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    Predefinito Ci risiamo : attacco alla libera informazione siciliana


    27/08/2008 - Catania: il foglio "Catania Possibile" ...denunciato per violazione dell’art. 16 della Legge 47 del 1948 legge sulla "stampa clandestina". ... ci risiamo!!!
    Abbiamo incontrato Marco Benanti qualche giorno fa a Catania. Ci ha raccontato della vicenda sotto indicata e non possiamo dire di essere stupiti dell'accaduto ma di essere avviliti per questo clima ... questo sì, ci sentiamo di dirlo. Possibile che in questa Italia l'unico modo per attaccare è quello della querela? L'Avv. Fiumefreddo immaginiamo conosca le vie di intervento per difendersi da ciò che per lui è infamia, quindi perché non limitarsi a denunciare i contenuti? Perché chiedere il sequestro di un giornale? Non è nello spirito antimafioso. Almeno per noi non lo è.

    Segue comunicato di Marco Benanti.

    Il 23 luglio scorso alcuni componenti della redazione dell’Isola Possibile pubblicavano il numero zero di un nuovo settimanale catanese, Catania Possibile. Pochi giorni dopo la pubblicazione, il giornale veniva posto sotto sequestro, mentre il direttore responsabile e un redattore ricevevano notifiche dall’ufficiale giudiziario e dalla Polizia giudiziaria. Che diavolo era successo?
    “Casus belli” un servizio su un megaprogetto imprenditoriale della società “La Tortuga”, di alcuni componenti della famiglia Testa sulla scogliera di Ognina, noto borgo marinaro di Catania. Un progetto contestato da alcuni residenti della zona, che la giustizia amministrativa ha, per il momento, bloccato. A difendere, in sede penale, i Testa è l’avv. Antonio Fiumefreddo. Accanto al servizio su Ognina e i Testa, si pubblica anche una scheda che ricorda la variegata carriera politica dell’avv. Fiumefreddo. Dati fattuali, nessuna falsità. Apriti cielo!
    L’avv. Fiumefreddo è, dall’aprile del 2007, sovrintendente, in quota Mpa, del teatro Massimo “Bellini”, impegnato anche in iniziative antimafia.
    Per cercare di capire, vi raccontiamo di seguito la cronologia dei fatti. Lo facciamo con molta attenzione, perché c’è il rischio che, se non stiamo attenti, ci cadano in testa altre tegole.
    - 23 luglio: il giornale viene distribuito gratis in città e non viene consegnato alle edicole perché l’idea è quella di fare un settimanale free press, e cioè un giornale distribuito gratuitamente che dovrebbe sopravvivere con la pubblicità.
    - Secondo una pratica comune a Catania e non solo, il numero zero riportava la frase: In attesa di registrazione. In altre parole, la testata non era ancora registrata, lo sarebbe stata a partire dal primo numero, a settembre.
    - Il 25 luglio parte la richiesta di sequestro ordinata da un PM, dietro denuncia dell’Avv. Fiumefreddo (nello specifico per conto dei Testa). Motivazione: Violazione dell’art. 16 della Legge 47 del 1948 legge sulla "stampa clandestina".
    - 30 luglio: depositata nella cancelleria del gip l’ordinanza di sequestro preventivo.
    - 4 agosto: notifica della Polizia giudiziaria a Marco Benanti, direttore responsabile, e ad Alessandro Suizzo, redattore di un articolo contestato.
    - 5 agosto: “Catania Possibile” presenta la documentazione necessaria alla registrazione della testata in tribunale.
    - 7 agosto: Benanti e Suizzo ricevono dall’ufficiale giudiziario una notifica riguardo a un ricorso al Tribunale civile, presentato dall’avv. Fiumefreddo, teso ad ottenere il ritiro di tutte le copie del giornale dal territorio di Catania, in quanto esso contiene un articolo, a detta di Fiumefreddo, diffamatorio nei confronti della sua persona.
    - 8 agosto: la testata viene regolarmente registrata in Tribunale, malgrado l’opposizione dell’avv. Fiumefreddo.
    - 11 agosto: Catania Possibile presenta istanza di dissequestro.
    - 20/25 agosto: udienza d'urgenza davanti al tribunale civile.
    - 26 agosto: udienza davanti al Tribunale del Riesame per l’istanza di dissequestro del giornale (udienza rinviata al 18 settembre prossimo)
    http://www.ritaatria.it/

