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Discussione: legalizzare la grappa!

  1. #1
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    Predefinito legalizzare la grappa!

    http://www.larena.it/ultima/oggi/cronaca/Aab.htm

    TRADIZIONE. È un disegno di legge d’iniziativa dei senatori leghisti Enrico Montani e Sergio Divina. Sanzioni solo per chi non rispetta quantitativo e norme igieniche
    «Legalizzate la grappa casalinga»
    Se la proposta passerà, sarà possibile produrre fino a 30 litri per autoconsumo e 50 per la degustazione in agriturismi

    Vittorio Zambaldo
    La produzione casalinga di grappa o altri distillati, oggi vietata dalla legge, potrebbe diventare legale fino a un massimo di 30 e 50 litri se il Parlamento approverà il disegno di legge presentato dai senatori della Lega Nord, il trentino Sergio Divina e il piemontese del collegio Cusio Verbano Ossola Enrico Montani.
    La comunicazione è stata fatta a fine giugno alla presidenza del Senato e porta il titolo «Disposizioni concernenti la produzione artigianale e senza fini di lucro di grappe e di acquaviti di frutta».
    Sono cinque brevi articoli che di fatto aprono la strada alla produzione «in casa» di grappe e liquori.
    «Prendiamo atto di una pratica tradizionale un tempo estremamente diffusa nei contesti agricoli», premettono i senatori leghisti, «perché tutte le famiglie che producevano vino producevano anche limitate quantità di grappa, così come gran parte dei frutticoltori distillavano parte della produzione di mele e pere».
    Nell’ottica della riscoperta e della salvaguardia delle tradizioni, lo spadone di Alberto da Giussano non poteva trovare fianco più bendisposto dove affondare, anche perché la materia è soggetta per legge a regole e limitazioni in regime di monopolio di Stato, che per la Lega Nord sta al federalismo come il diavolo all’acqua santa.
    «Tanto più che la prassi di produrre distillati con modalità "domestiche" o artigianali non si può dire scomparsa e altre legislazioni, come quella austriaca», sottolineano i due senatori leghisti, «hanno provveduto ad agevolare tali modalità di produzione purché nel rispetto delle norme sulla sicurezza della produzione e in quantitativi limitati».
    Allora ecco la proposta dei due rappresentanti del governo di centrodestra: «Consentire una prassi, attualmente non legittima, purché sia svolta nell’ambito di vincoli tali da garantire la qualità e la genuinità del prodotto e si possano escludere possibili pregiudizi a danno delle imprese produttrici».
    Il disegno di legge si applica alle grappe ottenute da uve, nonché alle acquaviti di frutta (articolo 2) prodotte da aziende agricole vitivinicole e frutticole per autoconsumo o per la degustazione gratuita, fino a un quantitativo annuo complessivo di trenta litri.
    La quantità potrebbe arrivare fino a cinquanta litri annui per ogni azienda se la produzione fosse destinata alla degustazione gratuita e alla mescita in locali agrituristici gestiti dal produttore (articolo 3).
    Per essere in regola, dopo l’entrata in vigore della legge, basterà comunicare in carta semplice, all’Ispettorato provinciale dell’agricoltura, l’avvio dell’attività di distillazione, corredandolo di un atto sostitutivo dell’atto notorio, che attesti l’osservanza delle prescrizioni previste dalla legge e dal regolamento europeo (articolo4). Infine l’ultimo articolo del progetto di legge (5) elenca le sanzioni amministrative da 500 a 2 mila euro e la distruzione del prodotto nel caso siano superati i quantitativi autorizzati e da 200 a mille euro per la violazione delle norme in materia di igiene alimentare.
    Il disegno di legge, presentato in una stagione in cui si sta facendo molto per prevenire, contenere e reprimere l’abuso di alcol e di droghe, specialmente fra i giovani e fra chi è alla guida di veicoli, non mancherà di suscitare perplessità e contrarietà, oltre a sollevare interrogativi sul significato della proposta.

