Documento sintetico inviato al presidente della Repubblica e da lui trasmesso al ministro Gelmini.
Roma, 30 luglio 2008
Signor Presidente della Repubblica,
desideriamo anzitutto rinnovare il ringraziamento per la sensibilità mostrata nel ricevere una
delegazione della comunità scientifica italiana e per le significative parole che ci ha rivolto.
Le inviamo, come d’accordo, una sintesi contenente, a nostro avviso, urgenze e priorità relative al
settore della ricerca e dell’alta formazione nazionale.
Il documento fa riferimento ai deficit strutturali cui Le accennammo nell’udienza dello scorso 9
luglio e che –dobbiamo dirlo– rischiano di essere significativamente aggravati da alcuni
provvedimenti governativi che stanno per concludere il loro iter in questi giorni (in particolare il
DL, 25 giugno 2008, n. 112). Alleghiamo anche, per completezza, i testi dei nostri interventi
durante l’udienza del 9 luglio scorso.
Lei fece cenno nel Suo intervento, Signor Presidente, alle caratteristiche particolari del Suo ruolo
rispetto ad altre istituzioni. Per noi e per tutta la comunità scientifica italiana sapere che Ella opererà
sempre a difesa della cultura e del progresso del nostro Paese è certo un importante
incoraggiamento.
Con stima e cordialità,
Rino Falcone, Paolo Bianco, Elena Cattaneo, Lucio Luzzatto, Giulio Peruzzi, Enrico Bellone,
Giorgio Bernardi, Marcello Buiatti, Nicola Cabibbo, Stefano Fantoni, Sergio Ferrari, Pietro
Greco, Francesco Lenci, Rita Levi Montalcini, Piermannuccio Mannucci, Elisa Molinari, Caterina
Petrillo, Settimo Termini, Carlo Umiltà
(le firme sono di coloro che salirono al Quirinale lo scorso 9 luglio. Lo sostanza del documento è
certamente condiviso dai firmatari degli appelli che Le inviammo)
P.S.: nel Paese, in particolare presso università e centri di ricerca, sta montando un forte clima di
preoccupazione e di sconcerto relativo alle potenziali conseguenze del sopra citato DL 112. Ci è
sembrato utile per questo riassumerLe in una pagina l’elenco delle prese di posizione critiche a noi
note fino alla data del 28 luglio tanto di organismi ufficiali quanto di organismi spontaneamente
costituitisi per iniziative di protesta.
- RISORSE UMANE E FINANZIARIE:
come tutti gli indicatori mostrano (percentuale di PIL investito, quantità di finanziamento pubblico
e privato, numero di ricercatori su popolazione attiva, export di alta tecnologia, qualificazione
personale nelle aziende private, etc.) le risorse umane e finanziarie nel settore sono del tutto
inadeguate rispetto alla ricchezza economica che il nostro Paese esprime.
Alcuni fattori indicano una deriva declinante: riduzione dell’export di prodotti con contenuto
tecnologico avanzato (partendo oltretutto da livelli già molto modesti), livello dell’indice di
competitività nettamente in discesa e più basso degli altri Paesi.
La ricetta che i governi europei a Lisbona nel 2000 avevano predisposto riguardava proprio una
massiccia inversione di tendenza nell’investimento in ricerca e alta formazione (con l’obiettivo di
un 3% di media europea nel 2010).
L’Italia ha fino ad oggi marcatamente disatteso quell’accordo (ne sono testimonianza i report di
aggiornamento dell’agenda Lisbona ogni anno redatti dalla Commissione Europea).
Con il decreto legge n°112 del 25/6/08 viene introdotta una riduzione di risorse finanziarie (che
porterà, in 4 anni, a circa 450 milioni di euro in meno per il fondo funzionamento ordinario delle
università). Non solo, lo stesso decreto si preoccupa anche delle risorse umane, introducendo la
norma di quasi blocco totale del turn-over (80%) fino al 2011, con l’aggravante che il recupero di
risorse che in tal modo si otterrà non è destinato a essere ridistribuito o reinvestito nelle università e
nella ricerca in generale. Risorse vengono infine sottratte anche alla crescita professionale degli
universitari.
Di fatto si inverte del tutto la logica europea per un serio e crescente investimento (di risorse umane
e finanziarie) in ricerca e università.
PRIORITA’: Sarebbe di grande importanza ridurre al massimo i tagli del DL 112. Sarebbe inoltre
necessario predisporre un significativo piano di assunzione di (giovani) ricercatori per riportare il
settore a livelli adeguati, prevedendo anche una ragionevole progressione di carriera per i più
meritevoli.