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    a catania ogni singolo progetto simile a questo, è sempre stato fatto fallire miseramente, utilizzando di volta in volta mezzi diversi. l'unico che deve fare informazione a catania è il monopolista ciancio sanfilippo.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da matrix82ct Visualizza Messaggio
    a catania ogni singolo progetto simile a questo, è sempre stato fatto fallire miseramente, utilizzando di volta in volta mezzi diversi. l'unico che deve fare informazione a catania è il monopolista ciancio sanfilippo.
    Vediamo di capire chi è Mario Ciancio Sanfilippo:


    Mario Ciancio Sanfilippo

    Consideriamo un territorio e, all’interno di questo territorio, guardiamo a tutti i mezzi di comunicazione che vi operano. Di tutti i mezzi di comunicazione del territorio che stiamo considerando, un solo uomo possiede tutte le televisioni (tutte), le due emittenti radiofoniche più importanti, il quotidiano più letto (più parte degli altri due quotidiani che escono in quel territorio), una casa editrice, la più importante concessionaria per la raccolta pubblicitaria, due società per la pubblicità su cartellonistica stradale.
    Il territorio di cui stiamo parlando si chiama Sicilia. L’uomo è Mario Ciancio Sanfilippo.

    Mario Ciancio Sanfilippo è nato a Catania il 29 Maggio 1932, e si è laureato in Giurisprudenza nel 1955.
    Editore per tradizione familiare, Mario Ciancio Sanfilippo è diventato giornalista professionista nel 1957 e direttore responsabile de La Sicilia nel 1967.
    La direzione del giornale più letto e diffuso in Sicilia segna solo la nascita del suo impero mediatico, e l’inizio della sua espansione. Oggi, Mario Ciancio Sanfilippo possiede - oltre al quotidiano La Sicilia, sul quale torneremo - tutte le televisioni a diffusione regionale (Telecolor, Teletna, Antenna Sicilia, Video3, TeleCatania, TeleSiciliaColor), la casa editrice Domenico Sanfilippo Editore, le due emittenti radiofoniche più seguite (Radio Telecolor, Radio Sis), una concessionaria pubblicitaria (Publikompass), due società per la pubblicità su cartellonistica stradale (Simeto Docks e Nada). Inoltre, il suo impero comprende anche la Gazzetta del Mezzogiorno (quotidiano regionale pugliese) e grosse partecipazioni economiche all’interno di Mtv, La7, Telecom, Tiscali, L’Espresso.
    Tutto qui? Niente affatto. Mario Ciancio Sanfilippo è stato fino a pochi anni fa presidente della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) ed è attualmente vicepresidente dell’agenzia Ansa, il cui ufficio catanese è ospitato dai locali del suo giornale e i cui uomini più fidati lavorano all’Ufficio Stampa del Comune di Catania.
    Tanta, tantissima roba, ma il fiore all’occhiello è e resta senza alcun dubbio il quotidiano La Sicilia.
    E’ impossibile dare a La Sicilia una precisa connotazione partitica o politica. E’ impossibile non perché si stia parlando di un quotidiano libero o equidistante, bensì perché La Sicilia ha sempre rappresentato la perfetta espressione del partito isolano storicamente più rispettato: il partito dei potenti. Gruppi di potere politico, economico, industriale - talvolta anche mafioso - ossequiati e coccolati grazie al giusto cocktail di conformismo, omologazione, censura.
    Claudio Fava descrive così il caso-La Sicilia nel libro “La mafia comanda a Catania 1960/1991″:
    “La Sicilia cominciò a essere sempre meno giornale e sempre più strumento politico: la città andava educata, le sue energie imbrigliate. L’ansia della gente doveva trovare momenti di sfogo e di legittimazione, mai di ribellione. Gli strumenti erano elementari. Una cronaca nera poliziesca, mai capace di andare oltre il clichè della guerra fra bande. Un dibattito culturale dedicato alla mortificazione d’ogni sintomo di dissenso e riservato a interminabili querelle filologiche (ma esiste veramente la mafia? E che cos’è la mafia? Che cosa vuol dire esattamente la parola mafia?). Un’analisi politica prudente, ossequiosa con il Palazzo, cauta con i riformisti, sprezzante con i residui d’opposizione. Per il resto, un assoluto, pervicace silenzio sulla città, sui sintomi del suo decadimento, sui comitati d’affare, sulle nuove gerarchie criminali.