  2. #2
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    Alcol, il divieto deve essere abolito»
    L’iniziativa è cominciata in alcune discoteche del Veneto Nel mirino lo stop alle vendite dopo le due di notte
    Il mondo della notte vuole alcol libero fino all’alba, ma non quello veronese evidentemente, visto che ieri nel litorale veneziano è partita la raccolta di firme per abolire lo stop alla somministrazione di alcolici alle due e nel veronese l’argomento invece è scivolato via senza alcuna iniziativa.
    «Per il momento almeno. Ma a settembre, con la riapertura di molti locali potremmo fare qualcosa», ha detto Paolo Caldana, segretario dei pubblici esercizi di Confcommercio, «l’iniziativa è partita da Venezia probabilmente perché il segretario nazionale del Silb, Renzo Giacchetto è di là, noi aspettavamo di vedere cosa ne sarà di una proposta presentata da Alleanza nazionale, sostenuta da Silb e dalla Fipe, che da sempre sostengono che quella del divieto di vendere alcolici dopo le due è una legge fatta male».
    Ma che sull’argomento ci sia scarso interesse, secondo Confcommercio lo dimostra anche la scarsa attenzione che è stata data da parte delle amministrazioni comunali a una nota che era stata loro inviata a giugno.
    Alle amministrazioni era stato chiesto se avevano intenzione di chiedere deroghe al divieto di somministrazione delle bevande alcoliche, predisponendo, per quanto di competenza, i controlli sulla sicurezza, dalle ore una alle ore sei della notte. Era stato ricordato che erano previsti finanziamenti regionali alle azioni di controllo dei Comuni. Ma nessun comune ha risposto.
    Da sempre i gestori dei locali sostengono che in discoteca nessuno si ubriaca, non fosse altro che per i prezzi delle bevande. Accade spesso che i giovani arrivino nei locali già ubriachi o che si riempiano i bauli di superalcolici acquistati nei supermercati. I controlli preventivi cominciati l’autunno scorso su proposta del prefetto veronese sono continuati tutta estate e sono stati fatti sia test antialcol che quelli che rilevano l’assunzione di sostanza stupefacenti. Le patenti ritirate sono migliaia, spesso anche a giovani recidivi, ma nel veronese, almeno su questo non c’è alcuna intenzione di abbassare la guardia.A.V.

  3. #3
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    sul quotidiano di verona si parla solo di alcool

  4. #4
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    Perchè altrimenti non si puo' fare?

  5. #5
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    sul quotidiano di verona si parla solo di alcool
    onore

  6. #6
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    Va denunciato anche l’alambicco per hobby
    Da un anno e mezzo la materia, che un tempo era di competenza dell’Utif (Ufficio tecnico imposte fabbricazione) e poi dell’Utf (ufficio tecnico di finanza), è passata all’Ufficio delle dogane, che ha il controllo sulle accise, cioè l’imposta indiretta sulla produzione e sui consumi di particolari beni.
    Sono soggetti ad accisa il vino, le bevande fermentate, i prodotti alcolici e gli idrocarburi utilizzati per il riscaldamento e per l’autotrazione. Nel caso della produzione di vino da parte di privati, non serve alcuna autorizzazione, purché il prodotto sia destinato al consumo personale dello stesso produttore, dei suoi familiari e ospiti e comunque non sia in alcun modo destinato alla vendita.
    «Per gli alcolici la normativa è invece del tutto diversa», spiegano dall’Ufficio delle dogane, «e regolata dal testo unico approvato con il decreto legislativo 504 del 26 ottobre 1995, aggiornato dal decreto legislativo 26 del 2 febbraio 2007».
    «Anche la sola detenzione di un apparecchio per la distillazione deve essere denunciato», avvertono dall’Ufficio delle dogane, «di qualsiasi capacità sia: da quella per uso hobbistico a quella professionale. È chiaro comunque che l’utilizzo va soggetto ad autorizzazioni, sia di tipo fiscale, sia per quanto riguarda la sicurezza con sopralluogo dei vigili del fuoco, sia per l’igiene con controllo dei tecnici Ulss».
    Il testo unico prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa dal doppio al decuplo dell’imposta evasa e in ogni caso non inferiore a 7.764 euro per chiunque fabbrica clandestinamente alcole o bevande alcoliche. Nel computo entrano non solo i litri effettivamente prodotti, ma anche le materie prime in corso o in attesa di lavorazione.
    La stessa pena si applica anche a chi nasconde alcol all’accertamento o al pagamento dell’accisa e il tentativo è punito come il reato consumato.
    Nel caso siano presenti solo gli apparecchi per la distillazione, o parte di essi, la sanzione amministrativa si limita al pagamento di una somma da 258 a 1.549 euro. Qualora tre o più persone si associno per distillare clandestinamente, il concorso nel reato è punito con la reclusione da tre mesi a un anno.V.Z.