- AUTONOMIA E RUOLO PUBBLICO PER RICERCA E ALTA FORMAZIONE:
l’autonomia e il ruolo pubblico delle università italiane, anche se tra molte contraddizioni ed alcune
evidenti storture e malcostumi (primo fra tutti: un reclutamento non sempre basato sul merito),
hanno garantito al Paese un livello alto, qualificato e aperto di ricerca e formazione. In tal modo
dando anche seguito al dettato della Carta Costituzionale (articolo 33).
Nel DL n°112 viene inserita una norma che concede la possibilità alle università italiane di
trasformarsi in fondazioni private.
Sono del tutto evidenti i rischi per l’autonomia degli atenei e dei docenti oltre che per quei settori e
ambiti di ricerca che non sono appetibili sul piano economico.
Di fatto il combinato disposto – taglio delle risorse e possibilità di trasformazione in fondazione
privata – rischia di modificare il sistema universitario nazionale in un sistema di formazione
estremamente debole e con accessi differenziati in base al censo.
Citiamo una parte dell’articolo che lo storico Franco Cardini ha scritto per il Secolo d’Italia il 16
luglio 2008 e che rende perfettamente conto dei rischi cui andremo incontro: “Il passaggio
dall’Università alla Fondazione è in un certo senso epocale: sarà il passaggio da una concezione
culturale e comunitaria a una patrimoniale e privatistica del sapere; da una mediocre e magari,
perché no?, scalcinata Università di tutti, a una (forse) buona e (certo) più costosa università per i
ricchi. Privatizzandosi, alcune università potranno salvarsi: ma in questo modo andrà una volta per
tutte a farsi benedire il diritto allo studio: o meglio lo studio come diritto.” Sul versante dell’autonomia va sottolineata l’importanza di rendere almeno parzialmente autonome
dalla politica le nomine dei Presidenti degli Enti pubblici di ricerca utilizzando metodi (del tipo dei
comitati di alta consulenza introdotti dal precedente Governo) che coinvolgano scienziati nazionali
ed internazionali di chiara fama. Il recente caso (18 luglio 2008) di avvio del commissariamento
dell’ASI da parte del Governo (con la nomina di un commissario ufficialmente legato ad un
organismo beneficiario dell’agenzia in oggetto) richiama l’urgenza delle tutele qui indicate.
PRIORITA’: Si auspica che le scelte riguardanti una prospettiva di privatizzazione delle università
e degli enti di ricerca siano oggetto di specifici interventi legislativi sentite le comunità scientifiche.
Sarebbe opportuno rendere operativa la legge delega sugli EPR dello scorso 2007 in cui si prescrive
l’introduzione dei Comitati di alta consulenza (Search Committees) per la nomina dei membri
governativi dei CdA.
- CRITERI E PROCEDURE PER ALLOCAZIONE RISORSE (ex ante/ ex post):
L’erogazione dei finanziamenti pubblici avviene spesso attraverso metodi diversi dalle valutazioni
di merito. Questo vale per il finanziamento di soggetti tanto pubblici che privati.
PRIORITA’: Fare in modo che tutti gli investimenti pubblici vengano sottoposti a una procedura di
‘peer review’, che abbia una dimensione internazionale, come era stato prospettato per l’ ANVUR.
- EUROPEIZZAZIONE:
lo Spazio Europeo della Ricerca rappresenta lo strumento portante per l’integrazione e la
convergenza verso una società della conoscenza, pacifica e partecipata. I parametri di valutazione
dell’attività di ricerca, i meccanismi di reclutamento e di sviluppo di carriera e le risorse
economiche minime da destinare alla ricerca di base dovrebbero costantemente essere riferiti a
quelli fissati nell’ambito dell’Unione Europea. L’Italia sta contribuendo alla costruzione dell’ERA
con i suoi scienziati e con le competenze di cui è capace. Serve però uno sforzo maggiore in
particolare nell’approntare strumenti organizzativi e politiche che favoriscano e supportino il
coinvolgimento dei nostri ricercatori nell’integrazione europea. Alcuni segnali recentissimi (blocco
della roadmap grandi infrastrutture, blocco progetti Eranet, etc.) sembrano contraddire
significativamente questo approccio.
PRIORITA’: Politiche di sostegno alle iniziative europee. Non solo fondi ma anche sostegno
operativo ed efficace. Impegno per la realizzazione di una roadmap nazionale di grandi
infrastrutture di ricerca di livello pan-europeo da realizzare nel nostro territorio nei prossimi 10-20
anni.
http://www.osservatorio-ricerca.it/nuovo/index.php?H




Rispondi Citando