    Tacere di mafia e di mafiosi, nella Catania di piombo degli anni Ottanta, era un compito ingrato. Da autentici professionisti dell’omissione. Eppure La Sicilia, al di là di ogni pudore, riuscì per molti anni a sopprimere dai propri scritti la parola mafia: usata raramente, e solo per riferirla a cronache di altre città, mai a Catania. Nell’Ottobre del 1982, quando tutti i quotidiani italiani dedicheranno i loro titoli di testa all’emissione dei primi mandati di cattura per la strage di via Carini, l’unico giornale a non pubblicare il nome degli incriminati sarà La Sicilia. Un noto boss, scriverà il quotidiano di Ciancio: Nitto Santapaola, spiegheranno tutti gli altri giornali della nazione. Il nome del capomafia catanese resterà assente dalle cronache della sua città per molti anni ancora: e se vi comparirà, sarà solo per dare con dovuto risalto la notizia di una sua assoluzione. O per ricordarne, con compunto trafiletto, la morte del padre. […] (Tutto questo) con risultati giornalisticamente grotteschi: i minorenni arrestati per uno scippo finivano in cronaca con nome, cognome e foto; i luogotenenti di Santapaola invece erano sempre “giovani incensurati”, il loro arresto maturava in “circostanze poco chiare” […].”
    L’omissione della parola mafia è talmente sistematica da non fermarsi davanti a nulla: nell’Agosto del 1986, in occasione del primo anniversario della morte del commissario di polizia Beppe Montana (ucciso dalla mafia), La Sicilia censurò il necrologio presentato dalla famiglia.
    L’inconfondibile giornalismo doroteo del quotidiano di Mario Ciancio Sanfilippo non si concretizza in grandi scandali bensì nel garantismo sfrenato delle sue posizioni, nel posizionamento scientifico di alcune notizie e della loro altrettanto scientifica omissione, nella dimenticanza di nomi e cognomi particolarmente delicati, nella contiguità a poteri politici di ogni colore.. e in alcune strategie editorial-finanziarie ben congegnate.
    Un esempio. I due più grandi quotidiani italiani - Repubblica e Corriere della Sera - non fanno edizioni locali per la città di Catania. Impossibile tenere in vita una redazione locale, dato che tutti i contratti pubblicitari devono passare attraverso la Publikompass di Ciancio. Inoltre - per quel che riguarda Repubblica - la causa di questo è l’accordo fatto da La Sicilia e il gruppo L’Espresso: Ciancio mette a disposizione le sue macchine per la stampa di Repubblica, e il dorso con le cronache regionali del quotidiano di Scalfari esce ovunque, meno che a Catania. Lo scopo dell’accordo è chiaro - eliminare la concorrenza -, la conseguenza pure: chi vuol leggere la cronaca catanese, può farlo solo su La Sicilia. Non esiste nient’altro.
    Con uno scenario del genere, è più che normale che Mario Ciancio Sanfilippo sia l’uomo più coccolato dai poteri dell’isola: il Comune di Catania acquista a peso d’oro alcuni suoi terreni per farne un centro commerciale, e stranamente lo status di questi terreni passa da “terreno adibito a pascolo, seminativo, agrumeto” a “edificabile” poco prima della cessione degli stessi, moltiplicando il loro valore (il tutto senza che il Comune di Catania abbia un Piano Regolatore o un piano commerciale, chiaramente). Ancora, nel 2001 la Ausl n°3 di Catania acquista - per 240 milioni di lire - 500 spazi pubblicitari su La Sicilia, e decine di spazi pubblicitari all’interno dei telegiornali di Antenna Sicilia e Video3. Non ci si stupisca: accade regolarmente che gli spot del Comune di Catania - o della provincia, o della regione - siano trasmessi durante i telegiornali, sotto forma di servizi giornalistici.
    E’ uno strano concetto di giornalismo, quello che il direttore-editore Mario Ciancio Sanfilippo porta avanti da quasi mezzo secolo. Strano persino nella connotazione del suo stesso status di giornalista: la legge prevede che un direttore di testata debba essere iscritto all’Albo, e per essere iscritto all’Albo bisogna scrivere un determinato numero di articoli ogni anno. Mario Ciancio Sanfilippo non pubblica un articolo da decenni, eppure la sua tessera di giornalista è ancora al suo posto, insieme alla sua poltrona di direttore. Interpellato più volte sul perché di tale singolare eccezione, l’Ordine dei Giornalisti ha risposto in perfetto stile cianciano. Tacendo.
    http://www.francescocosta.net/2006/0...io-sanfilippo/

  4. #4
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    Predefinito Parla un giornalista licenziato


  5. #5
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    Vorrei dire tante cose, ma riesco solo a esprimere la mia solidarietá a quanti a Catania cercano di raccontare le cose come sono veramente, senza la patina di omertá di ciancio.