  7. #7
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    Va denunciato anche l’alambicco per hobby
    Da un anno e mezzo la materia, che un tempo era di competenza dell’Utif (Ufficio tecnico imposte fabbricazione) e poi dell’Utf (ufficio tecnico di finanza), è passata all’Ufficio delle dogane, che ha il controllo sulle accise, cioè l’imposta indiretta sulla produzione e sui consumi di particolari beni.
    Sono soggetti ad accisa il vino, le bevande fermentate, i prodotti alcolici e gli idrocarburi utilizzati per il riscaldamento e per l’autotrazione. Nel caso della produzione di vino da parte di privati, non serve alcuna autorizzazione, purché il prodotto sia destinato al consumo personale dello stesso produttore, dei suoi familiari e ospiti e comunque non sia in alcun modo destinato alla vendita.
    «Per gli alcolici la normativa è invece del tutto diversa», spiegano dall’Ufficio delle dogane, «e regolata dal testo unico approvato con il decreto legislativo 504 del 26 ottobre 1995, aggiornato dal decreto legislativo 26 del 2 febbraio 2007».
    «Anche la sola detenzione di un apparecchio per la distillazione deve essere denunciato», avvertono dall’Ufficio delle dogane, «di qualsiasi capacità sia: da quella per uso hobbistico a quella professionale. È chiaro comunque che l’utilizzo va soggetto ad autorizzazioni, sia di tipo fiscale, sia per quanto riguarda la sicurezza con sopralluogo dei vigili del fuoco, sia per l’igiene con controllo dei tecnici Ulss».
    Il testo unico prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa dal doppio al decuplo dell’imposta evasa e in ogni caso non inferiore a 7.764 euro per chiunque fabbrica clandestinamente alcole o bevande alcoliche. Nel computo entrano non solo i litri effettivamente prodotti, ma anche le materie prime in corso o in attesa di lavorazione.
    La stessa pena si applica anche a chi nasconde alcol all’accertamento o al pagamento dell’accisa e il tentativo è punito come il reato consumato.
    Nel caso siano presenti solo gli apparecchi per la distillazione, o parte di essi, la sanzione amministrativa si limita al pagamento di una somma da 258 a 1.549 euro. Qualora tre o più persone si associno per distillare clandestinamente, il concorso nel reato è punito con la reclusione da tre mesi a un anno.V.Z.
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    Predefinito mai domi

    IL RITO. Nelle valli veronesi anni fa era consuetudine di tutte le famiglie l’alambicco in casa
    Distillati e grappe in tutte le cantine
    L’esperta: «Oggi è più conveniente acquistare il prodotto pronto ed elaboralo con le erbe»
    Lo scandalo in certe corti agricole delle valli veronesi, Val d’Alpone in testa, non era fare la grappa, ma farla male. Per questo L. B. di San Giovanni Ilarione, pizzicato dalla Guardia di Finanza con una trentina di damigiane di grappa in casa per 1.730 litri complessivi e 6.400 chili di vinacce da lavorare, più che preoccuparsi della condanna sembrò cercare di non farsi troppo conoscere per non ricevere altre ordinazioni alle quali, dopo il sequestro di alambicco e produzione non avrebbe saputo come rispondere. Non ci sarebbe famiglia contadina, con almeno una vigna davanti a casa, che non abbia provato la soddisfazione della distillazione. I 30 litri di grappa trovati in casa a M.C. costarono all’uomo, anche lui di San Giovanni Ilarione, sei mesi di carcere con pena sospesa e 7.700 euro di multa a cui lo condannò due anni fa il tribunale di Soave per un’accisa non pagata di appena 145 euro.
    Un rischio che non vale proprio la pena di correre, ma che ciò nonostante si continua ad affrontare, perché non passa stagione delle "graspe" che la Guardia di Finanza non denunci e non sequestri.
    «È vero, c’è proprio paura degli interventi dei finanzieri, ma soprattutto i più anziani faticano a staccarsi da questa tradizione», ammette Isabella Negretto, contitolare dell’agriturismo Gasparin, in comune di Roncà e giovane autrice del libro Il raccoglitore del tempo (editrice Nuovi Autori), nel quale ha inserito in ogni capitolo una ricetta di un liquore realizzato secondo la tradizione. «Anche noi in passato abbiamo avuto una denuncia perché realizzavamo una piccola quantità di distillati», ammette Isabella, «ma ora tutta la produzione è fatta acquistando legalmente le grappe, a cui poi unisco erbe e bacche secondo le ricette che ho ereditato dalla nonna Regina o che io stessa ho trovato parlando con gli anziani del posto».
    Si va dal classico nocino, all’asperula, alle grappe con la camomilla, all'insolito liquore d’ortica. «Ma sono richieste e molto realizzate le ciliege sotto spirito, unendo le due produzioni tipiche della valle: le ciliege e la grappa ricavata dalle vinacce», aggiunge Isabella.
    Quanto alla proposta di legge leghista, che potrebbe autorizzare il suo agriturismo a produrre e servire ai propri ospiti fino a 50 litri di grappa realizzata in casa, la giovane si dice entusiasta: «Sarebbe davvero bello se si potesse fare in maniera legale. C’è solo il problema di cercare le persone giuste, capaci di realizzare questi distillati, perché ormai sono diventati patrimonio di conoscenza riservato agli anziani», conclude.

