbrogliare. Saddam ci marciava sui conflitti culturali del suo paese. Ma io credo come diceva Cattaneo che la libertà è l'opposto dell'unanimità. Il fatto che persone diversissime debbano mettersi a dialogare è garanzia che non ci dovrebbero essere esiti totalitari in quanto il risultato sarà una mediazione di tutte le parti. Altro neo sono i sunniti poco propensi al voto non perché siano contrari alla democrazia ma perché ci sono ancora gli americani sul suolo patrio. E' dura accettare la fine di un sunnita come Saddam Hussein (leggasi privilegi per i sunniti) ma noi siamo repubblicani e dovremmo essere felici che a comandare non sia più un solo strato della società di una nazione. Quando gli americani se ne saranno andati non avranno più scuse.
    Poi per quanto riguarda la democrazia, io sono convinto che non sia un prodotto da esportare come ci ha fatto credere bush.
    Se in iraq c'era una dittatura evidentemente la popolazione non era pronta alla democrazia, ma prima o poi sarebbe insorta da sola contro saddam.
    Invece con questa guerra (tra l'altro motivata da una balla, la storia delle adm) abbiamo fatto credere agli irakeni che democrazia significa guerra, morte di civili, distruzioni di città e appena se ne andà la nato, l'attuale governo (che tra l'altro fa solo gli interessi degli usa) cadrà e salirà al potere un nuovo gruppo di tiranni.
    Inoltre anche se nella costituzione si parla di diritti umani e nel parlamento ci sono più donne che in Italia non significa che davvero c'è la Democrazia, che è qualcosa di più di una semplice elezione o di una carta di diritti.
    Si tratta infatti di leggi obbligate dall'esterno e che non hanno riscontro nella società civile dove le donne sono considerate esseri inferiori e non c'è alcun rispetto dei diritti umani.
    La Democrazia come ci insegna Mazzini comincia dall'Educazione.

  8. #8
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    La democrazia italiana esiste grazie alle scelte infelici di Mussolini prima e durante la II Guerra Mondiale. Il regime fascista non lo schiodi senza l'appoggio militare di altre super potenze.

    Se in iraq c'era una dittatura evidentemente la popolazione non era pronta alla democrazia, ma prima o poi sarebbe insorta da sola contro saddam.
    Invece con questa guerra (tra l'altro motivata da una balla, la storia delle adm) abbiamo fatto credere agli irakeni che democrazia significa guerra, morte di civili, distruzioni di città e appena se ne andà la nato, l'attuale governo (che tra l'altro fa solo gli interessi degli usa) cadrà e salirà al potere un nuovo gruppo di tiranni.
    Permettimi di dubitarne. Gli shiiti sono la maggioranza. Ma curdi e sunniti insieme controbilanciano il peso shiita. Gli iraqeni sono stanchi di combattersi. Tribù sunnite (stessa etnia di Saddam) hanno iniziato a collaborare con gli americani nella lotta al terrorismo di Al Qaeda. La situazione continuerà a migliorare e nessuno è in grado di reinstaurare una tirannia.
    Inoltre anche se nella costituzione si parla di diritti umani e nel parlamento ci sono più donne che in Italia non significa che davvero c'è la Democrazia, che è qualcosa di più di una semplice elezione o di una carta di diritti.
    Si tratta infatti di leggi obbligate dall'esterno e che non hanno riscontro nella società civile dove le donne sono considerate esseri inferiori e non c'è alcun rispetto dei diritti umani.
    Ci stanno varie anime nell'Iraq. In alcuni la cultura laica è totale in altri meno e vale per tutti i paesi arabi e mesopotamici. L'Iraq è in media il paese più laico dell'area.
    La Democrazia come ci insegna Mazzini comincia dall'Educazione.
    E' educazione. Non è detto che cominci dall'educazione... Scusami spiegami bene la dinamica: Prima vai in Iraq a educare alla Democrazia e poi ti aspetti che il regime venga abbattuto da qualche insorto. I Bathisti sparavano raffiche di mitra contro i ribelli. Contavano su un regime presente capillarmente su ogni strato della società. In casa alcune famiglie non potevano parlare perché si ritrovavano uomini di Saddam. Addirittura in famiglia, quando si parlava del tiranno non si pronunziava mai la parola Saddam Hussein per paura di essere sentiti.

    Cerchiamo di essere più realisti. Senza questa guerra, gli iraqeni avrebbero visto la democrazia con il cannocchiale.

 

 

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