  6. #6
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    del resto non va dimenticato che l'eredità dei cavalieri dell'apocalisse è stata raccolta proprio da ciancio (oltre che dai virlinzi).

  7. #7
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    Navigando in rete mi sono per caso imbattuta in questo articolo che riguarda Mario Ciancio Sanfilippo. Certo che il personaggio non finisce mai di sorprendere...

    retroscena della variante che trasformerà le contrade Xirumi e Tirirò del comune di Lentini in un megaresidence per i militari Usa della base di Sigonella. I terreni comprati e rivenduti da Mario Ciancio per quasi cinque milioni di euro. Ritratto della Scirumi srl, la società dai tanti volti...

    Antonio Mazzeo [www.terrelibere.org]
    “Trattasi di opere residenziali speciali, di rilevante interesse pubblico connesso alla difesa militare ed a esigenze di sicurezza nazionale”. Così nella richiesta di variante al piano regolatore generale che la Scirumi Srl di Catania presentava al Comune di Lentini ottenendo in tempi record la trasformazione di 91 ettari di terreni agricoli in aree “a zona residenziale” per ospitare oltre 6.800 cittadini statunitensi della base militare di Sigonella. Costruzioni per 670.000 metri cubi che cancelleranno una delle aree più suggestive della Piana di Catania, sottoposta a vincolo paesaggistico ed archeologico.
    Un affare da 300 milioni di euro seccamente smentito dal Comando della marina militare Usa e dal ministero della difesa italiano ma che per la rilevanza dei suoi attori non può essere certo una bufala speculativa. Dietro la società Scirumi, infatti, c’è la Maltauro Costruzioni, una delle aziende più attive nel business delle grandi opere, fermamente interessata all’appalto per trasformare l’aeroporto Dal Molin di Vicenza nella più grande base dell’esercito americano in Europa. Ma c’è pure la Cappellina di Catania, piccola srl di proprietà dei cinque figli del cavaliere-editore Mario Ciancio Sanfilippo: Angela, Carla, Rosa Emanuela, Natalia e Domenico. I figli, si dirà.
    Ma il ruolo del patron de La Sicilia nel devastante programma è tutt’altro che secondario. E ad oggi, egli è l’unico ad averci guadagnato con la variante approvata con voto bipartisan dal consiglio comunale di Lentini.
    Ore 16 del 9 febbraio 2005. Presso gli uffici della Maltauro di Belpasso (dove l’impresa si avvia a concludere i lavori del centro commerciale Etnapolis), si riunisce il Cda della Scirumi. Il presidente, Mauro De Paoli, informa che “è in fase di definizione l’acquisto dei terreni siti in contrada Cappellina-Xirumi dalla Sater Società Agricola Turistica Etna Riviera” e che “sono andate a buon fine” anche le trattative per l’acquisto di 27 ettari “di proprietà del Dott. Mario Ciancio”. Ricevuta l’autorizzazione dal Consiglio alla stipula dei contratti, De Paoli si lancia di corsa in auto a Catania presso lo studio del notaio Vincenzo Ciancico dove firma con la Sater l’acquisto di 39 ettari di fondi “in stato di abbandono e colpiti da malsecco”.
    Ciononostante la Scirumi s’impegna ad assicurare alla venditrice il “comodato gratuito sino al 31 dicembre 2008, con facoltà di coltivare e fare propri i frutti e le provvidenze”. La Sater? Una società con un capitale di 1.300.000 euro, 777.612 nella titolarità di Mario Ciancio e il resto alla moglie Valeria Guarnaccia e ai figli Domenico e Rosa Emanuela. Amministratore Sater l’anziano avvocato Francesco Garozzo, fedelissimo partner del cavaliere e padre di Carmelo Garozzo, membro del Cda della Scirumi.
    Passano appena 48 ore e il presidente De Paoli acquista altri 28 ettari di contrada Cappellina-Xirumi direttamente da Mario Ciancio Sanfilippo. Il 22 giugno la Scirumi acquista altri 24 di terreni con due distinti atti di compravendita, il primo con la Sater e il secondo con l’editore. Complessivamente i Ciancio incassano quasi 10 miliardi e 800 milioni di vecchie lire. Soldi non sborsati direttamente dalla Scirumi che invece paga con il ricavato di un mutuo ipotecario contratto con il Banco San Paolo IMI (oggi Intesa-San Paolo), filiale di Catania.