  9. #9
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    Predefinito incitamento a bere

    LA CURIOSITÀ. Corrado Cantarelli ha la ricetta per risolvere il rebus
    Il «liquore» di frutta che non causa sbornie
    Si chiama «Laurediano» il macerato casalingo che avrebbe il pregio di non provocare ebbrezza
    È lunga la scia di incidenti stradali causati dall’abuso di alcol e sarebbe lunga anche la fila di automobilisti che sarebbero disposti a continuare a bere, se si trovasse un liquore che ha gusto e dà le emozioni di un alcolico, senza gli effetti deleteri che normalmente ha l’alcol sull’organismo. Questo liquore esiste ed è chiamato «Laurediano», nome di fantasia per un macerato di mele in alcool che definisce «un degustativo», il suo inventore Corrado Cantarelli, ricercatore, esperto nello studio delle proprietà dei terreni.
    La particolarità del Laurediano è di avere 46,20 gradi di alcol totale svolto, ma di non dare l’euforia che si riceverebbe da pari quantitativo di un alcolico della stessa gradazione. In pratica strumenti specifici nei laboratori misurano effettivamente il grado alcolico del prodotto, ma ai test percettivi e attentivi la persona che ha assunto mezzo bicchiere di Laurediano reagirebbe come un astemio che non abbia toccato alcol.
    Se fosse per ingannare le forze dell’ordine che da tempo perseguono giustamente chi si mette alla guida in stato di ebbrezza, sarebbe un prodotto da mettere al bando, ma la sorpresa è che il Laurediano, pur avendo anche al gusto le caratteristiche di un alcolico, non dà sull’organismo gli stessi effetti euforici di un qualsiasi liquore.
    Come si spiega? «Con il fatto che mentre l’alcol di un liquore normale si concentra su un centimetro quadrato di papille gustative appena e tutto il suo contenuto viene sparato direttamente nel cervello tramite il sangue, l’alcol del Laurediano interessa tutto il cavo orale, cioè una superficie media di 33 centimetri quadrati ed ha quindi un assorbimento 33 volte più esteso. Le tracce si trovano nel sangue solo dopo tre ore», precisa Cantarelli, «e in maniera molto meno concentrata».
    Ma come si arriva a questo risultato? «Ci sono voluti anni di tentativi. Da buon bevitore di whisky ho cercato in vari modi di riprodurne il gusto utilizzando mandorle e altra frutta secca, chiodi di garofano e spezie. Di ogni macerato in alcol etilico a 95 gradi riducevo poi la gradazione con l’aggiunta di acqua e di estratto di clorofilla. La sorpresa è stata», spiega Cantarelli, «quando ho messo a macero delle mele tagliate a fette sottili e biscottate. Ho notato che il liquore ricavato poteva essere bevuto anche da persone astemie senza i problemi che comporta normalmente l’alcol».
    Non vuole essere creduto sulla parola e chiede di essere messo alla prova. Vuole portare le bottiglie di Laurediano in un laboratorio certificato per l’esame della gradazione alcolica. «Me le restituiranno con il test di valutazione e il sigillo sui tappi. Con bottiglie di alcolici comperate in un supermercato faremo il test dell’etilometro davanti alla polizia stradale, che aprirà i sigilli e inviterà alcuni a bere un normale alcolico e altri il Laurediano. Si scoprirà che i primi non potranno mettersi alla guida, mentre per gli altri non ci sarà nessun effetto» è la scommessa di Cantarelli.

  10. #10
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    Galaad non sei un camerata, inneggi all'alcool.

 

 
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