    Ma la lettura degli atti contrattuali riserva ben altre sorprese. Accanto ad appezzamenti acquistati dai Ciancio sin dagli anni ’50 e ’70 ce ne sono alcuni rilevati a fine anni ’90 ed altri addirittura tra il 25 ottobre 2004 e il 9 maggio 2005, tre mesi dopo cioè i primi trasferimenti a favore della Scirumi. Le proprietà del cavaliere sono pure gravate da ipoteche multimilionarie con il Banco di Sicilia e l’Irfis, l’Istituto Regionale per il Finanziamento alle Industrie in Sicilia recentemente trasformato in Irfis Mediocredito Spa, gruppo Capitalia.
    Un’ipoteca per 24.470 euro risulta iscritta sin dal febbraio 1971 e rinnovata vent’anni dopo; altre tre (con l’Irfis) risalgono alla seconda metà degli anni ’80 (importo totale 3.260.000.000 lire).
    Alla stipula dei quattro contratti di compravendita gli attori chiedono il “trattamento tributario agevolato disposto dall’articolo 60 della legge Regionale 26 marzo 2002 n. 2”. Di che si tratta? Un regalo di Cuffaro agli ultimi feudatari e latifondisti di Sicilia. Per gli atti riguardanti fondi agricoli, la legge regionale ha riconosciuto i benefici che altrove sono appannaggio della piccola proprietà contadina. Per la compravendita si applicano in fase di registrazione le imposte ipotecarie e catastali nella misura fissa di 168 euro, invece che proporzionalmente sul valore della compravendita (il 2%). Una legge con il paradosso di essere a tempo: la data ultima per beneficiarne il 31 dicembre 2006. Un provvidenziale risparmio ai danni dell’erario per Ciancio & soci.
    La Scirumi srl
    Cinquantamila euro di capitale sociale, la Scirumi ha sede a Catania presso lo studio del professore Gaetano Siciliano, già presidente dell’ordine dei commercialisti ed odierno presidente del collegio dei revisori dei conti del Comune di Catania. Cognato del Procuratore aggiunto di Siracusa Giuseppe Toscano, Siciliano è pure amministratore del Riela Group, importante azienda di trasporto e distribuzione di beni di consumo alimentari. Per il megacomplesso dei militari di Sigonella, la Scirumi ha scelto tre progettisti di peso: l’architetto Matteo Zapparrata, capodipartimento della Provincia regionale di Catania, settore programmazione opere pubbliche; Antonio Leonardi, dirigente A.U.S.L. 3 di Catania e segretario provinciale dell’ordine degli Ingegneri; Rosario Garozzo, direttore generale del Comune di Adrano. Con quest’ultimo sono tre i Garozzo in gara per l’affare di Lentini. Francesco Garozzo, amministratore Sater, è pure amministratore della Nuova Scirumi, una srl costituita il 5 ottobre 2005.
    Formalmente “inattiva”, la Nuova Scirumi ha un oggetto sociale “fotocopia” a quello della Scirumi e della Cappellina dei figli di Ciancio: “l’acquisto e/o la vendita di terreni agricoli e/o l’assunzione e la gestione della conduzione degli stessi, ecc.”

    Antonio Mazzeo - Fonte: Terrelibere.org / Centonove 23 febbraio 2007

  8. #8
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    Cliccando sul seguente link vedrete un video delle Iene riguardante l' articolo sottostante. E' interessante vederlo : è più esplicativo di qualsiasi articolo.
    Non sono riuscita a postarlo, se qualcuno ci riesce...

    http://www.iene.mediaset.it/video/video_2304.shtml

  9. #9
    Gioa
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    Mi è stato censurato un post qui.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Gioa Visualizza Messaggio
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    Incredibile fino a che punto si può arrivare !!

 

 
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